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Putin sarà ‘un amico’, ma la Russia no. E’ un vicino scomodo e gioca un’altra partita

– La recente visita privata del Presidente del Consiglio al Primo Ministro russo Vladimir Putin ci pone di fronte a un interrogativo preciso, dalla risposta non facile: cos’è oggi la Russia?

Secondo l’indice di democrazia calcolato dalla Economist Intelligence Unit (il centro studi della prestigiosa rivista inglese The Economist, i cui lavori sono da sempre apprezzati per valore e contenuto), spalmato in un punteggio da zero a dieci su cinque categorie generali, ovvero il processo elettorale e il pluralismo, le libertà civili, il funzionamento del governo e il livello di partecipazione e di cultura politica, la Russia si è classificata al 106° posto (punteggio, 4,48) su 167 paesi del mondo. Sta in una zona denominata dei “ regimi ibridi “, dove meglio di lei fanno la Cambogia, l’Etiopia e l’Uganda, qualche posizione prima di Haiti e dell’Iraq però.


I paesi a regime ibrido occupano le posizioni dall’88° al 115° posto, dopo inizia la lunga e sconcertante serie dei paesi a regime autoritario, che si conclude con la Corea del Nord in fondo alla lista (con 0,86). Per la cronaca, prima tra i paese a piena democrazia è la Svezia (9,88), mentre l’Italia è al 29° posto (7,98), con il non simpatico primato di essere la prima del secondo gruppo, quello dei paesi a democrazia “ difettosa” (flawed).

Ancora, la Russia con i suoi 14.000 dollari si colloca al 76° al mondo posto per reddito pro capite, in compagnia di paesi come Cile, Messico, Malesia, mentre l’Italia fa decisamente meglio coi suoi 31.200 dollari, occupando il 37° posto.
Dunque la Russia è un paese ricchissimo di materie prime, la cui popolazione, però, non se la passa tanto bene (tranne una nuova elite di super miliardari) e, quel che più preoccupa, ancora lontano dal raggiungere quei livelli minimi di democrazia dai quali, anzi, pare allontanarsi sempre di più.

In un settore, però, la Russia primeggia, quello delle armi nucleari. Su circa 22.000 testate nucleari presenti nel mondo (capaci di distruggerlo 25 volte), circa 10.000 appartengono alla sola ex Unione Sovietica, quasi quanto gli Stati Uniti che ne possiede circa 10.500.
Se questo è il quadro, torniamo all’interrogativo di partenza: cos’è oggi la Russia?

Usando parole misurate si potrebbe rispondere che la Russia è un paese governato da un’oligarchia, la quale, praticamente, è costituita dalla stessa classe dirigente e dallo stesso apparato che si trovò a gestire il crollo del comunismo una ventina di anni orsono, con qualche innesto nuovo per evidenti ragioni di anagrafe. E’ un paese dove occorre fare i conti con una diffusa corruzione (a proposito, è al 145° posto al mondo su 180 paesi), dove difficilmente si potrà trovare un potere giudiziario che bilanci ed equilibri lo strapotere esecutivo e che rappresenta una realtà considerata a forte rischio per eventuali investimenti stranieri.

Usando parole meno misurate si potrebbe rispondere che la Russia è un paese dove regna un’economia para-mafiosa, la cui classe dirigente esercita il potere fuori da ogni controllo, senza disdegnare “colpi bassi” ai propri avversari.

In sostanza, secondo i punti di vista tradizionali non è un gran paese e, soprattutto, non è un paese in cui la democrazia ha saputo attecchire e crescere analogamente a quanto accaduto in altri paesi europei ex comunisti. In un certo senso è più facile capire cosa sia la Cina che non la Russia.

Come cittadini della nazione considerata la culla del diritto non ci dispiacerebbe se, ogni tanto, assieme alle ovvie cautele dovute alle ragioni di stato, qualcuno dei nostri governanti ricordasse ai colleghi di Mosca che la promozione e la tutela dei diritti civili sono un bene fondamentale da perseguire sempre ad ogni costo.

