Ma chi è oggi il “fattore della novità”?

– di BENEDETTO DELLA VEDOVA, da Il Secolo d’Italia del 20 ottobre 2010 – Ernesto Galli della Loggia sul Corriere ha scritto il de profundis del PdL, addebitando la responsabilità del decesso a un Silvio Berlusconi incapace, anche per un difetto di cultura politica, a rinunciare ad una visione padronale e puramente “funzionale” del partito, fino a cancellarne la sostanza politica. E’ una critica consonante con quelle che da tempo gli sono state rivolte, prima dall’interno e poi dall’esterno del PdL, da quanti – Fini in testa – Berlusconi ha poi sgombrato sbrigativamente dalle fila del “partito unico” del centro-destra, rendendolo ancora meno partito e comunque non più “unico”.

Tuttavia, la liquidazione politica del PdL, nell’analisi di Galli della Loggia convive con una paradossale difesa del berlusconismo (che alla crisi del PdL dovrebbe stare come la causa sta all’effetto): meglio la “fangosa novità politica” rappresentata dal Cavaliere – sostiene lo storico – che l’alternativa costituita “dall’ultimo segretario del partito neofascista”. Non è ovviamente rilevante il fatto che chi scrive, essendo di parte (di più, della partita finiana), non sia d’accordo con Galli della Loggia sull’argomento in questione. Ciò che contesto all’editorialista del Corriere non è il giudizio finale, ma la sua argomentazione. Il PdL è nato il 28 marzo 2009, un anno e mezzo fa. Noi ne siamo stati spinti energicamente fuori senza troppi convenevoli nel luglio scorso proprio perché Fini poneva questioni non così dissimili da quelle poste oggi da Galli della Loggia.

Ci si obietta: “C’è stato forse un momento in cui il PdL è stato un partito vero? E Forza Italia era forse un partito vero, secondo Fini?”. Insomma, ci siamo forse accorti solo ora di cosa Berlusconi intenda per “partito”, “politica”, “legalità”, “regole”? All’osservatore le cose erano chiare e l’esito scontato, pare di capire. A nessuno di noi, credo, sfuggivano i dati di partenza, eppure abbiamo scommesso sul possibile (che il PdL diventasse quel grande partito di cui tutti, a partire da Galli della Loggia, avvertono l’urgenza) contro il probabile (la continuazione del berlusconismo, esattamente come lo avevamo conosciuto, con altro nome).

Abbiamo perso la scommessa? Evidentemente sì. Non siamo i primi, del resto, visto il proliferare di aggregazioni politiche che dal 1992  (a partire dalla Lista “Si, Referendum” di cui fu protagonista anche lo stesso Galli della Loggia) si sono succedute per dare all’Italia un contenitore e una piattaforma liberaldemocratica “normale”. Che poi questi tentativi siano stati fino ad oggi vani o parziali e la rappresentanza di quella politica moderata, che in Europa è rimasta appannaggio delle grandi forze liberal-conservatrici, sia passata dalle mani anomale di Berlusconi e oggi in parte transitata in quelle, altrettanto anomale, dell’ex segretario dell’MSI (il cui approdo alla visione repubblicana e liberal-democratica della destra italiana, però, non può certo essere oggi messo in discussione) non è a ben guardare né una responsabilità del primo, né del secondo, ma della drammatica inadeguatezza delle classi politiche e dirigenti liberali.

Il PdL era inoltre assai più di questo: non era solo il progetto di un partito liberale, ma il primo (anzi il secondo, dopo il Pd) esperimento di partito maggioritario. Non dovevamo farlo? No, abbiamo fatto benissimo a fare questo tentativo! E lo abbiamo fatto, ciascuno al proprio livello, con convinzione, animati da senso della misura, ma anche dalla speranza che il carisma del leader Berlusconi non fosse ostacolo ad una sana competizione interna di idee di personalità, in grado di dare un futuro al PdL.

Basta ritornare al discorso tenuto da Fini al congresso fondativo del partito: lì c’era la volontà inequivocabile di superare  al più presto il sistema delle quote (il famoso 70/30) e dei “patti di sindacato”, per aprire una discussione franca e spregiudicata, anche da posizioni chiaramente minoritarie e neppure coincidenti con quelle della vecchia AN. Quello che accaduto dopo, fino alla dichiarazione dell’ufficio di presidenza del PdL sulla “assoluta incompatibilità” di Fini e delle sue proposte con il partito, è cronaca recente, su cui tutti si sono fatti un’idea, giusta o sbagliata che sia.

