Tory-taglia-tutto. Forse troppo

di SIMONA BONFANTE – Forse non era il momento giusto, i tagli potevano essere meno radicali, si poteva essere meno espliciti. Forse le conseguenze non sono state ponderate con la dovuta accortezza però, nel presentare al partito le misure ‘vittoriane’ con cui il governo ha deciso di cambiare il sistema sociale della Gran Bretagna, il leader tory, David Cameron, ha mostrato di crederci. Di crederci tanto da sfidare l’impopolarità.

Parliamo delle misure ‘toste’ annunciate a raffica nei primi tre giorni della Conservative Party Conference (a Birmingham, questa settimana).
La riforma universale del welfare, opera del Ministro del Lavoro e delle Pensioni, Iain Duncan Smith, acclamatissimo, prevede la sostituzione dell’attuale sistema di benefit – che si compone di una pluralità di voci diverse: casa, figli, disabilità, disoccupazione… – con un credito unico universale.
Nel disegno tory inoltre ‘semplificazione’ fa rima anche con ‘riduzione’, nel senso che sarà fissato un tetto massimo ai benefit percepibili, perché appunto non risulti più conveniente rimanere a casa, sussidiati, piuttosto che perdere il sussidio e andare a lavurà.
“Il nuovo sistema universale di credito – spiega il Ministro – garantirà che from now on, work will pay.” Standing ovation finale. A queste precise parole: “On May 6, the British people honoured us. Now let us honour the British people.”

Altro Ministro, altra riforma. Il Justice Secretary, Kenneth Clarke, annuncia un piano per far lavorare i detenuti – 40 ore a settimana, salario minimo. Il progetto piace, alla platea ed alla stampa amica. Il Telegraph lo definisce “the best idea to emerge from this year’s conference”. Osserva infatti Mary Riddel, editorialista del quotidiano tory-friendly “L’ingiustizia di avere giovani in buona salute seduti in una cella a non far niente, a spese del contribuente, instilla l’idea che non guadagnarsi da vivere possa effettivamente convenire”.

Ok sul welfare e ok su giustizia, dunque. Poi però alla Conference è il turno del Cancelliere, George Osborne, il quale ha la compiacenza di illustrare, in anteprima per la famiglia conservative, la riforma dei Child Benefit da lui medesimo testé ideata. Beh, riforma! Più che altro, un’accettata di inaudita ferocia inferta – one shot – sulle famiglie del Regno.

Il piano del Cancelliere prevede il taglio dei benefici all’infanzia per i redditi fiscalmente più alti (circa 44.000 sterline). Prevede inoltre che l’assegno venga elargito fino al 16esimo compleanno e non più, come ora, sino al raggiungimento della maggiore età. Prevede infine un tetto massimo di 500 sterline a settimana. Anche i redditi più bassi dunque saranno colpiti.

Misure pesanti. Fair, secondo Osborne. Fair pure secondo Cameron. Secondo i tanti analisti-osservatori-politici-semplici militanti che hanno espresso la propria contrarietà, invece, queste misure di veramente fair hanno poco. Anche perché, nel piano Osborne c’è un bug: una famiglia con due redditi, ciascuno, per dire, di 39.000 pounds – cioè singolarmente aldisotto della soglia massima, anche se al di sopra considerando i due redditi  – risulterebbe titolata ai child benefit, mentre una coppia con figli in cui lavora solo lui, con un reddito però di 41.000 sterline – cioè superiore alla soglia – perderebbe la titolarità al sussidio. E non parliamo di cifre irrisorie.
“I benefits universali – osserva ad esempio un analista del Telegraph – oltre a fornire un assicurazione sociale, sono una parte vitale del budget delle famiglie su cui la spesa per il mantenimento dei figli grava per il 33% delle entrate nette, contro l’11% della Francia ed il 6% della Svezia.”

Osborne capisce di averla fatta grossa, ed il giorno dopo manda ad MPs e delegati una missiva piena di rammarico e rassicurazioni. Il Primo Ministro intanto moltiplica le presenze nei programmi Tv del mattino, quelli guardati appunto dalle famiglie della classe media. Appare prostrato. Si scusa, addirittura, per aver provocato nelle mamme non lavoratrici l’allarmante sospetto di essere state escluse dai sussidi. Sarà tutto equo, assicura. Sarà doloroso – ammette – ma, ahinoi, necessario.

Ora, il motore-paese, è vero, non è ancora su di giri, ma rischia lo stesso di schizzare se il combinato di tagli e recessione dovesse ingrigire il clima riportandolo alla stagione – che Cameron non vuol nemmeno evocare – dei sacrifici thatcheriani. Questa preoccupazione è invero però ormai piuttosto diffusa, tra gli stessi tory.
“Si può cogliere a Birmingham – sussurra un delegato a cospetto dei 7000 manifestanti asserragliati innanzi il main building della Conference – un’anticipazione di quello che potrebbe essere la Gran Bretagna post-Armageddon.
It’s like a re-run of the Eighties. Ma l’atmosfera – rileva – appare più minacciosa.”

Nel suo intervento conclusivo Cameron prova a tirare le fila. Sciorinate le “cose straordinarie fatte in appena cinque mesi”, evocata la catastrofica condizione delle finanze pubbliche, celebrata la responsabilità del Cancelliere, Blu Dave spiega: è questione di fairness.
“Fairness means supporting people out of poverty, not trapping them in dependency” – dice.
“Fairness isn’t just about who gets help from the state” – aggiunge.
Reazione della platea: tiepida.
L’apoteosi arriva solo quando annuncia che l’imminente 85esimo della “greatest peacetime prime minister of the 20th century”, Margaret Thatcher, sarà festeggiato udite udite nel vecchio domicilio della Lady, oggi nuovamente tornato in mano Tory: 10, Downing Street.

Conseguente, la strizzatina d’occhio ai liberisti – “The other part of the equation is who gives that help, through their taxes. Taking more money from the man who goes out to work long hours each day so the family next door can go on living a life on benefits without working – is that fair?”.
E la mano tesa al mondo delle imprese – “It will be the doers and the grafters, the inventors and the entrepreneurs who get this country going”.  Dunque, sì – sintetizza il Premier: “We need to get behind our wealth creators”.

Belle parole, certo. Ma nell’atmosfera pesante del child benefit affair, quelle parole non arrivano, o arrivano ma mancano il bersaglio. Primo Ministro e Cancelliere oltretutto hanno oggettivamente suscitato le perplessità di molti per il modo superficiale, persino irresponsabile, con cui hanno gestito il dossier: senza consultare – pare – neppure gli MPs.
Eppure, secondo un sondaggio pubblicato proprio mercoledì, alla vigilia dello speech del leader, l’83% dei cittadini sarebbe favorevole ai tagli decisi dal Cancelliere Tory mentre addirittura l’86% apprezzerebbe il tetto di 500 sterline a settimana per il sussidio di disoccupazione.

Insomma, forse la linea dura sulla spesa pubblica non è poi così politicamente suicida.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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