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Il braccialetto dei ‘superpoteri’ sotto la lente Antitrust. Ma chi li sanziona quelli che l’hanno comprato?

– La novità dell’estate 2010, il gadget cui in pochi hanno saputo rinunciare, che ha convinto anche personaggi famosi, da Cristiano Ronaldo a Robert De Niro: il braccialetto Power Balance, accessorio che promette “forza ed equilibrio”, è oggi sotto inchiesta dall’autorità Anti-Trust per una possibile pratica commerciale scorretta.

L’accessorio di gomma colorata, con il suo caratteristico ologramma, garantirebbe a chi lo indossa – fanno sapere dall’ufficio marketing – un aumento delle proprie prestazioni psico-fisiche, in termini di resistenza, forza, flessibilità, equilibrio: merito del dischetto colorato incorporato nel bracciale, che rilasciando una serie non ben definita, di onde elettromagnetiche, conferisce immediati e sorprendenti benefici.

Questo il messaggio pubblicitario diffuso dalla società americana “Power Balance” e dalle società di distribuzione italiane “Power Balance Italy” e “Sport Town”.

L’eco mediatica e il successo che hanno accompagnato il prodotto cult ha stupito e, anche insospettito l’Autorità Anti-Trust che in agosto ha avviato un’istruttoria per verificare la natura del braccialetto, i suoi reali “poteri”, gli eventuali rischi connessi al suo uso, al fine di tutelare le migliaia di consumatori che hanno acquistato il Power Balance.

Il Garante, infatti, ha già richiesto e ricevuto dall’azienda Power Balance una documentazione dettagliata che dimostri le proprietà e le caratteristiche dei prodotti distribuiti, coerentemente ai messaggi e alle “promesse” pubblicitarie diffuse, oltre che nel rispetto della salute e della sicurezza dei consumatori; attualmente, il materiale fornito è sotto la lente dell’Istituto Superiore della Sanità e del Ministero della Sanità, con il compito di produrre una perizia competente, al fine di valutare l’attendibilità e la veridicità dei dati presentati.

Tuttavia, non sono poche le perplessità della comunità scientifica: Walter Santilli, ordinario di fisiatria dell’Università La Sapienza di Roma, riguardo il “benefico campo magnetico” del Power Balance tende a precisare che “dovunque ci sia un campo elettrico c’é anche attività elettromagnetica. Questo però non vuol dire che tutti i campi elettromagnetici influenzino il nostro fisico. Altrimenti anche stare davanti al frigorifero o alla televisione per molte ore produrrebbe degli effetti, positivi o negativi, e se fossero così dirompenti come vengono propagandati, ne deriverebbe che saremmo una popolazione di malati o di super-sani”.

Sembrerebbe, in effetti, più opportuno parlare di effetto placebo, precisa il Prof. Santilli: “In medicina è studiato da molto tempo, come reazione dell’organismo alle suggestioni. Succede che una persona che non riesce a raggiungere una certa prestazione, con un placebo non raggiunge magari proprio quella prestazione ma si migliora molto. Se il braccialetto fosse in grado di alterare i risultati sportivi, si dovrebbe muovere l’antidoping”.

Nell’attesa  di conoscere i risultati della perizia predisposta dall’Anti-Trust, proviamo ad analizzare i profili salienti della vicenda e i suoi possibili risvolti.

L’ordinamento italiano, con il “Codice del Consumo” (D.lgs. 206/2006) e il D.lgs. 145/2007 in materia di pubblicità ingannevole, predispone precisi obblighi cui gli operatori economici devono adeguarsi, al fine di agire correttamente nel mercato italiano ed europeo.

Si stabilisce, infatti, che la “pubblicità deve essere palese, veritiera, corretta”; deve, dunque, esserci una totale corrispondenza tra le informazioni contenute nei messaggi pubblicitari e le caratteristiche dei prodotti cui fanno riferimento, al fine di evitare che il consumatore, attratto da ottimistiche e sensazionali prospettive (magari menzognere) orienti le proprie decisioni sull’acquisto di prodotti che, in realtà, non potranno mai garantire i risultati promessi.

