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Il negazionismo non si nega per legge, ma con la testimonianza

– Nonostante il consenso unanime di tutte le forze politiche, la proposta di legge per introdurre il “reato di negazionismo” non riesce proprio a convincermi. Anzi, più ci penso e più mi sembra un clamoroso errore, e penso che sia il caso di dirlo con chiarezza, proprio mentre la maggior parte degli esponenti politici e dei mezzi di comunicazione evita di manifestare dissenso per non incorrere nel rischio di essere in qualche modo accomunati, di fronte all’opinione pubblica, con i negazionisti stessi.

La proposta è stata lanciata dal presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, e prende le mosse da un timore più che fondato: mentre il negazionismo della Shoah prende piede, si diffonde come un cancro attraverso il mondo islamico (come pseudo fondamento culturale per legittimare la distruzione di Israele) e, purtroppo, anche attraverso il mondo accademico italiano ed europeo, i protagonisti di quel periodo, i sopravvissuti, coloro che da sempre sono stati considerati dei monumenti e delle testimonianze viventi dell’orrore nazista sono sempre meno. Il tempo passa, e sono pochi ormai quelli che hanno la forza fisica di raccontare, molti non ci sono più.

Per questo motivo si ha la sensazione che si stia attraversando un momento duro e cruciale: di qui in avanti la memoria della Shoah non sarà più il racconto vivo di esperienze vissute sulla propria carne. Essa dovrà essere appresa e insegnata. E dovrà confrontarsi con quelle ipotesi, fasulle dal punto di vista storiografico oltre che aberranti, che pretenderebbero di ridimensionare la portata se non di negare la realtà stessa dell’Olocausto. E’ la paura che d’ora in poi, in assenza di testimoni in carne ed ossa, qualsiasi idiozia acquisti pari dignità con la verità storica ad ispirare questa proposta.

Ci sono però alcuni problemi, di ordine pratico e di ordine morale, che la rendono sbagliata: in primo luogo, trasformare uno storico da quattro soldi in un criminale gli darà un’inattesa e immeritata visibilità, molto più remunerativa di qualsiasi sanzione fosse costretto a pagare. Anzi, l’iter giudiziario a cui sarebbe sottoposto sarebbe il regalo più grande che potrebbe attendersi: trasformare un idiota in un martire conferirebbe immediatamente dignità (almeno da un punto di vista mediatico – che poi sarebbe il pericolo maggiore) alle sue tesi.

In secondo luogo, mi piacerebbe sapere entro quali limiti un’ipotesi storiografica dovrebbe essere considerata illegale e, soprattutto, chi sarà delegato a definire tali limiti. Non è un problema da poco. Come ha detto lo storico Sergio Luzzatto su un web magazine di cultura ebraica:

Distinguere il vero dal falso nella storia è cosa indispensabile, ma meno facile di quanto sembri. Ad esempio: possiamo facilmente concordare sulla verità dell’affermazione secondo cui la terribile “notte dei cristalli”, in cui vennero distrutti decine di templi e migliaia di negozi di proprietà degli ebrei, fu quella del 9-10 novembre 1938. Ma se qualcuno sostenesse che “le politiche nazionalsocialiste di quegli anni ebbero un impatto fortemente positivo sull’economia tedesca, prostrata dagli effetti della crisi del 1929” sarebbe forse un’affermazione falsa? Oppure diventerebbe falsa soltanto l’estrapolazione successiva, “Hitler fu un genio dell’economia“? È evidentemente “assurdo instaurare criteri giuridico-legali per distinguere il vero dal falso nella storia”.

Per questo resta ancora valido l’appello sottoscritto il 23 gennaio del 2007 dai più autorevoli storici italiani contro un decreto legge proposto dall’allora ministro della giustizia Mastella che andava nella stessa direzione.

Infine, una legge ispirata a un principio del genere, al di là e nonostante le buone intenzioni, creerebbe inevitabilmente un precedente che potrebbe avere esiti mostruosi ed imprevedibili: combattere la nostalgia verso un sistema totalitario con metodi che, nella sostanza, appartengono ai sistemi totalitari e non alle società libere ci indirizzerebbe automaticamente nella stessa direzione. Non è un pericolo tanto remoto. Vale la pena ricordare che in Olanda un esponente politico tutt’altro che impopolare, Geert Wilders è sotto processo per aver espresso delle idee che, secondo una legge di quel paese, inciterebbero all’odio religioso.

Un’idea non è necessariamente valida se vi si riconosce la maggioranza dei cittadini di una nazione, e il fatto che la maggioranza dei cittadini di una nazione vi si riconosce non conferisce al governo il diritto di difenderla attraverso la legge. Bisogna ricordare che durante il nazismo l’idea che gli ebrei fossero un male da estirpare con ogni mezzo dalla società tedesca era accettata dalla maggioranza dei cittadini, che infatti hanno portato Hitler al potere attraverso elezioni democratiche.

Sarebbe bene che gli esponenti politici che si sono affrettati a dare il loro sostegno a questa proposta di legge ricordassero che la memoria della Shoah va tenuta viva quotidianamente, e che l’origine e la ragion d’essere della moderna unità europea scaturisce proprio dalle ceneri dei campi di sterminio, molto più che dalle polemiche sui crocifissi e sulle moschee. Eppure, come avevamo segnalato in passato, gli atti che, profanando la memoria dell’Olocausto, offendono le radici stesse del nostro vivere civile vengono per lo più ignorati dalla stessa politica e dagli stessi mezzi di informazione.

Il pericolo vero, al quale nessuna legge-scorciatoia può porre rimedio, è quello di un’Italia e di un’Europa che lasciano la difesa della memoria della Shoah al solo popolo ebraico. Il pericolo di un continente che assolve sé stesso e che, con leggi del genere, libera i suoi cittadini dall’onere individuale della memoria. E che, con leggi del genere, potrebbe riavviarsi placidamente lungo i sentieri più bui della sua stessa storia.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

3 Responses to “Il negazionismo non si nega per legge, ma con la testimonianza”

  1. Patrizia Tosini scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con l’autore: non si vietano le idee – per assurde e fantasiosamente criminali che siano, come il negazionismo – per legge. Ed il pericolo di trasformare i negazionisti, sin qui ritenuti dei pazzoidi, con un credito molto limitato, in “eroi” e “vittime” del complotto giudaico-massonico il passo è breve…

  2. quoto l’articolo. molto ben detto.

  3. GIANCARLO scrive:

    Dovrebbe essere evidente, per tutti coloro che si definiscono liberali, opporsi con forza a tutte le repressioni del pensiero. Il negazionismo è una bufala gigantesca. Smascheriamolo per quello che è. Evitiamo di trasmormare dei mistificatori e dei pazzi, in martiri della libertà di pensiero.

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