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Ballo viennese a Palazzo Venezia, o del cortocircuito della tradizione

  – Il 16 ottobre scorso, a Roma, si è tenuto il Gran Ballo Viennese delle Debuttanti: un valzer, organizzato dall’Ambasciata d’Austria in Italia e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in cui danarose fanciulle biancovestite danzano con aitanti giovani sotto gli sguardi benevoli di personaggi del calibro di Patrizia De Blanck o Massimo Giletti.

Il ballo viene presentato con queste parole, che, punteggiatura inclusa, citiamo letteralmente dal sito:
“Il modo migliore per far rivivere i valori propri di una splendida tradizione è renderli attuali, farli scoprire nel loro significato più profondo anche a chi nella concitazione della nostra società, sembra trascurarli o peggio, sembra averli dimenticati.”
Si sa, la ‘Tradizione’ piace a tutti, fa fino e non impegna, tanto più se, come ci viene assicurato in questa pagina, è “splendida”. I ‘Valori’, poi, i Veri Valori, chi potrebbe astenersi dall’apprezzarli? Giusto noi, nichilisti radical-chic senza rispetto.

Vale la pena, però, spendere, dato che stiamo parlando di tradizione e valori, due parole sulla location scelta quest’anno per l’evento, ossia Palazzo Venezia. Sì, proprio l’ex ambasciata d’Austria in Italia, che smise d’essere tale nel 1916, mentre la Prima Guerra Mondiale vedeva i due Paesi schierati su fronti opposti. Proprio il palazzo che contiene la statua raffigurante l’irredentista Fabio Filzi, nato in Istria, impiccato in quello stesso 1916 per diserzione dall’esercito austro-ungarico, insieme al più noto Cesare Battisti, poiché aveva scelto di arruolarsi e combattere nell’esercito italiano, contro l’Austria.

Nessuno che si sia chiesto come mai la via che porta a Palazzo Venezia sia intitolata a Cesare Battisti. Nessuno che si sia soffermato a leggere la lapide del bollettino della vittoria (sull’Austria)  firmato Diaz. Nessuno che si sia domandato chi mai rappresenti quella statua nel cortile del palazzo, ormai corrosa dal tempo e mai ripulita, e nessuno che abbia tirato un sospiro di sollievo perché nessun maligno spiritello irredentista l’ha fatta cadere azzoppando qualche valoroso ballerino.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che, al giorno d’oggi, le istanze dell’irredentismo sono anacronistiche, superate dai tempi; non si dovrebbe però dimenticare, ignorare o (per amor di catering) fingere di ignorare che, se bisogna tracciare una mappa completa di ciò che ha formato ed unito la nostra nazione, non si può passare solo tra radici cristiane, famiglia tradizionale, fiumi sacri e battaglie di Lepanto, ma è necessario anche ricordare gli uomini morti per aver voluto considerare l’Italia la loro patria fino alla fine.

Ecco, ministro Bondi, su Dio e Famiglia, per non farla troppo lunga, diciamo che ci siamo, la tradizione è onorata, i Veri Valori sono in primo piano; per il resto, però, anche in vista del Centocinquantesimo Anniversario dell’Unità d’Italia, ci permettiamo di suggerire la (ri)lettura di un modesto manuale di storia. Alla voce “Patria”.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

One Response to “Ballo viennese a Palazzo Venezia, o del cortocircuito della tradizione”

  1. Patrizia Tosini scrive:

    Brava Marianna, sempre acuta e puntuale ! Ma qui la storia non la sa più proprio nessuno (e neanche la geografia) …

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