L’American Enterprise Institute vede la fine dell’euro, mentre qui si fa finta di nulla

– “L’euro si sfalderà, e presto”. Lo scrive Desmond Lachman in un paper dell’American Enterprise Institute. Detto così, uno potrebbe pensare che si tratti della ‘solita’ previsione catastrofica.

A leggere il lavoro di Lachman, cosa che il sottoscritto consiglia vivamente, si scopre invece che l’autore dell’AEI non pecca affatto di pessimismo. La sua è una diagnosi, forse un po’ forzata,  ma basata su una rappresentazione fedele dello stato dei conti pubblici e dei fondamentali economici di Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda (non li chiama Pigs, ma più cortesemente ‘periferia europea’). Lachman sembra non considerare l’Italia tra i paesi più a rischio, probabilmente perché il Belpaese non ha un deficit di bilancio prossimo o superiore al dieci per cento, come le altre economie in questione. In effetti, se c’è un punto su cui non vanno lesinate buone parole al Governo (e a Giulio Tremonti in particolare) è proprio la scelta di non aver adottato nei due o tre anni passati piani di stimolo fiscale finanziati a deficit. E tuttavia le previsioni di una crescita molto debole, insieme al pesante fardello del debito pubblico, dovrebbero far essere gli italiani poco tranquilli. “Il paese non cresce – commenta Mario Seminerio, in una delle nostre consuete chiacchierate – credo che possa galleggiare ancora per qualche tempo, sperando che non vi sia all’orizzonte nessuna turbolenza particolarmente significativa. Ma cosa accadrebbe se si palesasse un raffreddamento della domanda globale e, quindi, delle esportazioni italiane?”. D’altro canto, pur volendo escludere il caso di un default italiano, se salta il banco in uno dei quattro paesi considerati più a rischio si contagerebbe presto l’Europa intera, Italia abbondantemente inclusa.

Il lavoro dell’American Enterprise si concentra in particolare sulle condizioni di Grecia e Spagna, il più debole ed il più grande dei quattro paesi periferici. E la situazione del secondo non sarebbe molto migliore di quella dello Stato ellenico. In entrambi i casi, infatti, le misure di ‘svalutazione interna’ (politiche di moderazione dei salari e del livello dei prezzi) potrebbero peggiorare l’andamento dell’economia, portando ad una crescita del rapporto debito/Pil nonostante gli interventi di riduzione draconiana della spesa. Con l’aggravante, per la Spagna, degli effetti recessivi dello scoppio della bolla immobiliare. “E in più c’è chi parla – aggiunge Seminerio – di dati di contabilità alterati a Madrid…”. Non a caso, proprio ieri Moody’s ha tagliato il rating della Spagna, portandolo da Aaa a Aa1.

Non sarebbe meglio una ristrutturazione del debito e l’uscita dall’euro, si chiede Lachman? Ad un certo punto, se le cose dovessero precipitare, la pressione sociale e politica sarebbe comunque troppo forte per opporsi a questa soluzione. Un po’ come accaduto in Argentina: dopo anni di testardi tentativi di tenere il peso agganciato al dollaro, confidando sugli effetti benefici di programmi di austerità implementati non sempre in modo rigoroso, nel 2001 il governo dovette arrendersi alla realtà. “Ci sono poche ragioni – si legge nel rapporto – per aspettarsi un esito diverso nei paesi periferici dell’eurozona, i cui squilibri di bilancio sono anche più grandi di quelli argentini”. Accadrà davvero? Di certo, non sembra esserci oggi – tra le capitale del Vecchio Continente – la piena consapevolezza della gravità della situazione.

Infine, una sortita sull’Italia. Mercoledì Silvio Berlusconi, nella sua replica alla discussione parlamentare sulla fiducia, si è vantato di aver convinto l’Unione Europea – impegnata a rivedere le regole del Patto di Stabilità – a considerare insieme il debito pubblico e quello privato, evitando allo stesso tempo che l’Europa fissasse sanzioni automatiche sugli sforamenti di deficit e debito. Seminerio fa spallucce: “L’asse Parigi-Roma, in queste cose, funziona bene: preferiscono che la politica abbia le mani libere, affinchè in sede di Consiglio europeo gli irresponsabili riescano poi ad ammorbidire le possibili penalità. Sulla questione del debito, la vedo come Oscar Giannino”. E cioè così: “L’alleanza coi Paesi seri e rigorosi – scrive il direttore di Chicago Blog sulle pagine del sito – avrebbe levato argomento alle pretese tedesche di essere unico pivot di quest’Europa senz’anima, che con regole deboli resterà ancor più debole e con minor crescita, peggio esposta ai venti del’instabilità e priva ancor più di una politica di stabilità non solo comune, ma, soprattutto, davvero operante”. Sul debito, scrive Giannino: “Credo che l’Italia avrebbe dovuto coraggiosamente fare una scelta diversa. Abbracciare l’idea di essere pronta a far scendere il proprio debito pubblico anche di 3 o 4 punti l’anno come regola standard per diversi anni: avrebbe imposto nuove dismissioni di patrimonio pubblico, e operazioni straordinarie sul debito che sono assolutamente necessarie oltre che più che possibili, senza ricorrere a finanza creativa”.

