– C 26/2010 (ex. NN43/2010) Da Bruxelles il registro della Commissione che contiene le procedure di infrazione per aiuti di stato tace. Le informazioni non sono ancora accessibili perché devono essere rimosse quelle strettamente confidenziali. Nel frattempo, la vicenda delle esenzioni fiscali concesse agli immobili e ad alcune attività ecclesiastiche torna a far eco nel dibattito italiano e, sotto la scure di una probabile condanna in sede europea, si prova a risistemare qualcosa.

La vicenda è intricata e complessa e non è possibile ripercorrerla in maniera puntuale. Mentre attendiamo la pubblicazione dei documenti per accertare le effettive contestazioni alla normativa italiana è però importante capire cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi perché si delineano importanti novità anche nell’ambito del nostro ordinamento. Il governo appare infatti intenzionato a cancellare parte delle cospicue esenzioni fino ad ora garantite alla Chiesa. Proprio così, il governo considerato molto vicino ai desiderata d’Oltretevere sembra voler procedere senza indugio.

Il grimaldello messo a punto per far venir meno ampia parte delle agevolazioni è rappresentato da un oscuro comma che introduce l’IMU (Imposta municipale sugli immobili), ed abroga l’ ICI, inserito, senza destare molto nell’occhio, nel decreto attuativo sul federalismo fiscale approvato ad agosto.
E’ l’articolo 5 del decreto ad introdurre le novità rilevanti dal punto di vista delle esenzioni. Secondo il comma 8 le esenzioni vengono confermate per enti statali, regionali ed enti locali nel caso di immobili destinati “esclusivamente a scopi istituzionali”, ma la norma continua prevedendo inoltre l’applicazione delle esenzioni previste dall’art. 7 lettere b), d), e), f) e h) del decreto 504 del ’92.

A venire meno è quindi la lettera i) della legge del ‘92 relativa agli “immobili utilizzati da tutti gli enti non commerciali, a condizione che siano destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali e sportive, nonché ad attività di religione o di culto”.
La norma coinvolge quindi varie tipologie di enti che orbitano nella galassia della Chiesa: ospedali, scuole private, enti attivi nel settore del turismo ma salva gli immobili o gli enti non compresi nella legge del ’92. Ad esempio le zone che godono dello status di zona extraterritoriale, i luoghi di culto e le loro pertinenze o le parrocchie.

Nonostante i chiari segnali lanciati dal governo la partita non è da considerarsi chiusa. Prima di tutto perché il decreto attuativo deve ancora essere approvato in maniera definitiva, si deve poi sottolineare come le misure che eventualmente introdotte potrebbero non rispondere a tutte le obiezioni dell’ Unione europea che dovrebbero comprendere anche l’esenzione del 50% delle imposte sui redditi (IRES) soprattutto per gli enti attivi nella sanità e nell’istruzione e la norma prevista dall’articolo 149 del testo unico delle imposte mediante la quale ad alcuni enti ecclesiastici viene riconosciuto lo status di enti non commerciali che permette di accedere alle esenzioni.

Come si può desumere da questi brevi ed incompleti cenni la materia è complessa e di non facile navigazione. La stessa Commissione europea sta prendendo il suo tempo. Nel frattempo, come ha già sottolineato Gianfranco Macrì qui su Libertiamo.it, è bene ricordare che: “la costruzione di un “libero mercato delle credenze”, per essere realmente tale, e risultare benefico in funzione della soddisfazione di bisogni rilevabili nel sociale, necessità del venire meno di corsie preferenziali annidate non solo nelle norme del Concordato (e delle intese) ma pure nelle leggi dello Stato finalizzate al perseguimento del bene comune”.

Questa volta per una lettera “i)” si potrebbe perder davvero “la cappa” dell’esenzione di Stato.