di CARMELO PALMA – Abbiamo atteso inutilmente che il Ministro Alfano e i più solerti garantisti del PdL insorgessero per il “processo mediatico” che le reti private e pubbliche, berlusconiane per interposto parente o per interposto direttore generale, stanno celebrando ai presunti assassini della povera Sarah Scazzi. Che denunciassero scandalizzati i plastici, le sceneggiature e le scenografie di questa tragedia prostituita alla pubblicità e all’indignazione da talk show. Che condannassero il collegamento diretto tra i verbali della procura e i palinsesti dell’informazione e lo scandalismo giustizialista della piazza, che esige la “condanna” e non la “giustizia”. Gliene aveva pure offerto l’occasione la Sciarelli, sulla rete nemica Rai3, con un’edizione un po’ sfortunata e un po’ sciagurata di “Chi l’ha visto”, in cui aveva annunciato impacciata alla madre di Sarah che era stato ritrovato il cadavere della figlia. Invece niente. Abbiamo aspettato invano. Garantisti non pervenuti.

Ieri, mentre la riforma della giustizia infiammava la discussione politica, e il PdL ne ribadiva l’inderogabile priorità (fino allo stop del Quirinale sullo scudo costituzionale, che meriterà un discorso a parte), si continuavano a trasmettere – virtuosamente recitati o professionalmente riferiti – i verbali dell’interrogatorio dell'”assassino nazionale” Michele Misseri. E tutto abbiamo saputo delle telefonate, degli sms, dei sussurri e delle grida della vittima e dei presunti carnefici, dei testimoni e dei presunti complici. Non ci è stato risparmiato nulla del repertorio del giornalismo pappone, che inzuppa i servizi nel subconscio più lurido dei suoi telespettatori. Tutto materiale, che, come insegnerebbe Ghedini, dovrebbe in gran parte ancora giacere nei cassetti della Procura di Taranto.

Qualche mese fa, i “garantisti” del PdL iscrivevano d’ufficio al partito giustizialista quanti – tra cui, modestamente, noi – osteggiavano una legge che avrebbe voluto impedire di raccontare il contenuto delle inchieste giudiziarie fino all’udienza preliminare. Era evidente che una così palese violazione della libertà dell’informazione sarebbe stata anche un’inutile barriera alla circolazione delle notizie. Eppure, ad alcuni non appariva abbastanza intransigente, ma persino connivente con la “gogna mediatica”, la posizione di chi riteneva non si potesse abolire la cronaca giudiziaria, ma si dovesse, realisticamente, punire davvero e non per finta la riproduzione parziale di intercettazioni e verbali, cioè la fiction giornalistica del processo giudiziario.

Ora questi “puristi” del garantismo sono latitanti. Si sono distratti. Si svegliano solo quando la gogna riguarda la cerchia stretta del premier, e nel caso Scazzi non c’è pericolo. Tocca ad altri difendere gli imputati normali, come tocca ad altri difendere dall’accusa degli Spatuzza gli indagati per mafia, quanti gli indagati o i “mascariati” non si chiamano Berlusconi e Dell’Utri.