Antonio Martino e il centrodestra che non c’è

– Martedì 12 ottobre si è conclusa a Milano l’European Liberty Conference, una due giorni su temi d’interesse mondiale quali il riscaldamento globale, la crisi economico-finanziaria e i problemi delle democrazie avanzate, visti in un’ottica autenticamente liberale. Ospite d’onore della prima giornata, il professor Antonio Martino.

L’ex Ministro della Difesa, con una brillante padronanza dell’inglese, ha rivolto pesanti accuse alla politica, a suo parere responsabile principale della crisi economica tutt’ora in atto. Sotto accusa sono finite l’amministrazione Clinton e quella Obama, l’Euro, il sistema di regolamentazione del mercato strutturato dall’UE e, in ultima analisi, l’intervento dello Stato nell’economia. Per la tessera n.2 di Forza Italia la via d’uscita è una sola, la stessa di sempre: il libero mercato.

Un vero liberale, si dirà. In effetti, se l’eco del pensiero economico di Milton Friedman è evidente, una dissonanza altrettanto palese spezza l’armonia liberista dell’intervento di Martino. Si tratta delle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che qualche giorno fa, al termine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale, non ha perso l’occasione per scagliare i propri strali contro i banchieri e la finanza, a suo dire tra i principali responsabili del tracollo economico che sta ancora sconquassando il globo.

I distinguo del professor Martino non si sono però fermati qui. Durante la cena dell’European Liberty Conference, gentilmente offerta da Tea Party Italia, l’onorevole siciliano ha ricordato, con lucidità e commozione, i passaggi di un’importante battaglia liberale sostenuta anni prima a Torino, allora sotto le insegne del Partito Liberale Italiano, per la riduzione della pressione fiscale. Per Martino, è stata l’occasione giusta per rispolverare alcuni degli storici cavalli di battaglia di Forza Italia – o perlomeno della Forza Italia immaginata dall’ex Ministro degli Esteri.

Anzitutto, l’introduzione di un’aliquota unica e l’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio. Poi l’abolizione degli enti superflui (su tutti, le comunità montane) e l’impossibilità di mantenere nello stesso momento due sovrastrutture: le Regioni e le Province.

A questo punto è però necessario porsi delle domande. Se per Martino sono l’azione dei governi e la mano dello Stato a causare i cortocircuiti dell’economia, in che misura il Governo italiano è responsabile del tracollo del nostro paese? Se, dal ’94 ad oggi, il centro-destra ha governato l’Italia per circa otto anni, come mai nessuno dei punti programmatici di FI, promossi proprio da Antonio Martino nell’atto fondativo del partito, è stato attuato?

Il centro-destra ha delle pesanti responsabilità di cui, prima o poi, dovrà rendere conto ai cittadini italiani. Troppe promesse sono state disattese, e non bastano gli accorati inviti di Martino ad un atto di lealtà del PdL verso il proprio elettorato a quietare la delusione dei liberali “duri e puri”.

Se le posizioni liberali si confondono o spariscono fra le voci “eterogenee” del PdL, sovrastate dal colbertismo monocorde di Tremonti, c’è da chiedersi quale centro-destra abbia visto e veda, da quindici anni, Antonio Martino. Probabilmente un miraggio, un sogno infranto di cui, per sentimentalismo e nostalgia, si fa fatica a liberarsi.


Autore: Francesco D'Amario

Nato nel 1991 ad Ascoli Piceno, ha conseguito la maturità classica e frequenta il primo anno di Giurisprudenza a Macerata. Responsabile per la regione Abruzzo della Gioventù Liberale Italiana, ha fondato il primo giornale studentesco liberale della sua città natale, e recentemente è diventato giornalista pubblicista.

27 Responses to “Antonio Martino e il centrodestra che non c’è”

  1. Luigi scrive:

    Non si capisce perchè la tesi di Tremonti sul fatto che i banchieri abbiano provocato la crisi è non liberale. La crisi è nata da una cattiva gestione delle banche che hanno erogate prestiti con criteri non prudenziali. Un buon banchiere deve saper negare il credito. Gli amministratori delegati delle banche invece hanno inseguito una logica del profitto immediato legato alle stock option a scapito di una politica più prudenziale che sarebbe stata nel miglior interesse degli azionisti stessi. Il problema è nato perchè gli interessi dei CEO non sono stati allineati agli interessi dei proprietari delle banche, degli azionisti cioè. Questo è il problema reale che nessuno risolve. Tremonti ha perfettamente ragione quando mette sul banco degli imputati i banchieri.

