Il conflitto e gli interessi del Cav.? Se iniziamo a ‘smontare’ la Rai, il più è fatto

– I nostri amici di Fare Futuro organizzano oggi un bel dibattito: “Dalla parte del conflitto, senza interessi”, da cui è lecito attendere le polemiche che il tema e i protagonisti (Perina, Rossi, Padellaro, Annunziata, Soffici) in genere suscitano e alimentano.

Neppure da reprobi del berlusconismo mainstream riusciamo a diventare anti-berlusconiani, giacché riteniamo impossibile – e perfino disonesto –  dare un unico e uguale giudizio di una vicenda e di un personaggio, che ha attraversato da protagonista quarant’anni di vita italiana e un quindicennio di storia politica, inventando, da par suo, molto del meglio e qualcosa del peggio dell’Italia di oggi. Nondimeno, non avendo mai pensato che il conflitto di interessi, nella sua trasparenza,  fosse, di per sé, un fattore di rischio per la democrazia italiana, pensiamo che oggi lo stia diventando, non tanto sul versante affaristico, quanto su quello propriamente informativo.

C’è stato un obiettivo salto di qualità (e perfino di quantità), non nel conflitto o nell’interesse – che hanno oggi, grosso modo, la forma e la dimensione che avevano quando Berlusconi “scese in campo” –, ma nella condotta, per così dire, dell’interessato, nell’uso che Berlusconi ha scelto di fare del suo potere e soprattutto della sua potenza mediatica, accresciuta nei periodi di governo dal controllo della Tv di Stato.

Lo abbiamo scritto pochi giorni fa e lo ripetiamo: il Berlusconi “tendenza Lavitola” rende esplosivo un conflitto che è rimasto a lungo latente e virtuale –  per la gestione accorta e prudente che il Cav. ha scelto di farne –  diventando reale solo quando Berlusconi ha scelto di indossare i panni del “Caimano” che la propaganda anti-berlusconiana gli aveva cucito addosso.

Ciò detto, per l’amore che abbiamo della libertà politica e di quella economica, non pensiamo che la soluzione del conflitto di interessi passi dalle due strade che la sinistra da sempre indica, ma, fortunatamente, non percorre, ossia l’ineleggibilità di Berlusconi come concessionario delle frequenze o l’esproprio “proletario” delle sue televisioni. C’è una terza via, che passa dalla privatizzazione della Rai come condizione, normativa e di mercato, per una piena liberalizzazione del sistema televisivo.

Oggi è invisa ai pretoriani del Cav., e si capisce perché. Potrebbe piacere, forse anche a sinistra, agli anti-berlusconiani meno autolesionisti e più civilizzati, capaci di comprendere che Masi e Minzolini e perfino questo Berlusconi non sono la causa ma l’effetto abnorme e – auspicabilmente –  terminale dell’anomalia-Rai.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Il conflitto e gli interessi del Cav.? Se iniziamo a ‘smontare’ la Rai, il più è fatto”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] Il conflitto e gli interessi del Cav.? Se iniziamo a ‘smontare’ la Rai, il più è fatto […]