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Espatrio, dunque sono. Come vivere all’estero, liberamente, la propria identità

– L’essenza della libertà è la sua consapevolezza. Una persona è veramente libera se tale si sente. La parola ‘libero’ in molte lingue, compresa la nostra, ha la stessa radice di ‘popolo’, perché il concetto originario di libertà consisteva nel non essere emarginato dal resto della popolazione, non essere reietto, proscritto. Con il passare dei millenni, le società si sono evolute ma il concetto di libertà – inteso come essere parte del popolo – è rimasto una costante dell’umanità.
L’expat, la persona che volontariamente emigra per ricoprire ruoli professionali all’estero o per accompagnare il proprio coniuge mentre si allontana fisicamente dal proprio popolo di origine, sembra destinato a smarrire la propria libertà. Fortunatamente, invece, non è sempre così. I moderni mezzi di comunicazione, internet in particolare, e opportune reti di sostegno capaci di favorire l’innata tendenza della “portabilità della propria appartenenza di origine in contesti fisici diversi” permettono la conservazione, nel tempo e nello spazio, dei legami con la propria popolazione di origine.

Storicamente le comunità di expat – i moderni emigranti non più con la valigia di cartone ma con la 24 ore ed il palmare – che hanno meglio saputo mantenere la propria libertà, costituendo reti di collegamento con i loro stati di origine, erano quelle anglosassoni – statunitensi o inglesi, o comunque persone di cultura germanica ed anglofila. Con il tempo però anche gli expats ‘latini’ – italiani, francesi, spagnoli, ecc. – hanno saputo organizzarsi per sentirsi più “liberi in terra straniera”. Sono nate così comunità virtuali – come www.expatclic.com – che affiancano all’approccio tradizionalmente anglosassone – nel linguaggio e nel pensiero – anche la sensibilità latina e, nel caso di expatclic, anche la determinazione e il forte senso di solidarietà delle donne latine, come ci spiega Cristina Baldan, una delle esperte di “espatrio duro”  del sito.

L’esperienza dell’espatrio femminile è spesso caratterizzata da un forte senso di mancanza di libertà, proprio per la condizione che si viene a creare quando ci si trasferisce in un paese che non è il proprio. Esistono in primo luogo le difficoltà pratiche che la vita all’estero comporta. Ed è sulle donne che ricadono più spesso gli oneri della gestione familiare – dalla ricerca della scuola per i figli, all’approvvigionamento delle utenze e dei beni necessari per l’abitazione, sino all’accompagnamento psicologico dei bambini nel nuovo paese, alla ricerca (nel caso delle donne che accompagnano il coniuge), di una propria collocazione professionale, spesso ostacolata da molti fattori, tra i quali il possesso di un visto di ricongiungimento familiare che vieta al coniuge ricongiungente l’esercizio di una professione.

A tutto questo si unisce la personale transizione psicologica derivante dall’evento migratorio: si lascia la propria casa, il proprio paese, la famiglia d’origine e le amicizie.
Se l’espatrio avviene poi in paesi dove non si conosce la lingua o non la si conosce abbastanza, l’impatto con una cultura diversa dalla propria e la solitudine in cui ci si trova a gestire la propria vita, portano inevitabilmente ad un forte senso di estraneità, di distanza, di mancanza di appartenenza, di frustrazione psicologica.
In questa fase dell’espatrio servirebbe proprio una mano amica, ed è qui che arriva Expatclic, un sito web nato sei anni fa proprio per offrire un luogo di scambio e dialogo per le donne in qualsiasi paese esse si trovino.

L’idea e la gestione del sito sono opera di chi ha vissuto l’espatrio in prima persona, per svariati anni, in molteplici paesi, spesso in situazione difficili, per la logistica, la situazione politica o ancora per l’impatto culturale. Tutte le redattrici di Expatclic hanno alle spalle la stessa esperienza: esser riuscite a superare da sole momenti particolarmente duri per sé e la propria famiglia. È la complessità dell’esperienza personale che le ha motivate a creare uno spazio dove altre espatriate potessero trovare l’aiuto che loro non hanno avuto; uno spazio dove la condivisione di informazioni e consigli potesse fornire quell’energia necessaria per trasformare l’esperienza dell’espatrio in un voce positiva del proprio bilancio umano, in un arricchimento personale, in un’opportunità per realizzare la propria libertà.

Con il tempo, alla solidarietà femminile si sono aggiunti i servizi professionali, che valorizzano il patrimonio informativo raccolto dalla redazione in sei anni di storie condivise con migliaia di altre donne, quelle che si sono rivolte al sito in cerca di un supporto e che in molti casi sono rimaste legate alla comunità virtuale, continuando a frequentare regolarmente il forum, dove è possibile chiedere e condividere consigli sull’espatrio.
Expatclic
però offre anche una serie di altri servizi: informazioni e notizie pratiche, interviste ad espatriati che hanno vissuto esperienze particolarmente interessanti, una galleria di schede-paese compilate direttamente da persone che vivono o hanno vissuto sul posto, e lo “Sportello espatrio”, uno spazio dove trovare una consulenza di carattere pratico, psicologico, medico o uno specifico contatto nel paese di destinazione con una persona che già ci vive.

Realtà come Expatclic testimoniano come l’esperienza dell’espatrio per gli italiani non sia più la cifra di una condizione anacronistica o eccezionale. Viviamo in un mondo sempre più interconnesso, ci si sposta per lavoro o per altri motivi e cionostante è possibile mantenere serenamente la propria identità nazionale, anche vivendo in contesti stranieri.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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