– Il Premio Nobel per la medicina a Robert Edwards è stato accolto da polemiche previste e forse anche volute, visto che all’Accademia Reale di Svezia era ben chiara la natura “sensibile” del tema, l’opposizione pregiudiziale della Chiesa cattolica e l’ostilità dichiarata di una parte dell’opinione pubblica, non solo legata al magistero ecclesiastico, contro una medicina irrispettosa dei limiti e dell’identità “naturale” dell’uomo.

Per non fare di tutta l’erba un fascio, occorre non confondere la FIVET con le sue applicazioni più controverse, dalle mamme-nonne alla maternità surrogata. E’ una tecnica che, nelle sue applicazioni ordinarie, ha consentito a milioni di coppie di coltivare e di coronare il sogno di una maternità o paternità altrimenti impossibile.

Non cura l’infertilità, è vero, come ripete la Chiesa per dichiararne lo scarso valore scientifico e denigrarne lo statuto etico. Comporta il sacrificio degli embrioni inutilizzati (che in Italia, con la legge 40, si è scelto di “inutilizzare” in modo ancora più incomprensibile, impedendone l’impiego a fini di ricerca). Poi – certo – si espone a usi abusivi e disumani.

Senza la fecondazione in vitro non ci sarebbe il mercato degli ovuli, come senza la moderna trapiantologia non esisterebbe il mercato degli organi. La Fivet però ha fino ad oggi risolto molti più problemi e alleviato molti più dolori di quanti ne abbia causati. I rischi sono sempre presenti nell’impresa scientifica. Ma non sono una ragione per maledire oggi Robert Edwards, come non pochi “bio-catastrofisti” maledissero Christiaan Barnard, oltre quaranta anni fa, dopo il primo trapianto di cuore.