Ma la Spagna non sta peggio di noi

 – C’è solo un grande paese dell’Unione Europea che nel 2010 sarà ancora in recessione, la Spagna. Ed è di pochi giorni fa il dato Eurostat che evidenzia un altro incremento del tasso di disoccupazione nel paese iberico, che ha raggiunto l’impressionante 20,5 per cento.

Negli ultimi tre anni la disoccupazione è cresciuta incessantemente, da livelli europei dell’8-9 per cento ad un tasso ormai da quattro mesi stabilmente sopra il 20 per cento.
Certo, se si vanno a vedere i dati del Prodotto Interno Lordo, c’è un paese che ha fatto peggio nel biennio della crisi globale: l’Italia.

Il PIL italiano è infatti decresciuto dell’1,3 per cento nel 2008 e del 5 per cento nel 2009, il dato piú preoccupante d’Europa tra i grandi paesi. Nel Paese guidato dal primo ministro socialista Zapatero l’economia ha visto una crescita contenuta nel 2008 e una recessione meno forte nel 2009.

I dati, almeno del PIL, non sono dunque eccessivamente negativi per la Spagna, anche se è sul futuro spagnolo che insistono i maggiori dubbi.
Un deficit superiore all’11 per cento nel 2009 e in diminuzione verso l’8 per cento nel 2010 è il dato che ha creato la maggiore preoccupazione dei mercati circa la solvenza del paese Iberico. Il debito rimane ad un livello pari a poco più di metà di quello italiano e per questo motivo il differenziale rispetto ai Bund tedeschi non è molto differente rispetto all’Italia.

E Zapatero cosa ha fatto? Il primo ministro socialista ha annunciato il congelamento delle pensioni per il 2010 e al contempo una riduzione dei salari pubblici del 5 per cento. Queste due misure sono insufficienti, perché permettono un risparmio dell’ordine di 15 miliardi di euro nel biennio, quando il deficit annuale ha superato i 100 miliardi di euro l’anno. I mercati hanno visto che tali misure non sono decisive ed è la ragione per la quale sono rimasti nervosi nei confronti della Spagna.

Nelle ultime settimane è stata poi approvata la riforma del lavoro, o almeno così è stata chiamata dall’Esecutivo. Tale decisione ha provocato lo sciopero generale dello scorso 29 settembre, che in realtà si è rivelato un insuccesso per il sindacato. La riforma non è una vera riforma nel “paese della disoccupazione” e secondo molti analisti ne sarebbe servita una molto più incisiva.

La riforma del lavoro riguarda principalmente il costo del licenziamento, che viene abbassato per le imprese. Vi sono altre innovazioni, ma nessuna di queste sarà in grado di risolvere i problemi del mercato del lavoro spagnolo. Per questa ragione Zapatero è in forte difficoltà e tutti i sondaggi danno il Partito Popolare notevolmente in vantaggio nelle preferenze di voto degli spagnoli.

Per far passare la legge finanziaria 2011, il Primo Ministro socialista ha dovuto addirittura cercare l’appoggio esterno del Partito Nazionalista Basco, mentre per approvare i tagli alla spesa ha avuto bisogno del CIU, il partito nazionalista Catalano.
Zapatero ha una maggioranza instabile e deve contrattare su ogni provvedimento con diversi partiti, avendo ormai deciso di escludere i partiti di estrema sinistra dal Governo. In Spagna l’idea di valutare ogni provvedimento con diversi partiti politici non è vista in maniera scandalosa, tanto che la riforma delle banche regionali “le Cajas” è avvenuta grazie all’appoggio del Partito Popolare.

Certo l’Italia è un paese molto diverso dalla Spagna e come dimostra il dibattito odierno non sará facile approvare le leggi con maggioranze variabili.


Autore: Andrea Giuricin

Nato nel 1982, ha conseguito la laurea specialistica in Economia presso l’Università di Milano Bicocca con una tesi sull’evoluzione del mercato del trasporto aereo europeo dopo la liberalizzazione. Nel medesimo Ateneo svolge attività di ricerca presso il CRIET, Centro di Ricerca Interuniversitario sull’Economia del Territorio, seguendo principalmente le tematiche dei trasporti; collabora inoltre con i corsi di Economia Pubblica della Facoltà di Economia. Sul settore aereo è autore di diverse pubblicazioni ed è stato relatore a convegni tra cui il BizTravelForum 2007 organizzato da UVET American Express

One Response to “Ma la Spagna non sta peggio di noi”

  1. marcello scrive:

    Purtroppo anche lì hanno pensato che la crisi deve pagarla chi fatica ad arrivare alla fine del mese e invece i grossi speculatori non devono contribuire.
    Almeno lì i servizi pubblici funzionano meglio che in Italia, dove la povertà è anche pubblica.

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