  2. Luigi, per me l’intervento di Tremonti non è liberale per una sola ragione: fa sembrare il mercato un imbecille. Mi spiego. Ammettiamo che le maggiori responsabilità siano dei banchieri – elementi del mercato. Ora, a crisi in atto, un vero liberale dovrebbe credere che il mercato abbia già in sé gli anticorpi giusti per potersi difendere dai suoi stessi errori, per correggere il tiro e rimettersi in carreggiata. Viceversa, prendersela con i “bankers” che “sono tornati”, come ha fatto Tremonti, mi sembra una demonizzazione gratuita di quegli stessi operatori del mercato che, in tempi di vacche grasse, hanno fatto ricchi un po’ tutti.
    Poi ovviamente, io credo che Martino abbia ragione a prendersela coi governi. Con regolamentazioni ponderate, con minori interventi “diretti” nel mercato, probabilmente si sarebbe evitato tutto questo.

  3. dama sei stato trp indulgente con martino….io sinceramente mi sentivo preso in giro…. “se le politiche sono inefficaci, non e’ colpa del mercato, ma dei politici stessi”….ma lui fino a prova contraria non sta in questo governo??? non e’ lui l’amico di Berlusconi???
    e’ stato a fare un comizio sul liberalismo (di alto livello, devo ammetterlo) ed ha criticato il governo come se lui nemmeno ne facesse parte…l’ha fatto passare come il peggior governo catto-socialista….se avesse avuto un po’ di coerenza se ne sarebbe gia’ uscito…..” E’ meglio cambiar partito pur di conservare le prp idee” W. Churchill

  4. Luigi scrive:

    Chi crede che il mercato abbia gli anticorpi per correggersi da sè sarà forse liberale. Ma è anche piuttosto ingenuo. Dare spazio al mercato in genere va bene, ma non è detto che in automatico questo conduca a una situazione ideale. Nel caso in questione non è certo la prima volta che il mercato americano va in crisi perchè le banche sono state troppo poco prudenti nelle loro politiche di erogazione del credito. Il problema è uno di corporate governance. Gli interessi degli amministratori delegati non sono allineati con quelli degli azionisti. Pensare che in questa condizione il mercato funzioni è un’utopia. Il mercato potrebbe funzionare solo se ai reali proprietari è dato il controllo effettivo delle società. In questo senso Tremonti ha ragione da vendere nel chiedere nuove regole. Se invece permane la situazione attuale in cui i ceo possono governare le aziende a loro capriccio possedendo sì e no l’1% del capitale azionario, allora stiamo sicuri che le crisi attuali sono destinate a ripetersi, come è sempre stato.

  5. carmelo scrive:

    Se è vero, come sembra, che due sistemi principali, liberale di mercato e socialista dirigista, si contrappongono paralizzandosi reciprocamente c’è una sola via d’uscita:

    – CREIAMONE DUE, SULLO STESSO TERRIOTORIO ED OGNUNO DEI DUE SI AUTOSOSTENGA.
    Con la completa libertà per le persone di passare dall’uno all’altro, uno dei due si estinguerà oppure, se verranno reputati ambedue validi dai propri componenti coesisteranno affiancati ed in pace.

    Problema risolto, a meno che la verità non sia che una parte della Società pretenda di essere mantenuta dall’altra.

  6. Serenella Tozzi scrive:

    Il libero mercato è come il darwinismo: perisce il più debole. I banchieri inefficienti dovevano cambiare mestiere, e invece, che cosa ha fatto lo stato? è intervenuto per impedire la disoccupazione di milioni di persone mantenendo in vita così un corpo malato.
    In quanto a Martino fa bene a rimanere nel partito, è dentro di esso che deve combattere per cambiare le cose…. e poi altrimenti dove andrebbe?

