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Sarah Scazzi, sangue su sangue

 – “E tutto è creduto,
tutto è dovuto, tutto è rimpianto
In questa notte che si sta avvicinando ogni giorno di più.
E non ti convince per niente il programma che stanno dando,
Ma che strano, nessuno lo può più cambiare col telecomando.
E’ sangue su sangue, sangue su sangue, soltanto.”

(F. De Gregori, “Sangue su sangue”)

Sarah Scazzi, la quindicenne pugliese di cui non si sapeva più nulla dal 26 agosto scorso, è morta. La notizia, comunicata in diretta durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, è stata, in questi due giorni, diffusa, amplificata e sviscerata da tutti i mezzi d’informazione, in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli più crudi e morbosi.

Lo zio di Sarah, dopo un lunghissimo interrogatorio, ha confessato tre giorni fa di averla assassinata nel primo pomeriggio di quel 26 agosto, nel garage di casa propria, fuori di sé dalla rabbia per aver visto respinto con decisione dalla ragazza un suo approccio sessuale, e poi di aver infierito sul suo cadavere, prima di nasconderlo nel pozzo dove è stato infine ritrovato.
Agli inquirenti sta, ora, trovare prove che confermino questa confessione (piuttosto traballante, secondo l’avvocato d’ufficio) e scoprire eventuali complici dell’uomo.

Fin qui i fatti: una storia a dir poco orrenda, che si sarebbe tentati di dimenticare nell’istante stesso in cui se ne viene a conoscenza.

Ma i fatti rappresentano solo una piccola parte di tutta la questione: Sarah Scazzi, giovanissima e bella, nel periodo che va dalla sua scomparsa ad oggi è stata oggetto delle più varie congetture. Si va da quelle su una sua eventuale fuga a quelle su un improbabile rapimento da parte di sconosciuti, passando per quelle, immancabili, su Facebook-strumento-del-demonio, per cui Sarah, avendo aperto tre profili sul popolare social network (e addirittura, pensate, accedendovi dalla biblioteca comunale, noto abisso di perdizione), sarebbe stata a rischio di chissà quali brutte avventure architettate dai suoi “amici virtuali”.

Il ritrovamento del cadavere della ragazza, tremendamente reale e avvenuto pochissimo dopo la confessione dello zio, ha imposto la cessazione di tutte le teorie e le dettagliate analisi a mezzo stampa del suo modo di vestire, dei suoi diari, dei suoi poster, delle sue frasi (se le ha dette davvero non lo sapremo mai), delle sue abitudini. Il fatto che la madre di Sarah abbia appreso in diretta televisiva la notizia dell’assassinio della figlia è certamente (Federica Sciarelli dixit) “imbarazzante”, anzi, “imbarazzante” è il minimo che se ne possa dire; forse, però, lo si può leggere come diretta conseguenza della mediatizzazione esasperata del caso, del frugare ossessivo della stampa nel privato di una ragazzina come tante, già morta di una morte orribile mentre nel mondo dell’informazione si faceva a gara a chi avrebbe scovato i particolari più pruriginosi della sua vita di adolescente.

Adesso Sarah non c’è più, e quindi si rende d’obbligo la sua santificazione a posteriori; quant’era buona, quant’era bella, quant’era simpatica, quant’era seria, quant’era. Quante cose era, e non è più, e non era più già mentre i giornali – per amor di Verità e di Giustizia, s’intende – copiavano e riportavano nella cronaca nazionale parole d’amore dal suo diario che sarebbe dovuto rimanere segreto.
C’è però lo zio, l’assassino, l’orco, il mostro (ancora, ricordiamolo, anche se reo confesso, tecnicamente non colpevole): non ci vengono risparmiate le morbose fantasticherie sulle sue “mani callose”, sulle gambe “esili e giovani” della ragazza in pantaloncini, sulle “giovani carni della piccola”, sul “corpo immobile di Sarah, ancora caldo” che ha “risvegliato la bestia”, sull’ “innaturale amplesso”.

La violenza mediatica nel cercare i dettagli più raccapriccianti non accenna a fermarsi. I particolari sullo stato di decomposizione del cadavere di Sarah sono stati già ampiamente diffusi, aggiungendo scempio a scempio: la stampa ha fatto “domande precise” su questo punto, ché un’informazione completa è la prima cosa, si sa, è la gente che lo chiede.

