Sakineh e Teresa Lewis, non c’è lo stesso boia in Virginia e a Teheran

– Mentre a New York Ahmadinejad irrideva dalla tribuna dell’Onu alle spericolate aperture di Barak Obama, accusando gli Stati Uniti di avere orchestrato l’attentato delle Twin Towers, in un penitenziario della Virginia Teresa Lewis aspettava di entrare nella camera della morte. Era stata condannata otto anni prima come mandante dell’omicidio del marito e del figliastro.

Ahmadinejad nei giorni scorsi aveva paragonato il suo caso a quello di Sakineh. Questo accostamento suggeriva e incontrava l’idea – molto diffusa negli ambienti abolizionisti – che la pena di morte sia “una” e che, al netto di ogni considerazione sulla diversa natura dei sistemi politici e giudiziari degli stati che ancora la comminano, meriti di fatto un uguale giudizio. Ma il boia della Virginia e quello di Teheran non fanno lo stesso mestiere.

Uno amministra la giustizia legittima di uno stato di diritto, l’altro la violenza “legale” di uno stato assoluto. La stessa pena – quella che dispone l’esecuzione del colpevole –  non comporta un’uguale ingiustizia, se non agli occhi di chi non ravvisa differenze tra un processo pubblico in cui è giuridicamente garantita la difesa degli imputati e l’imparzialità dei giudici ed uno in cui la giustizia appartiene al “sovrano” e alla sua volontà capricciosa.

Il caso di Teresa Lewis riempie di pena e di scandalo. A condannarla a morte non sono stati solo una legge crudele e un giudice misogino – che ha graziato gli esecutori materiali, finiti all’ergastolo – ma anche uno scherzo del destino: il suo quoziente intellettivo superava di soli due punti (72 contro 70) il limite al di sotto del quale l’esecuzione sarebbe stata giudicata incostituzionale.

Tuttavia non è solo la pena di morte a qualificare la civiltà di un sistema giudiziario. La rule of law ha convissuto per secoli con la pena capitale. L’Europa che oggi ne è immune, da non più di qualche decennio, può dunque fare legittimamente la morale alla Virginia o al Texas e alla cultura “esecuzionista”, che continua a resistere agganciata alle radici della storia americana.

Ma il caso di Teresa Lewis non è quello di Sakineh, che peraltro rischia di essere lapidata per un reato contro la morale  –  l’adulterio –  e non contro la persona, visto che l’accusa di omicidio, da cui era stata inizialmente prosciolta, è stata poi “resuscitata”, ma non è ancora giunta a sentenza. Di fronte alla pena di morte, Teresa è come Sakineh, ma gli Usa non sono uguali all’Iran.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

36 Responses to “Sakineh e Teresa Lewis, non c’è lo stesso boia in Virginia e a Teheran”

  1. MoLester scrive:

    Articolo viziato da pregiudizi ideologici e propaganda filo-americana.
    Dedicare un articolo per distinguere la distinzione tra l’applicazione della pena di morte in Iran e in America si commenta da sè,quasi come se non fosse risaputo il carattere “classista”e parziale del boia americano che ha una cronica e storica predilizione verso gli emarginati o i dissidenti (mai sentito di Sacco e Vanzetti?).
    Da ricordare inoltre che in Iran Sakineh rischia l’impiccagione per la complicità nell’omicidio del marito e che come in altri casi,trattandosi di una donna e grazie alla mobilitazione internazionale,la condanna non è stata ancora eseguita,e questi sono FATTI.
    Due paroline ancora sulla presunta misoginia del giudice americano: che siano forse meglio gli iraniani “misandrici” che condannano gli uomini e risparmiano Sakineh??!
    ..e adesso aspettiamo di vedere quanto libertario sia questo sito nel pubblicare il mio commento :-D

  2. la pena di morte e’ l’emblema dell’ipocrisia del GOP…partito d’ispirazione cristiana a giorni alterni… per citare la Bonino: “i valori cristiani prima applicateli e poi imponeteli a noi”

  3. Francesco scrive:

    La difesa degli imputati è garantita anche per gli imputati iraniani.
    Come si faccia a garantire giuridicamente l’imparzialità dei giudici lo devo ancora scoprire.
    La Giustizia iraniana non appartiene alla Guida Suprema. Da cosa ha evinto una tale inesattezza?
    Mi può indicare cortesemente una situazione in cui lo stato assoluto d’Iran sia venuto meno all’applicazione della costituzione scritta?
    Per quale motivo una magistratura che asseconda i “capricci” del sovrano dovrebbe garantire 3 gradi di giudizio a qualsiasi imputato? Non le sembra un controsenso?

