Marchionne provoca una politica che si lascia provocare per non riformare

di LUCIO SCUDIERO – Ma come parla Marchionne? Canadese? Italiano? Economichese? O parla provocatorio? Di tutto, un po’, secondo me. Ma per lo meno quando parla lui le parole agiscono come il sale sulle ferite aperte del paese: bruciano. Tanto Sacconi fa la crocerossina da sempre, lui e Tremonti, che il paese regge, e l’occupazione pure.

Certo, nei decenni la Fiat ha beneficiato di tanti e tali sussidi di Stato che, a volerli enumerare, se ne lascia in strada certamente qualcuno. Ma non é questo il punto (e provo a dirlo anche a Gianfranco Fini, che all’ad di Fiat ha risposto con questo argomento).

Il fiume di denaro che lo Stato italiano ha riversato nelle casse della Fiat é figlio di un’epoca permeata di statalismo e keynesianesimo: la famiglia Agnelli ha preso, ma in cambio accettava ció che lo Stato le chiedeva di fare. E poi, quanti soldi dei contribuenti italiani sono finiti e continuano a finire in Eni, Enel, Finmeccanica, Alitalia, Tirrenia e compagnia sussidiando? Alitalia è stata fatta fallire a spese dei contribuenti, e sottolineo “contribuenti” evidenziando “è stata fatta”, pur di non allearla nella migliore delle alleanze possibili (con Klm) o di venderla agli invisi francesi di Air France.

Quando poi l’amministratore delegato della Fiat va in tivù a dire che ha evitato quell’epilogo portando la produzione delle auto in giro per il mondo, la politica dalla morale lunga e la memoria corta gli ricorda i soldi incassati nel corso della storia repubblicana. Come se si potesse essere “puri” da spesa pubblica in un Paese in cui lo Stato intermedia la metà del Pil.

Se nemmeno un euro dell’utile operativo atteso nel 2010 proviene dall’Italia, all’erario italiano vanno però i 245 milioni di imposte pagate da Fiat nel terzo trimestre di quest’anno. Imposte generate da una base imponibile in larga parte prodotta all’estero.

Ma non è il dato ragionieristico a interessare di più in questa vicenda, del chi ha dato quanto a chi. Anche perché se è vero che da quando guida il Lingotto la Fiat non ha ricevuto aiuti dallo Stato italiano, Marchionne è diventato maestro del forum shopping, bravissimo ad arbitrare i sussidi elargiti al comparto automobilistico in giro per il mondo.

Piuttosto è il contenuto politico delle sue affermazioni che avrebbe dovuto destare qualcosa in più del riflesso contabile-nazionalista nei nostri leader politici, Fini incluso. L’Italia è, ormai da anni, il buco nero della produttività del lavoro, l’unico paese del mondo sviluppato dove l’ipertrofia sindacale fa rima con la moderazione salariale, dove una minoranza di blocco ben organizzata basta a far saltare accordi conclusi dalla maggioranza dei lavoratori. E’ questa la sfida politica nel messaggio di Marchionne, che da solo, senza la spalla di uno straccio di sottosegretario, ha intrapreso a Pomigliano una difficile battaglia che serve alla Fiat nella stessa misura in cui serve all’Italia: legare i salari alla produttività, riscrivere le regole delle relazioni industriali. Cose che accadono in Germania, mica in Cina.

Come la ripresa economica, d’altronde, che accade in Germania, mica in Italia.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

22 Responses to “Marchionne provoca una politica che si lascia provocare per non riformare”

  1. Luca Di Risio scrive:

    bel pezzo. Tutto vero, anche che il governo italiano ha appoggiato la strategia di Pomigliano, ad onor del vero bisognerebbe riconoscerlo.

  2. Lucio Scudiero scrive:

    Grazie Luca. Ma mi raccontano di un Sacconi sulla scia di Fini ieri sera a Porta a Porta. E poi perdonami, se il Governo (non io, nè tu) appoggia Marchionne, vuol dire che ci mette del suo per fare le cose che servono, che riforma la contrattazione collettiva, che spinge sulla produttività del lavoro ecc. Non bastano i giochini di Sacconi e Bonanni a isolare la Cgil, se poi la Fiom continua ad avere il potere di bloccare gli accordi conclusi dalla maggioranza dei lavoratori.

