Due Nobel alla libertà

– È questa la globalizzazione che ci piace. Quella incarnata dal peruviano (poi naturalizzato spagnolo) Mario Vargas Llosa e dal cinese Liu Xiaobo, nominati rispettivamente premio Nobel per la Letteratura e per la Pace.

Vargas Llosa è un intellettuale cosmopolita e poliedrico: scrittore, giornalista, politico. L’amore per la libertà – la cifra del suo lavoro – lo porterà a candidarsi alla presidenza del paese natìo, circondato da illustri esponenti del liberalismo economico, come gli economisti Hernando de Soto ed Enrique Ghersi. Con il suo impegno politico, Vargas Llosa intende mostrare al Perù il potenziale di progresso, endemico e partecipativo, che è racchiuso nel rispetto dei diritti di proprietà e delle libertà economiche.

Un progresso che difficilmente trova spazio lì dove il libero mercato viene soffocato dall’intervento pubblico, lì dove prevale il ‘capitalismo di stato’, nelle sue molteplici sfumature. La corsa presidenziale di Vargas Llosa non è coronata dalla vittoria. Lo scrittore tuttavia continuerà il suo impegno per l’affermazione della cultura del libero mercato dedicandosi all’elaborazione di idee di libertà attraverso la Fundacion Internacional para la Libertad, da lui stesso presieduta.

Liu Xiaobo incarna invece la sfida della libertà al neo-globalismo dei diritti. Come già ricordava in un lungimirante articolo Carmelo Palma, un filo unisce le istanze di libertà proclamate a Praga nel 1977 da numerosi intellettuali – tra cui il futuro Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel – contro il regime sovietico, e la Charta08 scritta in Cina, tra gli altri, da Liu Xiaobo per chiedere al regime il rispetto dei diritti civili e le libertà politiche. È emblematico che il riconoscimento al dissidente cinese si consumi proprio nei giorni in cui la diplomazia economica del gigante d’Oriente si trova in Europa per assicurarsi accordi commerciali con l’Occidente.
La globalizzazione ha messo a nudo le contraddizioni della Cina e mostrato il suo tracciato naturale, che porta alla libera circolazione delle merci, ma anche – e soprattutto – alla libera trasmissione delle idee.

La reazione dell’establishment cinese è scomposta: un paese proiettato nel virtuoso cammino della crescita globale – una crescita che solo il libero commercio sa assicurare – non sa far altro che ricorrere alla forza per impedire alla famiglia ed ai sostenitori del dissidente – attualmente ancora in carcere – di celebrare pubblicamente il prestigioso, e simbolicamente potente, riconoscimento internazionale.
“Durante gli ultimi decenni – si legge nelle motivazioni del Comitato per il Nobel – la Cina ha fatto enormi progressi economici, forse unici al mondo, e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica maggiore responsabilità nella scena internazionale, che riguarda anche i diritti politici”.
Il percorso naturale della globalizzazione – rende evidente il testo delle motivazioni – porta al pieno esercizio di tutte le libertà, in campo economico, civile, politico e religioso.

Ma i due Nobel per Letteratura e per la Pace rappresentano un segnale importante anche per noi e per l’Europa tutta. La crisi finanziaria ha diffuso la paura e il sospetto nelle strutture di pensiero occidentali. Rischia di prender piede una tendenza involutiva, chiusa, stato-centrica. Il riconoscimento dei meriti di chi afferma le libertà individuali ha il sapore del riscatto, quasi a riaprire gli occhi della società ad una prospettiva aperta e globale.
Un secondo input investe il mondo della cultura. Si fa strada, dopo anni di egemonia comunitarista, una cultura che sa essere autenticamente di destra, mettendo al centro la libertà e l’individuo. Un approccio alla vita che ha fascino, forza ideale e ragione da vendere. Una cultura libertaria fino ad oggi poco compresa nel continente, ma che sa proporre soluzioni alle contraddizioni che la globalizzazione incontra nel suo cammino.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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