    Complimenti per l’obiettività dell’articolo che non pecca assolutamente di etnocentrismo

  4. Carmelo Palma scrive:

    Certo, la difesa è garantita e la giustizia indipendente come nei tribunali speciali fascisti e comunisti. Sul rispetto della legalità islamista – anche di quella costituzionale – non oso dubitare. Saranno molto precisi.
    Non è una questione di etnos, ma di cultura civile. C’è quella che ritiene che il liberalismo sia un tumore satanico e sionista, e quella che no. Io sto con quella che no.

  5. nemo profeta scrive:

    Menzogne, anacronismo, faziosità ed ipocrisia sono i punti cardine utilizzati dai media per il caso “Sakineh”.
    Ai “corretti informatori” non gliene frega un piffero della sorte di Sakineh, a loro interessa soprattutto riversare livore e veleno sull’immagine dell’Iran. Essi sanno che la povera donna (in senso Cristiano) è una spietata uxoricida, e che l’accusa di adulterio è quasi irrilevante di fronte al delitto estremo perpetrato in concorso con l’amante.
    Sanno pure che non vi sarà la paventata “spettacolare” lapidazione. Perchè sanno che in Iran è dal 2002 che non vengono eseguite tali barbare esecuzioni. Come sanno che Sakineh non ha mai ricevuto le famose 99 frustate. E sanno pure che il Governo Iraniano non ha nulla a che fare con la condanna di Sakineh, che è stata emessa da un tribunale locale in una estrema regione rurale, se non per il lodevole fatto di avere richiesto la sospensione della condanna per la revisione del processo, molto tempo prima che intervenissero le “proteste” dei finti movimenti pro-Sakine e degli ipocriti rappresentanti dei governi-fantoccio (ad iniziare da quello italiano).
    E soprattutto sanno, i “corretti informatori”, che nel mondo in questo momento vi sono migliaia di condanne a morte, anche per motivi più banali, ignorate volutamente dai media e per le quali nessuno stà muovendo un dito!
    Mentre il popolo occidentale non sà nulla in merito, se non quello che gli viene propinato dai media…e giù commozione e indignazione…a profusione!

  6. Alex Tinchini scrive:

    Giudicare il presunto sentimento etno-social-politico di chi scrive l’articolo mi pare poco sensato e inutile. Ciò che mi disgusta è che comunque esiste un caos a livello basico, parlando di coscienza civile da parte sia dei leader che dei mezzi di comunicazione.
    Per quanto riguarda Sakineh, la mobilitazione è stata massiva e ha dato dei risultati ma poi che succede? Ahmadinejad dice che no, non c’è nessun “caso Sakineh” e chi sono quei maleducati giornalisti iraniani che danno della prositituta a Carla Bruni che ha manifestato? Ma ancora, chi sono quei poracci che credono alle parole del leader massimo iraniano?
    Gli Stati Uniti, in ultima istanza, hanno solo da vergognarsi per certa misoginia.

  7. questa è la pena di morte …. assurda da togliere

  8. Francesco scrive:

    “Certo, la difesa è garantita e la giustizia indipendente come nei tribunali speciali fascisti e comunisti.”

    Sì, certo. Tribunali speciali per annichilire le donne adultere che minano l’integrità dello Stato. Apprezzo l’ironia!

    “Sul rispetto della legalità islamista – anche di quella costituzionale – non oso dubitare.”
    “la giustizia appartiene al “sovrano” e alla sua volontà capricciosa.”

    Non so come le due proposizioni possano coesistere senza annullarsi vicendevolmente, sinceramente.

    “Non è una questione di etnos, ma di cultura civile. C’è quella che ritiene che il liberalismo sia un tumore satanico e sionista, e quella che no. Io sto con quella che no.”