  7. Serenella Tozzi scrive:

    Il libero mercato è come il darwinismo: perisce il più debole. I banchieri inefficienti dovevano cambiare mestiere e invece, che cosa ha fatto lo stato? è intervenuto per impedire la disoccupazione di milioni di persone mantenendo in vita così un corpo malato.
    Lo stato in America avrebbe dovuto sostenere i lavoratori con dei sussidi per la disoccupazione ma lasciar perire le imprese inefficienti: in tempi non lunghi, quelle efficienti avrebbero riassorbito i disoccupati.
    La prima consistente fetta dei congrui aiuti di stato elargiti da Obama, se la sono mangiata proprio quegli stessi dirigenti che avevano portato al fallimento le loro aziende.
    In quanto a Martino fa bene a rimanere nel partito, è dentro di esso che deve combattere per cambiare le cose…. e poi altrimenti dove andrebbe?
    Purtroppo, al contrario dell’Inghilterra, dove si alternano un partito conservatore (che consegue successi quando fa politiche di solidarietà sociale) e un partito laburista (che consegue successi quando fa politiche di mercato), da noi c’è sempre stata una miriade di partiti di varia grandezza: non si è mai creata un’alternanza fra liberali e socialisti che consentisse al paese di avere stabilità politica e progresso economico-sociale-culturale alla pari degli altri paesi dell’occidente avanzato.

  8. luciano Costa scrive:

    teorico affascinante, non si è mai cimentato ( non glielo hanno mai consentito o non ha mai voluto mettersi alla prova?)con la gestione dell’economia pubblica, tra l’altro in un momento – 1994/2005 – in cui non solo ce ne sarebbe stato un gran bisogno ma ci furono anche gli spazi per farlo a causa della debacle catto/socio/comunista. e non può bastare essere riuscito, da ministro della difesa, a non coinvolegere le già disastrate finanze italiane nel progetto di cargo militare europeo, od a bocciare il recente patto di collaborazione Italia/Libia. il minimo che si potesse chiedere ad una persona con la testa sul collo.
    oggi il bilancio si chiuderebbe con un giudizio di professore esimio e uno tra i tanti ininfluenti liberalsnob che hanno fatto la loro comparsata sulla scena politica italiana.

  9. Claudio Saragozza scrive:

    Beh,se come si chiede D’Amario aspettandosi la risposta scontata” dal ’94 ad oggi, il centro-destra ha governato l’Italia per circa otto anni, come mai nessuno dei punti programmatici di FI, promossi proprio da Antonio Martino nell’atto fondativo del partito, è stato attuato?” …con la stessa leggerezza mi viene spontaneo chiedergli di girare questa domanda all’unica persona che probabilmente si è macchiata di questa colpa.Una persona che ,con i liberali non ha nulla da spartire : FINI,campione della cultura sociale cosa diversa da quella liberale.
    Aggiungo inoltre che se Martino una delle poche menti intellettualmente onesta nel panorama liberale resta con il PDL guardandosene bene dallo scivolare nel Fli mi rincuora,ci rincuora.Anche lui come noi ha scelto il meno peggio.

  10. Retro House scrive:

    Ma l’on. MARTINO non fa parte, purtroppo, di questo Governo. Forse dell’attuae maggioranza. E neppure troppo convintamente a giudicare dalle sue dichiarazioni. E già che ci siamo, devo aggiungere che i pochi LIBERALI sono stati tutti fatti fuori, silenziosamente, dai posti di Governo. Se FI nel 1994 era LIBERALE, oggi, il PdL di liberale ha ben poco o nulla. E a sinistra è pure peggio.
    Ben vengano i TEA PARTY, anche in Italia.
    Per un’opposizione al sistema, da destra, ma una destra Liberale, Liberista e Libertaria.
    RIVOLTA FISCALE, RIVOLUZIONE LIBERALE. ORA. E’ ORA!

  11. luigi zoppoli scrive:

    @Luigi.La tesi di Tremonti non solo non è liberale: è sballata. Che vi sia stato il credito facile è un fatto che non nasce dall’insipienza dei banchieri ma da condizioni di politica economica e monetaria che ne determinavano le condizioni.