  3. step scrive:

    Buon articolo, in gran parte condivisibile. Da integrarsi con un altro bell’articolo di Carlo Lottieri, sul “Il Giornale” di oggi (leggibile anche on line).

    C’è da dire che, a parte Sacconi, gli esponenti del PDL si sono espressi in modo più “liberista-competitivo” rispetto a Fini, soprattutto Capezzone.

  4. Lucio Scudiero scrive:

    Bè, ma Capezzone è imbattibile, si sa.

  5. Andrea Benetton scrive:

    Sono un sostenitore di FLI in cui tuttora spero di trovare un centrodestra liberale e credibile. Devo dire che le ultime uscite su Marchionne e sulla tassazione delle rendite mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Qualcuno di voi mi sa spiegare il perchè ci si è posizionati in questo modo su questi temi ? Per pescare in quale elettorato ? Vi ringrazio se riuscite ad illuminarmi.

  6. vittorio scrive:

    x andrea
    Mah io non sono un sostenitore di Fini. La mia opinione sulle ultime uscite di Fini è che siano le prove per un governo tecnico con la sinistra. Probabilmente Fini si rende conto che l’ipotesi governo tecnico diventa più improbabile più il tempo passa. Inoltre c’è il rischio che inizi la ripresa economica, cosa che beneficerebbe presumibilmente Berlusconi. Fini, Granata e Bocchino non vedono l’ora di fare il balzo finale. La tassazione del risparmio degli italiani inoltre fornirebbe le munizioni per la soppravvivenza del nuovo esecutivo che sarà con ogni probabilità all’insegna dell’assistenzialismo. Inoltre ci sono diversi indizi che il consenso per FLI proviene in buona parte dall’antiberlusconismo che votava a sinistra, specie per l’Idv e il PD. Quest’elettorato è un elettorato molto volatile. Probabilmente Fini spera di consolidarlo in qualche modo. Forse pensa di poterlo fare con un governo tecnico e un’impronta più di sinistra. Qualche giorno fa la Moroni aveva fatto un appello ai socialisti per trovare casa nel FLI. Guardate anch’io penso che il centro destra dovrebbe avere un’impronta più liberale e liberista. Un partito con questa impostazione potrebbe vivere nel cdx e rappresantare e portare avanti queste istanze. Ne beneficerebbero tutti in particolare la società italiana. Ma il FLI all’insegna di Bocchino, Fini e Granata non è un’ipotesi liberale credibile. Fini è affetto da ossessione antiberlusconiana e ormai è in preda ad un trasformismo irrefrenabile. Bocchino e Granata poi sono altri due che figurerebbero benissimo nel PD non certo in un partito liberale.

  7. Lucio Scudiero scrive:

    @VIttorio: perdonami, ma la tua analisi di scenario politico è irrealistica almeno quanto la ripresa economica che invochi. Un governo tecnico farebbe una o due cose, tra cui la legge elettorale. E l’ipotesi si dà solo se Berlusconi decide di autoribaltarsi.

  8. vittorio scrive:

    Il mio post precedente è solo la mia opinione non un analisi politica. Non pretendo che sia la realtà. Però io non sarei tanto sicuro che non ci sarà una ripresa economica. Neppure escluderei che l’ipotetico governo tecnico (se mai si realizzarà) non alzi le tasse per far fronte alle spese elettorali e non. I partiti della sinistra dicono che un governo tecnico dovrebbe fare la legge elettorale e far fronte alla situazione economica: leggi spesa pubblica e tasse. Quanto poi al discorso sulla responsabilità di far fallire l’attuale governo, francamente e dal mio punto di vista questa ricade su Fini. Quando Fini e Granata progettano di fare un emendamento per innalzare le tasse assieme ai voti dell’opposizione, a me sembra che la situazione sia totalmente insostenibile e non certo a causa di Berlusconi. Fra l’altro con la modifica della legge elettorale cosa si vorrebbe fare? Togliere il premio di maggioranza per tornare ad una situazione ancora più ingovernabile? Concordo che la situazione è assurda e paradossale. Ma questa è, imho.

