– Due mesi di diffamazione, creando un caso che caso non è. Ed ora, dai testi velenosi si passa alle immagini. Ci riferiamo ovviamente al trattamento riservato al Presidente della Camera dalle truppe da assalto giornalistiche del presidente Berlusconi, capitanate dai generalissimi Feltri e Belpietro.

Il primo, coadiuvato dal fuoco di copertura dei servizi dei TG a reti unificate, ha trascorso tutta l’estate a sparare scoop su scoop sul gonfiatissimo affaire monegasco (gonfiato perché non sono in alcun modo coinvolti soldi o favori pubblici, quindi non si capisce dove sarebbe la questione pubblica); il tutto mentre la Banca d’Italia contestava a Verdini, triumviro del PdL, un conflitto d’interessi su sessanta milioni di euro riciclati dalla sua banca. Il secondo invece, a sorpresa si distacca, tentando un accerchiamento, e con una inedita manovra a tenaglia il 23 Settembre immortala in prima pagina su Libero il Presidente “come mamma lo ha fatto”. Così titola il quotidiano: “Il presidente è nudo”. E sotto: “Il documento da noi rivelato afferma che la casa di Montecarlo è del cognato. Fini si dichiara vittima di un complotto. Per dimostrargli che non lo perseguitiamo, non pubblichiamo le sue foto senza veli”.

Tralasciando un attimo l’assurdità della dichiarazione (“Per dimostrargli che non lo perseguitiamo, non pubblichiamo le sue foto senza veli” Cosa ha appena fatto, Direttore? Ah, certo, quella foglia di fico maldestramente aggiunta col Photoshop restituisce tutta la dignità alla terza carica dello Stato…), quello che dovrebbe essere già chiaro ai più diventa deliberatamente palese: in Italia i watchdog sono cani da salotto, da compagnia. Il ruolo della stampa è fondamentale in qualsiasi democrazia: il quarto potere deve essere un vero e proprio contrappeso nel sistema di check and balances che garantiscono l’equilibrio dei poteri. Un watchdog, per l’appunto, un cane da guardia del potere. Un esempio su tutti, il caso Watergate, quando uno scandalo pubblicato da un giornale repubblicano fece cadere il Presidente della stessa area politica.

Da noi, invece, oltre ad essere più costosi della media europea (il che limita l’accesso economico all’informazione) non esistono quotidiani non schierati e non finanziati con fondi pubblici (con l’eccezione del Fatto Quotidiano, che comunque da solo non risolve il problema). Il che è uno dei più grandi problemi del nostro Paese: l’Italia è solo quarantanovesima nella classifica sulla libertà di stampa di Reporters Sans Frontiéres, sotto Hong Kong ed appena un gradino sopra la Romania. E, cosa ancora più grave, ci siamo, o quanto meno ci stiamo abituando a tutto ciò. E’ normale per noi che un giornalista sia schierato, che lavori per un padrone.

Che fine hanno fatto i tempi di Montanelli, del libero giornalismo, del dichiararsi orgogliosamente liberi ed indipendenti? Dove sono finiti i giornalisti, in Italia? Possibile che non debba esserci differenza tra un gossip-magazine come Novella 2000 ed un (presunto) quotidiano d’informazione come Libero o Il Giornale? Che, sia ben chiaro, sono solo la punta dell’iceberg, la cima del problema. Quotidiani palesemente schierati contro il premier, non sono certo meglio. Come ha scritto Giovanni Sartori, “per me se uno è imbecille non ne consegue che il suo contraddittore sia un genio: possono essere imbecilli tutti e due”.

E’ infatti certo che il presidente del Consiglio ha sperimentato sulla sua pelle l’urto del manganello mediatico, da parte di una stampa schierata, sempre e comunque, contro di lui. Ma a quanto pare non ha imparato la lezione: ed ora abbandona la strategia difensiva fatta di roboanti proclami e santificazione dei suoi atti, per passare all’attacco. Prima il direttore Boffo, poi il giudice Mesiano, ora il Presidente Fini. Ma il manganello mediatico del Cav. pare non avere così tanta fortuna. Che la stessa simpatia di cui ha goduto quand’è stato vittima di campagne denigratorie si riversi ora sulle sue vittime? Questo potrà dirlo solo il tempo. Intanto, ci diverte chiudere questo articolo con una battuta satirica del sito Spinoza.it: Belpietro copre le vergogne di Fini con una foglia di fico. Per coprire quelle di Berlusconi, sono anni che usa l’intero giornale.