Categorized | Partiti e Stato

Rotto il PdL, Berlusconi dice addio al Quirinale, sempre che ci pensasse

– Di sovente molti giornalisti ed opinionisti tornano a parlare di una probabile aspirazione di Berlusconi alla carica di Capo dello Stato, ipotizzando i “come” ed i “perché” di un’eventuale scelta futura del Cav. A detta di molti, anche la “cabala” è a favore del premier: nel 2013, scadenza naturale della legislatura in corso (a patto che non si torni prima alle urne), l’attuale presidente Napolitano dovrà lasciare gli appartamenti del Quirinale e far posto ad un successore. Ma Berlusconi ha poi così voglia e, per esser più maliziosi, interesse ad ascendere al Colle?

Di certo non sarebbero l’importante stipendio o la residenza di lusso a motivare il Premier, che invece potrebbe godersi un pensionamento plurimilionario nelle sue ville sarde, lontano da impegni di Palazzo e indiscreti occhi mediatici. Molti a sinistra sono pronti a scommettere che la decisione da parte del Cavaliere di proseguire la carriera politica sarebbe motivata esclusivamente dalla vanagloria di un leader che, nel 2013, avrà ormai esaurito ogni originale e valida argomentazione che gli consenta di avanzare una nuova candidatura alla presidenza del Consiglio. In tal caso il suddetto giudizio cozzerebbe con la ricorrente critica dei soliti detrattori che motivano persino la discesa in campo del ’94 con la necessità di leggi ad personam volte alla risoluzione di malaffari giudiziari e conflitti d’interesse dell’imprenditore di Arcore.

Se si desse invece adito a quest’ultima opinione risulterebbe incomprensibile la volontà di Berlusconi di posporre il ritiro a vita privata di ben sette anni (ricordando che nel 2013 ne avrà 76 e nel 2020 ben 83) per ricoprire un ruolo politico sicuramente di prim’ordine ma limitato dalla funzione di garanzia che è tenuto ad esercitare. Siamo poi così sicuri che un Berlusconi anziano e privo di cariche di Governo potrebbe manovrare gli equilibri interni al Parlamento senza soffrire la concorrenza del suo successore, soprattutto dopo che ha spaccato il suo partito, che poteva garantirgli la concordia necessaria ad eleggerlo al Quirinale? Il premier, rifiutandosi di legittimare la fisiologica competizione a succedergli all’interno del PdL, ne ha evidenziato la natura meramente ancillare rispetto alla sua persona, decretandone dunque la fine insieme a sé stesso. Ma decretando pure la fine di ogni sua ambizione da Capo dello Stato, ormai irrealizzabile tanto con una nuova maggioranza di centro destra che, a fortiori, con una di centro sinistra

E tuttavia raffigurare il Cavaliere come un uomo fervidamente avvinghiato alle poltrone è dimostrazione che a sinistra i più non hanno colto lo spirito disinvolto e, in un certo senso, apolitico del berlusconismo. Coloro che credono fermamente nella candidatura al Colle del Premier perché convinti che per lui sarebbe l’unico modo di poter continuare a usufruire del legittimo impedimento dovrebbero chiedersi se, una volta uscito di scena, valga ancora la pena scomodare toghe, media, avvocati e soprattutto un uomo così potente per affari che ormai non avranno più il potere di spostare un singolo voto.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

One Response to “Rotto il PdL, Berlusconi dice addio al Quirinale, sempre che ci pensasse”

  1. marco_dm_1983 scrive:

    L’unico motivo che potrebbe spingere Mr. B a presentarsi come candidato al colle (ammesso che in tal caso risiederebbe li e non altrove, come penso) potrebbe essere solo quello di mantenere alto il livello di impunità.

Trackbacks/Pingbacks