Berlusconi fa i Tea Party? Speravamo fosse un Reagan, era invece un Masaniello

di PIERCAMILLO FALASCA – Organizzare un movimento popolare che chieda meno tasse e piú politiche per la famiglia, meno immigrazione clandestina e più sicurezza; fare di nuovo casino; valorizzare la Santanché; rispolverare per l’ennesima volta la figura del leader che scavalca istituzioni e apparati di partito per tuffarsi tra la folla (fintamente) auto-convocatasi. L’obiettivo? Ad un tempo solo, galvanizzare il suo elettorato, attrarre la parte ‘destra’ del non-voto e riprendersi un pezzo di consenso dalla Lega.

Berlusconi é consapevole di saperlo fare meglio di chiunque altro, e quindi prova a farlo, a rifarlo. Questa volta vuol mutuare il modello dei Tea Party (che per la verità in Italia sono giá sbarcati da tempo, nella loro versione più autenticamente anti-tasse, senz’altri fronzoli razzisti), provando curiosamente a creare e dirigire dall’alto ciò che per definizione dovrebbe sorgere spontaneamente dal basso.

Il Cavaliere dimentica che chi governa avrebbe un modo più efficace di contrastare l’eccessiva pressione fiscale italiana: ridurle davvero, le tasse.
Quel Berlusconi che proprio sulla questione fiscale poteva e voleva essere un Reagan per l’Italia, nel corso dei suoi 8 anni di governo su 16 di vita politica ha sostanzialmente eluso, e a volte fallito, la promessa del ‘meno tasse per tutti’. Salvo poi rilanciarla con regolaritá, durante le campagne elettorali e i momenti di maggiore difficoltà mediatico-politica. Un ‘chiagne e fotte’ ormai diventato un vero e proprio ‘fotte e chiagne’.

Chi ha a lungo sperato in un Berlusconi Reagan, oggi difficilmente s’appassiona ad una Santanché nei panni della Palin, tanto più che a condurre il governo non c’é un socialdemocratico obamiano, ma lo stesso Berlusconi.

Per quanti seguono l’attività politico-parlamentare, é abbastanza facile intuire chi oggi abbia concretamente in mano le redini economiche del governo: non si muove foglia che Giulio non voglia, come dimostra la recente vicenda della riforma dell’Universitá. A Berlusconi questo va a genio, d’altronde, gli consente di evitare le beghe politiche e di avere una navigazione lenta, ma al riparo dalle intemperie.  

Eppure, se la strategia tremontiana del rigore e del ‘non movere’ ha probabilmente allontanato dall’Italia lo spettro di Keynes, vale a dire gli inefficaci piani di stimolo adottati altrove, essa non é certo in grado di attrarre quello di Schumpeter, una politica in favore dell’impresa, del lavoro, della crescita. Una seria riforma fiscale é una leva importante – non l’unica ma certo decisiva – per rilanciare il paese. Questo Berlusconi lo sa, ma preferisce girarci intorno, sostituendo i panni del Masaniello da weekend anti-fisco e un po’ anti-Tremonti,  al vestito buono di premier riformatore e liberale.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

20 Responses to “Berlusconi fa i Tea Party? Speravamo fosse un Reagan, era invece un Masaniello”

  1. Cosimo scrive:

    Ti dirò di più.. guardando il lato squisitamente politico (con la p minuscola), come mossa poteva anche non essere stupida. Agganciarsi cioè ai tea party per smarcarsi dal partito e dalle logiche di coalizione.
    In pratica arrendendosi alla volontà popolare, farsi dettare da altri un’agenda che lui palesemente non riesce/vuole imporre.

    Il problema sorge nel momento in cui pensa di creare l’ennesimo braccio armato, l’ennesima cosa a sua completa disposizione. Non può essere lui a dirigere un’operazione del genere perchè lui è il premier e se vuole meno tasse non ha che a farle ste riforme.

    I tea party come hai ricordato in Italia esistono già, http://www.teapartyitalia.it e non sarà berlusconi a deciderne ne la guida ne il futuro.
    Al massimo potrebbe far decidere il suo di futuro dai tea party, ma non credo sarà così

  2. LibDan scrive:

    Ieri ho seguito su sky la conferenza stampa del governo fatta da Tremonti al centro Brunetta a destra e Sacconi a sinistra: e’ stato impressionate.. Sembrava la conferenza stampa di un governo di centrosinistra degli anni 80′ altro che Tea Party.. Senza dare giudizi di valore semplicemente il governo
    Berlusconi del 2010 dal punto di vista della politica economica e’ oggettivamente più a sinistra del partito democratico americano. Non sarebbe meglio Lasciar stare i Tea Party, distanti anni luce, e guardare ad uno dei governi di centrodestra europeo a caso, magari quello di Cameron (insieme ai liberali inglesi) ? LibDan

  3. luigi zoppoli scrive:

    Nonn voglio riproporre il tema del “ma ve ne siete accorti adesso”. Ho comunque rienuto intellettualmente onesta la battaglia di Libertiamo. Ma a questo punto, mi chiedo e vi chiedo quali speranze ci soo di veder cambiare in meglio la caoacità di governo? Come si può dire che si è allontanato lo spettro di Keynes quando abbiamo Banca del Sud e FII? Cosa si può fare e ci si può aspettare tenendo conto del livello infimo dell’intera classe politica?

