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Sul pedaggio del GRA, tutti contro tutti. E tutti sbagliano

Chi consuma, dovrebbe pagare il prezzo del bene o del servizio che ha consumato. Così lapalissiano e unanimemente accettato come principio! Eppure, se ci pensate, la storia dell’uomo è attraversata da una continua lotta tra chi vorrebbe mettere il costo di un bene, di solito attribuendo a quest’ultimo la sacrale qualifica di “pubblico”, a carico della collettività e coloro che a ciò si oppongono. Questi ultimi – per fare della filosofia politica tanto al chilo – sono i liberali.

La realtà, come si sa, è sempre molto complessa, o sarebbe meglio dire ingarbugliata. Può accadere che, dopo decenni in cui un certo servizio (magari in regime di monopolio pubblico) è stato finanziato dalle tasse di tutti, e non solo quindi dai beneficiari dello stesso, lo Stato decida che è ora di far pagare qualcosa a detti utenti. Non proprio il prezzo pieno del servizio, ma almeno un po’. La solita logica di quel gran signore di Jacques de la Palice vorrebbe allora che a tutti gli altri, i non utenti, si chiedano meno tasse, perché finalmente il principio del “chi consuma, paga” ha iniziato a imporsi.

Ebbene, col disappunto dei liberali e soprattutto degli utenti, si scopre spesso che il prezzo chiesto non si sostituisce alle tasse pagate, ma a queste si aggiunge! Se chiedi lumi, ti rispondono che di queste risorse in più c’era proprio bisogno, se si voleva che lo Stato avesse le risorse necessarie per un miglioramento della qualità del servizio o per realizzare nuovi e attesi investimenti. Sarà vero? O si sta semplicemente coprendo il costo dell’inefficienza nell’erogazione del servizio con la ‘scusa’ del prezzo per il consumo? E chi lo può sapere. Se l’uso di quel certo servizio è per te imprescindibile e non hai alternative, sei costretto a pagare, noti forse la maggiore qualità, ma proprio non riesci a capire se il gioco valga la candela.

Cosa pensare in un caso del genere? Ci sono buone ragioni per credere che l’introduzione di un prezzo sia comunque positiva, impone una disciplina agli utenti, rompe l’errata sensazione di gratuità del servizio. Eppure – visto che essere liberali non significa essere fessi – come accettare l’apposizione del prezzo quando questo non sostituisce il finanziamento del servizio tramite tassazione, ma a questo si accompagna? In questo caso, non di vero “chi consuma, paga” si tratta: tutti pagano con le tasse, ma chi consuma ha poi da mettere un balzello in più.

Ecco, per quei pochi lettori che hanno avuto la pazienza di seguire fino a questo punto l’elucubrazione del sottoscritto, conviene che si dica che si è parlato in generale, ma con un occhio ad un fatto concreto. Tiene banco la discussione sull’ipotesi di imporre un pedaggio sul Grande Raccordo Anulare di Roma. La questione è nata prima dell’estate, con l’approvazione di una norma che consente la ‘pedaggiabilità’ di tratte autostradali oggi gratuite. Per tante ragioni, il GRA è il primo indiziato, vuoi perché altri raccordi metropolitani sono già a pagamento (Milano e Napoli, ad esempio), vuoi perché è un’infrastruttura complessa, costosa e molto trafficata. Come nel caso generico di cui sopra, il pedaggio per il GRA non sostituirebbe i copiosi trasferimenti statali all’Anas (gestore dell’anello autostradale), ma a questi finirebbe per sommarsi, senza in alcun modo rappresentare un ‘prezzo’ del servizio.

Come d’incanto – sull’argomento – ieri si è scatenato un putiferio alla Camera dei Deputati. Al cosiddetto ‘ordine del giorno’ del PdL (un atto d’indirizzo al Governo, per intenderci), con il quale il più grande partito di maggioranza  chiedeva all’esecutivo di intervenire proprio per escludere dall’ipotesi di pedaggio i raccordi e le tratte autostradali più usate dai pendolari, rispondevano le forze politiche di minoranza. Contrarie anch’esse al pedaggio, accusavano il PdL di doppiogiochismo: di tuonare cioè a parole contro l’odioso balzello (con Alemanno tribuno della plebe), ma nei fatti di non voler abrogare la norma approvata, per tremontiane ragioni di cassa. Intanto, dalle fila di FLI spuntava un emendamento, a firma di Aldo Di Biagio, teso a vietare all’Anas il pedaggio del raccordo capitolino e di altre cinte autostradali cittadine.

Insomma, un paradosso: quasi tutti (e i deputati romani uber alles) contrari al pedaggio del GRA, in nome dei diritto dei pendolari della Cecchignola e della Bufalotta ad un raccordo autostradale gratuito, ma gli uni contro gli altri. Quasi nessuno – salvo qualche disilluso – ha pensato che la questione debba essere affrontata nei termini, forse banali e scontati, ma equi, del ‘chi consuma, paga’. L’indegno spettacolo è rimandato a domani, giovedì. Oggi è un giorno un po’ particolare.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Sul pedaggio del GRA, tutti contro tutti. E tutti sbagliano”

  1. alberto zazza scrive:

    ho una strada sotto casa in genere piena di buche forse con un casello risolviamo.

  2. marcello scrive:

    A me risulta che la tangenziale, almeno quella ovest, di Milano, non si paghi, e neanche in uscita quando prendo l’A4. Mi pare assurdo, specie da parte di un governo che ha detto di volere abbassare le tasse e le imposte, introdurre questa gabella. E non tanto sull’A3 o al limite sul raccordo in uscita, ma qui si fanno pagare anche grossa parte delle superstrade (Firenze-Siena o Valdichiana-Perugia), anche se finora la Firenze-Livorno o la ss 3bis (Terni-Cesena) non hanno subito questo cambiamento.
    Ci sono degli stati che non hanno il pedaggio e qui, invece di reperire le risorse da chi ne ha molte e far pagare chi non lo fa, si inserisce il pedaggio in quelle poche autostrade che non l’avevano.
    E non credo che questi introiti andranno per sviluppare il trasporto su rotaia, anche a bassa velocita.

  3. marcello scrive:

    Non si può applicare la regola di chi consuma paga in modo dogmatico. Il prezzo politico è sorto perché ci sono le disuguaglianze e quindi chi ha poco molte volte non può far fronte coi prezzi “normali” a tutte le spese che servono. Chi ha di più, anche se alcuni ritengono che sia derivato esclusivamente dal suo impegno, non può essere onnipotente e far pesare questo merito più di tanto, se no non credo che non vada dalla parte del torto.

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