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Terrore in Europa, prevenire è meglio che curare

– Messaggio ai cittadini americani che vogliono viaggiare in Europa: “I terroristi possono scegliere una gran varietà di strumenti e armi e attaccare obiettivi sia pubblici che privati. I cittadini statunitensi ricordino la possibilità di colpi ai trasporti pubblici e ad altre infrastrutture turistiche. I terroristi hanno già attaccato metropolitane e ferrovie, così come infrastrutture marittime e aeroportuali”.

Il messaggio è caratterizzato da una vaghezza tipicamente burocratica. E all’amministrazione Usa non sono state risparmiate critiche. Anne Applebaum, storica ed editorialista del Washington Post, ha invitato i funzionari del Dipartimento di Stato ad essere più specifici sui bersagli a rischio o a tacere. La reazione di una persona che già sta viaggiando, nella maggior parte dei casi, consiste nell’ignorare messaggi simili: ciascuno di noi sa che la possibilità di rimanere vittima di un attentato (salvo l’uso di armi di distruzione di massa) è bassa. In una minoranza di casi, con gran gioia degli operatori turistici, questi messaggi inducono a rimanere a casa, a evitare del tutto un viaggio in Europa. Gli unici che traggono giovamento da simili avvertimenti sono gli stessi funzionari che li emettono, secondo la Applebaum: “Ci hanno avvisati, ce lo hanno detto in anticipo, quindi non potranno essere accusati o costretti a dare le dimissioni se qualcosa va male. E se non succede niente, tutti noi ce ne dimenticheremo ben presto”.

Ma l’allarme è reale, per quanto ne sappiamo, per quel che possiamo intuire dalle informazioni che, dall’intelligence sono trapelate alla stampa. Il messaggio del Dipartimento di Stato Usa è vago. Ma da quel che è stato detto da alcuni prigionieri di Al Qaeda in Afghanistan, i terroristi mirano a distruggere la Torre Eiffel e la cattedrale di Notre Dame a Parigi, la torre di Alexanderplatz a Berlino e a colpire la famiglia reale britannica a Londra. Questa è solo una parte del piano. Al Qaeda avrebbe in mente di ripetere a Berlino, Parigi, Londra ed altre città europee (non è ancora detto che l’Italia non sia nella lista) quel che già hanno fatto a Mumbai nel novembre del 2008. Vorrebbero, insomma, prendere in ostaggio interi alberghi di lusso per poi farli saltare in aria, massacrare le locali comunità ebraiche, sparare all’impazzata in stazioni e aeroporti. La vaghezza del messaggio di Washington è giustificata che i terroristi possono colpire letteralmente ovunque. Anche bersagli che, dal nostro punto di vista, sono completamente privi di ogni importanza strategica.

Come potremmo difenderci da una simile minaccia? Il presidio del territorio limita enormemente la nostra libertà di movimento, ci costringe a lunghe code per passare attraverso metal detector e body scanner, mina la nostra privacy al telefono e per strada, ci rende tutti un po’ sorvegliati speciali. E, allo stesso tempo, non toglie nulla alla capacità dei terroristi di colpire. Perché questi avranno sempre la possibilità di studiare e aggirare i controlli.
L’unica arma che sinora sta danneggiando il terrorismo, senza farci perdere la nostra libertà, è la prevenzione.

In questo nuovo complotto contro l’Europa, a far la parte del leone è (di nuovo) la cellula di Amburgo, la stessa che è alle spalle della pianificazione dell’11 settembre. Viene dalla città tedesca l’uomo arrestato in Afghanistan a luglio che ha rivelato l’esistenza di questi piani. Stando a fonti di intelligence pakistane, sono tre cittadini tedeschi (altri due sono britannici) i cinque “Europei” uccisi lunedì in Pakistan in un raid aereo americano. E’ attorno alla moschea di Taiba, Amburgo, che si sarebbero sviluppate le losche trame di un attacco al cuore dell’Europa. Sarebbero almeno 70 i “tedeschi” in fase di addestramento fra Afghanistan e Pakistan. Contemporaneamente, in questa settimana, un altro uomo (algerino) è stato arrestato a Napoli, dopo mesi di pedinamento da parte della nostra Polizia. I documenti che gli sono stati trovati nel cellulare e nel computer hanno portato, ieri, all’arresto di altre nove persone ad Avignone e a Marsiglia. Non è ancora detto che siano implicate nella preparazione degli stessi attentati contro le città europee. Ma sono tutti stati fermati perché sospetti membri di Al Qaeda.

La prima prevenzione non può che essere in Europa. Dobbiamo chiederci perché gli Jihadisti allignano così tanto nelle nostre metropoli. Quali sono i motivi ideologici che li spingono a farsi uccidere in missioni suicide. E dobbiamo interrogarci, senza scorciatoie, sul perché simili movimenti estremisti possano impunemente nascere, crescere e proliferare, sotto i nostri occhi.

L’ultima prevenzione è l’intervento militare in Afghanistan. Compreso l’uso dei droni per colpire i rifugi dei terroristi in Pakistan.

Piaccia o meno, sono questi gli unici metodi per debellare cellule terroristiche già operative. Gli attacchi aerei, nel mese di settembre, hanno raggiunto la cifra record di 26 (con quello di lunedì). Sono serviti a smantellare la rete di Al Qaeda che avrebbe massacrato cittadini europei. E magari anche quegli stessi intellettuali che predicano sia contro l’intervento militare in Afghanistan, sia contro ogni forma di controllo sull’Islam europeo.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

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