Il suo ‘padrone’ non lo riconosce più. Il Secolo d’Italia rischia di chiudere

di CARMELO PALMA – Il suo “padrone” non lo riconosce più. O forse perché non se ne sente più riconosciuto. Così il Secolo d’Italia rischia di chiudere. Anziché uscire in edicola, martedì potrebbe andare con i piedi del suo amministratore, Enzo Raisi, a portare i libri in tribunale. Il Secolo, come il resto del patrimonio di AN, è oggi proprietà di una costituenda Fondazione, il cui pacchetto di controllo saldamente “anti-finiano” ha “dimissionato” l’amministratore Pontone (qui  i particolari, se interessano) e tagliato al giornale gli anticipi sul finanziamento pubblico per l’Editoria che la Presidenza del Consiglio dovrebbe corrispondere (col consueto ritardo) a gennaio.

Al netto della politica significa che il “padrone” del Secolo preferisce il fallimento di una sua società ad un credito, non ad un contributo, ampiamente garantito (potremmo dire: da Berlusconi). Non riflette abbastanza il mainstream degli ex An berlusconiani, che ora comandano in Fondazione. Non sono i veri padroni, ma come i precedenti solo i rappresentanti di una storia e di un patrimonio che non a caso si è inteso “conservare” in una Fondazione, anziché sciogliere nel nuovo partito berlusconiano.

Ci sono pochi dubbi sul carattere ritorsivo della scelta, rispetto ad un giornale che ha scelto di fare direttamente politica, per il gusto della spregiudicatezza e dell’avventura intellettuale: cos’altro avrebbe dovuto fare, se non politica, un “organo di partito”? Pubblicare Il bollettino ufficiali dei vertici? Tenere una supposta ‘terzietà’ che l’avrebbe automaticamente condannato all’irrilevanza? Il problema, semmai, è ancora una volta la natura del partito – il PdL – di cui il Secolo era nel frattempo divenuto ‘organo’. E quando le cose nel PdL sono andate come sappiamo, nei mesi passati, Il Secolo ha pagato il prezzo della sua scelta di libertà e di centralità politica, quella condizione necessaria, ancorchè non sufficiente, per avere una vera forza di mercato.

Ma il “padrone” è insoddisfatto. In queste ultime ore, dopo una conferenza stampa preoccupata della direttrice Flavia Perina e del vicedirettore Luciano Lanna, sembra essersi aperto qualche spiraglio. Speriamo e vediamo.
All’Appello del Secolo, che potete leggere a seguire non vogliamo aggiungere ragioni. Ma una firma: la nostra.

Appello: lunga vita al Secolo d’Italia

Il “Secolo d’Italia” esiste da quasi 60 anni. Rappresenta una memoria storica, una voce libera, una tradizione culturale e giornalistica che con continuità e coerenza (e anche tra tante difficoltà) ha raccontato il punto di vista di una comunità umana e politica. Ma soprattutto ha raccolto nei decenni il contributo, le riflessioni e le firme di intellettuali e scrittori che hanno coralmente edificato un patrimonio che sarebbe riduttivo ricondurre a una singola sigla di partito. Il “Secolo d’Italia” costituisce oggi l’unico centro di raccolta di documenti e articoli indispensabili per conoscere, studiare e approfondire la storia della destra italiana. Nell’ultimo periodo ha con spirito d’indipendenza e senza mai piegarsi al gossip interpretato una voce critica all’interno del centrodestra utile ad avviare una riflessione e un dibattito al di là e oltre i muri ideologici del Novecento. Oggi il “Secolo d’Italia” ha bisogno del sostegno di tutti, di chiunque, giovane o anziano, parlamentare, giornalista o semplice cittadino, vuole difendere la libertà di stampa, il pluralismo, la tradizione culturale della destra e di chiunque creda che al nostro paese sia più utile la vivacità delle idee che gli slogan di una piatta propaganda. Per tutte queste ragioni chiediamo una firma per continuare a vivere e per proseguire nel nostro lavoro quotidiano, aggiungendo ogni giorno un “pezzetto” di politica viva a una storia che è stata nobile e che vorremmo fosse ancora lunga.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

15 Responses to “Il suo ‘padrone’ non lo riconosce più. Il Secolo d’Italia rischia di chiudere”

  1. ma se togliessimo tutti i finanziamenti pubblici a tutti i giornali, e chi sopravvive sopravvive??
    senza piu’ problemi di correnti e vendette