Già, la gente. Quella gente che, appena lo zio ha confessato l’assassinio della nipote, non ha esitato un attimo a proclamare, a voce e su Internet, che “uno così merita solo la morte”, che “questo mostro andrebbe linciato”, che “per gli assassini come lui ci vuole un bel cappio al collo”. Quella gente spesso tanto impegnata, tanto seria, tanto responsabile, che magari in altre occasioni firma gli appelli di Amnesty International contro la pena di morte ed è in prima linea per dire no alla vivisezione, alla violenza e a tante altre cosacce brutte, ma che, davanti ad un caso del genere, non si preoccupa di reprimere la propria sete di sangue e di linciaggio.

Su Facebook sono apparsi (accanto a deliranti gruppi di solidarietà con l’assassino per il suo gesto, che sono stati prontamente cancellati) gruppi, appelli, pagine in cui migliaia di persone descrivevano dettagliatamente le torture che avrebbero applicato a Michele Misseri se lo avessero avuto sottomano, con una terminologia specifica da dare i brividi.

Stupisce, lascia senza parole la sicurezza con cui tanti invocano punizioni indegne perfino per le peggiori società tribali, dimenticando, nell’esaltazione del momento, che essere umani vuol dire appunto non essere bestie, e cioè saper controllare i propri istinti, anche davanti ad un omicida efferato che questa capacità l’ha persa. E’ spaventosa la dissociazione di chi da un lato auspica, pretende quasi, la sospensione delle garanzie dello Stato di diritto nei confronti del “mostro”, affinché i suoi compagni carcerati possano linciarlo impunemente, e dall’altro si lamenta per il mondo (la società, il Sistema, il Paese, il Paese berlusconiano, il Paese comunista, a piacere) che diventa sempre più violento.

E’ difficile usare la logica e mantenersi razionali di fronte ad un caso come questo; è proprio in casi come questo, però, che la logica e la razionalità andrebbero invece usate ed applicate rigorosamente, nonostante tutta l’emotività che l’assassinio brutale di una ragazza di quindici anni inevitabilmente scatena.
Per osservare i fatti dalla giusta prospettiva, occorre accettare la “banalità del male”, accettare che a fare il male non sia l’indefinita categoria dei “mostri” sconosciuti e tremendi, ma siano semplicemente uomini, persone come tutte le altre, che commettono l’irreparabile errore di seguire i loro istinti più bestiali.

Abbandonarsi allo stesso errore, anche solo nella fantasia, aiuterà forse qualcuno a pulirsi la coscienza, ma non servirà ad onorare la memoria della ragazza che non c’è più, né tanto meno a riportarla in vita.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

20 Responses to “Sarah Scazzi, sangue su sangue”

  1. Massimo scrive:

    Articolo stupendo!!
    Marianna Mascioletti hai saputo descrivere esattamente quello che ho pensato anche io.
    Condivido soprattutto quella parte dell’articolo in cui si fa riferimento a gruppi e pagine create su facebook contro il mostro. Persone che avrebbero inferto le peggiori torture e punizioni al mostro di Avetrana ma che fino al giorno prima erano su facebook a protestare contro l’uccisione delle foche, delle cavie, di cani e gatti, ecc ecc.

    Io la vedo in un modo più “liberale”, se così si può dire: bisogna essere razionali, lasciare che la giustizia faccia (bene) il suo corso e che venga resa giustizia alla piccola Sarah.

  2. claudio scrive:

    Con tutto il rispetto, la banalità del male era (purtroppo, perché oggi si abusa di questa frase) un concetto un po’ diverso da quello che traspare qui.

    Comunque, al di là di questo, io capisco che una persona la cui biografia recita “Associazione Luca Coscioni”, quindi una radicale, abbia un concetto molto esteso delle libertà sessuali.
    Ma da qui a definire “fantasticherie” (peraltro morbose) “l’innaturale amplesso” ce ne corre. Se la confessione è vera, e quindi non è una fantasticheria, il tizio ha avuto un rapporto sessuale con sua nipote morta.
    Fantasticherie un paio di balle, e soprattutto che schifo! No, il diritto a far sesso coi morti non si può proprio accettare!

