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Il “Manifesto di ottobre”: ex comunisti, ex fascisti, cani sciolti…e anche noi

– Partiamo dalla fine, dal giudizio di (alcuni) altri. Quello che leggerete, se avrete pazienza e tempo, è la prova provata della voglia di ribaltone, del compromesso storico tra ex fascisti e ex comunisti, con alcuni utili idioti liberali – e radicali – a reggere il moccolo. O meglio: è un esercizio intellettualistico cieco di significati e vuoto di contenuti, che si oppone all’irresistibile “politica del fare”, insomma un inutile esercizio anti-berlusconiano, una voce dal sen fuggita del conformismo culturale italiano.

Oppure no. Noi – che non è un pluralia maestatis, significa “noi di Libertiamo” – ci stiamo dentro e quindi siamo del partito “oppure no” (e non siamo i soli). Non è una sedizione, è una cosa diversa e forse altrettanto, ma diversamente, anti-berlusconiana. E’ un appello (e già questo…), di intellettuali, giornalisti, artisti e uomini di scienza (questo poi…), che parla del rapporto tra sapere e potere, che si rivolge a tutti e a nessuno, che vagheggia con un linguaggio un po’ meticcio, in cui rimbombano tante voci, una politica che non sia né tecnocratica, né populistica, ma autenticamente repubblicana, nel senso della partecipazione dei cittadini ai destini e alle scelte della Res Publica.

Come nasce? Come nascono le cose. Dalle idee. Parlandone, tra persone che neppure si conoscevano (prima di scrivere con loro – e con alcuni altri – questo appello, non avevo mai visto Monica Centanni e Peppe Nanni, e avevo incrociato una volta Fiorello Cortiana) e che si sono incontrate e hanno iniziato a discutere e a far discutere altri su quale sia la forma “efficiente” del rapporto tra cultura e politica, in un Paese che si innamora, a destra e a sinistra, dell’antipolitica e che esibisce come un quarto di nobiltà la propria estraneità al “mondo culturale”.

Io, che non appartengo a questo mondo, ma lo frequento- come tutti quelli che leggono libri e giornali, vanno al cinema o a teatro o alle mostre, guardano la televisione, navigano in rete, e riflettono, come possono, sulle cose – ho un’idea semplice (e forse banale) della forma che il rapporto fra politica e cultura dovrebbe avere o che mi piacerebbe che avesse: l’onestà. Il potere non può rifiutare il sapere, il sapere non può dimenticare la sua “forza politica”. Non si può decidere nulla – sull’immigrazione, sulla disoccupazione, sulla crescita economica, sul welfare, sulla biopolitica…– senza interrogarsi sinceramente su quanto se ne sa e se ne capisce, e si può studiare ben poco (qualunque sia il campo: la medicina, l’elettronica, la filosofia, l’ingegneria, la storia, la botanica, l’economia…) senza pensare a cosa occorrerebbe farne per rendere più bella, piacevole e umana la vita degli uomini.

Una politica che disprezza il sapere e un sapere che schifa la politica sono una garanzia di declino, di povertà morale e materiale, di corruzione spirituale. Così nasce questo appello: per porre un problema. Non solo per trovare un accordo su alcuni temi, anche per discutere il disaccordo. Pure per darsi torto, bisogna accordarsi su alcuni presupposti “etici” del discorso. Non a caso, questo è un appello che in linguaggio giornalistico si definirebbe “bipartisan”: gente di destra e di sinistra, innovatori e conservatori. Ben pochi di loro la pensano allo stesso modo sui principali temi dell’attualità politica. Tutti pensano che occorra urgentemente trovare un modo meno tifoso, rozzo e in fondo perdente per discuterne.

Buona lettura.

Manifesto di ottobre: passione del presente, per una rinascita della res publica e per un nuovo impegno politico-culturale con le prime (più o meno) 100  firme

Ottobre 2010: si apre un varco per un atto di politica generativa, una decisione perché qualcosa avvenga. Politicamente, cioè nella vita di tutti, con l’azione di tutti: un patto per la rinascita della res publica. Non una litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione di rigore e di impegno civile.