  4. Luigi, nel mondo in cui viviamo, purtroppo c’è da esser “soddisfatti” di non aver allentato i cordoni della borsa mentre tutti gli altri lo facevano. Detto questo è chiaro, e l’ho ripetuto anche in aula alla Camera, che non basta, che serve un piano di rilancio del paese consistente, in primis, nel taglio della pressione fiscale. Quanto a Fli, ho la presunzione di credere di poter contribuire a costruire una piattaforma politica in linea quantomeno con la destra europea, cosa che riusciva impossibile precedentemente.
    Ti saluto.

  5. vittorio scrive:

    Nella situazione attuale già è abbastanza che le tasse non salgano. La ricetta della sinistra viene illustrata ogni giorno da Epifani: aumentare le tasse per dare aiuti a pioggia. Per quanto riguarda Fini poi, anche qui il panorama è desolante. Fini sembra essere il paladino dell’assistenzialismo meridionalista e statale. Quando è stato al governo la sua azione si è risolta con aumenti salariali degli statali e conseguente aumento della spesa pubblica. Berlusconi e Tremonti non avranno certo smontato la spesa pubblica. Ma se guardiamo a Fini e alla sinistra vediamo solo statalismo socialista. Piuttosto che questi mille volte meglio Tremonti e Berlusconi.

  6. Camelot scrive:

    Il problema, a mio modesto parere, è che Berlusconi, questo sostiene l’articolo de La Repubblica, pare intenzionato ad imprimere una svolta “cattolicista” – in stile Palin & Christine O’Donnell – al centrodestra. Questo è inquietante.

  7. Fabio scrive:

    Mah…
    La Santanchè non ha il fascino (dal punto di vista politico) ruspante della Palin. Nel parlamento italiano nessuno, neppure Dalla Vedova, si avvicina vagamente al Tea Party. Soprattutto non FLI, che subito nel programma avanza pretese di rinnovato assistenzialismo per il sud, quasi a voler fare l’ennesimo regalo alla Lega. Probabilmente Berlusconi vuole creare una nuova opposizione interna, per ridurre lo spazio a FLI con un’accorda concorrenza. Si diversifica il Brand per aumentare le quote di mercato complessive a scapito dei concorrenti. Una buona mossa da manager. Un giochetto inutile per un politico.

  8. vittorio scrive:

    Io ho smesso di prendere seriamente Repubblica circa dieci anni fa. Su Repubblica vengono scritte le speranze latenti della sinistra. Infatti Berlusconi sbaglierebbe a cavalcare i tea party con una svolta cattolicista. I tea party hanno istanze fiscali e di riduzione della spesa pubblica in opposizione ad una politica socialista. Una impostazione cattolicista è più probabile che farebbe perdere voti più che procurarne. Ovvio che Repubblica preferisca dipingere un movimento religioso oscurantista piuttosto che un movimento con istanze condivisibili e contrarie a tutto quello che rappresenta la sinistra.

  9. LibDan scrive:

    Io invece sono ottimista su Fli e sul contributo che Libertiamo puo’ dare a questo nuovo soggetto politico. Fini sa bene che un Fli che ricalchi le posizioni assistenzialiste di An non avrebbe senso, e spingera’ su posizioni economiche liberiste, almeno su alcune, anche per attrarre i tantissimi scontenti tra gli ex elettori di Forza Italia. Detto questo per ridurre davvero le tasse sui redditi da lavoro e da impresa occorre prima necessariamente ridurre l’eccesso di intermediazione politico-burocratico che in Italia e’ altissimo mentre negli USA e’minimo. Le bacchette magiche non esistono, esistono riforme molto complesse da attuare (e con un costo politico da pagare) che vanno fatte prima di poter effettuare una auspicabile riduzione delle aliquote fiscali.

  10. Dante scrive:

    Qualcuno dovrebbe spiegare al premier che un partito non è un disegno che, se esce male, si strappa e si rifà. Con l’attuale legge elettorale occorrono grandi partiti maggioritari, o comunque coalizioni forti, composte da pochi soggetti (in grado di superare ciascuno lo sbarramento). E’ necessario investire tempo e risorse nel PDL, in modo che possa essere il partito di tutti. E magari dargli un coordinamento serio e stabile. A me piacerebbe vedere delle primarie per l’elezione del coordinatore unico.