    Non metto in dubbio che lei sia ciò che dice di essere! Io parlavo solo delle palesi inesattezze che esprime! :)

  9. MoLester scrive:

    Chi parla di misoginia deve avere qualche problema psicologico oppure deve essere semplicemente ignorante : di fronte ad una condanna a morte non vedo come il sesso di un condannato debba risultare rilevante,ma a parte questo,da sempre le donne sono state tendenzialmente risparmiate dal boia…ma nessuno ha mai lamentato discriminazioni in tal senso accusando tribunali misandrici di risparmiare le donne e giustiziare gli uomini..mah..!Misoginia…qui ci siamo bevuti il cervello..altro che pena di morte.

  10. Sergio Tezza scrive:

    È veramente pazzesco e immorale, nonché assolutamente incomprensibile, per me che sono fiero di essere un Cittadino Americano, che in Italia siate sempre concentrati sui diritti dei criminali, e MAI “sprechiate” una parola per i diritti delle vittime.
    Chi ha abbastanza intelligenza per orchestrare il crudele assassinio di un uomo e di suo figlio per incassarne il premio d’assicurazione sulla vita ha anche abbastanza responsabilità! I giornali italiani titolano sull’esecuzione di una mentecatta, non di un’assassina, come se si trattasse di eutanasia nazista!
    Non a caso la sua stessa figliastra fino all’ultimo si è detta ben felice che tale mostro fosse eliminato! Fate i moralisti e avete un paese dai valori cosí stravolti e IMMORALI in cui si danno cinque anni per omicidio e dieci per tortura e uccisione di un cane! (due notizie sulla stesa pagine dello stesso giornale qualche mese fa senza che nessuno vi trovasse nulla di strano!).
    Non a caso stravolgete anche la frase di origine biblica “non toccate Caino”, che CASO UNICO, stava a significare che gli era posto un segno perché NESSUNO lo avvicinasse e lo aiutasse! Altro che “recupero” degli assassini, detenzione come recupero e non punizione, eccetera!
    Ve ne fregasse di più del NON TOCCATE ABELE, sareste già a buon punto!

    Ogni tentativo di paragonare gli USA e l’Iran attraverso la pena di morte, ha lo stesso senso di paragonare chi raccoglie l’insalata in giardino e chi assassina un bambino: entrambi uccidono no?… (non a caso il Sesto Comandamento NON È ASSOLUTAMENTE (nel testo Ebraico originale) “non uccidere” ma è NON ASSASSINARE, due verbi e concetti DIVERSISSIMI!

    Sergio Tezza
    nutella59@ucla.edu

  11. Maralai scrive:

    certo la pena di morte, in quanto arbitrio di stato a togliere la vita alla persona, quantunque criminale, fa poca differenza; che accada in Cina, in Iran o in America. però fanno la differenza anche i metodi delle esecuzioni; c’è quello bestiale e barbaro e quello più “umano” e sofferto, passato in diverse mani di giudizi trasparenti. comunque sia la pena di morte fa schifo. però io concordo con il pensiero di Carmelo perchè mettere alla stessa stregua gli stati uniti con il desposta iraniano e con tutto il sistema statuale di quel paese in termini di godimento di diritti civili è come scambiare una tortora con un tornado. però di Carmelo Palma non apprezzo soltanto l’articolo ma anche di avere preso le distanze dalla querelle finiani contro berlusconi. quindi reputo la sua una sapiente riflessione, perchè tutto possa essere riportato sul terreno della politica, del confronto serio sulle cose da fare e non sul gossip selvaggio e tantomeno sulla speculazione della casa di Montecarlo. ed a tal proposito devo confessare una mia incazzatura contro tutta la disinformazione italiana, dove è vero che non esiste la pena di morte sulle persone, ma la lapidazione sulle verità si. Ero fino a ieri sera convinto che la predetta casa di Montecarlo fosse quel palazzo monumentale che veniva sempre inquadrato dai suoi tremila profili, quindi dicevo: però, alla faccia…Mentre, appresa da Fini ieri sera non di monumentale casa si era trattato (ingannando tutti noi) ma di un minuscolo appartamentino di appena 50 mq. che vi possino…mi si potrà obiettare che in punto di principio i mq potevano essere anche 20; non è così; perchè se per 50 mq si è già scesi sul terreno della baionetta se davvero fosse stato un palazzo reale e monumentale al centro di Montecarlo, cosa avremmo dovuto usare, la bomba atomica a grappoli, o incaricare l'”anonima” di fare “giustizia”??
    con la buona domenica a tutti
    mn