La politica oggi non ha visione né passione, non sente né esprime i bisogni e i desideri dei cittadini, che, votanti o no, la rifiutano e ne sono rifiutati, confinati ai margini di una sfera pubblica occupata da interessi privati e oligarchici. Solo attraverso l’immaginazione e il progetto la politica può ritrovare il senso della realtà, rimediando alla rassegnazione esistenziale che spegne lo spirito individuale e contrastando lo scetticismo diffuso che azzera ogni sentimento della cosa pubblica.

Ma politica e cultura crescono insieme o insieme declinano. Senza cielo politico non c’è cultura, ma soltanto erudizione e retorica: un rinnovato impegno politico e intellettuale si offre oggi come occasione di rinascita civile, come segno di responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e in prima persona chi lavora con il pensiero e l’invenzione, con l’intelligenza e la fantasia, per stabilire la stretta relazione tra Potere e Sapere che dà virtù all’etica pubblica.

La corruzione politica più grave non è quella di cui si occupano i tribunali: l’illegalità è solo l’altra faccia della routine e del cinismo al potere.La crisi è profonda perché come una vera ruggine ha sfigurato l’immagine e intaccato la sostanza della politica. Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi.Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.

È urgente uscire da una fase di transizione infinita, aprendo la strada alla modernizzazione della politica, della cultura, dell’economia italiana. Occorre promuovere una fase costituente, sottoscrivere un nuovo patto fondativo: costituzionale in un senso non solo giuridico, politico in senso non solo istituzionale.
Occorre ritrovare il filo di un grande racconto, di una narrazione più vera e più nobile della cultura e della storia repubblicana contro il degradante clichè di una italietta furba e inconcludente: ripensare il modello italiano e incarnare quel progetto, ridare corpo a una tradizione civile di cui si possa andare orgogliosi.

Mettere in gioco un libero pensiero, critico e creativo, in sintonia con le energie del presente per investire inquesto nostro tempo: pensiero per sfidare il presente, ma insieme pensiero per costruire il presente. Non c’è cultura né azione politica efficace senza passione del proprio tempo.

Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudine usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie einaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite,la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.

Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e le compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune. Esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali e politiche per l’edificazione di un nuovo paesaggio nazionale.

Il patriottismo repubblicano è la forma non retorica di questo sentimento che è regola, prima che tradizione, impegno prima che eredità. E che è anche cura del bene comune e dei beni comuni,difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio materiale e immateriale. Patriottismo repubblicano è promuovere un’idea espansiva e non puramente negativa della libertà. La migliore garanzia contro l’ingerenza arbitraria del potere nella sfera della libertà personale è infatti l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: “La libertà politica significa infattiildiritto di essere partecipe del governo oppure non significa nulla” (Arendt). Per questo è essenziale assicurare ai cittadini gli strumenti utili a “conoscere per deliberare” (Calamandrei). La politica vive nel nesso inscindibile tra pensiero e azione, tra cittadinanza e partecipazione politica, non nella rigida ‘divisione del lavoro’ tra rappresentanti e rappresentati, che aliena gli uni e gli altri e degrada la vita pubblica, spingendola alle opposte derive tecnocratiche e populistiche.

La politica laica protegge, custodisce, riveste la nuda persona di tutti i diritti civili che vanno precisamente declinati e garantiti: ma afferma anche il valore dei diritti politici che fanno di una persona un cittadino attivo. Patriottismo repubblicano è anche coltivare un’idea positiva della competizione tra le parti e dell’agonismo tra le forze politiche come presidio della libertà, secondo la lezione che Machiavelli desume dall’esperienza della repubblica romana.

Politica, però, è non solo rappresentazione dell’esistente, ma presentazione dei ‘senza parte’. Rappresentare gli ‘invisibili’, la realtà molecolare e disaggregata degli outsider i cui interessi non contano e non pesano nei rilevamenti statistici o nelle simulazioni dei sondaggi: che non hanno espressione e finiscono schiacciati e confusi nell’area indifferenziata del non voto e della renitenza civile. Non sono tutti poveri. Non sono tutti disoccupati o sottooccupati. Non sono tutti marginali. Non sono tutti stranieri. Ma sono tutti ‘clandestini della politica’, esclusi dalle logiche della rappresentanza e della decisione pubblica. Si tratta di persone – e sono milioni – la cui precarietà, prima ancora che da condizioni economiche e sociali, dipende da ragioni di esclusione e di afasia politica: refrattari alla vita pubblica e, proprio in quanto politicamente e intellettualmente più esigenti, non corrisposti dalle logiche privatistiche, antipolitiche, anticulturali che in questi anni hanno monopolizzato la sfera istituzionale.

