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Porcellum o Mattarellum? Meglio governare

– Sono stato colpito dalle esternazioni, contemporanee ma confliggenti di Denis Verdini e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale. Sono state rilasciate entrambe domenica 3 ottobre, durante la festa del PdL a Milano. Il primo a parlare è stato Verdini che ha detto in sostanza che “qualunque legge elettorale va bene purché vada al governo chi ha più voti”. Un paio d’ore dopo, Berlusconi ha invece affermato che il PdL si opporrà alla riforma della legge elettorale “perché vogliono far regredire il nascente bipolarismo al frazionamento di gruppi e partiti che cosi male ha fatto all’Italia”.

Verrebbe spontaneo chiedersi quale sia la linea del PdL sulla legge elettorale. Il quesito è forse troppo arduo. Accontentiamoci allora solo di qualche spunto di riflessione.
Posto che il sistema politico italiano è ormai abbastanza bipolare, e che nessuno nel centrodestra sembra metterne in discussione il principio, sarebbe da chiedersi se l’attuale legge elettorale possa essere migliorata oppure no?
I politologi sono concordi nel ritenere che una legge elettorale non possa esser fatta planare dall’alto su un particolare sistema politico-sociale. Lungi dunque dal far discorsi teorici. Chiediamoci piuttosto se alla gente l’attuale legge elettorale piaccia o no. Pur non avendo sondaggi alla mano, una risposta potremmo azzardarla: alla gente l’attuale legge piace perché è estremamente semplice. Consente di scegliere uno schieramento e, all’interno di esso, un partito piuttosto che l’altro, facendo soltanto una croce sulla scheda. Scheda che è tipograficamente assai chiara, con nette divisioni e perfino il cognome del candidato premier, facilmente individuabile.
La natura dei conteggi, che sfavorisce oggettivamente la presenza di “partitini”, permette poi ulteriori semplificazioni politiche come è stata, per esempio, l’unione tra Rifondazione e Comunisti Italiani.
Ma alla gente questa legge elettorale piace in toto? La risposta qui è tendenzialmente negativa. Ci sono quindi margini di miglioramento che non andrebbero sottovalutati.
L’aspetto meno felice della legge elettorale è l’assenza di controllo sui candidati. Denis Verdini, nell’intervento citato all’inizio, ha affermato che “col Mattarellum il 62% dei parlamentari era estraneo al collegio, altro che cittadini che scelgono”. Giusto: ma non è questo il punto.

Il candidato “da eleggere assolutamente” può essere piazzato nel collegio “blindato” così come nella circoscrizione “blindata”, ciò non fa differenza. Ci si ricorderà Di Pietro che fece il suo ingresso in parlamento candidandosi alle suppletive in Mugello, con l’appoggio del Pds. Per contrastarlo, si candidarono Sandro Curzi a sinistra e Giuliano Ferrara a destra, ma Di Pietro, che non aveva niente da spartire col Mugello, stravinse. Ma tanti collegi in bilico tuttavia sono stati decisi dal candidato. Nel collegio 9 di Milano nel 1996, ad esempio, il Polo per le Libertà alla Camera candidò un ciellino e al Senato rinunciò al proprio candidato, diede indicazione di voto per un candidato radicale, e perse entrambi i seggi. Nessuno dei due era adatto a vincere in quel collegio, in un contesto generale in cui si pagava l’assenza della Lega dalla coalizione, e in un contesto particolare, quello dei quartieri popolari, dove la sinistra è da sempre forte. Gli elettori, costretti a scegliere tra candidati tutti estranei al collegio, preferirono seguire la tradizione, come avvenne in quartieri come Baggio, Gallaratese e Quarto Oggiaro, dove furono eletti l’avvocato Franco Danieli e il costituzionalista Leopoldo Elia, entrambi residenti a Roma ma entrambi di sinistra.

Il caso di “Milano 9” nel 1996 è emblematico del concetto espresso da Verdini (due parlamentari eletti estranei al collegio) e contemporaneamente della prima e più ovvia correzione di rotta che l’esistenza del collegio imporrebbe a una coalizione: scegliere il candidato giusto, anziché quello sbagliato.

E’ proprio questo il punto centrale per cui l’attuale legge elettorale piace, ma non in toto. Piace la semplicità con cui si esprime il voto, non piace che il controllo sui candidati sia totalmente assente. Come dice Verdini, tornare ai collegi non impedisce la prassi dei collegi blindatissimi, che esistono e sempre esisteranno, dove si catapultano ai primi posti della lista coloro che devono essere eletti. Ma un conto è farlo ogni tanto, un conto è se diventa la regola.