  12. Sergio Tezza scrive:

    È assolutamente terribile confondere arbitrio e giustizia, come fa Maralai, perché cosí si perpetua l’ingiustizia negando la possibilità di fare giustizia.
    Riassumiamo: l’Italia è uno dei paesi coi tassi di omicidio più elevati del mondo sviluppato, i cittadini non hanno il diritto all’autodifesa (il porto d’arma ce l’anno de facto solo i criminali e la polizia e i carabinieri arrivano sempre da qualche minuto a mezz’ora DOPO che un cittadino onesto è stato attaccato), il sistema giudiziario è allo sfacelo (non esiste giustizia con processi che durano decenni), e gli assassini circolano liberi e magari (vedi il signor Angelo Izzo) dopo aver stuprato e assassinato, vengono lasciati liberi (in Italia l’ergastolo DE FACTO non esiste) e assassinano un’altra vittima e ne rovinano la famiglia… Ma GIUSTIZIARE gli assassini, con tutte le garanzie procedurali eccetera, sarebbe “arbitrio”?
    Mi sa che non si possa proprio più dire quanto diceva Totò: “accà nissciun’è ffesso”…!!!

    Sergio Tezza
    nutella59@ucla.edu

  13. Maralai scrive:

    a sergio tezza; scusa sergio, “arbitrio” di stato nel senso che trovo “disdicevole” per non dire terrificante che lo stato si arroghi il diritto di uccidere. quella criminalessa americana poteva stare binissimo o malissimo in galera all’ergastolo, ma l’arbitrio sta proprio li; nel prendersi il diritto di uccidere una persona in nome della legge, ma soprattutto in onore della giustizia. questo io penso; la pena di morte fa orrore. ed anche più orrore se si usano metodi selvaggi e primitivi come la lapidazione.
    mn

  14. filipporiccio scrive:

    @Sergio Tezza

    Non arriviamo a parlare di “diritti delle vittime”… la pena di morte per l’assassino non è un diritto della vittima, il diritto della vittima è di non essere ucciso, ed è già stato violato in modo irreparabile da qualsiasi condanna possa ricevere l’assassino. La vendetta non è un risarcimento danni. Piuttosto avrebbe più senso, per esempio, costringere l’assassino ai lavori forzati per mantenere la famiglia o l’azienda della vittima (il che però si occuperebbe solo dei risarcimenti dei parenti delle vittime, ovviamente).

    Che la giustizia italiana non funzioni, poi, è ormai un dato di fatto, ma questo non vuol dire che gli italiani non abbiano il diritto di esprimere la loro opinione.

    Detto questo, è evidente che la pena di morte non ha alcuno scopo. Le giustificazioni utilitariste del tipo “serve a risparmiare i soldi del mantenimento del detenuto” sono assolutamente ridicole viste le piccole cifre in gioco (a meno che non si vogliano giustiziare migliaia di persone all’anno). E la pena di morte, essendo palesemente irreversibile, non ammette revisione o errore, a differenza della carcerazione, e quindi presuppone l’idea di infallibilità dello stato. Sinceramente non avrei problemi con la pena di morte da un punto di vista etico: se uno compie un omicidio e sa a cosa va incontro, cavoli suoi. Ma questo presuppone che lo stato sia infallibile come il Papa, per i cattolici, quando utilizza il dogma dell’infallibilità pontificia: cosa che per un liberale è palesemente falsa. Questo per me già basta a renderla completamente inaccettabile per uno stato liberale, quando l’alternativa della carcerazione a vita garantisce allo stesso modo che il criminale non possa commettere altri crimini. Uno stato liberale non deve nemmeno concepire la soppressione volontaria di un cittadino (ancorché criminale) al di fuori del diritto immediato di legittima difesa.

