No alla Net Neutrality, Libertiamo partecipa alla consultazione europea

– Vi proponiamo in allegato, al termine dell’articolo, il testo che Libertiamo ha inviato alla Commissione Europea, un contributo alla consultazione pubblica sulla cosiddetta Net Neutrality (Neutralità della Rete), un principio regolatorio cui la nostra associazione si oppone da tempo.

Nel contributo, distinguiamo tra il principio del libero accesso alla Rete, che va assolutamente tutelato, e la pretesa di alcuni di imporre – dietro un nome così accattivante come “Neutralità della Rete” – una pesante limitazione della libertà delle imprese di telecomunicazione di investire nuove risorse nel mantenimento e nel miglioramento della qualità delle loro reti. In una fase storica in cui c’è molto bisogno di nuovi investimenti nelle “autostrade” di Internet, perchè sempre maggiore è la quantità di contenuti ed applicazioni in transito, con un consumo di banda che cresce vorticosamente, i fautori della Net Neutrality vorrebbe di fatto eliminare l’incentivo economico di tali investimenti, imponendo alle telco il divieto di differenziare i servizi offerti ai propri clienti sulla base delle esigenze e del prezzo che questi sono disposti a pagare.

Provando ad alzare lo sguardo oltre le miserie della quotidiana contesa politica, Libertiamo ha scelto di impegnarsi in una discussione importante (e molto accesa) sul futuro della Rete.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

10 Responses to “No alla Net Neutrality, Libertiamo partecipa alla consultazione europea”

  1. da scrive:

    “Net neutrality would effectively make innovation impossible”

    Piercamillo, posso capire che ci sia qualcuno che spinga nella direzione contraria, ma appoggiare la frase sopra (riportata nel documento distribuito) senza ulteriori valide motivazioni per me è fuffa.

    Internet è quello che è grazie alla net neutrality. Accettare la posizione contraria è contrastare lo stesso spirito che l’ha candidata a premio Nobel (campagna più volte sostenuta da queste parti).

    Questo quello che penso ora, in attesa di valide argomentazione sull’ipotesi contraria.

  2. LibDan scrive:

    Un plauso a Piercamillo per aver toccato un argomento davvero molto rilevante, quello sul futuro del web e la posizione ideologica della “net neutrality”. Internet non è certo quel che è grazie ad una presunta net neutrality come dice il commentatore che mi precede, al contrario il web vive, cresce, si innova giorno per giorno, minuto per minuto grazie agli investimenti diffusi che riesce ad attirare.. investimenti fatti di risorse finanziarie e di nuove idee (anche le piu’ sbagliate o a volte aberranti). Se lasciamo stare l’Italia, dove le risorse pubblicitarie sono monopolizzate dal media televisivo per evidenti motivi, e guardiamo all’Inghilterra lì gli investimenti pubblicitari su Internet hanno già superato quelli della TV e questo garantisce innovazione, promuove la libertà di impresa in quanto riduce moltissimo i costi di una piccola o nuova azienda di raggiungere i suoi potenziali clienti, e in ultima analisi arricchisce la democrazia ed il pluralismo. Cercare di regolamentare la rete vuol dire limitare e forse rompere tutto questo. I continui investimenti sono la “linfa” che rende vitale la rete, un web controllato e neutralissimo (chi decide poi cosa vuol dire neutrale..) ma senza investimenti sarebbe un pò come una bella e indiscutibile libreria, destinata a chiudere.. LibDan

  3. Paolo Brini scrive:

    Peccato che gli strumenti tecnologici per violare la Neutralità della Rete tramite discriminazioni mirate siano disponibili soltanto oggi. Seguendo la logica dell’articolo, quindi, è inconcepibile che la Rete si sia potuta sviluppare in questo modo, dalla fine degli anni 70 ad oggi, essendo stata finora neutrale.

    Nel position paper viene inoltre affermato “Net neutrality would effectively make innovation impossible – so much for the entrepreneur hoping to become the next Facebook or Google”, e questo è strano, in quanto Google e Facebook si sono sviluppati proprio all’interno di una Rete neutrale.