Nel nostro caso, quindi, con la documentazione presentata, la Power Balance o ha dimostrato di aver distribuito un prodotto dotato di straordinarie potenzialità medico-farmacologiche (e che, come tali, rivoluzionerebbero le attuali conoscenze in materia di anatomia, neurologia, medicina riabilitativa, bio-chimica) oppure ha suggestionato milioni di consumatori nell’acquisto di un bracciale non per semplici gusti estetici, ma con l’ingannevole promessa di eccezionali benefici psico-fisici.

A ben riflettere, preferiremmo essere tutti acquirenti di una invenzione rivoluzionaria, piuttosto che vittime di un esperimento ben riuscito di raggiro commerciale.

Inoltre, è bene precisare che, qualora l’esito delle perizie smentisse le ottimistiche prospettive del Power Balance, i consumatori che hanno acquistato il braccialetto (alla cifra di 39 euro!) sarebbero legittimati, ai sensi dell’art. 140-bis del codice del consumo, ad agire tramite le associazioni dei consumatori riconosciute, per il risarcimento del danno e per la restituzione delle somme versate.

Se l’Antitrust decide per la pubblicità ingannevole, Power Balance potrebbe essere spinta verso l’uscita dal mercato a causa dei risarcimenti che potrebbe esser costretta a pagare. Ciò pone una serie di domande sul funzionamento e il limite della normativa antitrust e consumeristica in generale: è giusto, in nome dell’ideale astratto della concorrenza, distruggere un’azienda iussu iudicis? E se i consumatori comprano un prodotto così ai limiti dell’assurdo, è opportuno proteggerli e risarcirli come fossero dei minus habentes?


Autore: Francesco Scordo

Nato a Roma nel 1988, è un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella, oggi studente presso la facoltà di Giurisprudenza dell' Università Roma 3.

9 Responses to “Il braccialetto dei ‘superpoteri’ sotto la lente Antitrust. Ma chi li sanziona quelli che l’hanno comprato?”

  1. frank scrive:

    ma io mi chiedo una cosa… tanto interesse per un braccialetto da 40 euro? non è che l’autore dell’articolo e gli altri di questo sito hanno comprato in massa quest’aggegio che io nemmeno conoscevo, e ora si sentono turlupinati e protestano a mezzo stampa???

    suvvia ragazzi, calmatevi, un po’ di pubblicità ingannevole c’è anche nella “pasta sempre al dente” di una nota azienda che, al contrario di quel che fate voi pubblicando pure i link (complimenti per la pubblicità), non citerò, e che al contrario di ‘sto braccialetto è consumata da milioni di persone nel mondo, e nessuna antitrust se n’è mai occupata!

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Come no. In massa, ce lo siamo comprato. Ne esiste pure uno brandizzato “Libertiamo”, che scherziamo?
    Noi siamo sempre all’avanguardia sulle nuove scoperte scientifiche.
    (Oh, dato il basso tasso medio di comprensione dell’ironia tra i commentatori, specifichiamo: sto facendo dell’ironia. NON esiste nessun braccialetto del genere brandizzato “Libertiamo”.)

  3. frank scrive:

    Ma guarda che anche io stavo facendo dell’ironia, mi sembrava evidente!

    Invece sulla pasta sempre al dente non facevo ironie, perché la pubblicità è piena di frasi non esatte, non assolutamente veritiere, eccetera. La differenza è appunto che di solito viene dato per scontato che la pubblicità esagera i pregi, nasconde i difetti, mistifica un pochetto. Invece sul braccialetto no, bisogna occuparsene. Ecco tutto. Non mi pare d’aver detto bestialità. Poi fate vobis.

