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La Costituzione non è un dogma. La Rai e la legge elettorale neppure

– Il  riposo forzato del Presidente del Consiglio non ci ha comunque privato della letizia delle sue dichiarazioni. Tra le tante, in una in particolare ha ribadito il concetto che la Costituzione non è un dogma e che anzi sia da cambiare, in alcune sue parti almeno. Scontate le reazioni e il consueto baillame polemico. Ma in linea di principio il premier ha ragione: la Costituzione non è un dogma.
Ne è testimonianza la cosiddetta “manutenzione costituzionale” che caratterizza alcune esperienze nazionali nelle quali si assiste ad una frequente e puntuale revisione del testo costituzionale – ad esempio in Germania dove nei primi 55 anni la costituzione è stata revisionata ben 52 volte. Né al riguardo pare assumere particolare rilevanza la sostanziale immutabilità degli ordinamenti costituzionali di Common Law, in virtù del differente ruolo che vi esercita la giurisprudenza – vero motore propulsore di quel tipo di ordinamento giuridico.

Il nostro approccio riformatore, come noto, è stato molto differente: 14 leggi di revisione costituzionale – di cui ben 5 nella sola XIII Legislatura – e 9 altre leggi costituzionali in 62 anni di vita costituzionale. È questa timidezza che ha comportato quella ‘distanza’ tra la costituzione formale e quella materiale di cui ci si lamenta ormai sovente.

Il premier poi ha ragione anche sul piano effettuale. Almeno nel suo disegno istituzionale la Costituzione ha infatti un chiaro bisogno di essere aggiornata: abbiamo ancora un sistema bicamerale perfetto. Siamo  davvero sicuri di potercelo permettere? E in nome di quale ‘superiore’ principio costituzionale?
Le esternazioni ‘riformatrici’ del Premier oltretutto non tradiscano affatto un fastidio per gli elementi limitativi del proprio potere. La palese insofferenza mostrata verso tutti gli organi o istituzioni di controllo può semmai essere derubricata a semplice dato caratteriale. D’altronde, la concezione moderna e costituzionale della sovranità deve essere ritenuta ormai patrimonio comune di tutte le forze politiche.

Ma è proprio la particolare sensibilità sempre mostrata per il tema della sovranità popolare da parte del Presidente Berlusconi a suscitare interesse, poiché pare potersi cogliere uno iato tra il dichiarato e il voluto. Infatti, “il popolo può definirsi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico giuridico del termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni o restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come di interesse pubblico” (Corte  di Cassazione – III sez. civile sentenza 6 maggio – 9 luglio 2010, n. 16236).

Allora, paradossalmente, il principale cantore della sovranità popolare sembra esserne anche il più pericoloso imbonitore, come evidenziano le cronache estive ed il pesante condizionamento platealmente esercitato sulla televisione pubblica.

In conclusione, se è vero che la Costituzione non è un dogma, lo sono però i suoi valori e principi fondamentali tra cui, appunto, quello che la sovranità appartiene al popolo, che ha pertanto il sostanziale diritto di formare liberamente la propria sovrana volontà e di poterla esprimere. Sono questi profili problematici a dettare le vere emergenze costituzionali: l’assetto realmente pluralista del mondo dell’informazione – leggasi privatizzazione della Rai e conflitto di interessi – e la legge elettorale – leggasi ridare al cittadino il potere di eleggere i suoi rappresentanti.


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

2 Responses to “La Costituzione non è un dogma. La Rai e la legge elettorale neppure”

  1. serena sileoni scrive:

    Se la riforma deve essere pastrocchiata come l’ultima entrata in vigore (quella sul regionalismo) mi terrei stretta l’attuale versione…
    Certo, ha ragione l’Autore che la Costituzione andrebbe rivista in alcune parti, pensate per un assetto economico (tipicamente agrario) e politico (proporzionale) non più attuali. Da quest’ultimo punto di vista, penso soprattutto alle maggioranze rinforzate, più che al bicameralismo.
    Ma credo che, prima della Costituzione, ci sono ben altri livelli (politici e legislativi, nonché culturali) su cui intervenire, senza i quali ogni modifica al testo costituzionale sarebbe una perdita di tempo. Giustamente l’Autore ne cita un paio cruciali, anche se non sono sicura che le minacce alla sovranità popolare nel nostro paese passino davvero dalle proprietà sulle telecomunicazioni….

  2. Sveglia, ragazzi! scrive:

    Anche la presenza di Berlusconi ai vertici dell Stato Italiano non è un dogma, ma di questo sembrano accorgersene solo all’estero dove si fanno un sacco di grasse risate di noi italiani che ci balocchiamo con frasi senza senso come “La palese insofferenza mostrata verso tutti gli organi o istituzioni di controllo può semmai essere derubricata a semplice dato caratteriale.” come se stessimo parlando di un bambino capriccioso che vuole rompere i suoi giocattoli.
    Sveglia!!

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