    Per quanto concerne la violazione della Net Neutrality tramite la differenziazione delle tariffe imposta dagli ISP ai clienti (faccio un esempio reale: pagare 15 € al mese in più per poter usare Skype sulla rete mobile di Deutsche Telekom, e un esempio immaginario ma realistico, pagare un abbonamento aggiuntivo per poter accedere ad un pacchetto di siti fra i quali libertiamo.it), e degli accordi esclusivi fra fornitori di accesso e fornitori di contenuti, in varie analisi si mostra come siano queste a causare gravi distorsioni al mercato, tramite pratiche anticoncorrenziali, e a distruggere quel level playing field che finora Internet ha garantito a tutti, consentendo pari opportunità a start-up e colossi multinazionali.

    Una violazione sistematica della Net Neutrality è il prerequisito essenziale per poter reinstaurare monopoli di fatto sui contenuti e minare la libera concorrenza nel mercato interno.

    E’ un peccato vedere ripetuti pedissequamente argomenti demagogici che negli Stati Uniti sono propri dei gruppi astroturf. D’altra parte il questionario della Commissione fa parte della consultazione pubblica sulla Net Neutrality, in cui di quest’ultima non viene messo in discussione il valore positivo per l’innovazione, per il mercato interno e per la libertà di espressione, ma viene posto il problema se l’attuale quadro regolatorio è sufficiente a preservarla.

    P.S. Piccola nota @LibDan: gli investimenti pubblicitari sul Web (che rimane comunque una piccola parte di Internet) stanno crescendo grazie alla Net Neutrality. Nel momento in cui ci fosse discriminazione sui contenuti e/o sui mittenti e/o sui destinatari, gli inserzionisti non avrebbero più la garanzia di poter raggiungere efficientemente il proprio target (a meno di pagare per prioritizzare il proprio traffico e stringere accordi con ogni singola telco, o più, di ogni singolo Paese Membro dell’Unione: un’impresa possibile solo a pochi colossi) e disinvestirebbero nella pubblicità sul World Wide Web. Non è un caso, a mio avviso, che fra i principali nemici della Net Neutrality ci siano ex monopolisti e società che gestiscono pubblicità e televisione.

  4. LibDan scrive:

    Apprezzo molto l’attenzione di Paolo ma non mi convince il suo ragionamento, nel senso che dal punto di vista dell’inserzionista può essere anzi che una segmentazione dei fruitori del web sia interessante e non disincentivante. Se per raggiungere efficientemente un determinato target (magari proprio gli utenti disposti a pagare un abbonamento aggiuntivo per poter accedere a determinati siti) essi dovessero pagare una quota, lo farebbero volentieri in quanto la “segmentazione” è essenziale per calibrare una efficace campagna pubblicitaria. Ma se invece avessi ragione tu chissà, si potrebbe anche verificare un dirottamento degli investimenti, in fuga come dici dal WWW, verso un nuovo “strumento” che pian piano si affermerebbe magari prendendone il posto. E li nascerebbero di certo nuove realtà innovative, i nuovi Google e Facebook.

  5. Marco scrive:

    Essere contro la net neutrality significa essere dalla parte del monopolio, o per lo meno dalla parte delle grandi società di telecomunicazione (ex monopolistiche) contro i veri portatori di innovazione. Cosa sarebbe successo a youtube, per esempio?

    Trovo veramente inquietante che tale posizione sia la posizione di sedicenti liberali…

  6. LibDan scrive:

    Marco permettimi.. fanno un poco sorridere le tue inappellabili “sentenze”.. anche perchè se dai dei sedicenti liberali a chi è contro la net neutrality, dovresti (con un minimo di onestà intellettuale) dare dei biechi “liberisti” ai vari Chad Hurley e Steve Chen (Youtube), Eric Schmidt, Larry Page e Sergey Brin (Google), passando magari per Mark Zuckerberg e Kevin Rose.. non vorrei darti un dispiacere troppo forte ma avrai letto che anche quelli che tu chiami i veri portatori di innovazione (leggi Google con annessa Youtube che fa parte del gruppo Google) vogliono poter dare preferenza ad alcuni servizi rispetto ad altri e chiedono di poter imporre tariffe differenziate a determinati siti web.. le parole hanno sempre la loro importanza: chissà che “innovazione” faccia piu’ rima con “liberismo” piuttosto che con “neutralità” ?? chissà..

