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Si è ‘rotto’ anche De Rita, l’ultimo termometro della società italiana, che ha la febbre

– Caro direttore,

una volta c’erano i termometri!

C’era l’IRI e c’erano i panettoni di Stato. C’era la Cinquecento bianca e c’era l’asfalto che correva veloce sulle strade perché qualcuno doveva incassare mentre noi dovevamo pagare. C’erano però indicatori di un benessere diffuso, termometri efficienti di una società comunque in crescita, anche se a debito. C’era la Chiesa, Una e cattolica. Tra la sagrestia ed il confessionale misurava gli umori della società e ne incanalava scelte significative. Era un termometro che apparentemente funzionava.

Una volta c’era l’ISTAT, sicura ed affidabile nella raccolta dei dati su consumi e bisogni degli italiani. Ora, stando a quanto ci ha illustrato la CARITAS nei giorni scorsi, pare invece che neanche la povertà sia più quella di una volta e che la meravigliosa macchina da dati si sia un po’ inceppata. Una volta, caro direttore, c’era l’INPS porto scontato per un futuro tranquillo o quanto meno abbastanza prevedibile e con poche sorprese. Pare non sia più così. Da giorni circola ormai insistentemente la notizia secondo la quale le previsioni  sulle future pensioni dei lavoratori precari vengono deliberatamente nascoste perchè si temono sommosse pubbliche. I termometri non sono più quelli di una volta.

E poi una volta c’erano il CENSIS ed il prof. De Rita. Implacabili misuratori da oltre quaranta anni dei trend e delle abitudini della popolazione della penisola. Ci pensavo ieri leggendo l’intervista rilasciata da quest’ultimo al Corriere della sera nella quale commentava gli ultimi tristi eventi di cronaca relative alle aggressioni avvenute a  Roma e Milano.

De Rita è limpido nel distinguere un prima ed un dopo.

“Una volta – sostiene lo studioso – c’era la scuola che insegnava non solo le materie ma anche a vivere. C’era il padre che premiava e puniva. La madre che riprendeva la figlia troppo ‘disinvolta’. Ovviamente c’era la Chiesa che imponeva un vincolo morale di natura religiosa. Infine le autorità, che provvedevano al resto. Ma dalla fine degli anni Sessanta in poi tutto è irrimediabilmente cambiato”.

È la solita interpretazione che De Rita nei passaggi successivi dell’intervista collega ad un presunto soggettivismo etico imperante.

Certo il ragionamento di De Rita può anche essere condivisibile, ma il punto è che la piramide andrebbe capovolta. Il problema non risiede nell’aver cercato  una eventuale libertà, ma nel non capire che quella libertà è inutile se non finalizzata ad uno scopo, nel non capire che, forse, una volta dietro l’ufficialità dei termometri sociali esisteva una realtà in mutamento che quei termometri rifiutavano di misurare, nel non sottolineare come il caso italiano abbia rappresentato il caso limite di una deresponsabilizzazione di massa dell’individuo che ha scelto di affidare, principalmente o esclusivamente, a strutture collettive il soddisfacimento di bisogni materiali e spirituali pensando di poterne poi scaricare anche  tutti i costi.

Se anche De Rita si appella al dilagare del soggettivismo etico ed alla retorica del “piccolo mondo antico” dobbiamo cominciare a riflettere. Seriamente.  I termometri non sembrano più quelli di una volta.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

2 Responses to “Si è ‘rotto’ anche De Rita, l’ultimo termometro della società italiana, che ha la febbre”

  1. funambol scrive:

    una bellissima analisi della situazione odierna! Un articolo scritto in modo chiaro e capibile da tutti.

  2. pasquale scrive:

    grazie mille funambol, e’ stato un divertissement :)

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