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Arriva la legge Tarzia. E i consultori diventano tribunali morali

– Ecco in azione la “macchina della vita”. Cosa sta accadendo? Il consigliere PDL della Regione Lazio, Olimpia Tarzia (madre di tre figli, eletta con 21.545 voti, Presidente della Commissione Consiliare “Scuola, diritto allo studio, formazione professionale, università”), ha proposto una legge regionale che tra l’altro prevede:

Articolo 1.1 La regione riconosce il valore primario della famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio.

Articolo 1.3 La regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia.
Articolo 4.1 I servizi dei consultori, delle ASL, dei comuni o di altri Enti pubblici, possono essere dati in concessione alle istituzioni sociali  (ndr. in poche parole i privati, le associazioni delle famiglie).
Articolo 13.2 I consultori pubblici e i consultori privati … tutelano la vita.
Articolo13.2 Ai fini della richiamata tutela della vita, della maternità e del figlio concepito, nonché della prevenzione dell’aborto, le procedure consultoriali di assistenza della famiglia, alla maternità e alla donna che intende abortire, saranno distinte in due autonomi procedimenti.

“Il primo procedimento” è caratterizzato dall’accoglienza, dalla consulenza, dal sostegno alla famiglia e alla maternità – dopo la fase di ascolto, il consultorio propone alla donna e alla coppia … il riconoscimento del valore primario della vita, della maternità e della tutela del figlio concepito; pone a disposizione della famiglia il sostegno consulenziale, le provvidenze economiche previste dalla legge (ndr. quali saranno, non si sa) … la consulenza per l’adozione o l’affidamento del figlio concepito. Questo “primo procedimento” si chiude con il consenso o dissenso informato della donna risultante da apposita verbalizzazione (ndr. deve firmare!) alle proposte del consultorio. Se la donna rifiuta si apre “il secondo procedimento”, già disciplinato dalla legge sull’interruzione volontaria della gravidanza del 22 maggio 1978, n.194.

A questo punto ci domandiamo, a chi sarà delegata la gestione di questo “primo procedimento”? E la risposta la troviamo nell’articolo 26 del progetto di legge, che prevede la presenza, nei consultori, di un comitato bioetico. Così è scritto nel progetto:

Articolo 26.2 La composizione del comitato Bioetica deve garantire le qualifiche e le esperienze necessarie a valutare gli aspetti bioetici connessi ai servizi di competenza dei consultori familiari. A tal fine, il comitato bioetico deve includere un nucleo di esperti comprendente:

– un esperto di materia bioetica
– un giurista
– un medico legale
– un educatore
– uno psicologo
– un farmacologo

In poche parole la legge non prevede affatto il riconoscimento dei consultori privati (ad esempio quelli pro-life) come opportunità offerta alle famiglie che vogliono una “consulenza familiare” coerente con i propri valori di vita. Al contrario “dà in concessione” i consultori pubblici ad istituzioni private anti-abortiste e, comunque, anche nei consultori che rimanessero di “proprietà pubblica”, sottopone le donne che intendono abortire ad una sorta di lunghe “lezioni” preliminari  (il primo procedimento), al termine e solo al termine delle quali – dopo adeguata “verbalizzazione” – è possibile dar corso a quanto previsto dalla legge 194.  Nel “primo procedimento” la donna – non solo quella che chiede alternative all’aborto, ma anche quella che  chiede di abortire e basta – si troverà davanti ad una “corte” di professionisti che, visti gli obiettivi della legge, devono condividerne o difenderne i presupposti rigidamente anti-abortisti.

Nel primo procedimento la donna e la coppia hanno davanti a sé non “il pubblico ” ma un “privato morale” (più che sociale), che in nome della legge regionale impartirà loro un fervorino colpevolizzante.
 I consultori, così non saranno più chiamati a fornire servizi sanitari di base, e soprattutto coerenti con le richieste delle donne, ma a sostenere in modo ideologico una ed una sola idea della vita, della maternità e della famiglia. La donna che sceglie di abortire non potrà, quindi, avvalersi direttamente di consulti psicologici forniti da medici specialisti, ma sarà invitata ad avere colloqui con figure volte a mettere in discussione la sua morale. Poi dovrà firmare ed ammettere di essere un’ assassina.