  12. Mauro scrive:

    Al di là dei toni alla “Emilio Fede” verso Martino, la descrizione dei “requisiti” del “vero liberale” menzionati qui sopra fanno a botte con la logica.

    “L’intervento di Tremonti non è liberale per una sola ragione: fa sembrare il mercato un imbecille.”

    Un liberale non può criticare il mercato? Tremonti chiaramente non sa di cosa parla. Lo sappiamo tutti, probabilmente anche lui. Ciò detto, essere liberale non significa glorificare il mercato ora e sempre, come se fosse un’entità divina. Al contrario, il liberalismo si basa proprio sulla cultura del dubbio. Mai sentito parlare di fallimenti del mercato come le asimmetrie informative? Il mercato a volte è imbecille, perchè porta a risultati sub-ottimali. Può non piacerci, ma essere liberali significa accettare i fatti, la logica e l’evidenza empirica. E significa anche non accettare dogmaticamente quello che dice Antonio Martino.

    “Mi spiego. Ammettiamo che le maggiori responsabilità siano dei banchieri – elementi del mercato. Ora, a crisi in atto, un vero liberale dovrebbe credere che il mercato abbia già in sé gli anticorpi giusti per potersi difendere dai suoi stessi errori, per correggere il tiro e rimettersi in carreggiata. Viceversa, prendersela con i “bankers” che “sono tornati”, come ha fatto Tremonti, mi sembra una demonizzazione gratuita di quegli stessi operatori del mercato che, in tempi di vacche grasse, hanno fatto ricchi un po’ tutti.”

    Un vero liberale? Ma di che parli? Qui parliamo di un mercato con asimmetrie informative enormi, ulteriormente viziato da moral hazard mastodontici, con cattura dei regolatori da parte dei regolati, e tu vieni a dire che “gli elementi del mercato” dovrebbero aver preso precauzioni? E ciò non è basato su un ragionamento logico, ma sull’assunto che gli interessi dei banchieri coincidano con quelli della collettività – un assunto che la crisi ha dimostrato essere falso.

    A ciò si aggiungerebbe il dovere di “un vero liberale” di accettare questa (non)logica… mah

  13. Nicola scrive:

    Concordo con Flavio, Berlusconi ha iniziato a disattendere le sue promesse di riforma liberale già dopo il primo ribaltone. Al solo annuncio di riforma delle pensioni i sindacati portarono in piazza un milione di persone e l’intero tessuto economico-politico espulse Berlusconi e le sue idee liberali dal potere. Del resto lo spirito liberale in Italia, quello vero, è semore stato ostracizzato ed è stato coltivato nelle catacombe dagli unici veri eredi del pensiero liberale italiano: i radicali nati dalle idee di Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi. Staremo a vedere cosa sapranno fare i finiani.

  14. Dante scrive:

    Condivido l’intervento di Mauro. Il mercato è tale se tutti i soggetti partono da posizioni di parità. Nel momento in cui vi sono “asimmetrie informative” o soggetti “che non rispettano le regole” (produttive, ambientali, di tutela dei lavoratori, etc.), lasciar fare al mercato diventa pericoloso. C’è stato un intervento di Chomsky di qualche giorno fa illuminante al proposito. Le vecchie regole del liberalismo classico devono essere riviste nell’epoca della globalizzazione e dell’ITC. Altrimenti corriamo il rischio di fare un dibattito teorico-storicistico (i tea party, appunto), completamente sconnesso dalla realtà, che fa solo il gioco dei grandi monopolisti multinazionali.

  15. che brutta impressione leggere questi commenti, mi sembrate una manica di esaltati! due fazioni di esaltati che si fronteggiano.
    Io sostengo che bisogna salvare l’on. Martino, ex ministro degli esteri ed ex ministro della difesa, colui che ha unito l’Italia all’alleanza contro il terrorismo e per la democrazia là ove non c’è, artefice del sentimento nazionale verso quei servitori dello stato che uniscono il loro sangue a quello dei popoli piu martoriati della terra, dalla faziosità dei liberali e dalla umilizione del PDl. non si dimentichi che l’alleanza internazionale contro il terrorismo intendeva premiare anzitempo Antonio Martino con l’incarico di segretario generale della NATO.
    per questo motivo chiedo che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, fedele interprete dei valori della Repubblica, rammentando come altri illustri politici ( si veda Giulio Andreotti, Emilio Colombo etc.) salvi dalla faziosità i valori nazionali e costituzionali simboleggiati dalla figura di Antonio Martino e ne attribuisca il giusto riconoscimento con la nomina dell’Ill. prof. on Antonio Martino a senatore a vita della Nostra Repubblica.