  11. andrea scrive:

    Comunque con la proposta sulla privatizzazione della RAI. F.L.I. segna un punto. Continuate su questa strada.

  12. Luigi scrive:

    La Santanchè come Sarah Palin? Non è affatto improbabile.

  13. Luigi scrive:

    Fini “spingera’ su posizioni economiche liberiste, almeno su alcune” ? Mi vien da ridere.

  14. LibDan scrive:

    Luigi, a te viene da ridere. A me invece viene da piangere a pensare a questi 16 anni di chiacchere buttati al vento.. Berlusconi ha promesso una rivoluzione liberale partendo dall’onda di consenso popolare ottenuta dai referendum economici promossi dai radicali, Benedetto Della Vedova in testa, ed ha finito addirittura per tornare indietro rispetto a minimi spiragli di liberalizzazione della professioni (vedi avvocati e tariffe). Ora se Fini, mettiamo pure che sia per lucido calcolo politico e non per convinzione, ha messo Benedetto vice capogruppo vicario alla Camera e’ perche’ sa che i voti di un folto elettorato (soprattutto al nord) si prendono su piattaforme economiche liberiste. Punto. Da uomo di azienda penso che sia più’ facile che realizzi politiche liberiste un accorto uomo politico come Fini in una determinata fase politica piuttosto che un uomo che ha fatto con il monopolio della pubblicita’ il suo impero. Non ho mai visto nessuno chiedere la liberalizzazione del mercato quando ne ha oltre il 60%. Semplice semplice e sono 16 anni che ci facciamo prendere in giro. E’ ora di dire basta e provare a cambiare..

  15. vittorio scrive:

    Anche a me viene da ridere a sentire che qualcuno spera nel “liberismo” di Fini. Comunque se Fini si è convertito al liberismo, tanto meglio. Io comunque non ci credo minimamente visto che le uniche azioni e parole di Fini degli ultimi decenni sono state improntate all’assistenzialismo. Oltre tutto Fini come persona non mi suscita proprio nessuna fiducia: la storia di Montecarlo poi è oscena. Anche se per assurdo Fini diventasse primo ministro, farebbe senza dubbio delle politiche simili a quelle del PD: più tasse per foraggiare la spesa pubblica e l’assistenzialismo. Dico per assurdo perchè Fini non diventerà mai primo ministro. E’ una figura troppo odiata dal centro destra ormai. Al massimo Fini sarà solo capace di far vincere la sinistra con i suoi teatrini e ipocrisie. Quanto a Della Vedova, sai che novità la sua nomina a vice capogruppo. Se dobbiamo sperare nel liberismo di Fini in base a questo, che dobbiamo pensare quando ricordiamo che capogruppo è l’illustre Bocchino, che vendeva filmetti alla Rai assieme alla moglie. Ma per carità. Ma chi credete che siano i cosiddetti liberisti: dei fessacchiotti creduloni?

  16. LibDan scrive:

    Vittorio, quando ti sarai tolto la sciarpa del tifoso dal collo ne riparleremo.. Io allo stadio non vado mai e pensavo di scrivere su un sito liberale non in una curva di San Siro.. Saluti

  17. Matteo scrive:

    LibDan portaci un esempio di politiche liberiste di Fini prima del 2010, non proposte di oggi, fatti di ieri.
    Se volete rappresentare un vero movimento liberale, e ne sarei lieto perchè io lo sono profondamente, dovreste liberarvi di Fini, Bocchino, Briguglio e Granata.
    La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

  18. libdan scrive:

    L’obiezione di Matteo e’ sensata e personalmente non faccio mai sconti a nessuno.. Cosa fara’ Fini non lo so, registro che Fini non aveva certo mai dimostrato posizioni libertarie in passato,e pero’ si e’ schierato senza esitazioni contro la legge 40. Ho imparato negli anni che gli uomini si muovono sulla base di interessi contingenti e mi sembra che Fini oggi se vuole davvero conquistare ampi settori dell’elettorato ex-Pdl abbia interesse a promuovere una piattaforma economica aperta e liberale; e se lo fara’ lo scopriremo presto, anche vedendo quanto vorra’ valorizzare Della Vedova e Libertiamo. P.s. Davvero non mi interessa liberarmi di qualcuno, ognuno ha la sua storia, mi interessa di più sapere dove si intende andare..

  19. vittorio scrive:

    Se dobbiamo giudicare il liberismo di Fini in base alla “valorizzazione” di Della Vedova, ho l’impressione che il tutto sia una bella presa in giro. Questo non fa che confermarmi il sospetto che Della Vedova abbia abbracciato Fini solo per avere una maggiore visibilità personale. E nel frattempo è di oggi la notizia che la Moroni dichiara che in FLI c’è spazio anche per il socialismo. Andiamo bene.

  20. Luca Di Risio scrive:

    Rivedere la copula.

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