Ma oggi, nel 2010, a sedici anni dalla discesa in campo di Berlusconi e dalle frasi incriminate di Fini sul ventennio, né il premier né il presidente della Camera sono quelli di allora. Sono andati avanti o indietro, a seconda dei punti di vista. Difendere il Berlusconi di oggi contro il Fini di ieri è a dir poco capzioso, perché significa non riconoscere e rispettare – nel bene e nel male – né le scelte dell’uno né quelle dell’altro. Per me la novità di Berlusconi non è mai stata “fangosa”. Ma oggi non è più una novità. Fini non è nuovo, ma, piaccia o no, rappresenta oggi la novità per il centrodestra italiano del futuro. La competizione è aperta.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

9 Responses to “Ma chi è oggi il “fattore della novità”?”

  1. bagnascus scrive:

    Mi spiace caro BDV con l’articolo di Galli della Loggia il vostro tentativo di accreditarvi presso la borghesia del nord ha avuto uno stop tanto imprevisto quanto autorevole..Se deve cambiare cavallo la borghesia non punterà certo su di voi..

  2. leibnizio scrive:

    dite che siete diversi dal pdl,allora perche fate quello che dice il pdl? non approvate il lodo alfano.

  3. lorenzo scrive:

    La borghesia del nord cosi’ come i liberali (ricordo recente articolo di Ostellino che piu’ o meno su Fini concludeva nello stesso modo) ci dovrebbero indicare qual e’ l’alternativa.
    Per me il PDL non e’ mai stato credibile come partito liberale di massa. FLI lo e’ se non altro proprio perche’ ad una persona come Benedetto e’ stata data una certa visibilita’. I liberali, in Forza Italia prima e nel PDL poi, siamo bene che fine hanno fatto e per dare spazio a chi.

  4. inutile scrive:

    Credo che ormai sia sotto gli occhi di tutti che il FLI non ha un ideale politico, è solo un bel contenitore per personaggi in cerca di notorietà. Non può dire cose diverse dal PDL perchè la pensano uguale su quasi tutto, non può metersi insieme a Casini e Rutelli perchè hanno molte diversità. Ecco che nasce un ectoplasma senza programma, penso sia l’unico partito che nasce senza un programma. Già su pochi deputati si vedono le differenze, non si parla solo di Falchi o Colombe, ma già ci sono le correnti che FINI diceva iporcritamente di non volere nel FLI (ma che voleva fare nel PDL).
    L’esempio è la corrente socialista nata e formata all’interno del FLI dalla Moroni. Caro, Della Vedova, un giorno ci spiegherai tutte queste battaglie liberali del FLI, spero di leggere presto proposte di legge che colpiscano per esempio l’assistenzialismo nel meridione ecc ecc. Auguri.

  5. bagnascus scrive:

    per un movimento liberista e libertario proporre l’aumento delle tasse sulle rendite per finanziare una riforma dello stato è proprio un bell’approdo ! Complimenti !

  6. inutile scrive:

    Già! Immagino che questa posizione sia stata prima discussa e condivisa con tutti i rappresentanti, giusto Della Vedova?
    Non penso che Fini dice le cose senza che prima tutto il suo partito l’abbia discussa e approvata (era questa l’accusa che si faceva a Berlusconi), dai come mai per tanti anni ti sei battuto in un partito contro quest’aumento e ora fai questa capovolta a 180°.
    Non so come sarà il futuro del FLI, ho solo una certezza, che Della Vedova non aumenterà i voti dei Liberali da portare a Fini.

  7. erasmus scrive:

    bisogna abbandonare definitivamente questi pseudoliberisti vendutisi al subdolo Fini solo pwe acquistare visibilità ..

  8. andrea scrive:

    La prima proposta politica concreta di Fini: aumento della tassazione sulle “rendite” per regolarizzare i precari dell’università.
    Con quale coraggio chiederete di votare per uno così ad un liberale?

  9. GIANCARLO scrive:

    Berlusconi era male e lo avete lasciato o siete stati espulsi (non è importante) e su questo possiamo anche essere d’accordo, anzi siamo d’accordo. E Fini? Nella sua prima uscita in materia fiscale propone di alzare l’imposta sulle rendite per mantenere il carrozzone dell’Università italiana. Ergo, se Berlusconi era male, Fini che cos’è?

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