  2. vittorio scrive:

    D’accordissimo sul togliere i finanziamenti pubblici ai partiti. In Italia ci sono fin troppi giornali, il giornalismo sulla carta stampata è in declino strutturale e francamente tenere a galla degli zombie non è il miglior uso dei soldi pubblici. Sul Secolo che dire? Mi sembrerebbe veramente ridicolo che la fondazione di AN continuasse a finanziare un giornale ormai politiciamente irriconoscibile e in perdita cronica. Se ci sono persone che vorrebbero salvarlo, tirino fuori i soldi per coprire il deficit: o propongano un compratore.

  3. Maralai scrive:

    a parte i finanziamenti pubblici all’editoria che vanno doverosamente ridimensionati; ma io qui scrivo per un’altra questione, e se scrivo vuol dire che sono certo di essere se non ascoltato, quantomeno non ignorato; dunque Libertiamo doveva essere la “stella polare” dei liberaliliberistilibertari etc etc. Oggi Libertiamo si trova ad essere schierato con l’uomo politico più (più?), direi conformista, conservatore, antiriformatore, se non democraticamente reazionario. Sulla riforma della giustizia ieri ha detto: non a separazione di carriere tra magistrati; meno che mai abrogazione dell’obbligatorietà dell’azione penale; l’attuale Csm è sufficientemente bilanciato e, dulcis in fundo, che il pm non venga assoggettato al capo del governo, come durante il fascismo. In Francia è da sempre che i pm dipendono dal premier e non dal ministro della giustizia. Inoltre ha mostrato apertura al governo di transizione. Ci vogliamo rendere conto che queste dichiarazioni appartengono al leader di Futuro e Libertà, ed anche coofondatore del Pdl?
    mn

  4. Maralai scrive:

    nel commento prec. ho involontariamente omesso della tassazione nell’ordine del 25% (mai aveva tanto osato neppure Bertinotti)proposto da Fini e che tanto piacere ha fatto ai risparmiatori. Vero liberista!
    mn

  5. vittorio, x politicamente irriconoscibile intendi da quando ha iniziato ad ospitare interventi di liberali come BDV e Sofia Ventura???

  6. Piercamillo Falasca scrive:

    Per Maralai: non confondere le posizioni personali di Gianfranco Fini su molti temi con quelle di Futuro e Libertà e men che meno con quelle di Libertiamo. Lo ripeterò fino alla noia, alla base di ogni considerazioni politica c’è una premessa da fare, quella che ognuno può decidere nel suo foro interiore: si accetta di competere in questo sistema politico o si decide di starne fuori, diffindandone e persino avversandolo? Noi abbiamo scelto la prima opzione, altri legittimamente la seconda, se ritengono.Ciò detto, ragionando nell’ambito della prima opzione (sì alla partecipazione a questo sistema politico, per cambiarlo o almeno ‘inquinarlo’ con le nostre idee), il punto è: non stiamo in FLI pensando, come Alice nel paese delle meraviglie, di essere in un partito libertario; stiamo in un movimento plurale, che ambisce a modernizzare il centrodestra italiano e che al suo interno ha varie anime, varie posizioni, varie proposte di policy. In questo contesto, riteniamo che la leadership di GF consenta di lavorare al progetto, anche quando le sue idee non coincidono con le nostre. E, se ci leggi, sai che lo diciamo anche apertamente.

    Sulla questione del Secolo. Avviso ai naviganti: non stiamo parlando del tema del finanziamento pubblico all’editoria, su quello siamo tutti abbondantemente d’accordo. Proviamo a ragionare ancora una volta “intra-sistema politico”. Siamo di fronte ad una becera ritorsione politica di chi preferisce vedere il Secolo fallire oggi, anzichè permettergli di ritrovare – come sta facendo – la strada di una maggiore stabilità aziendale. In un sistema-paese in cui il più pulito ha la rogna e tutti i quotidani – escluso il Fatto Quotidiano – sono sussidiati, mettersi a fare i puristi solo contro il Secolo fa un po’ sorridere. O è ingenuità o è miopia ideologica, aggiungo. L’una o l’altra fanno il gioco di Gasparri&friends, non proprio un bel vedere per i liberali.