Qui nessuno è un pasdaran dell’aborto, nessuno si augura che i consultori debbano diventare una “fabbrica della morte” indifferente alle richieste delle donne che si rivolgono loro per non abortire, nessuno intende discutere che la vita e la libertà siano il massimo bene e imperativo morale. Abbiamo però qualche dubbio che l’idea della vita e della libertà possano essere “statalizzate” o “regionalizzate” da  proposte politiche  opportunistiche o oltranziste.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

13 Responses to “Arriva la legge Tarzia. E i consultori diventano tribunali morali”

  1. Pippo scrive:

    Ma questo è niente. Figurati, ho sentito parlare di un progetto per dare il voto alle donne! Gesummaria, qui siamo veramente arrivati alla rivoluzione ! Preghiamo tutti affinché queste opere del demonio non arrivino anche da noi, sfidando la protezione che ci concede il nostro Santo Padre Pio IX. Amen.

  2. Io non ho mai capito le reali funzioni del consultorio. Che io sappia, in teoria, dovrebbe limitarsi a dare un supporto psicologico alla donna incinta che abbia preso in considerazione l’idea di abortire (o che voglia abortire punto), e informarla nello specifico circa l’aborto, qualora questa sia digiuna in materia.
    Però, stando a vedere questo goffo tentativo normativo codificato secondo il linguaggio dell’anti-laicità, mi sembra proprio che prenda una posizione più che altro dissuasoria, di contrasto. Nessuna funzione di supporto, insomma.

    Rimango perplesso, ecco. E vorrei chiedere: quali sono le norme nazionali che regolano la materia? C’è una qualche gerarchia delle fonti, in tal senso? Si potrebbe profilare un eventuale ricorso al tribunale competenete in materia, qualora queste norme fossero in conflitto con quelle di livello superiore?

  3. cristina scrive:

    Le funzioni del consultorio familiare come previste dalla legge 194 sarebbero di accoglienza e di sostegno alle donne incinte e alle coppie e l’aiuto per superare le cause che stanno portando a decidere di abortire..ma purtoppo spesso, vuoi per mancanza di mezzi e di fondi, vuoi per insufficienza di personale questo non accade. Altro punto che la legge 194 prevede è che vengano coinvolte le associazioni che già operano sul territorio per favorire la maternità e anche questo oggi non accade. Si parla di questa proposta come di legge inutile, ma se riuscisse ad aiutare anche un solo bambino a nascere allora non lo è.

  4. cristallina37 scrive:

    Non mi sembra proprio che la legge Tarzia sia una soluzione che statalizzi o regionalizzi le

    scelte delle persone come dice Francesco… Penso invece che bisognerebbe evitare di piazzarsi

    dei paraocchi sugli occhi e cercare di vedere cosa c’è di buono nelle parole di chi propone dei

    cambiamenti. E’ innegabile che i consultori così come sono organizzati oggi, non funzionano! Non

    bisogna fossilizzarsi continuando a chiedere soldi che verranno inghiottiti dalla malagestione.

    La riforma Tarzia ha sicuramente delle imperfezioni, ma è sbagliato agitare lo spauracchio del

    Giudice pronto a stampare il marchio dell’infamia a chi decide di abortire. Vedendo il tutto

    senza stantii preconcetti scopriremo aumetate le possibilità di scelta delle donne.

  5. Rita scrive:

    Penso che prima di avanzare qualsiasi critica verso i consultori bisogna dare a questi la possibiltà di formarsi e incominciare a lavorare. Qui la donna sarà seguita gratuitamente da medici e psicologi altamente qualificati e la loro opinione anche se diversa da quella della donna non ostacolerà in alcun modo la sua scelta. Riguardo all’assegno erogato alla donna, qualora abbia difficoltà economiche fino al quinto anno di vita cosa ne pensate? Io penso che questo debba proseguire oltre nel caso la donna ne continui ad averne bisogno.