Esattamente. Nel programma di governo del centrodestra è previsto un piano straordinario di valorizzazione e alienazione di patrimonio pubblico. Sarebbe il caso di aprire il dossier, e presto.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

8 Responses to “L’American Enterprise Institute vede la fine dell’euro, mentre qui si fa finta di nulla”

  1. Nel programma di Governo vedo molta “alienazione” e pochissima “valorizzazione”. Auguri

  2. Mauro Suttora scrive:

    Molto interessante, grazie.
    In caso di divisione fra Euro 1 (Germania &C.) ed Euro 2 (Paesi mediterranei), all’Italia settentrionale converrebbe entrare nel primo, e al Sud nel secondo

  3. Michele Boldrin scrive:

    Certo che, purche’ vengano dalla destra americana Bush-certified, ne leggete di cazzate, figlioli!

    Se il signore in questione, che evidentemente soffre di un classico caso di AngloSaxon Erectile Dysfunction, sapesse fare 3×3 (che e’ piu’ difficile di 2+2, ma non troppo) potrebbe notare che (grazie alle politiche del suo eroe, il pallido Bush, piu’ che di quelle della sua nemesis, l’abbrozato Obama) svariati stati del paese in cui vive (California, Florida, e via andando) stanno molto piu’ messi male delle scheggie d’Europa lui ritiene affonderanno l’euro. Pero’ il dollaro non evaporera’ … Con tutto quel che segue, che ve lo risparmio perche’ siete intelligenti, quando volete, e ci arrivate da soli.

    Suvvia ragazzi, get real.

    L’euro non affondera’, perche’ i tedeschi (che invece di grattarsi le palle e cianciare, lavorano) non vogliono che affondi e lo terranno su, lavorando e producendo. End of story and let’s think of something serious.

    Here’s a quick suggestion: something Fini could talk about and that would make sense, economically speaking? That would not be a bad idea, no? Cosi’, magari, ci si scorda che e’ pussy-whipped da una che, al confronto, la Mara Carfagna sembra Marella Agnelli …

    Si, lo so, mi piace provocarvi. E’ che a volte, qui a Libertiamo, cadete piu’ un basso di cio’ che e’ concesso alle persone decenti. E, visto che decenti vorreste essere, such lower bound should never be surpassed.

    Scordatevi l’AEI, che sono una banda di sderenati senza arte ne’ parte. Pensate invece in cosa mettere in bocca al Fini, che i cazzi amari non sono ancora arrivati. Something sensible, something useful, insomma, qualcosa di destra per davvero, non boiate. Per esempio, provate a fargli notare (a lui, che in teoria e’ di Bologna, che i 2/3 della popolazione italiana vivono al NORD di ROMA LADRONA …). How about that? Se provate a farci una riflessione, forse trovate una maniera per rosicchiare un 7% di voti a quella bestia demente dell’Umberto!

    Abbracci.

    Your faithful, if shadowy, reader

    m

  4. Gino Giuseppe Lorenzini scrive:

    Chiedo brevemente la parola per un commento sull’operato del Governo italiano: “per aver convinto l’Unione Europea – impegnata a rivedere le regole del Patto di Stabilità,tese ad evitare sanzioni automatiche al deficit e debito sia pubblico che privato”.
    In momenti politici in cui si vede l’ombra di nuove elezioni,seppure in una fase transitoria non è leale far cadere il governo da parte di membri del governo. Tuttavia si deve sapere quale vita ci sia nella fase di crisi politica preelettorale. Grazie del consenso,ex AN.

  5. Piercamillo Falasca scrive:

    Per Michele Boldrin: ti ringrazio per il commento, anzitutto.

    Non prendo la tesi dell’AEI con spirito fideistico, l’ho definita “forzata” e ho provato a sottolinearlo in più punti dell’articolo, Ma credo sia importante evidenziare come la bolla del deficit e del debito pubblico, che si è gonfiata in Europa negli ultimi anni, sia sottostimata dai governi, dalle classi politiche e dai media. In Italia più che altrove.
    Rispetto al confronto tra America e UE (e dollaro e euro), non credi però che il livello di integrazione e la mobilità dei fattori degli stati USA sia molto maggiore dei paesi UE, e che questo elemento è decisivo per capire perchè il dollaro è sostanzialmente al sicuro mentre l’euro è sempre a rischio?
    D’altro canto, c’è anche un aspetto psicologico importante: l’opinione pubblica della California non considera l’ipotesi di una uscita dal dollaro, quella greca sì!
    E comunque, se i tedeschi terranno su l’euro, e sono convinto di questo, mi chiedo: a che prezzo? Chi lo pagherebbe? Non è meglio lavorare per ridurre il rischio di questa spettacolare redistribuzione forzata di risorse chiamata salvataggio?