Le soluzioni possono essere molte. La più semplice è mantenere l’attuale legge elettorale inserendo le preferenze, la più radicale prevedere collegi uninominali come una volta, magari con primarie di collegio obbligatorie. Probabilmente alla fine non se ne farà nulla, per mancanza di tempo e/o per non mettere altra possibile carne al fuoco delle polemiche interne al centrodestra.
Dal mio punto di vista, quest’ultima è la sola ragione valida per accantonare il dibattito sulla legge elettorale: è infatti molto più importante realizzare pienamente il programma del 2008 che discutere sulle regole per il 2013. Tuttavia bisognerà prima o poi pensarci, perché i cittadini sono sempre più consapevoli che con questo sistema elettorale la loro sovranità risulta nei fatti limitata. Da qui, il rischio che il malcontento si traduca in astensionismo, voto di protesta, voto punitivo: un caso da manuale per le scienze politiche.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

5 Responses to “Porcellum o Mattarellum? Meglio governare”

  1. filipporiccio scrive:

    Vogliamo solo una legge elettorale che ci consenta di mandare a casa Renzo Bossi. E’ troppo?

  2. Massimiliano Melley scrive:

    Errata Corrige:

    Nel penultimo capoverso c’è una frase che va letta così, con un’aggiunta:

    “Come dice Verdini, tornare ai collegi non impedisce la prassi dei collegi blindatissimi, che esistono e sempre esisteranno, allo stesso modo di quanto si fa oggi catapultando ai primi posti della lista coloro che devono essere eletti”.

  3. Giulio scrive:

    Mi trovo molto d’accordo con questo articolo.
    Io nelle attuali consultazioni elettorali, dove ancora esistono le preferenze, rimango sempre molto deluso. A volte mi chiedo come sia possibile che si faccia a preferire più quel soggetto rispetto ad altri. Esempio: nel collegio Sud Italia per le elezioni europee sono stati eletti Mastella e come prima eletta quella ragazza che era rimasta coinvolta in quella specie di scandalo delle donne belle e giovani.
    Diciamo pure che la legge per un sistema elettorale uninominale come l’avevano creata negli anni ’90 i nostri legislatori era stata fatta per contrastare il sistema delle preferenza che garantiva una mano sicura della mafia.
    Io ora a oggi sono contrario a questo sistema di persone scelte da un ufficio centrale perché vorrei più coinvolgimento del cittadino, ma comunque questa legge ha permesso di avere due legislazioni fatte di deputati molto giovani e anche due governi con una età media più bassa del solito. Sarà o no un merito della legge elettorale lascio a chi legge le proprie conclusioni, ma è un dato di fatto.
    Comunque penso che, senza intaccare troppo questa legge e alla luce di quello detto precedentemente, potremo semplicemente proporre delle primarie all’interno dei partiti. Ogni circoscrizione propone la sua lista di persone da eleggere alle camere secondo il sistema dell’attuale legge dopo una consultazione elettorale interna ai partiti ed obbligatoria fatta da iscritti. Ciò dovrebbe inoltre favorire la partecipazione e la dialettica nei partiti.
    Ci tengo a sottolineare che per scegliere le liste di candidati trovo importante che la gente sia iscritta al partito, diversamente invece alle primarie fatte per scegliere i premier, i presidenti e anche i leader di partito che sono una cosa che non riguarda solo i partiti e i suoi iscritti, ma tutta la società che tutta e se interessata dovrebbe partecipare.
    Non mi sembra così utopica e neppure ingenua come proposta.

    @filipporiccio Renzo Bossi è stato eletto con una legge elettorale fatta a preferenze!

  4. Piero scrive:

    Per il Senato, la soluzione anti-blindatura è talmente semplice che nessuno vuole adottarla: in ossequio alla elezione su “base regionale” prevista dalla Costituzione, basterebbe ammettere nei collegi solo candidati residenti nella regione da almeno 5 anni.

  5. filipporiccio scrive:

    @Giulio

    “Renzo Bossi è stato eletto con una legge elettorale fatta a preferenze!”

    Non dico di no. Ma evidentemente si tratta di una legge migliorabile.

    Io comunque sostengo i collegi uninominali: ogni cittadino ha un solo candidato per lista a disposizione. In questo modo far eleggere certa gente diventa molto più difficile (anche se in Italia si trova sempre il modo di mettere quote proporzionali, scorpori, correttivi eccetera… che vanno aboliti TOTALMENTE).

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