    In ogni caso è ovvio che paesi come gli USA o il Giappone che usano con molta “parsimonia” la pena di morte sono di gran lunga preferibili a paesi come Iran o Cina dove capita in continuazione. Ma di fatto, le critiche statunitensi alle esecuzioni capitali in Iran sono molto meno credibili di quelle di chi ha eliminato la pena di morte (in quanto comunque inaccettabile) dal proprio ordinamento. Il boia della Virginia e quello di Teheran fanno veramente lo stesso mestiere, visto che in entrambi i casi possono trovarsi ad uccidere persone che non sono state giudicate correttamente: quello che cambia è la probabilità che questo accada.

  15. Carmelo Palma scrive:

    @Filippo: sono d’accordo su molte delle cose che scrivi, però tra Iran e Virginia non cambia solo la probabilità di essere vittime di un errore o di una “scorrettezza” giudiziaria.
    Cambia la probabilità di una condanna a morte per ragioni morali, religiose e politiche. Che da una parte è da mettere in conto, e dall’altra proprio no. In Virginia il boia non esegue condanne a morte per adulterio, apostasia e attività anti-rivoluzionaria.

  16. filipporiccio scrive:

    @Carmelo Palma

    Sì, certamente hai ragione. D’altra parte credo siamo d’accordo su quasi tutto, tranne sull’attribuzione di “legittima” alla pena di morte negli USA. Per me il fatto che gli USA siano uno stato di diritto, democratico e sostanzialmente liberale (in contrasto con l’Iran) non rende affatto legittima l’esecuzione capitale. Personalmente ho anche molti dubbi sulle pene detentive, che troppo spesso diventano occasione, per sedicenti “tutori della legge”, di compiere soprusi e violenze con la tacita approvazione del sistema. Ma la pena di morte è un emblema della sottomissione del cittadino allo stato, sia esso di diritto o meno.

  17. Francesco scrive:

    Sì, è vero: il codice penale iraniano ammette la pena di morte per adulterio, omosessualità, apostasia e altri. Dei suddetti reati è stato però reso praticamente impossibile il riconoscimento, di modo da non dover giudicare persone che non disturbano l’ordine pubblico ma che comunque risponderanno di tali colpe dinnanzi ad Allah. Ad esempio per il riconoscimento dell’adulterio sono necessari non meno di 2 persone testimoni dirette dell’atto sessuale nel caso delle bastonate, e non meno di 4 per la lapidazione (comunque sotto moratoria). Quindi, è vero sì che il codice penale iraniano si rifà alla Sharia, ma è altrattanto vero che l’intervento del buon senso umano ha migliorato notevolmente la situazione dei diritti individuali, compresa anche la libertà di culto. Tale libertà è nella Repubblica Islamica non solo permessa ma anche tutelata.
    Da decenni la Repubblica Islamica non condanna ufficialmente a morte nessuno per adulterio né per i vari reati d’opinione, malgrado a livello costituzionale tale eventualità persista. Inoltre, come già detto, è in vigore dal 2002 una moratoria che impedisce anche formalmente l’attuazione della lapidazione, sebbene questa non sia più praticata da tempo.
    Negli States nessuno rischia la vita per reati d’opinione, però se viene portato a Guantanamo…
    Che tutele costituazionali ci sono negli USA ad impedimento di nuovi e più potenti maccartismi?

    In Iran in pratica vengono giustiziati principalmente i grossi spacciatori e i traditori della Stato, cioè chi vende informazioni riservate nazionali a nazioni estere. In tutti i casi gradi di giudizio sono 3.
    Per gli omicidi e gli stupratori vige una legislazione che potrebbe piacere a tutti quelli che inneggiano alle tutele delle vittime e relative famiglie: la grazia ad un condannato può essere concessa SOLO dalle vittime e dalle loro famiglie, a fronte di un indennizzo economico giudicato congruo, le quali hanno 5 anni per prendere una decisione a mente fredda. Ecco perché molti dei condannati iraniani vengono graziati.