  9. Lucio Scudiero scrive:

    La ripresa, se ci sarà, sarà all’insegna dello zero virgola, come da italica tradizione. Emendamenti che inaspriscono la pressione fiscale? Non essere naive, su. La pressione fiscale italiana è arrivata al 43 e passa per cento, toccando il suo massimo storico; abbiamo le tasse sul lavoro più alte d’Europa. Devo ricordarti chi ha governato di più negli ultimi quindici anni? Devo ricordarti la paternità della rivoluzione fiscale mai avvenuta in questo Paese? Quanto alla crisi politica, espellere il dissenso dal Pdl non mi è sembrata una mossa francamente lungimirante da parte di Berlusconi. Ma forse non capisco come va il mondo perchè vedo troppo poco Tg1.

  10. GIANCARLO scrive:

    Caro Lucio, non comprendo fino in fondo il tuo discorso. Vero che Berlusconi non ha fatto nessuna riforma liberale e, con ogni probabilità mai la farà, ma insistere sulla tassazione delle rendite è un argmento liberale? A me, francamente, sembra un argomento di Bertinotti. Penso che Fini si stia dimostrando sempre più, non a me che l’ho già inquadrato da tempo, uno dei soliti politicanti assistenzialisti che abbiamo imparato a conoscere da tempo. Non è stato lui negli anni passati ad opporsi ad ogni minimissimo tentativo del cdx di fare qualche microscopica riforma liberista?

  11. Euro Perozzi scrive:

    La verità è scomoda e fa paura non dirla e fingere è più facile.
    La sensazione guardando le reazioni più diffuse è proprio sconfortante: sembriamo proprio destinati al declino e all’obsolescenza. Al Nord Svizzera, Austria e Slovenia stanno richiamando le piccole e non tanto piccole aziende locali…. C’è troppa gente che pur sapendo le cose accetta di mentire e crede alle proprie frottole. Cechi e sordi perchè non vogliamo vedere e sentire. Forse è ora di gridargli in faccia la verità!

  12. Lapo scrive:

    Tutto vero. Però se non fosse stato per due sindacati, la UIL e la CISL, non si sarebbe fatta la riforma del modello contrattuale per legare i salari alla produttività e nemmeno il tanto decantato accordo di Pomigliano che fino al giorno dopo averlo firmato Marchionne non voleva fare. Forse ascoltando tutti quei suoi collaboratori che come ha ammesso da Fazio gli dicevano di andare via dal meridione e poi dal resto d’Italia.

    E’ ora che chi vuole informare gli italiani sui temi del lavoro si informasse per primo, non mi riferisco all’autore di questo articolo ma in generale ai troppi che – lodandola o criticandola – identificano la CGIL o addirittura la FIOM con il sindacato.

    Non è così.

  13. Lapo scrive:

    Sarebbe poi troppo facile addossare la colpa del buco nero della produttività ai sindacati o ai lavoratori.

    L’Italia è anche l’unico paese occidentale dove il 4% della forza lavoro vive, e alla grande, di politica. Cioè non lavora ma campa alle spalle degli altri.

    E’ l’unico paese occidentale le cui grandi imprese private più innovative fanno macchine e frigoriferi. Dove le altre grandi imprese fanno servizi, cioè nulla: servizi di telefonia, mobile e fissa, compravendita di energia o di progranmi televisivi. Dove avendo uno dei primi mercati europei di telefonini non si è mai trovato un imprenditore italiano che facesse cellulari. Dove gli informatici hanno o lo stesso contratto degli operai della FIAT, quello dei metalmeccanici, o quello dei call center. Dove Confidustria rifiuta da anni qualunque proposta dei sindacati anche di rivedere l’inquadramento. E cosi nel 2010 un programmatore junior ha la stessa qualifica e mansione, che so io di un tornitore….

    Dove se in un’azienda informatica parli, da sindacalista, di telelavoro i dirigenti aziendali si girano dall’altra parte. Dove l’unica formazione che si fa in azienda è spesso quella del fantacalcio!

    Dove sono tutti questi imprenditori lungimiranti soffocati dai sindacati “parassitari”? Io non ne vedo manco uno!