  7. filipporiccio scrive:

    C’è evidentemente sia un misunderstanding profondo su cosa si intenda per “net neutrality”.
    La “net neutrality” è l’idea che il fornitore dell’accesso ad Internet debba garantire che non ci siano discriminazioni nel collegamento in base ai contenuti che il cliente trasmette o riceve.
    Resta ovviamente possibile far pagare di più o di meno in base alla quantità di dati scambiata o in generale in base alla qualità della connessione, o magari anche in base alla difficoltà di portare un cavo in un certo posto.
    Per un provider l’onere non cambia se il pacchetto di dati che mando o ricevo viene da un server della NASA, di Skype o di Google. “Net neutrality” significa che il provider non ha il diritto di esaminare il contenuto dei miei pacchetti per poter applicare tariffe differenziate.
    Rinunciare alla net neutrality significa che il provider ha il diritto di far pagare il cliente (sia esso il cliente finale o il fornitore del servizio web) in base al tipo di servizio. Risultato: inventi un nuovo servizio web? Devi metterti d’accordo con i provider per decidere quanto devi pagare a loro (e quanto devono pagare i tuoi clienti) per far transitare i pacchetti del tuo servizio sulla rete.
    Sarebbe come se, inventando un nuovo prodotto, dovessi contrattare con i proprietari delle strade sulla tariffa che devo pagare per farlo transitare sulle strade stesse.
    Oppure come se, inventando un nuovo servizio telefonico, la Telecom o chi per essa avesse il diritto di far pagare ai clienti finali l’accesso al mio servizio.

    La mia impressione è che la confusione derivi dal fatto che si vede Internet come un sistema in cui ci sono provider che vendono i servizi e clienti che comprano l’accesso, mentre così non è. I provider, invece, vendono l’accesso sia ai fornitori di servizi che ai clienti dei servizi. Quello che vogliono i provider, rinunciando alla “net neutrality”, è poter controllare (imponendo tariffe extra) i fornitori di servizi. Ecco perché Google è a favore della “net neutrality”: fornisce un servizio utilissimo con pochi dati scambiati, e non vuole che i provider dicano “il tuo pacchetto va a Google quindi lo paghi il decuplo perché Google è utile”.

    Essere contro la net neutrality è equivalente ad accettare che un operatore telefonico ascolti le mie telefonate per determinare la tariffa in base a quello che dico nella mia conversazione, magari facendomi pagare una commissione se sto facendo un ordine commerciale. Siamo sicuri di aver capito di cosa si parla?

  8. filipporiccio scrive:

    Mi scuso per gli errori di sintassi del mio post precedente! Ho scritto troppo in fretta e il copia e incolla ha colpito.

  9. filipporiccio scrive:

    Ancora un paio di cose. Un po’ di spunti interessanti li potete trovare su http://timwu.org/network_neutrality.html.

    Un caso pratico, invece, è quello di Skype. Skype è riuscita a consentire telefonate via Internet a costo bassissimo rispetto a quelli praticati dai normali operatori telefonici. Senza il principio della “net neutrality” i fornitori di connettività/telefonia potrebbero tranquillamente bloccare Skype (qualcuno già ci ha provato) per salvaguardare il loro business e distruggere una compagnia che fornisce un servizio migliore a prezzo più basso.

    Mi sembra un caso lampante di come la “net neutrality” favorisca fortemente l’innovazione, a meno che per “innovazione” si intenda “amumento dei fatturati, ai danni dei clienti, degli oligopolisti della comunicazione”.

  10. filipporiccio scrive:

    http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/10/07/news/catricala_contro_la_net_neutrality-7822466/

    Catricalà: “E’ giusto che i fornitori di contenuti più pesanti paghino di più la banda”.

    Questo è il mantra. Peccato che i fornitori di contenuti più pesanti, ovviamente, pagano già di più la banda. Basta andare a vedere su qualsiasi fornitore di hosting: la banda si paga in proporzione (più o meno) alla quantità che se ne usa.

    Questo non ha nulla a che vedere con la “net neutrality”. Ha molto a che vedere, invece, con il tassare gli utenti per costruire la cosiddetta “NGN”, la “Next Generation Network” di stato, di cui solo Al Gore sente il bisogno.

    La confusione e l’ignoranza su questo argomento a tutti i livelli sono enormi…

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