Così fan tutti: anche l’Inps non paga i praticanti avvocati, violando la deontologia

di PIERCAMILLO FALASCA – L’Italia è un paese straordinario per tante ragioni, una delle quali è l’abitudine alla disapplicazione (con un silente consensus gentium) di alcune norme. Il ‘così fan tutti’ è spesso considerato nello Stivale criterio di verità, indipendentemente da ciò che una legge o un regolamento o un codice dicono. E’ questo un fatto affascinante, che stuzzica lo spirito libertario dello scrivente. Purtroppo, a smorzare l’entusiasmo, sopraggiunge un’amara considerazione: in troppi casi, la disapplicazione non è la reazione all’assurdità (‘l’appello al cielo’ di lockiana memoria), ma il sopruso di una élite potente a scapito di qualcun altro.

Grazie alla segnalazione de La Repubblica degli Stagisti, siamo incappati in una vicenda ridicola, anzi triste. Circa 70 laureati in giurisprudenza svolgono attualmente – gratis et amore dei – la pratica forense presso le avvocature territoriali dell’Inps. Ai suddetti praticanti dovrebbero affiancarsene nei prossimi mesi altri 419, sulla base del ‘Bando per l’ammissione alla pratica forense presso l’avvocatura dell’Inps’ pubblicato dallo stesso Istituto il 25 ottobre scorso.

Orbene, il bando precisa che anche in futuro la pratica avverrà ‘a titolo gratuito senza oneri retributivi o contributivi a carico dell’Inps’. Ecco lo scandalo: la gratuità della pratica è in palese contraddizione con quanto previsto dal Codice deontologico forense, che all’articolo 26 dispone che l’avvocato riconosca al praticante ‘dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto’.

Nulla fa ritenere che gli enti pubblici siano sollevati dal rispetto dei principi deontologici: anzitutto, l’articolo 1 del Codice deontologico sottolinea che le norme deontologiche ‘si applicano a tutti gli avvocati e praticanti nella loro attività, nei loro reciproci rapporti e nei confronti dei terzi’, senza esclusione quindi per le avvocature degli enti pubblici; ancora, l’unica amministrazione il cui ordinamento contempla per legge la possibilità di compiere la pratica forense presso i suoi uffici – l’Avvocatura dello Stato – non fa riferimento ad eventuali obblighi di gratuità della pratica. Per la cronaca, neppure l’Avvocatura remunera i suoi praticanti.

Di tanto in tanto, per fortuna, qualcuno si ribella. Come riportato da La Repubblica degli Stagisti, nel maggio scorso alcuni praticanti presso l’Avvocatura Distrettuale INPS di Lecce hanno presentato all’Istituto una istanza di rimborso per le spese sostenute per lo svolgimento dell’attività e di compenso, proprio sulla base delle previsioni deontologiche. Nell’istanza i sei giovani fanno riferimento al fatto che, con delibera Inps di marzo 2010, alcuni di loro sarebbero stati addirittura abilitati al patrocinio legale: la cosa evidenzia come il loro apporto professionale sia considerato rilevante e ormai imprescindibile dall’ente.

A seguito dell’istanza i firmatari della richiesta sarebbero stati convocati da tal Francesco Miscioscia, direttore dell’ufficio Inps di Lecce, il quale avrebbe addotto a ragione della gratuità della pratica forense le limitate risorse economiche a disposizione dell’Istituto, accompagnando alle sue argomentazioni una laconica riflessione su quanto sia consueto in Italia non riconoscere alcun compenso ai praticanti. Così fan tutti, insomma, dicono all’Inps!

Ora, la violazione delle norme deontologiche forensi da parte di un’amministrazione pubblica contribuisce evidentemente a dequalificare il praticantato forense e a consolidare la convinzione – purtroppo così diffusa nel mondo dell’avvocatura privata – che la gratuità del praticantato sia prassi accettata e accettabile.