  16. @Mauro: Io non ho contestato l’idea che il mercato compia errori, ma piuttosto l’idea di Tremonti di attaccare, perché è di moda, i bankers. Sono tornati, e allora? Non sapevo fossero la piaga sociale del mercato.
    E concordo con Martino perché, da giovane che ha appena intrapreso un corso di giurisprudenza, confido nell’idea secondo cui il legislatore, anche in campo economico, debba strutturare un certo numero di norme tali da regolare fattispecie il più possibili ampie. Insomma: il legislatore doveva essere più previdente nel bloccare/ostacolare le disfunzioni del mercato. Dal mio punto di vista, in generale, se un evento si verifica è perché è stato permesso. Ecco perché credo, come Martino, che i primi responsabili siano i governi e le loro azioni.

    @Luciano Costa: mah, siamo alle solite. Fini, per il suo passato, va condannato per l’eternità ed ogni suo tentativo di superamento della frattura novecentesca viene visto con sospetto. Viceversa, il dogma che se SB dice “sono liberale” allora è vero (anche se nei fatti non fa nulla di liberale), vive e sopravvive a dispetto della realtà.
    Martino probabilmente resta nel PdL perché è anziano, ma non penso che creda più nella liberalità del Premier, a differenza di voi, che vi ostinate a credere che la voce dei liberali valga qualcosa nel PdL.

    @Serenella Tozzi: si esatto, il libero mercato è come il darwinismo. Almeno, io la vedo così.

  17. All’Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica
    Giorgio Napolitano

    Sig. Presidente, mi chiamo Alessandro Crespi e sono un semplice cittadino di quasi 35 anni di età ormai. Mi dicono che sono un giovane che si interessa di politica; in realtà, mi sento addosso il doppio dell’età che ho. Oltre a lavorare coltivo una sola passione gli studi di analisi economica del diritto che ho applicato a un argomento di mio interesse: la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni. Interpreto il mio interesse per la politica come ricerca di soluzioni ad alcuni problemi che intersecano le vie del diritto e dell’economia. Nutro sentimenti profondi per la mia Italia e ho difeso, nel mio piccolissimo spazio di azione, i valori della Repubblica.
    Ho molti maestri illustri che mi hanno formato generosamente, talvolta senza la loro materiale intenzione.
    E’ con grande dolore che scrivo queste righe, assistendo nell’approssimarsi dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, al riemergere in maniera prepotente del male più grande che affligge il Nostro Paese: la guerra delle fazioni.
    Ne è vittima, come sempre nella sua magnifica vita spesa per l’Italia, anche uno dei miei maggiori Maestri: l’ill. prof. On. Antonio Martino.
    Più volte eletto alla Camera dei Deputati, Ministro degli Esteri della Repubblica, poi Ministro della Difesa in quel tragico anno 2001.
    Artefice dell’impegno dell’Italia a favore dell’Alleanza contro il terrorismo tanto da essere premiato anzitempo con la richiesta dei Paesi alleati di ricoprire l’incarico di Segretario Generale della Nato, egli rifiutò il prestigioso incarico sentendosi vincolato a mettere a disposizione del Suo Paese, dei suoi concittadini (in specie dei militari italiani impegnati nei più duri teatri operativi a favore della pace e della democrazia), tutto il bagaglio di esperienza e capacità che possiede.
    Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica è inutile che io descriva la condizione personale e politica dell’ill. prof. On. Antonio Martino. Mi accingo a inviarLe questa mia lettera, come iniziativa strettamente personale per comunicarle come sia ingiusto a mio parere che il prof Antonio Martino sia lasciato alla mercè delle fazioni della stessa area politica che lo sostiene riconoscendogli indubbi meriti intellettuali.
    C’è da riflettere in questo sulla strana sorta di autolesionismo di cui soffriamo noi italiani.
    Espongo a Lei, Sig. Presidente, la mia ansia perché temo che il mio Paese non saprà onorare degnamente i 150 dall’Unità della Patria se riesce a dare in pasto alle fazioni anche le più belle prove di servizio alla Nazione che provengono dalla vituperatissima sua classe politica.
    Rammentando come in altre occasioni sia avvenuto, è con il coraggio della coscienza pulita che vengo a sostenere una iniziativa che avrà già preso in considerazione e che nell’imminenza dell’Occasione che si avvicina potrebbe assumere una enorme valenza di promozione della comunanza nazionale degli altissimi valori costituzionali e della Repubblica.
    Chiedo a Lei Sig. Presidente della Repubblica di salvare dalla faziosità un servitore dello Stato che, consapevole dell’altissimo ruolo dello Stato nel mondo moderno, è, oggi, preda dilaniata dalle fazioni.

