di PIERCAMILLO FALASCA – Ci chiedevamo da un po’ di tempo, con una lettera del sottoscritto al Foglio e poi con questo articolo di Diego Menegon su Libertiamo.it, che fine avesse fatto la cedolare secca al 20 per cento sugli affitti. In realtà (e purtroppo) lo sappiamo: inserita in un importante decreto legislativo sul federalismo fiscale, sta naufragando nel mare di polemiche tra comuni e governo, con i primi preoccupati di subire tutti i costi di una riforma molto confusa. Intendiamoci, per quanto riguarda la cedolare secca i sindaci hanno ragione. Si dice loro che gli introiti dell’imposta sostitutiva sulle locazioni sostituiranno una parte dei trasferimenti statali, ma è chiaro a tutti che lo ‘scambio’ tra trasferimenti e cedolare non sarà neutrale: affianco a comuni il cui patrimonio abitativo concesso in locazione (o disponibile per essere immesso sul mercato delle locazioni) è cospicuo e di valore, ve ne sono molti altri nei quali di locato o locabile c’è poco. Saranno questi ultimi ricompensati in altro modo? E come eventualmente? La partita è complessa e non riguarda solo la cedolare ma l’intero ridisegno delle entrate degli enti locali, oltre alla risoluzione di alcune ‘vertenze’ relative alle regole del Patto di Stabilità interno per il 2010. Tanto che ieri l’ANCI, l’associazione di rappresentanza dei comuni italiani, ha chiesto un rinvio dello schema del decreto legislativo a metà novembre.

Rinviare a data da destinarsi un accordo tra governo e comuni, è abbastanza chiaro, vanifica la possibilità che i contribuenti italiani beneficino nel 2011 della cedolare secca sugli affitti. Ciò conferma le preoccupazioni di quanti avevano sì plaudito alla scelta del governo di investire politicamente sulla cedolare secca (una riforma fiscale capace di calmierare il prezzo delle locazioni) ma avevano visto con scetticismo l’idea tremontian-calderoliana di legare il destino della misura al carrozzone del federalismo fiscale.

A questo punto, è opportuno che il provvedimento sulla cedolare secca acceleri, su binari diversi da quello federale. Anzi, solo se la misura verrà implementata come ‘spin-off’ dall’Irpef, indipendentemente dal riordino della finanza locale, si avranno le informazioni necessarie – città per città – perché essa possa diventare una fonte di finanziamento autonomo dei comuni. Con un emendamento alla Legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria), il gruppo di Futuro e Libertà prova a individuare una ‘soluzione ponte’, una cedolare per i contratti che si stipuleranno nell’anno 2011, in attesa che arrivi a compimento il disegno federale.

Sono tante le ragioni per le quali è opportuno anticipare in Finanziaria la norma sulla tassazione delle locazioni. C’è stato un effetto annuncio nei mesi scorsi, che ha indotto molti proprietari e affittuari a rimandare la stipula di contratti o a preferire contratti temporanei o locazioni in nero in attesa della cedolare. E c’è soprattutto la necessità, tanto più in una fase congiunturale difficile, di sbloccare il mercato abitativo, una leva strategica per un’economia che per riprendersi necessita di maggiore mobilità del lavoro e di uno stimolo alla domanda.