– Ha ragione Nicola Porro. Se non si è prevenuti è difficile interpretare le sue parole come vere minacce. Porro sicuramente scherzava, ma il problema è che il Giornale, da alcuni mesi, non scherza affatto. I “segugi” che il vicedirettore del Giornale prometteva di inviare sulle piste della Marcegaglia erano finti. Quelli che il Giornale ha sguinzagliato per abbattere chi non stava e non rientrava nei ranghi, però, erano veri. Mesi di prime pagine e di servizi dedicati al “traditore” Fini e al notorio “omosessuale attenzionato” Boffo stanno lì a dimostrarlo.

Se l’addetto stampa della Marcegaglia e il Presidente di Confindustria si sono sentiti intimiditi – e non si sono fatti una grassa risata – la colpa non è della confidenza che Porro riserva ai suoi interlocutori telefonici, ma della spregiudicatezza con cui il Giornale (e non solo il Giornale) interpreta in modo ufficiale, e perfino ufficializzato, gli interessi del Governo e del Presidente del Consiglio.

Confessiamo un pregiudizio. Non riusciamo a confondere Porro con Sallusti e con Feltri. Il primo è un giornalista di cui apprezziamo la capacità e l’onestà dell’analisi e una certa estraneità al giornalismo “d’azione”.  Critica da sempre il mainstream confindustriale e con buone ragioni. Non ha iniziato quando la Marcegaglia si è “messa di traverso”.  Vice-dirige il Giornale, ma dubitiamo che abbia vice-diretto i pestaggi mediatici a cui la testata si è dedicata. Di Feltri e del suo eterno vice Sallusti pensiamo che stiano al giornalismo come Marcinkus stava alla Chiesa. Che siano insomma degli onesti professionisti di affari non sempre (moralmente) onesti. E’ un mestiere che a qualcuno tocca, ma esige comunque una misura, che loro (come accadde a Marcinkus) hanno completamente perduto.

Detto questo dell’indagine in sé non pensiamo che sia se non ciò che presto, probabilmente, si ridurrà ad essere: nulla. Ci pare solo l’ennesima occasione sprecata per impedire a Woodcock di finire sui giornali e a Feltri e Sallusti di fare professione di vittimismo, col manganello nascosto sotto la giacca. Magari ci sbagliamo. Ma così la vediamo.

In termini generali (se il rapporto tra informazione e politica può ancora guardarsi in termini generali), l’idea di una perquisizione in una redazione ci preoccupa di più dell’insistenza scherzosamente minacciosa di un giornalista economico. Ci tenevamo a dirlo, per onestà. Non tanto per solidarietà con i giornalisti coinvolti (temiamo che alla fine – se questi sono i fatti – da questa vicenda sarà la Marcegaglia a pagare i prezzi più salati), ma per l’idea che abbiamo della libertà di stampa, che è anche la libertà di Sallusti, per non dire di Porro, che è un giornalista che ci piace.