  3. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Claudio: il fatto è che, per ora, non si sa se l’ “innaturale amplesso” ci sia stato o se lo zio se lo sia inventato (magari perché il reato di violenza su minore è punito più severamente rispetto al vilipendio di cadavere). I risultati delle analisi medico-legali su questo punto non ci sono ancora, l’unica certezza ad oggi (a ieri, quando ho scritto) è che la ragazza è morta per strangolamento, per cui, allo stato attuale delle cose, l’ “innaturale amplesso” è una morbosa fantasticheria e niente di più. E poi, mi si permetta, lo si poteva chiamare in tanti altri modi.
    PS: Nell’associazione Luca Coscioni non ho mai visto praticare la necrofilia. Le calunnie, su Libertiamo, non sono affatto ben accette.

    @ Massimo: grazie.

  4. @Claudio: vedo che la furia del Partito dell’amore non si ferma nemmeno di fronte ad una ragazza morta: vergognati!

  5. questo articolo è una boccata di civiltà finalmente.
    grazie

  6. claudio scrive:

    Calunnia è accusare qualcuno di aver fatto un reato. Dov’è che ti ho calunniata? Non ho detto che tu fai sesso coi morti. Ho solo detto che chiamare innaturale amplesso con le virgolette quello che è invece atto sessuale con la morta, senza virgolette, è quasi come riconoscerne una certa normalità.
    E quel che ho detto, così come le tue virgolette, non c’entra col fatto se sia vera o no la confessione. Cioè, se il tizio si fosse inventato tutto, varrebbe comunque un mio giudizio (che spero sia accettato su questo sito) su una pratica che per me è schifosa. Ti assicuro che se tu la parola innaturale l’avessi messa senza virgolette, non mi sarebbe venuto in mente di scrivere quel che ho scritto.
    Ancora non capisco quali siano le mie parole di calunnia, ma sono pronto ugualmente a chiederti scusa se ti sei sentita offesa da qualcosa.

  7. Marianna Mascioletti scrive:

    Mi è sembrato, dal tono del tuo commento, che tu volessi associare la mia (passata) vicinanza all’associazione Coscioni con un mio voler giustificare un presunto “diritto alla necrofilia”. Mi sono sentita in dovere di precisare che l’associazione Coscioni non incoraggia le pratiche necrofile.

    Le virgolette ci sono perché cito letteralmente dall’articolo che linko, e cito letteralmente perché disapprovo quel tono. Si sarebbe potuto scrivere in mille altri modi, visto anche che si parla di una notizia non ancora sicura, e secondo me in quell’articolo sono stati usati toni da romanzaccio gotico di quart’ordine che non giovano alla serietà del giornalismo.

    Il senso è questo, non volevo certo mettermi a disquisire sulla naturalità o meno di certe pratiche.

    ***Modifico: diciamo che l’accento era posto su “amplesso”, non su “innaturale”.

  8. Francesco scrive:

    Un articolo intelligente, pensato e mirato, che da un’idea seria di che cosa dovrebbe essere la società aperta del terzo millennio. Già, perchè de facto, la maggioranza degli italiani ignora del tutto cosa sia lo stato di diritto, quindi si abbandona a sfuriate sanguinarie degne del peggior talebano.
    L’umoralità dei nostri concittadini è alla base non solo di queste insensate ed anacronistiche pulsioni di giustizia sommaria, ma anche dell’incredibile voyeurismo con cui cercano di spiare i dettagli più reconditi del fatto, passando ore a seguire la tv generalista che, ovviamente, segue l’argomento con incredibile accanimento.
    Non stupiamoci insomma, che i media abbiano sciacallato così pesantemente, perchè dove c’è offerta, c’è anche domanda. Evidentemente, anche fra i tanti italiani che si sono scandalizzati per l’atteggiamento dei media, c’erano individui morbosamente interessati al fatto di cronaca.

    PS: ancora complimenti all’autrice dell’articolo.

  9. annamaria scrive:

