Categorized | Partiti e Stato

Berlusconi picchia sul ‘partito-contorno’, che contorno però deve rimanere

– Silvio Berlusconi se la prende con il suo partito, il Pdl, del quale è leader indiscusso e attribuisce ad esso errori che spiegherebbero le ragioni di un appannamento di immagine del centrodestra. È forse il caso di compiacersi di questa presa di posizione? Le parole del premier indicano che vi è finalmente una presa d’atto che il Pdl deve trasformarsi in un corpo vivo, in una formazione plurale che garantisca il dibattito, un reclutamento all’altezza del suo ruolo nel paese – a livello nazionale come a livello locale -, un’organizzazione che consenta al suo interno una libera competizione tra uomini e idee e, in prospettiva, una successione non traumatica?
In altre parole: Berlusconi, indirettamente, ammette forse che avevano ragione i finiani?
In realtà niente di tutto questo. Nelle parole di Berlusconi non vi è certamente l’annuncio di un significativo cambiamento di rotta.  Nel caso specifico è chiaro che il partito serve semplicemente per allontanare le critiche al governo da lui guidato e alle sue performance. È l’esecutivo che interessa realmente a Berlusconi, il quale continua a mostrare l’insofferenza di sempre verso il partito come attore politico, al quale attribuisce unicamente il ruolo di strumento per la sua leadership di governo e, dunque, la sola funzione di mantenere vivo il consenso per la sua persona.

Si sa, il fondatore di Forza Italia, nonché mattatore del Predellino, ha una concezione della politica che risente fortemente della sua attività di imprenditore: le istituzioni, le regole, i partiti devono costituire il minor impaccio possibile alla volontà degli “uomini del fare”. In più, la sua leadership carismatica, che nessuno dei dirigenti del partito ha mai tentato di istituzionalizzare per trasformarla in una forza legittimante di un partito in grado di conquistare una propria autonomia, lo ha costantemente condotto a diffidare delle posizioni di potere che si formavano dentro al partito stesso, e gli ha fatto ritenere irrilevante la costruzione di una organizzazione in grado di radicarsi sul territorio e di fornire spazi di partecipazione effettivi a chi volesse far davvero politica piuttosto che limitarsi ad obbedire o organizzare folle adoranti.

Come ha osservato Roberto Formigoni in un’intervista al Corriere della Sera, è stato un errore “non aver radicato una identità del nuovo partito e non aver creato sedi e occasioni in cui confrontarsi, far circolare le idee e costruire una classe dirigente”.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, a partire dal pasticcio della Sicilia. E ha ancora ragione Formigoni ad affermare che la vicenda che ha visto protagonisti Fini e i finiani ha avuto l’esito che conosciamo anche a causa dell’incapacità degli organi di partito di gestire il conflitto.
Ma questi errori e queste mancanze sono la diretta conseguenza del tipo di leadership esercitata da Silvio Berlusconi e assecondata – e mai seriamente contrastata – dalla sua “corte” (proprio perché soprattutto corte, e non classe dirigente).
E oggi, come si diceva all’inizio, non compare nulla di nuovo all’orizzonte, come dimostra il fatto che l’unica idea per ridare vitalità al partito è l’ennesima proposta da “rivoluzione permanente”, dopo quella recente dei Promotori della Libertà, ovvero la creazione di “team della libertà” presso le 61 mila sezioni elettorali “per pubblicizzare quanto di buono ha fatto finora il governo”.

Come al solito, ci troviamo di fronte da un lato al tentativo di rimescolare le carte dentro al partito per destabilizzarlo a favore del dominio incontrastato e incontrastabile del leader, dall’altro ad un’azione che proviene sempre ed unicamente dall’alto e concepisce la mobilitazione unicamente come forma di diffusione del verbo e di proselitismo.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. E il Pdl continua a presentarsi come un partito-contorno, per dirla con Feltri, che come tale sarà incapace di sopravvivere al suo leader.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

2 Responses to “Berlusconi picchia sul ‘partito-contorno’, che contorno però deve rimanere”

  1. l’articolo si commenta da se, finalmente abbiamo aperto gli occhi, il nostro Presidente del Consiglio pensa solo a se stesso e ai suoi interessi.

  2. Emanuele Brunelli scrive:

    Dai dai…piano piano ce la fate a capire chi è questo individuo! In fin dei conti sono solo 16 anni che si mostra per quello che è! Ma sono convinto che basteranno altri 3 o 4 anni e poi almeno un occhio lo aprirete! Ad maiora!

Trackbacks/Pingbacks