– Le nomine dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare sono attese per la fine dell’anno, ma Paolo Romani, neoministro dello sviluppo economico, ha già fatto le prime mosse.
A inizio settimana ha infatti incontrato Umberto Veronesi, la cui nomina a presidente sembra sempre più probabile. Si tratterebbe di una scelta saggia e lungimirante, che già Libertiamo aveva caldeggiato più di 11 mesi fa. Una scelta che risponde alla necessità di dare una guida autorevole all’autorità che assumerà la regia tecnica del ritorno al nucleare, ma che serve anche a dare stabilità al rilancio del nucleare.

Una personalità indipendente nel giudizio e vicina allo schieramento opposto al governo contribuisce, infatti, a dare quella trasversalità al progetto politico senza la quale si rischia la deriva al primo cambio di maggioranza.
Da non trascurare, poi, l’importanza delle sue competenze di oncologo di fama mondiale in un’istituzione che dovrà dettare le regole per garantire la sicurezza della salute delle popolazioni, oltre dell’incolumità pubblica. Di certo anche il compito di organizzare campagne di informazione, affidato all’Agenzia dal decreto nucleare, sarebbe più efficacemente svolto da una figura capace di riscuotere la fiducia dei destinatari.

Il presidente dovrà comunque essere nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, mentre al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente toccherà nominare gli altri quattro componenti dell’agenzia. Non è quindi detto che le designazioni siano imminenti.
Sono già stati nominati, invece, i nuovi vertici di Sogin, la società interamente partecipata dal Ministero dell’economia costituita nel 1999 per la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento degli impianti nucleari spenti a seguito del referendum del 1987.
Giuseppe Nucci, dopo la parentesi tra il 2005 e il 2006, torna ad essere l’amministratore delegato di Sogin. Affiancherà così il Presidente Giancarlo Aragona e i consiglieri Bruno Mangiatori, Francesco Moro e Piero Risoluti.

Le attività di smantellamento in capo a Sogin, che dovrebbero concludersi entro il 2024, non sembrano proseguire speditamente. Senz’altro le lentezze della burocrazia e le forme organizzate di ostruzionismo allo svolgimento di alcune attività legate alla gestione delle scorie contribuiscono a ritardare i tempi di realizzazione. Quando però si tratta di una società interamente pubblica le cui fonti di finanziamento sono assicurate da una regolamentazione pubblica, sorge legittimo il sospetto che la struttura presenti qualche inefficienza che il mercato incentiverebbe a superare.
Non a caso, nel 2009, il Governo ha fatto approvare dal Parlamento il commissariamento della società e la cessione di rami di azienda ad altre società miste pubblico-privato.

Il problema si pone con maggiore urgenza ora che ci si accinge a riaprire il capitolo del nucleare. Sogin e Agenzia per la sicurezza nucleare dovranno lavorare fianco a fianco per la localizzazione, la progettazione e la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.
Alla Sogin sarà poi affidata in regime di esclusiva l’attività di decomissioning, con costi a carico delle imprese, di fatto stabiliti dalla medesima società pubblica.

La decisione di preservare un ruolo così importante a Sogin non può che dirsi opinabile. Il ritorno al nucleare e l’istituzione di un’autorità tecnica competente a regolamentare il settore, infatti, fa venir meno la necessità di un monopolio pubblico, di dubbia efficienza.
Molto meglio sarebbe, invece, dettare regole precise e imputare ai produttori piena responsabilità delle attività di gestione delle scorie e delle attività di decomissioning, consentendo loro eventualmente di affidarle a società autorizzate e concorrenti.