  14. vittorio scrive:

    Io sarò naive, caro Scudiero, ma tu mi sembri un po’ propagandistico. Negli ultimi quindici anni il cdx ha govenato per 5 anni + 2/3 anni. Nel periodo restante ha governato la snistra. Questa storia dei quindici anni all’insegna di Berlusconi è quel mantra che viene ripetuto dalla sinistra probabilmente per far dimenticare Prodi e Visco. Continuo a notare che i finiani ripetono ossessivamente tutto ciò che la sinistra propaganda. Persino il ritornello sulla tassazione delle rendite. Quanto alle tasse, che imposte avrebbe aumentato Tremonti in questa legislatura? A me pare che tutto sommato Tremonti stia facendo di tutto per non alzare le tasse. Sarebbe meglio se si tagliasse con decisione la spesa pubblica, questo certamente. Ma almeno Tremonti non le alza in termini assoluti. La sinistra invece ha detto più e più volte cosa avrebbe fatto: avrebbe alzato le tasse per “stimolare” l’economia. E Fini? Fini propone di alzare le tasse sul risparmio delle famiglie per finanziare la spesa pubblica. Beh, caro mio, direi proprio che allora viva Tremonti e a lungo anche. Il problema fiscale ed economico dell’Italia non ha origine con Berlusconi, ma con l’ingresso nel sistema monetario dell’euro. Il cambio dell’euro va benissimo alla Germania, ma sta strozzando i paesi come l’Italia, la Grecia e la Spagna. L’Italia ha rinunciato alla sovranità monetaria e in cambio ha ottenuto interessi sul debito più bassi. Invece che utilizzare questi soldi per ridurre il debito, si è scelto di alimentare l’assistenzialismo. Mentre il Belgio che era messo peggio dell’Italia oggi ha un rapporto debito/pil molto confortevole, l’Italia è rimasta disastrata e senza più la sovranità monetaria. Fini sarebbe la risposta ai problemi dell’Italia? Assolutamente no. Fini è la vecchia politica assistenzialista che ritroviamo in D’alema e che ci ha portato a questo pantano. Non è un caso che Fini appaia come lo specchio di D’alema. Sono praticamente la stessa cosa. L’Italia può uscire dalla sua situazione con politiche autenticamente liberiste. Non certo con la proposta di Fini, applaudita dalla sinistra, di aumentare le tasse per coprire le spese. Poi francamente io non guardo nè il tg1, nè il tg3. Mi piace mangiare in santa pace. E quanto a come gira il mondo, di sicuro non me lo faccio dire da uno che crede (spero con non troppa convinzione) che Fini sia un liberista e un liberale.

  15. Lucio Scudiero scrive:

    E’ evidente che la capacità propagandistica di questo governo è pari alla creduloneria dell’opinione pubblica nel recepirne le scemenze. Io non ho mai detto, nè pensato ( e dal tono dell’articolo credo si evinca) che Fini è o sarà mai un liberista. Il fatto che non lo sia è la ragione per cui certe “idiozie” mainstream tipo la tassazione delle rendite finanziarie (non se ne farà nulla, non si preoccupi) le perdono più facilmente a lui che ad altri. Quanto alla leva monetaria, non sono un economista, ma ringrazio Iddio che Giulio nostro non abbia pure quella a disposizione. Se lo immagina a giocare coi cambi con la crisi che corre? Un disastro. Io avevo sei anni, lei forse qualcuno in più, ma nel ’92 uscimmo indenni da un attacco speculativo alla lira solo grazie all’ingresso in Europa. L’euro ci ha protetti da intemperie nel corso di questi anni, e lei ha ben ricordato come il risparmio sugli interessi passivi non si sia tradotto in abbattimento dello stock di debito. Anche qui, di chi sono le maggiori responsabilità? Del centro sinistra, che ha governato 5 anni su 15, o di un sedicente premier liberista che ha governato per 10? E per quanti lustri ancora voi cantori del purismo liberale siete disposti a sopportare il rinvio della ormai leggendaria riforma del fisco? Quanto ci vuole, diamine? Nel 1981, a pochi mesi dal suo insediamento, Ronald Reagan regalò agli States un taglio di aliquote fiscali che sarebbe valso una crescita economica ininterrotta per dieci anni a partire dall’83. Nei primi mesi, mica nei primi 15 anni. La saluto cordialmente, e ricordi che io sto a Fini come lei sta a Libertiamo, con riserva e spirito critico.