    ???…”ke essere umani vuol dire appunto nn essere bestie”…???…
    ma cos’è questa perversione di attribuire alle bestie come naturale, le peggiori azioni e i + abietti comportamenti dei cosidetti umani?…
    ma datevi una regolata quando scrivete almeno, un briciolo di esame sul senso dei termini adoperati, di realtà, di logica, di buonsenso!…
    nn se ne può + di una pseudo cultura e di parolai ke esprimono solo un sentire e sapere politikese…anke in fatti orrendi e dolorosi come questo: l’orrida fine di una ragazzina troppo bella e invidiata e desiderata e indifesa…
    un pò di rispetto, altro ke criticare tv e media!…
    eppoi:…io nn ho sentito dai compaesani profferire le frasi riportate, anzi, solo stupore e biasimo…
    insomma: sproloqui e bla bla bla…
    e io dico: meglio ke l’abbia violentata da morta, accidenti, o si preferisce ke abbia dovuto soffrire anke questo?…intanto rispettiamo il corpo come sistema soffrente, poi sul resto azzuffatevi pure, da bravi cattolici…
    dulcis in fundo, ancora “insistisce” (sic, lo uso come rafforzativo): “…ma siano semplicemente uomini, persone come tutte le altre, che commettono l’irreparabile errore di seguire i loro istinti più bestiali”…e l’altra menata sulle virgolette o meno sull'”innaturale amplesso”, discussione sull’ipossibilità di accettare il sesso sui morti…ma ke?…pensi ke dipenda da te ke succeda o meno, da una legge x caso?…certe cose è meglio nn tirarle in ballo, l’osceno è innanzittutto infliggere sofferenza, il resto “al confronto” è acqua fresca…o bolle di sapone…

  10. Marianna Mascioletti scrive:

    Annamaria, per favore, prima di inveire a vuoto, impara a comprendere il significato di un testo, e soprattutto impara a scriverne uno. Alle scempiaggini che metti insieme è difficile dare un senso, e quindi una risposta.

  11. GST scrive:

    Bell’articolo.

  12. Gellebedde scrive:

    Di fronti a simili tragedie, ci dovremmo fermare un attimo a pensare prima di sparare un concetto. Riflettendo con umiltà e dolore, viene subito in mente che la tragedia di Avetrano ha visto un solo protagonista e una sola vittima, ma, in fondo, molti altri hanno partecipato, buttando anche loro un po’ di fango in quel pozzo infernale.

  13. claudio scrive:

    Capito, Marianna? Visto che io e te ci siamo chiariti a dovere (ancora scusa), capito? Poi viene fuori che la violenza sessuale su una morta “tanto succede lo stesso”! E tutto sommato, visto che è morta, e non soffre, è “acqua fresca” o “bolla di sapone”! Vedi che c’è chi la pensa così? Mio Dio! Alessandro, che si vergogni quest’Annalisa, altro che il sottoscritto!

  14. Vincenzo Leso scrive:

    CONTRO LA PENA DI MORTE, PARADOSSALE PROVVEDIMENTO CHE AGGIUNGE MORTE ALLA MORTE, VIOLENZA ALLA VIOLENZA, INGIUSTIZIA ALL’INGIUSTIZIA. LA PENA DI MORTE SQUALIFICA CHI LA APPLICA, NON RIMEDIA AL MALE GIA’ ACCADUTO E NON E’ REMORA PER QUELLO CHE PUO’ ACCADERE.

  15. Brava Marianna!!!
    Bellissimo articolo !
    Hai dato voce a molte mie opinioni.

  16. Cristina scrive:

    E’ un bellissimo articolo molto sensato; ma c’é un punto é molto ma molto ma molto difficile rimanere civili di fronte a tanta barbarie e non essere terribilmente arrabbiati verso chi strappa la vita ad una persona, giovane, indifesa, innocente e con tutta la sua vita davanti. Viene anche fatto pensare a ciò che non ha avuto, a tutte le gioie che in un solo gesto un uomo, ma alla fine non riesco nemmeno a vederlo come un uomo, le ha tolto impunemente; sono arrabbiata, schifata e sconvolta, non per questo sarei in grado di fare del male, o ad inneggiare al male

  17. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Cristina: sono d’accordo con te, il punto non è che “non si dovrebbe” provare rabbia nei confronti di chi ha fatto tanto male; il punto è proprio quello con cui tu concludi,

    sono arrabbiata, schifata e sconvolta, non per questo sarei in grado di fare del male, o di inneggiare al male

    .

  18. Stefano Maresca scrive:

    Pienamente d’accordo con l’articolo,giustamente sconvolto dalla sorte di questa povera ragazza,sono ancora più sconvolto e schifato dal vedere il moltiplicarsi sui social network di gruppi e pagine che inneggiano alla violenza sanguinaria per rappresaglia…
    Mi sembra di essere anormale a desiderare soltanto un normale processo…

  19. Simone scrive:

    Complimenti per l’articolo, anch’io ho scritto una riflessione che mi sembra molto vicina al pezzo che hai pubblicato tu. Ma è venuta fuori quasi una recensione cinematografica, tanto mi sembra che la realtà sfoci nell’assurdo, e non solo.

    http://spaltiarena.blogspot.com/2010/10/doppio-incubo.html

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