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Intercettazioni a strascico (e pesca di frodo)

– L’ipotesi di reato ipotizzata dai Pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli a carico di Nicola Porro è violenza privata. Il vicedirettore del Giornale è indagato dalla Procura di Napoli nell’ambito di un’inchiesta su un presunto riciclaggio di rifiuti, indagine che non riguarda né Porro né il suo quotidiano né – come ha precisato domenica il procuratore Giovandomenico Lepore – la Marcegaglia o il suo collaboratore.
Mentre ascoltano le telefonate del portavoce della Presidente di Confindustria – intercettato senza essere indagato, con buona pace del Diritto – gli inquirenti anglo-partenopei beccano l’ormai mitico Arpisella chiacchierare con il fino allora non-indagato Porro.

La conversazione tra i due non ha la minima attinenza con le indagini sui rifiuti, per le quali si presme i Pm di Napoli abbiano ottenuto dal giudice l’autorizzazione ad intercettare le utenze del collaboratore di Marcegaglia. La inattesa ‘notizia di reato’ che ha suggerito ai giustizieri napoletani l’urgenza e la necessità di indagare il giornalista, perquisirgli il domicilio, estendere la complicità ad Alessandro Sallusti (la ‘prova schiacciante’ contro il direttore responsabile è un editoriale pubblicato il 16 settembre, questo), la ‘notizia di reato’ – si diceva – è in realtà una non-notizia o quantomeno una notizia bizzarra. Alzi la mano chi hai mai sentito di aggressioni private che non siano perseguite in conseguenza della denuncia della vittima, cioè di chi la presunta aggressione la subisce. La Marcegaglia, nella fattispecie.

Nel nostro caso la vittima non denuncia. Beh, si saranno detti John Henry&Vince, no problem. Se non è Marcegaglia ad andare da loro, saranno loro ad andare metaforicamente da lei (la Presidente di Confindustria non si reca spontaneamente dai Pm che indagano nei fatti campani, ma dai medesimi viene convocata). Messa nero su bianco l’inquietudine per la presunta aggressione di Porro, ecco i nostri capitani coraggiosi aggiudicarsi l’appalto di una nuova, sensazionale operazione inquirente che, aldilà di come la si vede, un merito giuridico oggettivo/universale ce l’ha: rammentarci l’urgenza di una normativa sensata contro l’abuso delle intercettazioni.

Nicola Porro è il baby tonno finito strascicato – per sfiga – dalla rete di un pescatore di frodo, legalmente autorizzato a pescare solo merluzzi, e solo di un dato calibro. Il vicedirettore della testata più disinvolta d’Italia naviga nello stesso mare di chiunque si muova nel public affair. All’interno del quale, statisticamente, è sensato immaginare annidarsi anche il malaffare. Chi ha il compito di scovarlo fa certo meno fatica a gettare una rete fitta in alto mare e portare a casa, magari non il merluzzo cercato, ma un esemplare di specie pregiata da spacciare al mercato nero della democrazia, sì. Stavolta è toccato a Porro. La prossima a chi?
Quando lo dice Berlusconi puzza di iperbolico opportunismo. Ma quando tocca uno di noi, allora sì che anche il sindacato dei giornalisti e le associazioni che fino all’altro ieri si stracciavano le vesti contro il ‘bavaglio’ alla pubblicazione delle intercettazioni, si accorgono che qui, con la libera facoltà inquirente di violare la libertà altrui, si sta esagerando.

Indagini probatoriamente ‘deboli’ come quelle già in passato condotte dal Pm Woodcock costringono la ragione ad interrogarsi sui costi e sui benefici. Il primo piatto pesa un macigno – al contribuente, allo stato di diritto, alla credibilità della magistratura; sul piatto dei benefici, invece, è un ‘sotto il vestito niente’, folklore civicamente patinato.

Questo modo di fare-magistratura ci impone di notare anche quanto resistenti siano le sacche di impunità dei poteri istituzionali ‘altri’, se è vero che un magistrato può violare, condizionare, limitare la libertà di un presunto innocente impunemente, ed essere anzi autorizzato a non imparare la lezione e cioè che la libertà di una persona equivale alla sua vita. Questo caso suggerisce infine la necessità di occuparci davvero di dove vogliamo che in questo paese sia fissata l’asticella delle libertà-non-negoziabili.

Siamo d’accordo o no che il cartello No Entry piazzato sulla soglia di accesso non possa essere ignorato neanche qualora, tecnologia permettendo, si riesce ad aprire il cancello altrui con il telecomando truccato della propria Hurley?
Siamo d’accordo o no che la pesca a strascico con cui ci si trastulla da quando tecnologia mediatico-comunicativa permette, ci ha restituito il fondale della nostra vita civile completamente devastato dal massacro, reiterato da Tangentopoli in qui, della libertà dei cittadini di fronte allo Stato.

Suvvia, ma quali ragioni superiori possono mai giustificare l’intrusione abusiva e gratuita di un funzionario pubblico nella vita di una persona di cui, oltretutto, non c’è nemmeno ragione di sospettare una qualunque violazione della legge. Porro è finito lì per caso. E per caso è diventato sospetto.
Ma si può? Dai, sembriamo una pessima versione televisiva di quel bellissimo film che è Le vite degli altri. E anche questa, è vero,  l’ha già detta qualcun altro.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

10 Responses to “Intercettazioni a strascico (e pesca di frodo)”

  1. roberto scrive:

    Scusa Simona però vorrei vedere se al posto di Porro ci fosse stato Fini o Bocchino se c’rea tutto questo garantismo. E’ vero che non bisogna fare delle vittime ma è anche vero che le intercettazioni ci sono.