Noi di Libertiamo abbiamo in gran dispitto le gilde ordinistiche ed i bolsi privilegi di cui l’avvocatura italiana ritiene di dover godere, incluso lo sfruttamento dei praticanti. Consapevoli di quanto sia importante per l’Italia una riforma che doni al mercato del lavoro flessibilità, mobilità e meritocrazia, abbiamo un fastidio epidermico per ogni forma di sfruttamento compiuto all’ombra delle corporative e discriminatorie regole italiane per il lavoro dipendente e autonomo: che siano i sempre più diffusi stage gratuiti (una vera piaga sociale, ormai) e che sia la pratica gratuita. E se lo Stato ‘autorizza’ con le sue prassi i soprusi, il fastidio aumenta. E allora abbiamo chiesto ad Enzo Raisi, deputato di FLI, di interessarsi alla vicenda. Nel pomeriggio Raisi, durante il question time, illustrerà al ministro Sacconi una sua interrogazione parlamentare sul tema. Vedremo come e cosa risponderà il ministro: saremo prevenuti, ma abbiamo la sensazione che la replica governativa non ci soddisferà. Vuol dire che continueremo a farci sentire.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

7 Responses to “Così fan tutti: anche l’Inps non paga i praticanti avvocati, violando la deontologia”

  1. Parnaso scrive:

    Grazie dottor Falasca per questa informazione. La prego di tenrci aggiornati sugli sviluppi post question-time.
    Però Le ricordo che anche alcuni parlamentari nostri rappresentanti non pgano l’ingaggio ai loro assistenti. Generalizzando con una battuta: a volte lo Stato non riesce a fare da sè e per sè quello che pretende dai contribuenti. Stiamo, anzi siamo diventati un paesetto.

  2. Matteo scrive:

    La pratica di non retribuire i praticanti e’ la norma in ogni ordine/casta italiana, la soluzione? L’abolizione degli ordini! La restituzione delle professioni al mercato e la fine delle caste oligarchiche che ne ostacolano la crescita e il rinnovamento con l’introduzione delle nuove leve.

  3. Piercamillo Falasca scrive:

    Per la cronaca: Sacconi ha di fatto letto la risposta che gli hanno preparato dall’Inps, in cui rivendicano il ruolo altamente formativo del praticantato offerto. La qual cosa, per i dirigenti dell’ente di previdenza, farebbe quasi sorgere in capo ai praticanti un obbligo di ringraziamento… Esagero, ovviamente, ma il punto resta: Sacconi ha dato una risposta elusiva.
    Per la verità, a margine del question time Raisi ha scambiato qualche parola con Sacconi, il quale – off records- si é mostrato sorpreso per la vicenda, promettendo al deputato di FLI un futuro e piú specifico interessamento… Seguiremo la cosa.

  4. enzo51 scrive:

    Campa cavallo!! Se l’età e il percorso della mia esistenza non mi inganna mentre il “dottore studia l’ammalato muore”!

    La nostra è una strana civiltà “democratica”:le rendite di posizione non si toccano.

    E’ amaro constatare che ,mentre la mia generazione ha subito e sofferto il ’68,nulla è cambiato rispetto all’anciene regime;anzi,coloro che in piazza urlavano perchè tutto cambiasse,arrivati all’inserimento negli apparati che contano,difendono a spada tratta i loro privilegi acquisiti.

    Stranamente (o forse no)tutti coloro i quali appartenevano alla cosidetta prima repubblica, intruppati ormai negli apparati e negli enti protetti dagli attuali partiti sono i peggiori nemici del cambiamento tanto auspicato ma anche tanto combattuto.

  5. filipporiccio scrive:

    Be’ ormai è norma lavorare gratis, o addirittura pagare per lavorare, per i primi anni dell’esperienza lavorativa di un gran numero di persone. Non vedo lo scandalo. In fondo siamo mantenuti dalle pensioni dei nostri genitori, che loro hanno tanto lottato per avere, no?

  6. marika scrive:

    IO VORREI CAPIRE PERCHè I PRATICANTI DELL’INPS NON VENGONO PAGATI, QUELLI DELL’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO NON VENGONO PAGATI…MENTRE INVECE QUELLI DELL’AVVOCATURA DEL COMUNE DI ROMA INVECE SI !!!! EPPURE LE MANSIONI, I TITOLI,LE MODALITà DI ACCESSO ETC…SONO LE MEDESIME !!!!!! PERCHè I PRATICANTI DELL’AVVOCATURA DEL COMUNE DI ROMA VENGONO PAGATI? QUALCUNO ME LO SPIEGHI

  7. Francesca Esposito scrive:

    Vi comunico che ieri 30dicembre è uscito un articolo in merito alla pratica forense presso l’INPS sulla prima e terza pagina dell’International Herald Tribune (ma qui a Lecce si poteva acquistare solo oggi)…

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