– Martedì 12 ottobre si è conclusa a Milano l’European Liberty Conference, una due giorni su temi d’interesse mondiale quali il riscaldamento globale, la crisi economico-finanziaria e i problemi delle democrazie avanzate, visti in un’ottica autenticamente liberale. Ospite d’onore della prima giornata, il professor Antonio Martino.

L’ex Ministro della Difesa, con una brillante padronanza dell’inglese, ha rivolto pesanti accuse alla politica, a suo parere responsabile principale della crisi economica tutt’ora in atto. Sotto accusa sono finite l’amministrazione Clinton e quella Obama, l’Euro, il sistema di regolamentazione del mercato strutturato dall’UE e, in ultima analisi, l’intervento dello Stato nell’economia. Per la tessera n.2 di Forza Italia la via d’uscita è una sola, la stessa di sempre: il libero mercato.

Un vero liberale, si dirà. In effetti, se l’eco del pensiero economico di Milton Friedman è evidente, una dissonanza altrettanto palese spezza l’armonia liberista dell’intervento di Martino. Si tratta delle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che qualche giorno fa, al termine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale, non ha perso l’occasione per scagliare i propri strali contro i banchieri e la finanza, a suo dire tra i principali responsabili del tracollo economico che sta ancora sconquassando il globo.

I distinguo del professor Martino non si sono però fermati qui. Durante la cena dell’European Liberty Conference, gentilmente offerta da Tea Party Italia, l’onorevole siciliano ha ricordato, con lucidità e commozione, i passaggi di un’importante battaglia liberale sostenuta anni prima a Torino, allora sotto le insegne del Partito Liberale Italiano, per la riduzione della pressione fiscale. Per Martino, è stata l’occasione giusta per rispolverare alcuni degli storici cavalli di battaglia di Forza Italia – o perlomeno della Forza Italia immaginata dall’ex Ministro degli Esteri.

Anzitutto, l’introduzione di un’aliquota unica e l’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio. Poi l’abolizione degli enti superflui (su tutti, le comunità montane) e l’impossibilità di mantenere nello stesso momento due sovrastrutture: le Regioni e le Province.

A questo punto è però necessario porsi delle domande. Se per Martino sono l’azione dei governi e la mano dello Stato a causare i cortocircuiti dell’economia, in che misura il Governo italiano è responsabile del tracollo del nostro paese? Se, dal ’94 ad oggi, il centro-destra ha governato l’Italia per circa otto anni, come mai nessuno dei punti programmatici di FI, promossi proprio da Antonio Martino nell’atto fondativo del partito, è stato attuato?

Il centro-destra ha delle pesanti responsabilità di cui, prima o poi, dovrà rendere conto ai cittadini italiani. Troppe promesse sono state disattese, e non bastano gli accorati inviti di Martino ad un atto di lealtà del PdL verso il proprio elettorato a quietare la delusione dei liberali “duri e puri”.

Se le posizioni liberali si confondono o spariscono fra le voci “eterogenee” del PdL, sovrastate dal colbertismo monocorde di Tremonti, c’è da chiedersi quale centro-destra abbia visto e veda, da quindici anni, Antonio Martino. Probabilmente un miraggio, un sogno infranto di cui, per sentimentalismo e nostalgia, si fa fatica a liberarsi.