    Non eludo la tua ‘esortazione’ su Fini. Noi abbiamo ben in mente quale può e deve essere la ‘mission’ di Libertiamo in Futuro e Libertà, soprattutto in campo economico. E a queste responsabilità non ci sottraiamo. Ma è importante, per capire cosa Libertiamo fa e può fare, non focalizzarsi solo su ciò che Gianfranco Fini dice o non dice, ma anche sulle quotidiane prese di posizione del gruppo parlamentare e dei suoi maggiori esponenti (Della Vedova a parte, ovviamente), sulle proposte di legge che verranno presentate, sugli emendamenti ai provvedimenti del governo. Non ci illudiamo di monopolizzare, con le nostre idee e proposte, l’attività di FLI. Ma proveremo ad influenzarla, di più, meglio e più efficacemente di quanto potevamo fare nel carrozzone del PDL.

  6. Federico Pirola scrive:

    Ciao Pier, anzitutto grazie dell’interessante articolo. Anch’io ritengo improbabile una frantumazione dell’euro, sostanzialmente per le ragioni già addotte da Daniele. Trovo inoltre che il paragone con l’Argentina non regga molto: il peso, sebbene agganciato al dollaro, era tuttavia una valuta autonoma. In Europa invece le vecchie valute non esistono più: tornare indietro sarebbe molto costoso, e forse anche non così tanto “popolare” come qualcuno vorrebbe farci credere. E’ difficile fare delle valutazioni precise, ma penso possa persino essere meno costoso e impopolare implementare una politica economica rigorosa e responsabile. Condivido quindi appieno l’analisi di Giannino: l’Europa si salverà se resterà unita e se tutti saranno capaci di assumersi ciascuno le proprie responsabilità. Ci riuscirà la politica, anche se la società che la esprime è una società di bambinoni che tutto vogliono fuorchè la responsabilità (d’altra parte, la responsabilità è qualcosa che si ha nei confronti degli altri e non per se stessi)? Speriamo.
    Quel che è certo è che dobbiamo smettere di ascoltare gli americani che parlano di euro. Si si il discorso sulla mobilità dei fattori, verissimo… però chissà perchè, ad ascoltare loro, l’euro sarebbe morto dopo pochi mesi, e invece vive già da più di 10 anni, tra l’altro salvaguardando il proprio potere d’acquisto meglio di quanto abbia saputo fare il dollaro. Secondo me farebbero meglio a pensare ai propri, di problemi, perchè altri paesi avanzano e non so per quanto tempo ancora riusciranno a scaricare all’esterno parte dei costi delle loro crisi.
    Concludo anch’io con una piccola provocazione “antipolitica” – uscire dall’euro vorrebbe dire, verosimilmente, essere anche estromessi dalle istituzioni comunitarie: siamo sicuri che la classe politica di un qualsiasi stato sia disponibile a perdere tutte quelle poltrone ben remunerate, oltre alla gestione della mole dei fondi comunitari?

  7. Matteo Longinotti scrive:

    L’euro è troppo utile ai tedeschi per lasciarlo cadere: è l’arma con cui germanizzeranno l’europa senza colpo ferire. Altro che Hitler, Auschwitz, svastiche e saluti romani: agli europei basta dargli corda e ci si impiccano da soli.
    Una crisi dell’Euro avrà come conseguenza il commissariamento dei Paesi in crisi, ai tedeschi basta attendere, e con Sarkozy in Francia (ah, la “nouvelle droite” tanto cara a Fini…) non c’è neanche da temere un dualismo franco-tedesco: pure i cugini d’oltralpe stanno stringendo il cappio sul proprio collo.
    Piuttosto, sarà interessante capire se, in una eventuale crisi europea, sopravviveranno gli stati nazionali attuali: perché un imprenditore lombardo, che oggi compete con fatiche inumane con i rivali tedeschi, dovrebbe continuare a foraggiare la nuova via siciliana alla conservazione del potere, sapendo che questo gli costa un buon 20% di tasse in più che, se risparmiate, consentirebbero di investire in quella tecnologia che, nelle fabbriche tedesche, fa raggiungere livelli di produttività che da noi neanche immaginiamo?
    Questa è la questione settentrionale, che Fini, per difendere il proprio elettorato meridionale (in vero molto volatile, giacché più che le idee segue i soldi, rigorosamente pubblici, cioè lombardi), si rifiuta di vedere: alla Lombardia essere Italia costa un buon 20% del proprio Pil che, dati della Ragioneria dello Stato alla mano, ogni anno prendono il volo e lasciano la regione per atterrare su ben altri lidi dello Stato.
    Capire perché i lombardi si ostinino a votare “quella bestia demente dell’Umberto” (secondo la condivisibile definizione del Prof. Boldrin) non dovrebbe essere difficile, dato il contesto.

  8. Giuseppe Rossi scrive:

    Sarà che l’euro non va benissimo, ma il dollaro ormai è carta igenica, il cambio di questi giorni parla chiaro.
    Non può evaporare davvero, ma di questo passo ci vorranno 10.000 $ per un panino e una bibita fra qualche mese.
    Una cosa alla Weimar per intenderci, la strada è quella.

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