Tea Party: la silenziosa ascesa dei Religious Conservatives

– Diciamolo con franchezza: al Corriere della sera ed  in molte altre redazioni dei quotidiani italiani regna un po’ di confusione su quanto sta realmente avvenendo nella politica americana. Perché non basta un aggettivo (razzista) per liquidare un movimento come quello dei Tea party ed archiviare così la pratica.

Negli ultimi giorni si sono succeduti interessanti e precisi interventi volti, in maggior parte, ad evidenziare le istanze economiche portate avanti dal movimento,  ovvero la lotta contro il big government. Alberto Mingardi ha sottolineato come in Give us Liberty: A Tea Party Manifesto sia possibile rinvenire

“un manifesto ‘liberista’ (…) e la ricostruzione della storia tumultuosa di come, nell’arco di poche settimane, si è passati da sporadici raduni di ‘dissenzienti’ a un vero e proprio movimento politico di massa”

E’ importante concentrarsi sul fenomeno Tea Party per metterne a fuoco tutti gli aspetti e per cogliere il movimento nelle sue complessità. Non basta storcere il naso per evitare di occuparsene. D’altra parte la tea-partyficazione del partito Repubblicano è ormai evidente. Secondo l’ultimo sondaggio Gallup il 18% dei Repubblicani si definisce very conservative, il 53% conservative e solo il 29% moderate.Il take over dei Tea party trova quindi terreno fertile già all’interno del partito repubblicano.

Ed è proprio in questo contesto che, oltre all’analisi delle istanze di natura fiscale ed economica avanzata dai Tea party, si inserisce e va analizzato il ruolo dei conservatori religiosi. L’argomento non è nuovo, infatti i religious conservatives rappresentano, ormai da molto tempo, una delle fondamentali constituency dell’elettorato repubblicano.

Senza voler risalire troppo indietro nel tempo, possiamo focalizzare la nostra attenzione su quanto ha efficacemente spiegato qualche anno fa David J. Marley sul Journal of Church and State. Marley concentrava la sua attenzione sul rapporto che intercorreva fra Ronald Reagan e la variegata galassia dei religious conservatives. La strategia reaganiana era stata politicamente vincente. Da una parte aveva regalato alla destra religiosa grande visibilità: strette di mano, discorsi ed applausi, dall’altra le concessioni politiche  erano state pari a zero. Fu per questo motivo che Pat Robertson, a differenza di Jerry Falwell, decise di candidarsi alla presidenza nel 1988 e di creare la Christian Coalition, organizzazione che ha rappresentato una macchina da voti fondamentale nelle vittorie del 1994 alla House of Representatives e nella vittoria di Bush del 2000.
 
E’ proprio il modello Robertson che ha permesso alla galassia dei conservatori religiosi di sopravvivere. La presenza di un vero e proprio contro-establishment fatto di centri studio, università, radio, televisioni, quotidiani, ha permesso di portare avanti le idee nonostante gli insuccessi politici. Idee e persone che poi sono state mobilitate nei momenti politici ritenuti favorevoli.

Nulla di strano dunque. I conservatori religiosi sono sempre esistiti e le loro scelte sono sempre stata molto vicine a quelle del partito repubblicano. Non bisogna quindi sorprendersi se, guardano alle prime linee del movimento dei Tea Party, è possibile notare la presenza di esponenti variamente riconducibili al gruppo dei conservatori religiosi. Lo ha messo in evidenza Jordan Sekulow, figlio del più famoso Jay direttore dell’American Center for Law and Jusice:

“Sarah Palin is a pro-life, pro-traditional marriage, pro-Israel evangelical Christian.  Senator Jim DeMint is a pro-life, pro-traditional marriage, pro-Israel conservative Presbyterian. Congressman Mike Pence is a pro-life, pro-traditional marriage, pro-Israel, former conservative talk show host, third highest-ranking Republican in the House of Representatives, evangelical Christian. Christine O’Donnell is a pro-life, pro-traditional marriage, pro-Israel, former “values movement” activist, conservative Catholic. Michele Bachmann is a pro-life, pro-traditional marriage, pro-Israel evangelical Lutheran. Combined, these individuals represent the Tea Party’s de facto leadership in the political realm”.

A questi nomi va aggiunto quello di Gleen Beck del quale va sottolineata la sua vicinanza alla chiesa mormone.

Quello che oggi sorprende  nell’osservare la galassia dei conservatori religiosi che gravita attorno ai tea party è possibile evincerlo andando a sfogliare il libro che il giornalista Sidney Blumenthal pubblicò nel 1986 intitolato The Rise of the Counter-Establishment: From Conservative Ideology to Political Power. Nel libro l’autore tracciava le coordinate della rivoluzione reaganiana e ne illustrava i principali e più influenti protagonisti ed ispiratori: da Russel Kirk a William F. Buckley passando per Friedrich Hayek, Milton Friedman e Nathan Glazer. Come ha sottolineato Robert Kuttner, forse per segnalare la scarsa influenza politica dei conservatori religiosi, nell’economia del libro solo tre pagine erano dedicate ai conservatori religiosi. Oggi, probabilmente, quelle tre pagine non basterebbero più.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

4 Responses to “Tea Party: la silenziosa ascesa dei Religious Conservatives”

  1. Andrea B scrive:

    Leggendo l’ articolo vedo che anche oltreoceano è difficile trovare un movimento politico che non guardi troppo, nè nelle tasche, nè nelle mutande delle persone …

  2. Marco scrive:

    Sia come sia, a me pare un’accozzaglia di (religiosi) cialtroni.

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