  2. Carmelo Palma scrive:

    Roberto, puoi star certo che – verso Fini e Bocchino – non ci sarebbe stato questo garantismo da parte di Feltri e Sallusti, che infatti non sono garantisti: sono innocentisti con il padrone e la sua cerchia e colpevolisti con i nemici del padrone. Ma noi siamo noi. Non siamo Feltri e Sallusti. Garantiamo perfino Sallusti dal sallustismo, pensa un po’.

  3. stephen scrive:

    Stavo solo pensando che la violenza privata non è punibile “a querela della persona offesa”, ma sempre (cioè quando il pm ne ha notizia).

    Almeno così mi pare (art. 610 c. p.).

    Comunque volevo dire questo… facciamo un esempio astratto che ci capiamo meglio.
    Io sono il pm e sto ascoltando una conversazione regolarmente intercettata (cioè ho l’autorizzazione a farlo).
    Mettiamo che sto indagando su traffico di droga.
    Ascolto quindi A e B che parlano tra loro, pensando di trovare info utili per la mia indagine.
    A un certo punto questi due, A e B, si mettono a progettare un omicidio al telefono, e io li sto ascoltando.

    Fatemi capire: che devo fare? Buttare via l’intercettazione o intervenire per evitare l’omicidio?

  4. Sabbath Addesso Gianluca scrive:

    Caro Stephen, secondo me tu non hai ben colto il nocciolo della questione.
    Non ciò che la legge permette ai giudici di fare o non fare è all’attenzione del pubblico, ma la legg stessa: ergo il nostro sistema processuale e il suo rapporto con i principi del nostro ordinamento tra cui anche un principio ormai secolare che è la libertà di ognuno di noi di esprimersi senza dover pensare che qjualcuno, in ogni momento della nostra giornata, possa ascoltare ed esprimere giudizi di valore oltre che giuridici.
    E il problema, ahimè, ha origine dai fatti: e i fatti sono evidenti: un giornalista dichiaratamente di centro-destra e nel particolare berlusconiano si esprime in modo colorito sull’attività giornalistica che si sta conducendo intorno ad un personaggio politico, rappresentante di una delle più influenti lobby del nostro paese. Dall’altro lato un giudice che è stato criticato sul giornale su cui scrive regolarmente il giornalista di cui parliamo. Allora il punto è: chi garantisce che quel magistrato, non abbia preso a pretesto i poteri che la legge gli mette a disposizione per esercitare una sorta di ritorsione-vendetta nei confronti del giornalista? Altre domande: è mai possibile che da una battuta telefonica si passi alla perquisizione e alle ipotesi di reato? Chi controlla i giudici dall’uso sproporzionato e pretestuoso, per non dire politico, dei propri poteri?!
    Queste sono tutte domande, credo legittime e spontanee che ognuno di noi si pone e che meriterebbero a mio avviso una presa di posizione chiara della politica e di chi fa le leggi.

  5. Simone82 scrive:

    Ma dov’era qui la sensazione che Porro volesse commettere un omicidio? Da dove viene l’impressione che Porro volesse aggredire fisicamente la Marcegaglia? Da dove nasce l’impressione che vi sia il benché minimo sospetto di reato?
    Evidentemente non ci si rende conto di cosa significhi intercettare a strascico passando su tutto e tutti. L’inviolabilità è solo quella della vita umana, non c’è una libertà inviolabile di indagare tutto e tutti. Anche perché, né Arpicella né Porro erano indagati, e allora come ci sono finiti nelle orecchie dei PM?
    Poi si dice che Berlusconi vuole distruggere la magistratura: essa si è già distrutta da sola, solo gli arbitri di calcio sono meno credibili dei magistrati… E ho detto tutto.

  6. bill scrive:

    Peccato che, una volta che c’è un articolo condivisibile, non si resista a dovere dare lezioni a Sallusti.
    Il quale ha il torto, gravissimo, di fare domande alle quali Fini non risponde, e di mandare dei cronisti a Montecarlo giacchè quello continua a fare il pesce in barile.
    Bravi, voi non siete mica innocentisti a presindere con Fini, il vostro novello idolo, noooo…

  7. Carmelo Palma scrive:

    Sallusti e Feltri non hanno il torto di fare le domande a Fini, ma di volerlo fare “rientrare nei ranghi”. La differenza sembra piccola. Sembra.

  8. Carmelo Palma scrive:

    @Stephen: facciamo un caso concreto, non astratto, che ci capiamo ancora meglio.
    Se un p.m intercetta mezzo mondo per associazione a delinquere e poi procede, giù per li rami delle intercettazioni, verso un intercettato di quinto grado per abigeato aggravato da futili motivi e maltrattamento di animali, ci sono statisticamente molte possibilità che sia italiano ma abbia un cognome straniero, che finisce con “ck”. Detto questo, la legge è legge, per carità.

  9. Maralai scrive:

    che errore per i berlusconiani, definiti pretoriani da palma, votare la bongiorno! già bocchino prende per il culo berlusconi appena dopo il voto. elezioni SUBITO! prima che in parlamento accada l’oscariata scalfariata bis.!
    mn

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