  18. nemo profeta scrive:

    D’accordissimo con quanto scrive Francesco nel suo ultimo commento.
    Chi esprime giudizi “sul sentito dire” di uno Stato, o delle sue leggi, senza esserne direttamente a conoscenza sbaglia per superficialità e mancanza di obiettività.
    Le leggi Iraniane prevedono, a differenza di quelle occidentali ed americane, quattro gradi di giudizio dando la possibilità al presunto colpevole di rimediare in qualche modo prima che la condanna diventi definitiva, ed in quest’ultima fase il condannato ha sempre la possibilità di “farla franca” se sopragiunge il perdono della parte lesa o dei suoi familiari.
    In Iran non vengono eseguite lapidazioni per il reato di adulterio dai tempi dello Scià. Ed a questi infausti tempi si ispira l’opposizione al governo. Se gli oppositori dell’attuale “regime” prendessero piede, allora sì che fioccherebbero le lapidazioni (vedi Afghanistan ed Iraq, sotto controllo militare USA)!
    Sakineh è in attesa di giudizio per uxoricidio aggravato, e non per adulterio. Tutto il resto è un cumulo di falsità o di “bufale” inventate di sana pianta dalla propaganda anti-iraniana, vedi il caso “Neda”, per far piacere agli USA ed al sionismo.

  19. Sergio Tezza scrive:

    La pena di morte è SOLO la PUNIZIONE PROPORZIONALE DELL’ASSASSINO, cioè di chi è trovato colpevole di omicidio volontario e non per legittima difesa.

    NESSUNA giustificazione “utilitaristica” da parte mia, e certamente un riconoscimento dell’assoluta necessità di garanzie costituzionali e procedurali.

    La società ha il diritto di eliminare dal proprio seno gli assassini e nessun diritto d’imporre ai cittadini onesti come me di mantenerli mentre sono tenuti confinati senza libertà, in una punizione che è degna di animali. Per mantenere gli assassini nelle carceri paghino SOLO coloro che sono contrari alla loro eliminazione!

    Se ammazzi sei ammazzato. Se danneggi paghi in proporzione al danno causato (QUESTO, e NIENT’ALTRO, vuol dire “occhio per occhio, dente per dente”, come sa ogni bambino ebreo di sei anni che studia la Torah, visto che è PROIBITISSIMO mutilare persino gli animali – per un ebreo è infatti PROIBITO CASTRARLI – figuriamoci gli uomini!…non le deformazioni inventate da cristianesimo e islam). Se rubi rimborsi o lavori per il derubato.

    Sergio Tezza
    nutella59@ucla.edu

  20. Carmelo Palma scrive:

    E’ una regola matematica: più si parla dell’infamia dei regimi più infami, più si trovano in rete “informati” difensori, ovviamente anonimi.
    La seconda regola, che non trovo promettente, nè confortante, è “l’esecuzionismo” da frustrazione che accompagna le discussioni sulla pena di morte.

    @Sergio, fortunatamente molti bambini ebrei devono avere capito altro, o comunque devono aver dato un’interpretazione meno letterale dell'”occhio per occhio”, se Israele – che è Israele – non ha la pena di morte, ad esclusione che per crimini di guerra, per genocidio e per attentati alla sicurezza dello Stato.

  21. elisa scrive:

    a me fate un po’ impressione tutti quanti.l’emotività non sapete neanche dove sta di casa.

  22. nemo profeta scrive:

    “E’ una regola matematica: più si parla dell’infamia dei regimi più infami, più si trovano in rete “informati” difensori, ovviamente anonimi.”