  16. vittorio scrive:

    Non è che nel ’92 fossi molto partecipe della situazione economica e grazie a Dio non sono neppure io un economista. Ma se non ricordo male la crisi di allora avvenne proprio perchè la lira era in un sistema di cambio fisso con la moneta europea virtuale di allora. Già allora questo avrebbe dovuto far riflettere che abbandonare la sovranità monetaria poteva essere molto rischioso. Se oggi avessimo ancora questa leva, la nostra moneta si svaluterebbe e potremmo rilanciare l’economia. Faccio un esempio. Alcuni anni fa c’è stata la crisi asiatica in cui alcuni paesi come la Corea videro deflussi di capitali dalle loro economie. Questi paesi svalutarono le loro monete; le loro economie si riattivarono dando fiato ai conti pubblici e facendo tornare la fiducia. E poco dopo anche le monete ripresero forza. Il cambio è una variabile importante che tende a riequilibrare situazioni problematiche spesso causate dall’inefficienza dei governi. Oggi non abbiamo più questa valvola di sfogo che aveva accompagnato la crescita economica italiana nei decenni precedenti. Chi ci ha guadagnato dall’euro? La Germania che ha un cambio più basso di quello che dovrebbe avere. Chi ci ha rimesso? Paesi come l’Italia che si trova con un cambio più forte. Un’opinione simile mi è capitata di leggerla qualche mese fa sul wall street journal e non mi pare che sia lunare. E’ vero però che l’opinione mainstream degli italiani sull’euro è che sia stato un bene perchè ha evitato delle presunte crisi. Questa secondo me è pura mitologia. La realtà è che l’euro provocherà prima o poi una crisi se non tagliamo la spesa pubblica e riportiamo il debito ad un livello più ragionevole. Ma l’euro è stata una fregatura totale per noi: e la virtuale stagnazione italiani degli ultimi venti anni sta lì a testimoniarlo. E un’altra cosa: sarà che non so contare ma negli ultimi quindici anni mi risulta che il centro destra ha governato per la metà del tempo. Per l’altra metà circa ha governato la sinistra. E la decisione di entrare nel sistema monetario europeo non è certo attribuibile al centro destra.
    Oggi se si vuole rimanere all’interno dell’euro sarebbe opportuno che la politica riducesse la spesa pubblica e recuperasse l’evasione fiscale. Il risultato di queste azioni è da valutare se destinarlo in che misura alla riduzione delle aliquote o alla riduzione del debito. La riduzione delle aliquote comunque non può che essere successiva al recupero di gettito e al taglio di spesa, vista la situazione. Ronald Reagan non aveva rinunciato alla sovranità monetaria e non aveva una montagna di debito in termini relativi. Con Ronald Reagan il dollaro andò ai minimi termini per stimolare l’economia americana.

  17. credo sia un errore concettuale ricordare le tasse pagate dalla fiat allo Stato italiano.
    infatte le tasse sono un obbligo.
    dovrebbero essere versate con o senza gli aiuti di Stati da parte dell’azienda .
    invece gli aiuti di Stato alla Fiat sono un ladrocinio legalizzato di soldi pubblici.
    ora la Fiat deve pagare la contropartita di quel dato , anche il libero mercato lo si fa con regole eguali concordate precedentemente e non dopo aver versato soldi.
    cosa diresti se prima ti facessi pagare svariati soldi per aprirti uno studio da avvocato e poi sancissi che i nuovi non pagano (mentre tu hai versato e ti sei indebitato?).
    non credo neanche che la colpa della crisi italiana sia imputabile ai sindacati prioritarimanete.
    pensio più che manchino strutture di medio-lungo respiro nel nostro Paese.
    nel caso della FIAT è indizio che Marchionne parla di modificare la contrattualistica del lavoro e di ricerca di finanziamenti statali all’estero invece di nuovi modelli di auto.
    nell’ Italia in generale, la mancanza di una politica di infrastrutture( da noi mancava persino il piano energetico nazionale!! le Regioni facevano da se!!) e di grandi imprese capaci di grossi investimenti.

  18. GIANCARLO scrive:

    Caro Lucio Scudiero non mi è piaciuta la sua uscita dove ha paragonato chi ha criticato Fini a dei creduloni imboniti dalla propaganda governativa. Mi sembra che state scivolando oramai definitivamente verso l’antiberlusconismo becero di Travaglio e del Fatto Quotidiano. Bene, buon viaggio coi nuovi compagni!