    Esprimendole l’Altissima mia Stima di semplice cittadino per come svolge i compiti di servitore dello Stato, mi onoro di augurarLe, in questa occasione per me particolare,di avere ancora a lungo le energie necessarie allo svolgimento della Sua Altissima Funzione.

    Alessandro Giuseppe Crespi

  18. io l’ho inviata al Quirinale….

  19. andrea bertocchi scrive:

    Riporto quanto scritto da Antonio Martino nel suo blog, mi pare ci sia indirettamente una risposta alle domande di Francesco D’Amario. Mai, in vita mia, mi era capitato di sentire parole così sincere da parte di un politico italiano.

    “Non è affatto piacevole, tuttavia, scoprire che un movimento politico che hai contribuito a fare nascere e nel quale hai militato per sedici anni, arrivato al governo grazie a idee e slogan liberali, finisca col gestire l’esistente anziché cambiarlo. Se l’imbarazzo o meglio il disappunto profondo che ciò mi provoca dovesse rivelarsi intollerabile non credo proprio che passerei ad altro partito o cercherei di crearne un altro; mi limiterei a considerare conclusa questa fase della mia vita e mi occuperei di altro”

  20. Silvio scrive:

    il problema è che Tremonti non spiega in che modo gli speculatori hanno “creato la crisi”, perchè prestare i soldi a chi non può restituirli non è una grande speculazione…. come dice Luigi semmai è un problema di governance aziendale, però allora Tremonti se la dovrebbe prendere con gli altri Governi che hanno salvato i banchieri che fanno i pasticci e guadagnano lo stesso milioni, non con la speculazione ma con i soldi pubblici

  21. step scrive:

    Non è che il libero mercato sia “ideale” ma è semplicemente “naturale”. L’idealismo e le varie ideologie afferenti è bene che se ne stiano fuori dall’azione del libero mercato. Il libero mercato è espressione intrinseca del principio di *non aggressione”. L’integrità fisica e patrimoniale di ogni individuo è sacra. Far scattare azioni violente sul libero mercato costituisce violazione del principio di *non aggressione”. Come dicevo, il libero mercato non è affatto relazionato con l’idealismo perché l’idealismo è portatore di qualche valore, mentre ciò che viene fuori dal libero mercato è neutro. Non si può giudicare quello che succede dopo che UN VERO libero mercato è stato attuato. Ognuno potrebbe dire la sua, partendo da visioni ideali diverse. Ciò che risulta dal libero mercato è la mera realtà, tra l’altro in continuo divenire. Una morale che giudicasse questa realtà prodotta dal libero mercato sarebbe in nuce autoritaria (peraltro non si capisce perché proprio una certa morale e non un’altra: chi lo decide?).

    Venendo agli eventi americani. In realtà quel che è successo non è “colpa” e non è “tipico” del libero mercato, anzi. Le banche americane hanno sbagliato proprio perchè hanno concesso prestiti a chi non dava garanzie. Infatti, a tale riguardo, le banche europee continentali non hanno avuto problemi analoghi. E il fatto di concedere prestito in modo dissennato a chi “non merita” non è certo un atto liberale, ma socialistoide, un atto cioè che muove da attitudini buoniste e moraliste, in altre parole: egualitariste. E questo è profondamente iniquo, atteso che non si possono trattare persone diverse alla stessa stregua.

