Fischi per fiaschi. Non è l’instabilità politica, ma il non-governo a pesare sugli spread del debito

– Gli investitori starebbero facendo salire i costi di finanziamento del debito italiano, con i premi di rendimento vicini al record a causa dell’instabilità del governo Berlusconi. A scriverlo è l’agenzia Bloomberg, in un articolo che prende in esame la minaccia di elezioni anticipate e la possibilità che questa intacchi la fiducia dei mercati per l’affidabilità dell’Italia come debitore.

A poche ore dal collocamento di titoli italiani per 9,5 miliardi complessivi fra oggi e domani, il premio di rendimento rispetto al bund tedesco che gli investitori domandano per sottoscrivere i Btp decennali viaggia oggi a 168,2 punti, a breve distanza dal record storico di 178 punti segnato a giugno, quando l’area euro era nel pieno del terremoto innescato dalla crisi del debito greco.

Lo spread italiano è trascinato al rialzo dalla crisi di altri Paesi definiti ‘periferici’ in maggiore difficoltà: a parte la Grecia, che oggi viaggia con uno spread di 863 punti (965 il record), sono all’ennesimo massimo storico l’Irlanda, travolta dalla crisi di Anglo Irish (il premio di rendimento è a 455,5 punti), e il Portogallo (a 438 punti). I due Paesi distaccano Italia e Spagna: quest’ultima paga 194 centesimi in più del Bund. A differenza dell’Italia, gli altri ‘periferici’ non hanno titoli di Stato da rifinanziare in misure rilevante fino a fine anno.

“Un’instabilità politica prolungata è negativa per gli spread, specialmente per un Paese periferico dell’euro”, dice alla Bloomberg Alexander Sassen van Elsloo, responsabile della ricerca di Hobart Capital Markets a Londra. ”I rendimenti del debito sovrano italiano si allargheranno sicuramente rispetto al bund, a parità delle altre condizioni”. E rimarcate l’avverbio sicuramente.

Meno pessimista Annalisa Piazza, analista di Newedge sempre nella City: “l’Italia dovrebbe mantenere una delle performance migliori fra i periferici”, perché ‘”i mercati sono concentrati più sui problemi finanziari che su quelli politici”. Mentre secondo Paolo Manasse, docente di economia all’Università di Bologna – riferisce la Bloomberg – ”l’instabilità politica finora ha avuto un costo contenuto, che però diventerebbe notevole se dovesse durare a lungo”

Hanno ragione Piazza e Manasse. A volte accade che le agenzie di stampa scrivano senza verificare i reali legami di causa ed effetto. Strano che accada anche a Bloomberg, che non è esattamente il Velino, ma tant’è. Sarebbe bastato analizzare le correlazioni tra fasi di volatilità ed avversione al rischio sui mercati causate da timori sul debito europeo per vedere che i PIIGS (rigorosamente con due I) restano un blocco piuttosto omogeneo, e che il nostro paese resta vigilato speciale.

I dati ve li forniamo noi: considerando il differenziale con la Germania sui titoli di stato decennali italiani e spagnoli, si scopre che la correlazione tra i due è oggi al 90 per cento, dopo aver toccato un massimo del 98,93 per cento a giugno. Rispetto al Portogallo, per contro, la correlazione è oggi del 74 per cento, ed ha toccato un massimo del 94,73 per cento a novembre 2009. Come si nota, quindi, non è un problema della leggendaria “stabilità”, quella di cui si parlava già nella Prima Repubblica ai tempi del CAF, ma banalmente di rischio-paese sul piano economico.

Un governo che non governa, né governava quando era nella fase di massima concordia tra le componenti di maggioranza, che non sa da dove cominciare per risolvere una crescita asfittica che contribuisce ad un tasso di disoccupazione “reale” che supera l’11 per cento e che è stato occultato sotto il tappeto della cassa integrazione in deroga. Insufficiente sviluppo del reddito, consumi depressi, economia troppo dipendente dall’export e dalla locomotiva tedesca.

Crescita insufficiente significa timori per la sostenibilità del debito. Anche se la maggioranza regna granitica nel più assoluto vuoto di riforme economiche strutturali. E quando la situazione precipita, ci pensano Bruxelles e la Eurotower di Trichet a dettare la linea d’emergenza. Non sopravvalutiamoci, non ce n’è motivo.

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Legenda del grafico qui sotto (cliccare per ingrandire):

  • Pannello superiore: differenziale titoli di stato italiani e spagnoli contro il Bund decennale;
  • Pannello intermedio: differenziale del differenziale tra Spagna-Germania e Italia-Germania (oggi stabile a circa 20 centesimi);
  • Pannello inferiore: correlazione tra i differenziali italiano e spagnolo, il dato discusso nel post;

Italia e Spagna contro Germania, titolo di stato decennale


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

5 Responses to “Fischi per fiaschi. Non è l’instabilità politica, ma il non-governo a pesare sugli spread del debito”

  1. giampaolo scrive:

    Come sempre. Come tutti: importante è criticare! Ma tu politico-tecnico in carriera, come ti comporteresti? E se fossi il presidente del consiglio, chi penalizzeresti e chi privilegeresti?

  2. Mario Seminerio scrive:

    Se tu seguissi quello che scrivo, avresti tutte le risposte alle tue domande. E soprattutto sapresti che non sono un “politico-tecnico” in carriera, qualunque cosa ciò significhi.

  3. filipporiccio scrive:

    Più che non-governo forse bisognerebbe parlare di MAL-governo!

  4. LibDan scrive:

    Di tutta evidenza ha ragione Seminerio l’Italia ha un “Non-Governo”, che peraltro si trascina da decenni.. prova ne è che per gli investitori internazionali il fatto che il governo abbia maggioranze fortissime o sia in crisi cambia poco e nulla (anzi a volte per paradosso un minimo di riforma riescono a farle non i governi eletti con maggioranze di decine di parlamentare ma solo i governi “tecnici” vedi la mezza riforma Dini sulle pensioni..). Magari ci fosse un “Mal-Governo” almeno avremmo qualche provvedimento da discutere e criticare. Il problema è che non si decide, non si riforma nulla, non si liberalizza alcunchè, non si incide sulla struttura della spesa pubblica, non si riforma un mercato del lavoro con tassi di occupazione allarmanti (soprattutto per le donne e i giovani); si riesce solo a barare sui dati: disoccupazione italiana piu’ bassa della media europea ? certo basta non contare i lavoratori parcheggiati in cassa integrazione e che rimarranno per anni o decenni a carico dello stato perchè le loro aziende sono spesso “decotte”, che problema c’è.. LibDan

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  1. […] davvero dedicare il proprio tempo, ogni giorno che dio mandi in terra, ad occuparsi di crisi e spread, e di quei secchioni dei tedeschi che continuano a crescere, e di quei pallosissimi inglesi che non […]