Si potrebbe obiettare che la Russia, prima coi regimi zaristi e poi con quelli comunisti, non ha mai conosciuto la democrazia, la quale, quindi, resta un obiettivo difficile da raggiungere.
E’ vero, ma è anche vero che il mondo è cambiato e la globalizzazione dovrebbe essere per la Russia un fattore di spinta, non di isolamento ulteriore. La cosiddetta transizione russa non sembra portare da nessuna parte, ma al contrario stabilizzare un sistema oligarchico, in cui possono cambiare i giocatori, ma non il gioco.

La Russia è difficile da capire e ancora più difficile da “ trattare ”, visto che i suoi interessi, anche dal punto di vista economico, riflettono quelli di una ristretta cerchia di privilegiati, giammai della popolazione, né tanto meno di un’economia libera e avanzata.

Attenzione però, i fragili equilibri fino ad oggi raggiunti potrebbero non reggere più, se il potere del Cremlino cadesse in mano a personaggi tentati dalle facili avventure.
Una cosa, tuttavia, è certa. In questo contesto e con questi rischi non sembra che l’unica superpotenza rimasta abbia bisogno di mediatori per trattare con Mosca; lo fa già direttamente, con una doverosa cautela che dura fin dai tempi del telefono rosso di Kennedy. Si sa, con certi contesti delicati è meglio confrontarsi direttamente per evitare pericolosi fraintendimenti.


Autore: Francesco Valsecchi

Nato a Roma da famiglia valtellinese nel 1964, avvocato, docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, è stato, tra i vari incarichi, componente della Commissione di studio per la riforma del processo civile e consigliere di amministrazione di Poste Italiane S.p.A. e di ENEL S.p.A.. Ha scritto “Il popolo della Lega" (Marietti 1820) e “Poste Italiane, una sfida fra tradizione e innovazione" (Sperling & Kupfer).

6 Responses to “Putin sarà ‘un amico’, ma la Russia no. E’ un vicino scomodo e gioca un’altra partita”

  1. massimo scrive:

    LA Russia e” molto piu vicina come cultura, tradizioni e modo di pensare all’ Europa di quanto lo siano gli Stati Uniti.
    Ed usando un approccio meno bastao sui pregiudizi e sulla propaganda di oltreoceano sarebbe facile comprendere che per l’Europa e’ molto piu facile e redditizio trovare intese con la Russia che con i declinanti Stati Uniti. Ovviamente di la dall’oceano vedono come fumo negli occhi una tale intesa e faranno di tutto per contrastarla.

  2. Maurizio scrive:

    Quoto @ massimo, senza contare che una (vera) Europa con la Russia potrebbe tenere testa a chiunque ed il potere Usa, già scricchiolante, sarebbe notevolmente limitato.
    Quanto al deficit di democrazia e libertà, ricordiamoci che il paese viene storicamente da regimi autoritari (prima zarismo poi comunismo), occorre tempo e dialogo, non demonizzazione.
    E tantomeno di una ‘americanizzione’ forzata.

  3. questa e’ l’ultima cosa k pensavo di vedere su un blog radicale, liberale, liberista e libertario….commentatori che patteggiano per la Russia e guardano con sospetto gli USA….roba d’altro mondo

  4. Maurizio scrive:

    Scusi @ Flavio Ciabattoni, ma che intendeva con patteggiano, intendeva forse parteggiano?
    Poi in un blog liberale, liberista e libertario dovrebbe esserci spazio anche per le opinioni non allineate, altrimenti che dove sarebbe la libertà d’espressione.
    Ultima nota di carattere squisitamente linguistico, a me risulta l’espressione ‘roba dell’altro mondo’.
    Va bene essere liberale, liberista e libertario e pure radicale ma a massacrare la nostra lingua ci pensa già l’onorevole Di Pietro.
    Se poi si vuole replicare sul merito delle affermazioni io sono a disposizione.

  5. russia in europa….occorre tempo e dialogo, non demonizzazione….cos’e’ questo se non patteggiare?
    sulle tue affermazioni….niente da dire, mi lasciano solo triste

  6. ah no scusa qui siamo all’accademia della crusca…
    ” mi lasciano un velo di tristezza”….piu’ corretto

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