  7. Maralai scrive:

    Oggi sono rimasto particolarmente impressionato, quasi scosso dal racconto della tunisina; dice che lei non è fuggita di casa, ma è stata “ripudiata dalla famiglia” perchè convertita al cristianesimo” e perchè s’è rifiutata di accettare un marito imposto di 33 anni più grande di lei, o comunque non di suo gradimento. Leggendo queste cose mi è apparso ancora più sgraziato, smisurato, violento e persino maleducato, l’articolo di Famiglia Cristiana dove, superando tutti in crudezza mediatica ne deduce che “Berlusconi è malato”. Famiglia Cristiana, secondo me, è proprio uscita dai gangheri! Non so se è la cancellazione dell’esenzione Ici che fa scrivere queste cose a Famiglia Cristiana ed ora, riflettendo sull’accaduto e appurando ulteriori particolari, credo dovrà persino chiedere scusa al presidente del Consiglio per essersi adoperato di salvare una ragazza da possibili ritorsioni “religiose” di tipo familiare che spesso risultano devastanti per ragazze che decidono di convertirsi al cristianesimo o che rifiutano mariti imposti in nome di una religione. Con buona pace di Bersani che ancora oggi chiede le dimissioni del premier, anche con rancore maggiore di quello che lui chiede dal giorno dopo la cacciata dal potere.
    Mario Nanni

  8. vittorio scrive:

    Non capisco francamente dove sia lo scandalo. E’ chiaro che la componente di AN che si trova a suo agio nel PdL e che ha la maggioranza nella fondazione non veda di buon occhio un giornale finanziato con i soldi della fondazione stessa e che fa propaganda per Fini contro il PdL. E non mi sorprende per nulla che vogliano cambiare le cose, se non altro per non passare per fessi. Probabilmente la scelta di liquidare il giornale è molto più semplice e più economicamente sensata che non cambiare la dirigenza. Il Secolo è un giornale in perdita cronica. Pensare che possa tornare in utile è utopistico. Nel contesto attuale la maggior parte dei giornali in circolazione sono economicamente degli zombie e vengono tenuti in vita solo grazie ad aiuti e sostegni economici. Neppure si può dire che il Secolo abbia un valore “storico” o “culturale”. Queste sono boiate supersoniche.
    Sarà che io sono un marziano, ma non mi sento proprio di dare torto a La Russa e a Gasparri in questo caso. Se i finiani vogliono un giornale di partito, mi sembra che sia nell’ordine delle cose che almeno ripianino le perdite.

    xCiabattoni
    Sinceramente non ho mai letto il Secolo. Però qualche volta mi è capitato su internet di recente di leggere qualcosa. Erano solo pezzi che incensavano in modo quasi patetico Fini e la sua linea politica. Quindi io oggi presumo che il Secolo sia irriconoscibile, perchè penso che sia dura per un giornale sopravvivere per qualche decennio con un andazzo di quel genere, anche essendo un giornale di partito.

  9. il manifesto periodicamente chiede un contributo ai propri lettori.
    faccio lo stesso il secolo.
    ve ne sono di assessori ex AN che possono permettersi di versare qualche gettone.

  10. Andrea Gilli scrive:

    Sono d’accordo con chi commentava all’inizio. Tutti i sussidi vanno eliminati. I soldi si restituiscono ai cittadini e ognuno si paga di tasca propria i giornali che vuole e preferisce. Francamente, io pago le tasse ma non compro nessun giornale perchè mi sembrano tutti scritti con i piedi e più propensi a fornire opinioni precotte che fatti e analisi ragionate.

    A me questa non sembra nè libertà nè informazione, tanto meno la mia. Tagliamo, tagliamo, tagliamo. Chi perde il lavoro evidentemente viveva di rendite, non di capacità che il mercato sa apprezzare. Quindi non c’è neppure una ragione morale per salvare questi novelli conservatori che vivono di protezioni.

