Lo scudo costituzionale per Berlusconi ha un solo difetto. Arriva tardi – AUDIO

di CARMELO PALMA – Nel rapporto tra Berlusconi e la giustizia non c’è nulla di normale. E’ un rapporto in cui ciascuna delle parti riesce a dare il peggio e a dissolvere il meglio delle proprie ragioni, in un corpo a corpo istituzionalmente lacerante, che ha accompagnato quindici anni di storia italiana.

Così per un pezzo di Italia Berlusconi è comunque colpevole e per un altro innocente: in entrambi i casi, a prescindere dall’esito di processi che, finché il Cavaliere rimarrà politicamente in sella, non persuaderanno nessuno del contrario, ma, a seconda delle pronunce, dell’ “evidente” pregiudizio colpevolista o innocentista dei giudici chiamati a decidere delle sorti dell’imputato Berlusconi. Non ci voleva molto a capire che la strategia giudiziaria non avrebbe abbattuto Berlusconi, ma disarmato la sinistra, che – da Tangentopoli in poi – ha venduto l’anima e prestato le braccia all’Anm, col risultato di affidare la “politica della giustizia” agli accusatori e agli avvocati di Berlusconi, sia dentro che fuori dalle aule parlamentari.

Non ci voleva, inoltre, molto a comprendere che questa caccia all’uomo avrebbe regalato a Berlusconi un credito garantista, che il premier ha per tre lustri millantato e mai meritato. Non solo prima, in piena Tangentopoli, cavalcando con i suoi Tg l’onda del giustizialismo di piazza, e di fatto intruppandosi nell’esercito dei “Forza Tonino” (a cui non a caso offrì subito un dicastero). Ma anche dopo, in piena era berlusconiana, non solo rinunciando, fino ad oggi, a riformare davvero la giustizia, ma lasciando che le sue “destre” interne – La Lega, ma anche AN –  spandessero a piene mani, nella legislazione e nella politica, il veleno giustizialista e i suoi avvocati arrangiassero di volta in volta una “riforma” dettata dalle sue emergenze processuali.

Lo scudo costituzionale che prevede la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato e che ieri ha avuto il primo passaggio parlamentare ha un solo vero difetto. Arriva con quindici anni di ritardo. Non è in sé “abnorme”, nè “scandaloso” in termini costituzionali, a meno di non ritenere che fosse altrettanto eversiva la formulazione originaria dell’articolo 68 della Costituzione, che stabiliva che nessun parlamentare potesse essere sottoposto a procedimento penale, né tratto in arresto o mantenuto in stato di detenzione, anche a seguito di sentenza definitiva, senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza.

La norma approvata ieri dalla Commissione Affari costituzionali del Senato si limita a stabilire una sospensione non automatica dei processi per le alte cariche dello Stato (deve essere richiesta dall’interessato e autorizzata da una deliberazione parlamentare). Si tratta di una misura simile alle forme di tutela giudiziaria per i capi di stato o di governo che alcuni paesi adottano e altri escludono, ma per cui non si dividono, né distinguono le democrazie dalle autocrazie.

Hanno uno scudo analogo non Putin e Gheddafi, che non ne hanno evidentemente bisogno, ma Merkel e Sarkozy (e prima di lui il plurinquisito Chirac).  Il nuovo Lodo Alfano ha inoltre il pregio di essere effettivamente “referendabile”. Una legge ordinaria è protetta dal quorum, una riforma costituzionale no. Chi vuole continuare la “guerra al tiranno” per via giudiziaria si accomodi.

Di seguito, audio integrale dell’intervista di Radio Radicale a Benedetto Della Vedova, in cui si chiarisce la posizione di FLI sull’argomento.
Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “Lo scudo costituzionale per Berlusconi ha un solo difetto. Arriva tardi – AUDIO”

  1. Analisi lucida e condivisibile, mi piace molto. Avrei aggiunto che quindici anni fa tale legge sarebbe approdata in un parlamento non viziato, nella sua composizione, da una legge elettorale che di fatto lo rende un’organo costituzionale asservito, e non indipendente, dal presidente dell’esecutivo: oggi il “non automatismo” sarebbe velleitario.

