– Un equivoco attraversa il mondo politico italiano. Si ritiene davvero che Beppe Grillo sia un attore politico quando, invece, è un attore comico – e non in senso dispregiativo.

I suoi interventi dal palco non sono comizi, ma semplicemente spettacoli. Lo sono nei tempi comici, nei ritmi teatrali, nelle pause, nella pubblicità, nelle reazioni del pubblico, nella scenografie e nelle musiche. Anche l’intonazione predicatoria e “sputtanante” è la stessa che lo ha connotato fin dai suoi esordi. Ora in parte ha mutato copione e incattivito il repertorio, ma non ha cambiato genere.

Tutto negli interventi e nelle sortite di Grillo, nelle raccolte delle firme andate al macero e nel raduno di Cesena, nei Vaffa-day e nelle piazze fisiche e telematiche, che frequenta ed infiamma, ha una funzione spettacolare. Anzi, il fine è lo spettacolo stesso. E’ tutto un grande spettacolo. Non si tratta, però, di una politica che si fa spettacolo, ma di una vera e propria produzione indipendente che, invece di scegliere il palcoscenico di Broadway, preferisce quello della politica italiana e della tv.

Grillo appartiene allo showbiz e allo spettacolo comico, non al “teatrino della politica”, e non perché faccia una politica più seria; solo perché fa, molto seriamente e con ottimo successo, un’altra cosa. Tutto è rappresentazione scenica e, quindi, ogni battuta o racconto ha una sua “verità”, ma non una realtà o una prospettiva politica. Quella costruita da Grillo è una messa in scena che travalica i classici luoghi dell’allestimento teatrale e, anzi, utilizza anche l’anomalia di spazi diversi, impropri, meta- teatrali, ma sempre e comunque spettacolari, cioè in funzione dello spettacolo.

Grillo è il rappresentante di un genere di anti-politica che affonda le sue radici, forse, nella nobile tradizione delle atellane e dei fescennini. Per chi non lo ricordasse, è utile rammentare che i fescennini furono un’antica forma di arte drammatica, che va fatta risalire ai tempi dei Romani. Probabilmente, sono di derivazione etrusca. Infatti, i fescennini non ebbero mai una vera e propria evoluzione teatrale, ma contribuirono alla nascita di una drammaturgia latina assai importante. Le atellane, invece, furono un genere di commedia, anche comica, originariamente in dialetto osco, già in uso dal IV secolo a.C. Questa forma primitiva di spettacolo teatrale, giocoso e pieno di facezie, come ci racconta anche lo storico Tito Livio, fu importato a Roma nel 391 a.C. e ha avuto origine nella zona di Afragola e Aversa.

Ecco perché l’attore comico Beppe Grillo si sottrae ai contraddittori pubblici, ai confronti televisivi, ai faccia a faccia politici. Perché non si tratta di politica, ma di un nobilissimo e divertente o, addirittura, geniale spettacolo. Ma sempre di spettacolo si tratta. Infatti, ogni intervento o “comizio” di Grillo è anti-politico: recita una parte, deride la politica, fa satira. Insomma, castigat ridendo mores, direbbero i latini.