  11. Maralai scrive:

    se non ho capito male il secolo è sostenuto da finiani e da pidiellini; i finiani vogliono però utilizzare il secolo per colpire i pidiellini e berlusconi. i pidiellini si sono ribellati perchè non possono soffiare sul fuoco antiberlusconiano dei finiani con fondi anche del pdl; i quali finiani si lamentano della crollo del secolo perchè i pidiellini non accettano più di essere presi per il culo. e allora, amici finiani, finanziatevelo voi il giornale e continuate pure la lotta contro berlusconi, senza però votargli contro perchè la poltrona di deputato non è che fa proprio schifo. ELEZIONI ANTICIPATE SUBITO!
    mn

  12. x vittorio
    il Giornale e Libero incensano ogni giorno il proprio padrone, e sono in perdita ( http://www.camelotdestraideale.it/2010/09/28/il-giornale-e-libero-perdono-lettori-audipress/ non penso che in un mese siano cambiate molto le cose ), eppure non mi sembra che vengano chiusi.
    Neanche io sono un assiduo lettore, ma di recente mi e’ capitato di leggere articoli di BDV e Sofia Ventura, al contrario di quando c’era Gasparri a dirigerlo.

    x maralai: ma questa celebrazione-apologia di berlusconi chi te l’ha chiesta? totalmente fuori luogo X_X

  13. LC scrive:

    Se la verità è come scritto nell’articolo, allora siamo davvero alla frutta….

    “tagliato al giornale gli anticipi sul finanziamento pubblico per l’Editoria che la Presidenza del Consiglio dovrebbe corrispondere (col consueto ritardo) a gennaio.
    Al netto della politica significa che il “padrone” del Secolo preferisce il fallimento di una sua società ad un credito, non ad un contributo, ampiamente garantito (potremmo dire: da Berlusconi).”

    Al di là della distinzione tra credito e contributo, che fa davvero ridere, dato che il credito verosimilmente altro non è che un contributo maturato e non ancora incassato, quindi pur sempre di contributo trattasi, nell’articolo si dice che le difficoltà finanziarie sono dovute ad una temporanea carenza di liquidità in attesa della riscossione di un credito (verso lo Stato, nello specifico, quindi a rischio pressoché nullo).
    Se così fosse, e così è scritto nell’articolo, quindi così presumo sia, al Secolo basterebbe fare quello che qualsiasi imprenditore italiano fa ogni giorno: recarsi in una banca, presentare il credito allo sconto e farsi anticipare la somma corrispondente, al netto del costo finanziario dell’operazione. È una procedura tutto sommato semplice, e penso che anche chi, come un quotidiano di partito, non ha mai vissuto nel vero mercato, nella vera competizione economica, possa essere in grado di portarla a termine.
    Se la banca non accetta di scontare il credito, evidentemente non è così garantito, le difficoltà sono ben altre, e allora quanto scritto nell’articolo è completamente sballato, non corrisponde a verità. A quel punto, se l’anticipo che la fondazione dovrebbe versare è rischioso (nel senso che non vi è certezza del rimborso) allora la fondazione ha tutto il diritto di non versarlo, qualora ritenga che tale anticipo non sia coerente con le finalità della fondazione stessa. Voi avete tutto il diritto di arrabbiarvi, ma se la maggioranza di AN (e quindi del direttivo della fondazione) sta nel PdL, non credo si debba evocare chissà quale complotto per capire perché non vogliano dare i soldi a chi li usa per parlar male del loro partito, essendo evidente che il Secolo è diventato il quotidiano di FLI. D’altronde, non credo finanzino neppure l’Unità.
    Dubito che questa battaglia pro-Secolo verrà annoverata tra le grandi battaglie liberali della storia d’Italia.

  14. vittorio scrive:

    Certo: il Giornale e Libero sono in perdita, ma non vengono certo finanziati dai finiani. La situazione non è affatto speculare. Ripeto: se i finiani vogliono avere un giornale di partito che se lo paghino. Questa mi sembra un’ovvietà, o no? Inoltre non mi sembra di leggere nè sul Giornale nè su Libero stucchevoli apologie del leader di riferimento come ho trovato sul Secolo. Libero e il Giornale non si inquadrano molto (a mio parere) nello stereotipo del giornale di partito. Sono giornali in sintonia coll’ellettorato di centro destra. Se vogliamo come lo è la Repubblica con la sinistra.

  15. frank scrive:

    maralai, sei andato fuori tema con la storiella della ruby che voleva diventare cattolica.
    Ma accetto la sfida.
    Primo, una ragazza che scappa di casa pur di diventare cattolica, non fa la fine che ha con ogni evidenza fatto Ruby e che si può evincere dalle fotografie di lei che girano in rete.
    Secondo, il premier non deve pensare a salvare la singola persona, ma deve occuparsi di creare le condizioni affinché non si creino né “ghetti” né situazioni singole in cui una persona sia costretta alla fuga pur di affermare la sua personalità o le sue idee.

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