Non c’è politica senza un pensiero che anticipi e accompagni l’azione trasformatrice. Il principale compito intellettuale della politica consiste nel riaccendere l’immaginazione progettuale della società. La politica deve rispondere con parole e azioni adeguate alle opportunità e alle sfide della scienza e della tecnologia nell’era della globalizzazione, dotandosi delle forme procedurali e istituzionali che possano governare i processi e i progressidell’innovazione: investire strategicamente nella ricerca, nelle arti e nelle nuove sfide dell’apprendimentoper avere presa sul futuro.

Azione politica e impegno intellettuale: l’obiettivo è accrescere il capitale sociale rappresentato dall’intelligenza e dalle virtù civili degli italiani. La qualità di una Città e del suo futuro si misura sulla virtù e sul merito dei suoi cittadini.

È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l’esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.

Se vuoi firmare il Manifesto di Ottobre scrivi a manifestodiottobre@hetairia.org

L’elenco aggiornato dei firmatari è qui:

Le prime (più o meno) 100 firme

Lirio Abbate, scrittore
Gino Agnese, storico dell’arte, presidente Quadriennale Roma
Giampiera Arrigoni, storica delle religioni, docente Università di Milano
Salvo Andò, giurista, docente e rettore Università Kore
Emanuela Andreoni, latinista, docente Università Roma Tre
Antonio Arena, funzionario parlamento europeo
Luca Barbareschi, deputato
Giuseppe Barbera, artista
Sergio Bertelli, storico, Università di Firenze
Piermario Biava, oncologo
Gianluca Bocchi, filosofo della scienza, docente Università di Bergamo
Piercarlo Borgogelli Ottaviani, artista pubblicitario
Vito Bruno, scrittore
Maurizio Calvesi, storico dell’arte
Omar Camiletti, islamista
Alessandro Campi, politologo, docente Università di Perugia
Franco Cardini, storico, docente SUM-Italia
Alfio Caruso, scrittore
Giancarlo Cauteruccio, regista
Giuseppe Cecere, islamista, ricercatore IFAO Cairo
Monica Centanni, grecista, docente Università IUAV Venezia
Gioachino Chiarini, latinista, docente Università di Siena
Michele Ciacciofera, artista
Luca Ciancabilla, storico dell’arte, ricercatore precario Università di Bologna
Arnaldo Colasanti, scrittore, critico letterario
Giuliano Compagno, filosofo, scrittore
Paola Concia, deputata
Fiorello Cortiana, fondatore Verdi italiani
Luigi Crespi, direttore Crespi Ricerche
Giampaolo Cugno, regista
Mauro Ceruti, senatore
Paolo D’Angelo, filosofo, docente Università di Roma Tre
Roberto De Gaetano, storico del cinema, docente DAMS Torino
Benedetto Della Vedova, deputato
Fernanda De Maio, architetto, docente Università IUAV Venezia
Luigi Di Gregorio, politologo, docente Università della Tuscia
Bruno Di Marino, storico del cinema, docente UTIU
Massimo Donà, filosofo, docente Università San Raffaele
Maria Laura D’Onofrio, Institute of Studies for the Mediterranean and the East
Sergio Escobar, direttore Piccolo Teatro di Milano
Piercamillo Falasca, Vicepresidente Libertiamo
Michele Fasolo, archeologo, ricercatore
Mauro Federico, fisico, ricercatore, Università di Messina
Alberto Ferlenga, architetto, docente Università IUAV Venezia
Paolo Ferri, sociologo, Università degli Studi Milano Bicocca
Franco Fortunati, socio-economista,ricercatore precario Università di Bologna
Nadia Fusini, anglista, docente SUM- Italia
Manuel Giliberti, regista
Giulio Giorello, filosofo, docente Università Statale di Milano
Giuseppe Giulietti, deputato
Adriano Guarnieri, musicista
Fabio Granata, deputato
Piero Guccione, artista
Franco La Cecla, antropologo
Luciano Lanna, scrittore
Linda Lanzillotta, deputata
Giuseppe Leonelli, italianista, docente Università Roma 3
Arnaldo Lombardi, editore
Sebastiano Lo Monaco, attore
Gianfranco Macrì, giurista, docente Università di Salerno
Maurizio Makovec, scrittore
Giacomo Marramao, filosofo, docente Università di Roma Tre
Paolo Martini, linguista, docente LUMSA
Luca Meldolesi, economista
Angelo Mellone, politologo, dirigente RAI
Costanza Messina, Direttore artistico Festival del Paesaggio
Massimo Morigi, storico, ricercatore precario Università di Coimbra
Marco Mueller, Direttore settore Cinema, Biennale di Venezia
Peppe Nanni, coordinatore Forum delle Idee
Paolo Nifosi, storico dell’arte
Carmelo Palma, giornalista, direttore di Libertiamo
Antonio Paruzzolo, ingegnere Thetis- Arsenale Venezia
Flavia Perina, giornalista, deputata
Ivelise Perniola, storico del cinema, docente Università Roma Tre
Sergio Claudio Perrone, scrittore
Vincenzo Pirrotta, attore e regista
Ermete Realacci, deputato
Bruno Roberti, storico del cinema, docente DAMS Università della Calabria
Sergio Roda, storico romano, docente e prorettore Università degli Studi di Torino
Luca Ronconi, regista
Filippo Rossi, scrittore, Festival Caffeina
Francesco Rovella, gallerista
Alberto Russo, giurista, docente Università di Messina
Gianluca Sadun Bordoni, filosofo del diritto, docente Università di Teramo
Daniela Santus, storica e geografa, docente Università di Torino
Sergio Scalpelli, presidente Pierlombardo Culture
Andrea Sarubbi, deputato
Spiro Scimone, regista
Sergio Sconocchia, latinista, docente Università di Trieste
Mirella Serri, storica, docente Università La Sapienza
Francesco Sframeli, attore
Umberto Silvestri, presidente Maratona di Roma
Bruno Socillo, direttore RAI
Nicoletta Stame, politologo, docente Università La Sapienza
Annalisa Terranova, scrittrice
Roberta Torre, regista
Fulvia Toscano, antichista, direttore artistico Festival Extramoenia
Daniele Tranchida, storico, docente Università di Messina
Ermanno Tritto, Teatro Franco Parenti Milano
Carlo Truppi, architetto, docente Università di Catania
Gabriele Vacis, regista
Giuseppe Valditara, senatore
Sofia Ventura, politologo, docente Università di Bologna
Massimo Venturi Ferriolo, filosofo, Politecnico di Milano
Alessandro Visca, Forum delle idee
Marco Vitale, economista
Elena Zaniboni, musicista


