– di PIERCAMILLO FALASCA – Potevamo credere che Futuro e Libertà godesse troppo a lungo dei vantaggi della ‘bolla speculativa’ dell’anti-berlusconismo? E’ questo ciò che desideravamo, candidarci a far la destra fantoccio del fronte travaglian-dipietrista? O è piuttosto preferibile che, sulla vicenda del Lodo Alfano, Fli abbia deluso qualcuno, ma convinto molti che l’offerta politica del movimento non è una fantomatica riproposizione in salsa destrorsa dell’anti-berlusconismo, ma un autentico tentativo di modernizzazione politica? E’ il ‘dopo’ che ci interessa, e non lo possiamo certo sacrificare per il gusto di qualche applauso in più.

Chi ha seguito il discorso di Fini a Mirabello, e chi non lo ha fatto può tranquillamente leggerne il testo,sa che il voto espresso da Futuro e Libertà sul Lodo Alfano non differisce di un millimetro da quanto in quell’occasione il presidente della Camera aveva annunciato: sì al lodo Alfano costituzionale – e le ragioni di questa scelta le ha ben descritte Carmelo Palma su questo sito – no a qualsiasi tentativo pasticciato di frapporre le regolette ghedinesche tra il Cavaliere e i processi a suo carico, o addirittura tra i suoi scagnozzi e le loro eventuali responsabilità penali.

Futuro e Libertà – per limitarci al tema della giustizia – nasce per superare il berlusconismo di tardo impero, quello che ha distorto, fino quasi ad annacquarli, i principi di garantismo e di separazione tra poteri. Ma non nasce per unirsi al Terrore che del Cavaliere (e magari, dopo di lui, di qualcun altro, perché così van le cose) non vorrebbe solo la sconfitta, ma la testa! All’opinione pubblica Fli deve saper offrire una visione ‘laica’ del rapporto tra politica e giustizia: Cesare, prima che sua moglie, sia e appaia integerrimo; ma mai un giudice pensi di interferire nella dinamica democratica. Il lodo Alfano costituzionale è una sospensione dei processi e dei termini di prescrizione per il periodo del mandato, protegge la stabilità delle istituzioni congelando temporaneamente le eventuali vicende processuali del capo dello Stato e del capo del governo, senza concedere alcun vantaggio giudiziario ai due cittadini italiani che ricoprono tali cariche . Ragioniamo etsi Berlusconi non daretur: il principio di questo nuovo Lodo Alfano costituzionale è accettabile, forse addirittura auspicabile, per il ‘dopo’.

Una considerazione, infine, sui mal di pancia interni a Fli. A leggere ieri gli editoriali di Flavia Perina sul Secolo d’Italia e di Filippo Rossi su Ffwebmagazine, o a discutere del tema in giro per la Rete con il mondo dei sostenitori di Fli, si percepisce un senso di disagio. E’ comprensibile ed è certo meglio – come scrive appunto Perina – di quella “aria di caserma che si è respirata per un bel pezzo” nel PdL. Di più, l’afflato legalitario è sano e va coltivato: quella nauseante pretesa di impunità del codazzo allargato di Berlusconi impone a Futuro e Libertà un atteggiamento severo (nel caso riguardante l’ex ministro Pietro Lunardi, per dirne una); è auspicabile alzare la voce sul tema del conflitto (anzi, dei tanti conflitti) d’interesse e della corruzione politico-burocratica, magari aprendo una campagna di trasparenza e legalità che metta luce sulle troppe commistioni tra politica e affari a livello locale e nazionale; nella costruzione del partito c’è da stare molto attenti a chi verrà ‘imbarcato’. Ma la bolla doveva scoppiare, cari amici, prima che fosse troppo tardi: noi siamo quelli del ‘dopo’, non ci limitiamo a fare gli ‘anti’.