di SIMONA BONFANTE – Al governo comanda Tremonti. Nel Pdl non comanda nessuno. O meglio, una pluralità di Nessuno. Berlusconi è nudo, è solo. E saperlo così – senza scettro, senza regno – alla mercé di un tributarista valtellinese così antropologicamente anti-berlusconiano – beh, che pena!
Ma se l’è voluta lui, Silvio. Perché in questa sua terza rénaissance politico-governativa – diciamolo – il vecchio caro Silvio non ne ha azzeccata una.

E il patto d’acciaio con la Lega. E il partito-non-partito. E l’erinni rosso-chiomata e i suoi mini-cavalieri delle libertà. E la sarapalin dei (tea)party al Billionaire. E l’agenda ad personam. E i Fini da finire. E le Marcegaglia da paraculare. E il popolo da irretire – contro l’evidenza, contro i fatti.
E mentre la corte lo lusingava, e diceva sissignore, e tutti gli sghiribizzi gli concedeva, ed all’odio feroce lo aizzava, e la realtà gli parodiava, lui – Silvio – perdeva il potere, pezzo dopo pezzo. Gli raccontavano che aveva i numeri, e invece i numeri non li aveva. Gli dicevano che il penalista di famiglia lo avrebbe tirato fuori dai guai e invece i guai, se possibile, il recordman della giurisprudenza incostituzionale li ha persino aggravati. Gli dicevano che il governo aveva fatto questo e aveva fatto quello e invece il ‘questo’ e il ‘quello’ erano buste vergognosamente vuote. E lo sapevano tutti, Silvio, che erano vuote.

Del Pdl, ad esempio, che vogliamo pensare?
Che mentre i cuochi ti rosolavano l’ex-co-fondatore, inebriandoti dell’odore di sangue spadellato, i maître selezionavano le riserve pregiate della cantina politica che tu stesso, Silvio, avevi contribuito a riempire, per mescerlo al bicchiere di chi ti succederà.
Troppo facile, caro Silvio, dar la colpa al partito, quando la colpa semmai è tua. Perché sei tu che il Pdl lo hai voluto così: Popolo da ammansire con la tua spiazzante anarchia dittatoriale. Lo hai voluto de-strutturato, de-politicizzato, de-intellettualizzato. Ne hai fatto un covo di ex, senza costrutto né prospettiva né influenza cultural-decisionale. Cos’è, che vuole, per chi/cosa si batte ‘sto Pdl?

Verdinizzavi il tuo, Silvio, ma intanto pascevi i partiti (e il potere) altrui, e sbeffeggiavi chi – con lungimiranza – dava corpo alla tua eterea intuizione nobilitando invece coloro che – i triumviri e le loro appendici – di quella creatura avevano intanto fatto polpette.

Silvio caro, ti sei fatto del male da solo. E oggi che in casa Pdl vengono giù le pareti e il tetto fa acqua e gli spifferi – uff – dappertutto, beh si scopre che a ridurla così sono stati i tuoi più caparbi compagni di baldoria che tu stesso aizzavi e motivavi a fare di più, più casino, più teatro.

Caro Silvio, ma chi ti aspetti ti seguirà alla prossima tornata? Chi ha apprezzato la musica propagandistico-governativa suonata sin qui, sceglierà chi quello spartito l’ha scritto e diretto, cioè la Lega. E chi invece col Pdl avrebbe voluto intonare una sonorità ambiziosamente innovativa? Beh, vedrà l’espatrio in terre politicamente più feconde come l’opzione più democraticamente sensata.