Aeeg, più è autonoma, meglio funziona. Quando ne discute il Senato?

– L’attenzione della commissione affari costituzionali del Senato è in questi giorni assorbita dalla trattazione del lodo costituzionale per la sospensione dei processi alle più alte cariche dello stato.

Ma non è l’unico punto previsto all’ordine del giorno. In queste settimane la commissione presieduta dal senatore Vizzini dovrebbe dedicarsi anche al disegno di legge per la semplificazione, il collegato alla finanziaria 2010 presentato il 12 febbraio scorso e che, dopo l’approvazione alla Camera lo scorso giugno, sosta al Senato da circa cinque mesi.

La discussione sul lodo rallenta l’esame di un disegno di legge che promette meno burocrazia, impegnando i soggetti pubblici ad una riduzione degli oneri imposti ai propri amministrati. Molte delle misure di semplificazione sono solo tracciate a grosse linee e prevedono una delega al Governo per l’emanazione delle norme di dettaglio. Di indubbia importanza le deleghe per l’elaborazione di una Carta dei doveri delle pubbliche amministrazioni e un codice unico dell’amministrazione che riunisca tutte le norme sui rapporti dei privati con le pubbliche amministrazioni, ora disseminate in tante leggi e quindi di difficile lettura. Affinché i buoni propositi non si esauriscano in un nulla di fatto occorre il massimo impegno da parte del Parlamento per disegnare bene le deleghe al Governo e, in un secondo tempo, da parte dell’esecutivo per non fare scadere i termini previsti per il loro esercizio, come spesso purtroppo accade.

Ieri si chiudeva il termine per la presentazione degli emendamenti e la prossima settimana si auspica la loro votazione in commissione.

Tra le proposte di modifica, si segnalano i due emendamenti presentati da Lauro (Popolo delle Libertà) e Bodega (Lega Nord Padania) volti a restituire all’Autorità per l’energia elettrica e il gas una maggiore autonomia di spesa. Con la manovra finanziaria della scorsa estate, infatti, è stato imposto all’Autorità il taglio dell’80% delle spese per le attività di comunicazione, per gli studi e le consulenze; le risorse così risparmiate sarebbero consegnate all’erario. Peccato che molti dei compiti assegnati dalla legge all’autorità si sostanzino proprio in campagne di informazione ai consumatori; l’Autorità chiede pertanto di poter decidere in autonomia quali voci di spesa tagliare per corrispondere al Tesoro le cifre richieste.

Attenzione. Non si tratta della supplica dell’ennesimo ente parassitario e spendaccione. Anzi! L’Autorità per l’energia e il gas è forse l’authority finanziariamente più sana ed efficiente. Il suo bilancio dipende esclusivamente dalle sanzioni che commina agli operatori del settore per le violazioni commesse e dai contributi che raccoglie dalle medesime imprese vigilate. Per altro, il contributo esatto è pari allo 0,3 per mille del fatturato, ben al di sotto dell’aliquota dell’1 per mille che la legge consentirebbe di imporre agli operatori. Sanzioni e contributi sono stati in questi anni sufficienti a svolgere le sempre più numerose attività demandatele e a chiudere in attivo il proprio bilancio. Approfittando di questa gallina dalle uova d’oro, la finanziaria 2010 ha imposto all’autorità di versare 11,9 milioni di euro (ricordiamolo, si tratta di risorse che l’AEEG deve riscuotere dalle imprese del settore energetico) alle authority in deficit. Una misura che ha senz’altro eroso l’autonomia finanziaria dell’autorità amministrativa indipendente e che Libertiamo.it non ha mancato di stigmatizzare nel corso del dibattito (potete leggere i commenti in questione qui e qui).

I “tagli” previsti dalla manovra finanziaria, che meglio dovremmo definire come una tassa sull’autorità, aggravano una situazione che vede l’indipendenza dell’AEEG compromessa. I vertici, per altro in scadenza di mandato, chiedono solo di poter far fronte alle richieste dell’erario nei modi che ritengono più idonei.

Di certo, proseguendo su questa strada, la pressione esercitata dal Tesoro rischia di produrre un duplice danno: il depotenziamento dell’Autorità per l’energia elettrica mediante l’erosione della sua autonomia finanziaria e l’incremento forzato dei contributi richiesti agli operatori, che si tradurrebbe così, lontano dai riflettori dell’opinione pubblica, in un aumento della pressione fiscale.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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