  19. Pietro scrive:

    Bell’articolo, stiamo sulla stessa lunghezza d’onda, per chi volesse leggerlo, anche io ho scritto un post sul blog della mia associazione, molto simile, vi linko l’indirizzo..http://puntofuturo.wordpress.com/2010/10/27/numeri-contro-opinioni/

    Continuate così

  20. Lucio Scudiero scrive:

    Cerco di rispondere brevemente a tutti.
    @Vittorio: l’euro non mi pare così popolare in giro per l’Italia ed è certo che ci ha evitato il default, proprio perchè l’Europa ha sottratto parti crescenti di sovranità agli Stati membri. E meno sovranità ha la politica italiana sul paese, meglio è per tutti. Così la vedo. Sul fatto che quella europea non sia “un’area monetaria ottimale” ho letto qualcosa. I problemi sono: economie nazionali disomogenee e scarsa mobilità della forza lavoro nel mercato intracomunitario, il che ci differenzia dalla federazione USA, nella quale convivono 50 Stati con una sola moneta. Non condivido in nulla la tua “ricetta fiscale” (prima recuperare il gettito, poi tagliare le aliquote). Io sarei per tagliare prima la spesa pubblica in modo deciso (a proposito, visto l’UK?) e contestualmente le tasse.
    @Giancarlo: prima di lanciarti in certe fini categorizzazioni ti consiglio di leggere la nostra posizione sullo scudo e sulla giustizia in generale. Poi magari ne riparliamo, e giochiano a chi è più garantista.
    @Pietro: grazie, continuiamo così.

  21. Lucio Scudiero scrive:

    @maschile individuale: ho ricordato le tasse pagate perchè mi sembrano un ottimo argomento nei confronti di quanti piangono ogni volta che un’azienda delocalizza. Marchionne è a capo della Fiat dal 2004, e non mi risulta che lui abbia beneficiato di sussidi diretti all’azienda. Tutti quelli che Fiat ha ricevuto nel corso degli ultimi 50 anni sono stati ripagati facendo ciò che lo Stato italiano le chiedeva. Oggi che il circolo vizioso è spezzato, ciascuno facesse quel che gli pare. Se Fiat vuole andarsene, per me è libera di farlo. Se il Governo italiano vuole tenersela (e con lei attrarre anche altri investitori) cominciasse a fare cose serie, tipo (ripeto alla nausea) tagliare le tasse, stabilizzare il contesto regolamentare, farsi da parte sempre di più.

  22. vittorio scrive:

    Non ho detto che l’euro è popolare. L’euro è anzi ampiamente impopolare per altri ben noti motivi. Quello che io ho detto è che sia opinione diffusa quella che ripeti anche tu: che l’euro cioè ci abbia evitato un default. Ma questa idea non ha basi reali. Un paese che abbia il proprio debito espresso nella valuta nazionale e che abbia la sovranità monetaria NON può assolutamente andare in default. Basta far lavorare le stampatrici della zecca. L’italia prima di entrare in un regime di cambio fisso con l’ecu era nella condizione da me descritta. Aveva la sovranità monetaria e aveva il debito espresso in lire. Con l’uso dell’ecu l’Italia entrò in regime di cambio fisso (o semirigido, diciamo). E da qui iniziarono i problemi come la crisi del 92 (92?, non mi ricordo, comunque quella di ciampi, soros e via dicendo). Rinunciando alla sovranità monetaria abbiamo rinunciato al cambio e alla politica monetaria cose che potevano offrire (e che avevano offerto nei decenni precedenti) una valvola di sfogo per l’inefficienza della politica. Risultato della nostra rinuncia e dell’autolegarci le mani? Da vent’anni siamo in stagnazione e non riusciamo neppure a ridurre il debito.
    Sull’ultimo punto per me va bene ridurre la spesa e tagliare le tasse. Ma i tagli di spesa devono essere reali non aleatori. Se così è, se cioè i tagli danno risparmi certi allora siamo nel quadro da me indicato in cui si antepone il recupero del gettito al taglio delle tasse (o alla riduzione del debito). Fare politiche più avventurose può avere un certo fascino, ma può costare parecchio nella situazione in cui siamo, imho. Ripeto: Reagan non aveva un debito come quello italiano e disponeva della leva monetaria.
    A dire la verità personalmente comincio a pensare che visto come vanno le cose non sarebbe del tutto un male un default dell’Italia e una sua uscita dall’euro. Forse sarebbe l’unico vero modo per restituire agli italiani il controllo del proprio futuro.

Trackbacks/Pingbacks