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “Il “Manifesto di ottobre”: ex comunisti, ex fascisti, cani sciolti…e anche noi”

  1. Okey, diradate le nubi del nauseante sulfureo gnosticismo, sarei onorato di poter collaborare alle prossime tappe di questa iniziativa. Da esterno, nel senso di “non intellettuale”. Al termine del mio intervento di ieri, Costanza Messina mi ha invitato a elaborare mie osservazioni sul lato filosofico del nuovo destrismo. Sempre da “non intellettuale”, da umile contadino nella vigna del…

  2. Carmelo Palma scrive:

    @Pierpaolo:…nella vigna di Satana, vecchio trader trafficante con lo sterco del Demonio…:-) Neanche io sono un intellettuale, stai tranquillo, non sei solo.

  3. Piccolapatria scrive:

    Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno:È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. Ecc…,ecc…,ecc…
    Tanti paroloni per dure che?

  4. GIANCARLO scrive:

    Già per dire che? Boh!

  5. Maralai scrive:

    m’interessa mettermi in contatto, ma non per via del manifesto, ma del cognome, con Peppe Nanni. ed avere pure la di lui email.
    grazias
    mario nanni

  6. Gino Giuseppe Lorenzini scrive:

    Con sfondo disegnato da Fichte:
    il sistema della libertà che”soddisfa il mio sentimento;mentre quello delle necessità lo comprime e lo soffoca”.

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