    Carmelo Palma, visto che è così bravo ad etichettare, vuole fare un elenco dei regimi che ritiene siano “infami”, motivandone le cause?
    E, se non chiedo troppo, vuole elencarmi anche quei regimi che ritiene benemeriti?
    Personalmente non ho particolari preferenze, ma a differenza dei “Correttamente Informati” (e aggiungerei “Politicamente Corretti”) prima di dare pareri su un governo o su uno Stato ho la buona abitudine di documentarmi ricercando fonti attendibili, possibilmente non viziate da pre-giudizi o dai “si dice” (e La invito a fare altrettanto, se ci tiene alla credibilità).
    Sulla ovvietà dell'”anonimato” sfonda una porta aperta: in rete sono tutti anonimi, visto che per commentare un articolo ci si può presentare con un nick o un pseudonimo – ed un nome fittizio ne vale un’altro. O pretende gli estremi di un documento di identità e il codice fiscale, per rendere valida un’opinione?
    Mi fà specie che un “libertario”, come Lei è, faccia discriminazioni in merito!
    A proposito non sono un avvocato difensore di qualcuno, ma cerco di contribuire con quel poco che sò per ampliare i chiarimenti quando vedo delle inesattezze date per notizie certe.
    Se nei miei commenti precedenti ha riscontrato degli errori (e non mi riferisco alla sintassi o alla grammatica), ho piacere se me li confuta (naturalmente con dati di fatto). Grazie

  23. filipporiccio scrive:

    @Sergio Tezza

    Peccato che in tutti i paesi che applicano la pena di morte alla fine vengano fuori casi di condannati giustiziati pur in presenza di qualche dubbio sull’effettiva colpevolezza. Ogni tanto capita anche negli USA. Evidentemente non c’è garanzia procedurale o costituzionale che tenga.

  24. Francesco scrive:

    Esimio Dott. Palma, lei è direttore di questo sito e concede a chiunque, senza preventiva richiesta di documento d’identità, il liberal diritto di esprimersi. Se poi le sue pretese cambiano opportunisticamente, beh, è un problema che riguarda principalmente la sua di identità. Forse avrebbe dovuto scegliere un altro canale per “informare” le masse!

  25. no alla pena di morte

  26. Carmelo Palma scrive:

    La scelta dell’anonimato è ovviamente concessa, non è obbligata. Sceglierla o meno, può servire a chi scrive ma, su alcune materie, qualifica anche le cose dette. A maggiore ragione se le cose dette sono del tipo che il caso-Neda è una macchinazione dei media occidentali.

  27. MoLester scrive:

    Carmelo Palma scrive :”In Virginia il boia non esegue condanne a morte per adulterio, apostasia e attività anti-rivoluzionaria.”
    Egregio Sig.Palma, si vede sin dalla sua foto che lei deve essere una persona simpatica e dotata di senso dell’umorismo per poter portare avanti simili ragionamenti.
    Il criterio con cui viene applicata la pena di morte rende quindi la posizione americana moralmente superiore rispetto a quella iraniana (limitatamente al discorso della pena di morte),o cinese. o di qualsiasi altro paese?
    Inoltre,tenuto conto dell’ineccepibile discorso sulla fallibilità dei verdetti di colpevolezza, come non prendere in considerazione il fatto che il giudizio relativo alla gravità di un crimine sia influenzato da fattori culturali,morali,politici (e questo in riferimento anche a chi si esprime in merito alla “diversità” di un boia rispetto ad una altro..)?

  28. nemo profeta scrive:

    Caro Palma…
    …per quanto riguarda l’anonimato, mi par di capire, se io approvo quello che lei dice e non tocco i “tabù” (o meglio i nuovi dogma) vengo qualificato tra i “buoni”, e vado in paradiso. Viceversa divento riprorevole, giusto?…mah…

    Non ci godo a metterla in difficoltà. Non è per un fatto personale che contesto quello che dice, soprattutto per il fatto che dà a tutti la possibilità di intervenire senza censurare i commenti anche “stonati” (e questo và a suo merito, rendendola una persona cortese e simpatica).
    Contesto, o meglio confuto, le notizie così come riportate dalla maggior parte dei media e dai Blog che su determinate questioni, tra tam-tam passaparola e “giuoco del telefono”, un sassetto caduto nei pressi della linea ferrata diventa alla fine una rovinosa frana sui binari che potrebbe far deragliare un treno passeggeri con innumerevoli vittime (ricorda il film con Totò Capostazione?).

