Il nonsense della ‘giustizia sociale’ secondo Hayek

– La riflessione sul buon ordine politico, e più in generale la riflessione filosofico-politica è riportata in auge dalla pubblicazione di A Theory of Justice di John Rawls nel 1971, dopo decenni di crisi. A Theory of Justice rappresenta un momento di rottura importante nella riflessione sull’ordine politico focalizzando l’attenzione sul problema della giustizia sociale e, aprendo, di fatto, un nuovo dibattito su temi di giustizia distributiva.

Se nei decenni precedenti alla pubblicazione di TJ sono scienza politica ed economia politica a contendersi il ruolo di valutatore dell’ordine politico, dal ’71 la teoria politica vive una nuova giovinezza, e Rawls rimane ancora oggi un punto di riferimento cruciale e un momento di confronto necessario nella discussione intorno al buon ordine.

Dal ’73 al ’79 prende forma anche l’opus magnum di Friedrich August Von Hayek: “Law, Legislation and Liberty” dalla pubblicazione di tre volumi – Rules and Order, The Mirage of Social Justice e The Political Order of a Free People, poi riuniti in un’unica edizione.

A dispetto dell’idea che lo stesso Hayek aveva reso nota nella prefazione a The Mirage of Social Justice, circa una presunta compatibilità tra il suo lavoro e quello di John Rawls – Hayek infatti sostiene, salvo poi ricredersi, che “Sebbene la prima impressione dei lettori possa essere diversa, la citazione di Rawls che riporto in questo volume (p.306) mi sembra mostrare che ci troviamo d’accordo su quel che per me rappresenta il punto essenziale” – la sua riflessione è nella maggior parte dei casi speculare a quella di Rawls, proprio nei punti più significativi.

La riflessione hayekiana sull’ordine politico è caratterizzata dalla ricerca di quello ‘stato di cose’ che comparativamente è in grado di soddisfare meglio il maggior numero di fini individuali. Si tratta di un approccio utilitarista al problema del buon ordine, ma non consiste in un approccio utilitaristico ‘estremo’ consistente nella massimizzazione secca dell’utilità sociale. E’ un approccio ‘ristretto’ (traducendo maccheronicamente J. J. C. Smart), che non valuta le conseguenze di una azione dal calcolo di utilità che ne consegue immediatamente. Una azione, per essere considerata ‘giusta’, deve rispondere ad alcune regole di condotta, e le regole di condotta saranno valutate proprio in base alle conseguenze che producono. Si tratta di un tentativo, forse non riuscito, di sopperire al grande problema dell’utilitarismo classico, ovvero all’assenza della “distinzione tra persone” nell’operazione del calcolo delle utilità; quell’assenza che ha indotto Rawls al rifiuto del criterio utilitaristico nella formulazione della teoria della giustizia. Si tratta anche di un tentativo, certamente riuscito, di ripensare l’utilitarismo affievolendone il carattere ‘teleologico’.

L’approccio consequenzialista del pensiero politico di Hayek è in un certo senso una delle ragioni che indurrebbe ad una difficile classificazione all’interno del pensiero ‘liberale classico’. Se esistesse il pianificatore onnisciente, infatti, resterebbe ben poco da dire a difesa della libertà. La libertà è dunque strumento della soddisfazione del maggior numero di fini individuali.
E l’assenza del pianificatore universale rende la libertà (negativa) l’elemento fondamentale dell’ordine spontaneo. La contrapposizione tra un diritto spontaneo (Nomos) ed uno artificiale (Thesis) è la contrapposizione tra catallassi e pianificazione. Se non esiste il pianificatore onnisciente allora è meglio propendere per un diritto che sia il frutto dello scontro tra aspettative e preferenze individuali, che Hayek individua nel Common Law. E’ meglio, per Hayek, propendere per un diritto ‘evolutivo’, che come il sistema dei prezzi sia il frutto di azioni umane ma non della deliberazione di singoli individui. Prescindendo dai problemi teorici sulla possibile confusione di Hayek tra Common Law e Customary Law, il diritto che Hayek ha in mente è dinamico ed ha il raro pregio di sfruttare la ‘conoscenza disseminata tra gli individui’ che un pianificatore umano non sarebbe in grado di sfruttare. Un diritto evolutivo, come il sistema dei prezzi, è la migliore risposta al dinamismo delle preferenze e delle aspettative in gioco.

L’utilitarismo di Hayek è la pietra tombale sulla presunta influenza di Kant che Hayek stesso sembra sostenere. Le norme generali e astratte che pure, secondo Hayek, sono alla base di un ordine spontaneo, e costituiscono quel ‘minimum’ di norme necessario per il funzionamento di un diritto evolutivo, non hanno carattere trascendentale e ogni somiglianza è affievolita dal ruolo strumentale che, come detto, Hayek attribuisce alla libertà.
Se i differenti approcci al valore della libertà di Rawls ed Hayek (trascendentale il primo e consequenzialista il secondo) – oltre che nella definizione stessa di libertà (quasi positiva per il primo e negativa per il secondo) – costituiscono una differenza cruciale, ancor più significativa è la contrapposizione che emerge in The Mirage of Social Justice.

La critica di Hayek al concetto di ‘giustizia sociale’ è serratissima e merita di essere brevemente spiegata: se la distribuzione dei beni in un libero mercato è il frutto di un meccanismo impersonale quale il mercato stesso; se dunque, nella distribuzione dei beni non entra in gioco la deliberazione umana, in che modo si può parlare di ingiustizia? E’ forse ingiusto perdere a dadi? E’ ingiusto nascere privi di un certo talento? Ha senso parlare di ingiustizia quando le risorse vengono distribuite attraverso un meccanismo che nulla ha a che vedere con la deliberazione umana? La risposta di Hayek è negativa, ed è proprio per questo che egli considera insensata la discussione sulla giustizia sociale in un ordine spontaneo, in un libero mercato. Una critica forte che trova una risposta solo parziale da Shklar “E’ evidente che se siamo in grado di alleviare delle sofferenze, qualunque ne sia la causa, è ingiusto non agire”.

La critica al concetto di giustizia sociale è una strana eccezione all’approccio utilitarista che Hayek adotta in più circostanze. E’ quasi un cambiamento prospettico che sembra offrire un punto di vista trascendentale sulle questioni di giustizia distributiva. Un punto di vista con cui tanti filosofi politici, che pongono al centro della propria riflessione il concetto di giustizia sociale, non si sono ancora confrontati.

A distanza di 31 anni dalla sua prima pubblicazione, e in occasione della recente ristampa de “Il Saggiatore”, Legge, Legislazione e Libertà è un libro ancora attuale, pieno di grandi intuizioni che forse ancora attendono nuovi approfondimenti ed una coerente sistematizzazione. 31 anni dopo, le lezioni di Hayek meritano ancora tanta attenzione sia da parte del mondo accademico che dei policy makers.


Autore: Carlo Ludovico Cordasco

PhD student in Political Theory all'università di Sheffield. Fondatore di European Students For Liberty, autore di articoli scientifici su diritto e ordine spontaneo. Ha in corso di pubblicazione un libro dal titolo "Hayek: ordine, istituzioni e regole".

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