– Dall’elenco delle cose fatte è sparita solo la spazzatura di Napoli.
Per il resto, c’è tutto: dal freno alla spesa (ma i numeri, Presidente, dicono il contrario), alla modernizzazione della pubblica amministrazione, e poi il Sud e le donne e la famiglia e la vita fino alla riforma delle riforme: il processo civile.

Nel paese va tutto non bene, di più. Gli altri ci snobbano? Le nostre aziende se ne vanno? Salviamo carrozzoni, pubblici e privati, a spese del contribuente?
Tutto falso!

“Per prima cosa – chiedeva nel B day Galli della Loggia sulle pagine del Corriere – qualche parola di spiegazione e di autocritica: per la scarsa capacità realizzatrice mostrata finora; per la scelta di circondarsi in troppi casi di persone inadeguate (Scajola, Brancher, Verdini, Cosentino, ecc.); per il clima di scontro esasperato (con la stampa, con la magistratura) che lungi dal sedare egli ha mostrato tanto spesso di alimentare; infine per il clima moralmente un po’ troppo disinvolto che è emanato in tutto questo tempo dalle stanze del potere (o più spesso dalle sue camere da letto).”

Nulla di tutto questo, of course, nel discorso del Premier.
La solita narrazione immaginifica, la solita retorica da Mulino Bianco. Ma di cosa parla, il Presidente del Consiglio Berlusconi, quando declama le tante mission riformatrici accomplished dal suo governo? Ma la vede l’Italia di oggi? Li sente gli imprenditori? Ha mai dato un occhio a cosa si dice di noi a Londra, a Parigi, a Berlino? Ha mai dato una scorsa ai numeri, le statistiche internazionali, che ci piazzano sotto a tutti e praticamente in tutto, salvo corruzione e ingiustizia?

Il discorso di oggi è la favola che ascoltiamo in loop permanente continuo da tre lustri. Ci è concessa qualche attenuante se ammettiamo di non divertirci più?