  6. Elisa scrive:

    Perchè pensate che i consultori pubblici non funzionano? Sapete non è per le persone che ci lavorano, ma perchè ci sono pochi fondi e quindi non si può dare tutto il sostegno che si dovrebbe e si vorrebbe dare alla donna incinta.
    Secondo voi un piccolo sussidio basta per far crescere un bambino? I soldi che darebbe la Tarzia prima cosa escono dalle nostre tasche grazie alle tasse e poi non pasterebbero neanche per i pannolini…Quando non si può avere un bambino non lo si può avere, basta…c’è poco da dire e poco da fare..Se la donna non riesce a mantenere se stessa perchè dovrebbe mettere al mondo un bimbo? per farlo morire di stenti? Gia la vita è dura da affrontare e quando si è piccoli si dovrebbe goderne a pieno dato che si è innocenti e senza pensieri…perchè rovinare quella fascia di età?

  7. cristallina37 scrive:

    Ciao Elisa..non sono daccordo. Non si può dire che i consultori siano funzionanti…perchè altrimenti non ci sarebbe stata una proposta di legge e soprattutto non si attendono alla legge 194. La stessa Olimpia Tarzia ha detto che non bastano poche centinaia di euro…però è sempre un messaggio di aiuto che si vuole porre per aiutare la donna. Se non si vuole un bambino non si fanno “errori” di questo genere…prevenire è meglio che curare…tu fai una domanda lecita quando chiedi perchè rovinare questa età….ma io te ne faccio un altra…perchè non farlo nascere?

  8. Rita scrive:

    Ciao Elisa concordo con te ma penso che in taluni casi come lo stupro o gravidanze in adolescenza l’aborto per la donna sia l’unica soluzione a cui sia possibile andare incontro.

  9. Rita scrive:

    Penso che questi luoghi accolgono la donna dandole concretamente aiuti. E’ positivo il fatto che una donna che a volte si ritrova sola abbia un luogo dove parlare delle suoi dubbi e delle sue ansie sul fatto di continuare la gravidanza con medici e psicologi e il loro consiglio di proseguire la gravidanza rimarrà tale se la donna nonostante tutto fosse convinta ad abortire.

  10. Angela scrive:

    I consultori con medici e psicologi aiuteranno la donna a scegliere per la vita del bambino e che nonostante difficoltà di vario tipo che grazie al loro aiuto potranno essere arginate avere un bAmbino è un bellissimo avvenimento nella vita di una donna.

  11. Angela scrive:

    Speriamo che le donne capiscano l’importanza di questi consultori e capiscano che la loro dignità di donne non verrà meno, avranno sempilicemente modo di valutare maggiormente la loro scelta, nessuno sceglierà al posto loro di tenere il bambino se non sono assolutamente convinte.

  12. Rita D scrive:

    Sono fondamentalmente d’accordo con angela…
    La prima cosa che bisogna aver presente è il bene per la salute della donna e la sua reale volontà. cattolico o laico che differenza fa? affiancando queste strutture private si avrà un miglioramento dell’offerta…piuttosto limitata al momento, ho dovuto, anzi voluto, accompagnare una mia amica e l’ho visto con i miei occhi….

  13. ma perchè, scusate, se le donne volessero ascoltare la chiesa sull’aborto, non hanno già la parrocchia a cui rivolgersi ? perchè non lanciare un grande movimento e dire “venite in parrocchia accoglieremo i vostri figli? ” viene benissimo e le donne verrebbero, in molte, cercando aiuto e sostegno dalla chiesa…perchè obbligarle a incontrare operatori confessionali all’interno dello Stato pagandoli con i soldi dello Stato ? impedendogli di parlare con gli operatori laici che non significa abortisti, ma solo neutrali.. e questo significa libertà ????

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