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    Sì, ma non mi riferivo a te, avevo capito che facevi ironia (scusami se non si capiva bene)! La precisazione era generica, dato che tra chi commenta con assiduità in questo sito ne abbiamo alcuni che ci avrebbero creduto veramente (e avrebbero approfittato per dare addosso a noi, biechi imbroglioni del pueblo unido). :-D

  5. Pippo scrive:

    Un conto è l’esagerazione facilmente comprensibile (avete presente la gomma da masticare che genera un respiro da tornado?), che quindi è chiaramente “scherzosa”, ed un conto diverso è la pubblicità che promette effetti non verificabili, usando un linguaggio pseudo o para-scientifico e soprattutto ha a che fare con la salute o la sicurezza. Questa è la giurisprudenza costante dell’AGCM. E non si tratta di considerare i cittadini dei minus habens, ma di eliminare i ciarlatani, che con acconci “artifici e raggiri” riescono ad ingannare anche persone – teoricamente – smaliziate ma che, come abbiamo visto in questo caso, pure cadono nell’inganno.
    Ci fosse un’AGCOM che ci difende dai politici …

  6. bill scrive:

    Non sono convinto. Prendiamo il caso dell’imbonitrice Wanna Marchi. Alla fine dei giochi, non ho capito se è stata condannata per i metodi che la sua organizzazione usava per riscuotere il denaro, o se per avere raggirato i clienti con, appunto, false promesse.
    Nel primo caso, se ci sono fatti accertati, nulla da dire; ma nel secondo rimarrei perplesso.
    Voglio dire: se ci sono un tot di persone che credono che del sale in un bicchiere di acqua con due foglie d’erba porti via il malocchio, da cosa dovrei difenderle? Da loro stessi? E perchè?

  7. Sabbath Addesso Gianluca scrive:

    Bravo..l’articolo è proprio ben fatto! Anche io avevo sentito parlare di questo suppellettile super-dotato e invero il mio primo sentimento è stato di orrore e sgomento ma solo pensando aila ridicolezza di quelli che si sono adoperati per il suo acquisto; dimenticando tra l’altro che l’art 140-bis del codice del consumo prevede questo novello strumento ( novello per noi italiani!) di lotta per i consumatori…
    Mi sembra proprio il caso di dire però che sarebbe opportuno che la legge prevedesse un intervento d’ufficio del pubblico ministero in questo caso perchè il consumatore raggirato in tal caso o era sotto effetto di stupefacenti al momento dell’acquisto dell’ oggetto o è irrimediabilmente “fesso”. Di conseguenza, non avrebbe nemmeno diritto al rimborso del prezzo ma dovrebbe essere tenuta al risarcimento nei confronti dello stato per aver incitato questo modo immondo e inqualificabile d fare soldi!
    Forse sto esagerando un tantino…però tra, persone che non hanno comprato il braccialetto, ci siamo capiti!

  8. Pippo scrive:

    Per bill: l’AGCM non difende chi ha GIA’ acquistato, ma la “pubblica fede” e la “correttezza commerciale”, precludendo e sanzionando la pubblicità disonesta e non veritiera (nei limiti detti nel mio post precedente). Chi ha GIA’ acquistato, se si sente truffato, potrà, davanti al giudice civile, chiedere il risarcimento danni. Chi ha GIA’ acquistato ha GIA’ fatto, peraltro, nel caso specifico, la figura dell’imbecille. La denuncia all’AGCM in genere la fanno soggetti diversi da questi, e la fanno quelli che ritengono opportuno tutelare la buona fede degli altri, contro gli “imbonitori”. Tu non sei cascato in questo inganno: bravo! Ma altra gente casca (oh, come casca!) in prodotti fasulli che, VENDUTI con argomentazioni PUBBLICITARIE pseudo-scientifiche, promettono dimagrimenti, cura di malattie, guadagni, risparmi ecc. ecc.
    Ripeto: magari ci fosse un’AGCM per i “prodotti politici” !

  9. Marcello scrive:

    A quando una indagine dell’antitrust sui poteri miracolosi dell’eucarestia che portano milioni di persone ogni domenica a omaggiare la Chiesa cattolica di pecunia in abbondanza a che questa sia oggi la piu’ grande multinazionale del mondo basata sull’effetto placebo?

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