    Coomunque sia, la vedo dura per le istanze libertarie, sia in senso PDL sia in senso FLI. Trovo interessante l’esperienza dei TEA PARTY, pur con i dovuti distinguo america/europa. Vedremo chi sarà più antistatalista (o per meglio dire: chi lo sarà meno…).

  22. @ mauro:
    e ora cosa centrava Fini??? e’ diventata ormai un’ossessione per voi filo-berlusconiani…

  23. intendevo @ luciano costa, non @ mauro

  24. bill scrive:

    Innazitutto negli Usa furono introdotte leggi che penalizzavano gli istituti di credito che avessero limitato la concessione di mutui.
    Questa è stata un forzatura politica al mercato.
    Oltre a questo, è difficile considerare le banche come semplici attori del mercato: la Fed è strettamente legata all’attività governativa.
    PS: Fini non è un’ossessione. Fini è una persona che nei famosi otto anni di governo berlusconiani è stato vicepremier e ministro degli esteri, ha fatto parte della coalizione del centrodestra, quindi pienamente corresponsabile. Il problema poi non è mica solo lui, ma i vari personaggi che lo affiancano. Martino si comporta da persona seria quale è, questi sono quattro politicanti.

  25. vittorio scrive:

    Imputare le colpe ai banchieri per la crisi attuale ha un senso. Che le banche abbiano erogato il prestito in modo scriteriato è evidente. Che i banchieri sperassero di sterilizzare i rischi con i derivati e con le cartolarizzazioni è pure evidente. Che gli interessi dei banchieri non siano perfettamente allineati con gli azionisti delle banche è pure evidente e che questo introduca un elemento di distorsione nel libero mercato è pacifico. Però le responsabilità non cadono solo sul capo degli amministratori delle banche commerciali. Direi che anche i banchieri centrali hanno delle belle responsabilità. Anzi direi forse le maggiori. In fondo la politica espansiva di Greenspan non ha fatto altro che preparare il terreno per le illusioni con cui tutti si sono cullati. Bene o male il dirigismo delle banche centrali è all’origine di pressochè tutte le crisi economiche degli ultimi anni. Alla fine è sempre il socialismo (mascherato o meno che sia) a finire sul banco degli imputati.

  26. Dante scrive:

    Una considerazione sulle banche. In Italia, dove le banche fanno cartello e i costi bancari sono i più elevati del mondo, la crisi ha colpito meno. Altrove, dove per un c/c si paga un decimo di quanto si paga da noi, i banchieri sono dovuti ricorrere ad operazioni azzardate e, quando è scoppiata la bolla, hanno perduto. Chi ha sbagliato? Chi paga alla fine? Qual’è la soluzione migliore?

  27. step scrive:

    x bill, vittorio e dante:

    Concordo con tutte le vostre “integrazioni”. Tra l’altro il mio scopo era – indirettamente – quello di far comprendere che non sempre si tratta di libero mercato, nei fatti. Il libero mercato, specialmente in Italia, viene tirato fuori quando ci sono dei problemi, mentre quando tutto fila liscio il libero mercato non viene neanche menzionato. O, peggio ancora, sembra che l’assenza di ostacoli in ambito mercantile sia una gentile concessione di qualcuno in alto, una sorta di “stato d’eccezione”.

    Non voglio scoraggiare nessuno ma io sono molto pessimista. In Italia i preconcetti verso un “sano egoismo” sono duri a morire. Mentre la stragrande maggioranza delle persone guadagna posizioni di potere sbandierando un solidarismo ipocrita, residuato della cultura fascio-catto-comunista. Residuato che purtroppo gode di un pregiudizio favorevole.

    Martino è una mosca bianca. E non vorrei fungesse da specchio per le allodole per fagocitare i pochi libertarians in giro. Ovviamente a sua insaputa, lo reputo persona degnissima.

Trackbacks/Pingbacks