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L’Olanda non basta. Geert Wilders pensa globale

– Dopo la formazione del governo di minoranza, avvenuta con il supporto fondamentale del suo partito, Geert Wilders si conferma, ancora una volta, come il vincitore morale delle ultime elezioni olandesi.Nel frattempo il tribunale di Amsterdam vuole invece processarlo per incitamento all’odio e alla discriminazione contro gli immigrati musulmani. Wilders rischia fino a 16 mesi di carcere e 10 mila euro di multa, ma è ben consapevole che cambierà poco perché la popolarità che ha acquisito gli consente ormai di fare progetti ben più ambiziosi.

La questione islamica è infatti ormai al cuore del dibattito europeo ed occidentale e Wilders, da buon imprenditore politico, ha bisogno di aumentare la sua produttività davanti ad una domanda crescente da parte dell’elettorato.Non c’è solo una mera reazione istintiva dietro i milioni di persone che, nel segreto dell’urna, hanno scelto di votare per Geert Wilders. C’è una organizzazione complessa, una rete che gestisce le iniziative, le finanzia e si coordina, anche e sempre di più, a livello internazionale.

Una macchina che Wilders sta rodando e che lancerà nei prossimi mesi quando verrà presentata ufficialmente la International Freedom AllianceL’alleanza promette di replicare a livello europeo e globale le battaglie che Wilders ha combattutto e continua a combattere in Olanda.

La rete di Wilders può contare su alcuni nodi cruciali. Uno di essi è sicuramente costituito dalle attività che gravitano attorno alla blogger newyorkese Pamela Geller salita agli onori delle cronache durante la protesta contro la costruzione della moschea a Ground Zero. Alla Geller ed alle sue iniziative si affiancano quelle del teologo Robert Spencer che con lei coordina le attività di Stop Islamisation of America associazione che è stata in prima linea durante le proteste contro la costruzione della moschea a Ground Zero.

Sempre in America troviamo un altro grande sponsor del politico olandese. Si tratta di David Horwitz, ex sessantottino pentito, autore di libri che hanno influenzato moltissimo la galassia ultra-conservatrice americana e direttore del David Horowitz Freedom Centersempre in prima linea nella battaglia contro l’islamizzazione. Proprio qualche giorno fa, invitato negli studi della TV pubblica olandese, Horowitz ha ammesso di esser personalmente impegnato nel fundraising per le attività di Geert Wilders.

Nella biografia di Wilders ha grande importanza anche il rapporto con Israele. Wilders ha trascorso alcuni anni della sua vita lavorando in un kibbutz nella West Bank. Ed in Israele conserva ancora importanti rapporti come quello con Aryeh Elhad, ex generale ed esponente del piccolo partito di estrema destra Hatikva, e con il ministro degli esteri Avigdor Lieberman. Entrambi si oppongono al riconoscimento di uno stato palestinese (anche se Lieberman sembra aver rivisitato ultimamente questa posizione) e vedono nella “questione islamica” il problema fondamentale della polveriera mediorientale.

In Europa Wilders intrattiene rapporti con il Partito del Popolo danese guidato da Pia Kjaersgaard (quasi il 14% alle ultime elezioni) e con i ribelli della CDU tedesca che ormai molti danno pronti per la creazione di un nuovo partito con una piattaforma conservatrice simile a quella portata avanti dal PVV di Wilders. Ottimi, infine, i rapporti anche con gli inglesi di UKIP. Fu proprio Lord Pearson ad invitare Wilders a Londra per proiettare il film Fitna alla House of Lords.

Ci sono capitali ed uomini dietro la battaglia, ora globale, di Geert Wilders. Non dovrà stupire in futuro la sua presenza nell’ambito del dibattito pubblico in molti paesi europei e negli Stati Uniti. Lentamente, ma con costanza, l’islamofobia, dopo esser diventata un elemento accettato nell’ambito della retorica politica olandese, potrebbe diventarlo in altri Paesi.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

3 Responses to “L’Olanda non basta. Geert Wilders pensa globale”

  1. COUNTRYGIRL scrive:

    Perchè continuare a portare in ballo la fantomatica islamofobia? Wilders, come molti semplicemente è contro la presenza di idee, persone che sono contro le idee fondanti della civiltà occidentale il nijab/burka, inferiorità della donna, impossibilità di cambiare religione e via dicendo, sono i mussulmani a doversi adeguare alla nostra civiltà e non viceversa. Nella civile Olanda tra le prime a riconoscere il matrimonio gay sono in aumento i pestaggia da parte di immigrati mussulmani verso gay, nella civilissima Svezia gli stupri sono aumentati in maniera vertiginos colpevoli immigrati mussulmani..

    Non c’è una paura dell’islam=islamofobia ma semplicemente la pretesa più che legittima che gli ospitti (mussulman) d’adeguino alla nostra civiltò, prendano atto che non sono nel loro paese dove un padre può uccidere la figlia solo perchè esce con ragazzi, dove dei convertiti dall’islam sono minacciati e costretti a cambiare casa (succede in UK)

  2. Andrea B scrive:

    “Islamofobia” …eccola lì la parolina magica e politicamente corretta che marchia a fuoco !
    Una paura in effetti però c’è … ed è la paura che secoli di progresso in occidente per riuscire ad affermare “sciocchezzuole” come i diritti fondamentali dell’ individuo e la laicità dello stato, vengano messe in discussione da un determinato gruppo di individui, qui da noi immigrati, che professa una determinata religione.
    Non è la commissioni di reati che preoccupa, quanto il fatto che la richiesta sia ben più “eversiva” …avete presente le parole dellì imam della moschea di viale Jenner di Milano su Sakineh ?
    Il concetto era che la lapidazione era pena troppo severa, ma che comunque la donna che commette adulterio è da punire, PERCHE’ COSI’ DICE IL PROFETA.

    Dobbiamo dunque considerare di immettere il Corano tra le fonti legislative del nostro diritto ?

    Lo so che ci sono molti che osteggiano i musulmani perchè sono a loro volta integralisti cattolici o perchè semplicemente sono razzisti e non vedono bene NESSUN straniero, ma leggendo le parole di Wilders non troverete niente che non sia solo pura e semplice difesa della nostra libertà e della nostra cultura di tolleranza e laicità.

    Di fatto, già adesso, in Europa nessuno è già piu libero di scrivere un libro, fare un film, un allestimento teatrale o anche soltanto una vignetta satirica sull’ islam, senza che questo non comporti minacce di morte ed anche stravolgimenti della propria vita … ci siamo già scordati di Theo Van Gogh ? Se fosse stato ucciso da uno skinhead a causa di un cortometraggio sui campi di concentramento nazisti, avremmo già mostre del cinema e quant’altro a lui intitolati…
    Lo stesso Wilders, si deve difendere in tribunale, per idee che gli sono costate il fatto di vivere costantemente con la scorta e cambiare continuamente il luogo dove passa la notte.
    Da libertari dovremmo pensarci su …

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