  2. Vincenzo scrive:

    Nell’articolo si continua a sostenere la vulgata di una Magistratura strumento dei politici di sinistra, perlatro dimenticando che le inchieste sul premier sono iniziate ben prima della sua discesa in campo. Analogamente non si tiene conto che certe indagini non erano e non sono focalizzate su una persona ma su una serie di persone, di varia appartenenza sociale, politica ed economica, specie da Tangentopoli in poi. Si continua a voler far credere, anche grazie a questo superficiale quanto tendenzioso articolo, che la maggior parte dei magistrati non sono ligi alla Legge ed allo Stato, ma sarebbero condizionati fino al punto di tradire entrambi pur di perseguitare l’indiziato di turno. Su che si basa, nella sostanza provata, una teoria del genere ? Sul nulla. Dunque, prima di sparare certe cazzate, occorrerebbe quantomeno documentarsi.

  3. Camelot scrive:

    Non mi è chiara una cosa. Lo si può usare per più di una legislatura, o per una soltanto? Perché forse questo è il punto nodale della questione.

  4. giuseppe naimo scrive:

    Caro Carmelo, sai quanto ti stimo, ma stavolta non sono d’accordo, anche per la parzialità nell’esposizione: le critiche, molto forti, si sono appuntate (a mio avviso, comprensibilmente) sulla retroattività dello scudo, alla quale nel tuo articolo non si accenna. Il fatto che venga assunto in ritardo, come tu ritieni, non comporta che si debba dire “scusate il ritardo”.
    Concordo sulla “referendabilità”: immagino tu possa ipotizzare quale sarebbe il mio voto.

  5. Carmelo Palma scrive:

    Caro Peppe, io non sono un giurista, a tua differenza (e tu sai quanto, anche come giurista, io ti stimi) quindi non mi avventuro – nè volevo, nel pezzo, avventurarmi – in disquisizioni tecniche che non sono in grado di padroneggiare.
    Però – anche con il Lodo Alfano fatto per via ordinaria, e bocciato dalla Consulta – la questione dello “scudo” non mi è mai sembrata essere, come nel caso del c.d. processo breve, quella della retroattività di una norma processuale e della sua insotenibilità giuridica e politica.
    Che lo “scudo” non potesse che valere per tutti i processi è sempre stato pacifico, sia per chi lo sosteneva, sia per chi lo avversava.
    D’altra parte a me sembrerebbe insensato uno scudo che impedisse di processare un premier per un reato grave (che so…? diciamo tentato uxoricidio…?;-))) commesso durante il mandato e lo mandasse a processo per un abuso edilizio compiuto un mese prima dell’assunzione della carica. Da questo punto di vista secondo me regge l’analogia con la “vecchia” immunità parlamentare.
    O lo scudo è una prerogativa legata alla carica, che nasce e cessa con essa, oppure non è.

  6. antonio scrive:

    Domanda: Al Capone era un bandito o una vittima di una persecuzione giudiziaria ?
    Posso aggiungere un ricordo personale. Negli anni 80 svolgevo la mia attività di consulente bancario a Milano, a 100 metri da Piazza del Duomo. Fu allora che sentii parlare per la prima volta di Berlusconi e tutti erano concordi nel giudizio sull’uomo e sulle modalità del suo arricchimento. Leggendo questo articolo ne devo dedurre che i miei interlocutori (drettori di banca ed ispettori della Banca d’Italia) erano tutti dei comunisti impegnati in un’azione di sputtanamento preventivo per l’uomo che 10 anni dopo sarebbe sceso in politica. Veramente diabolici questi “comunisti” !

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