    Il “caso Neda”, da tempo ormai reso chiaro e trasparente dal video-denuncia boomerang pubblicato in rete (vedi you tube), si è rivelato un’autentica “bufala” montata dai servizi americani ed amplificata da un crescendo passa parola (servizi>twitter>facebook>notizie ansa>quotidiani>telegiornali) fino a quando si è creata una “opinione pubblica” che ha manifestato il suo dissenso al “regime sanguinario” dell’Iran!
    Ha mai esaminato attentamente il video, analizzando le angoscianti
    immaggini? Lo faccia, e scoprirà che:

    1) le riprese non sono state fatte in un teatro di scontri, o
    manifestazioni, e forse neanche a Teheran (la gente passeggia tranquilla, non si sentono clamori, sirene o rumori di spari, e qualche passante guarda incuriosito – ma non allarmato – in direzione del “dramma”);
    2) Neda, a terra, apparentemente esamine e non insanguinata, ha in mano una strana capsula (che all’improvviso si porta al viso, la spreme, e miracolosamente la faccia della ragazza si riempie di un liquido rosso); poco prima possiamo notare lo sguardo incazzato della “povera vittima” rivolto all’operatore incauto che la riprende con la fiala in mano;
    3) I personaggi chini su Neda, successivamente, non corrispondono a quelli che affermano di essere nelle interviste;
    4) la ragazza, oramai priva di sensi, viene portata in macchina dai
    “soccorritori” ma, miracolosamente, per non scivolare ella siaggrappa con energia al braccio ed alla spalla di chi lasostiene.

    …E tanto altro ancora (che non descrivo, per non farle perdere il
    piacere della ricerca)…dopo di che il tam-tam mediatico!

  29. stefano1776 scrive:

    Se comminare la pena di morte è un fatto che annulla le differenze tra il sistema giudiziario statunitense e quello iraniano, allora neppure esiste una differenza tra l’Iran e l’Europa intera perchè è un fatto che in tutti questi ordinamenti viene comminata la privazione della libertà chiudendo le persone in una cella.

  30. Francesco scrive:

    stefano1776, la magistratura sia in Iran che negli USA (che in Europa che in Cina etc) ha un compito ben preciso: la lettura imparziale e quanto più fedele (visto che la perfezione non è umana) delle regole emesse dal potere legislativo e della Costituzione, con relative applicazioni. Ora, dal momento che in entrambi i casi la magistratura è indipendente dal parlamento, perché i giudici iraniani dovrebbero essere dei fanatici “cani sciolti” che possono fregarsene delle tutele garantite per legge mentre quelli americani dei fedeli ed onesti servitori della legge?
    Risolto questo quesito nessuno potrà più mettere in dubbio la divina supremazia delle corti americane sulle bigotte corti persiane.

  31. Francesco scrive:

    PS: continua a non rimanermi chiaro il perché della necessità di lapidare una fedifraga anche a costo di stravolgere il normale iter processuale. Infatti, in mancanza di evidenze, non ci credo per niente.

  32. stefano1776 scrive:

    Ah ecco, adesso ho capito Francesco. Terzietà ed imparzialità del giudice, garantismo, diritto alla difesa, supremazia della legge sono elementi propri di tutti gli ordinamenti giudiziari del mondo. Non c’è differenza. Per te essere processato in Corea del Nord od in California è la stessa cosa.

  33. Francesco scrive:

    Guarda, Stefano, io della magistratura nordcoreana so poco o niente ma dal momento che tu la citi prendo per buona la tua insinuazione che immagino sia fornita sulla base di una profonda conoscenza della cultura di tal paese. Se ci fai caso però io non ho parlato di Corea del Nord né volevo includere tutti gli stati del mondo nel discorso.
    Rimanendo al discorso Iran, mi sai dire cortesemente in che modo il suo sistema giudiziario non rispetti terzietà ed imparzialità dei giudici, non sia garantista, non dia diritto alla difesa o non attribuisca supremazia alla legge più di quanto non si faccia negli States?
    Io credo che per ogni Panahi in Iran ci sia uno Zundel negli USA, anche se in entrambi i casi la magistratura conta ben poco.

  34. Neo-Machiavelli scrive:

    Dall’inizio mi sembro una vergogna. Ma adesso sembra anche una grande bufala: “… vicenda del tutto falsa… spettacolare e azzardata manipolazione… non è stata processata per adulterio, ma per omicidio… Gli «amanti diabolici» sono stati condannati a morte in tutti e due i gradi del giudizio… l’avvocato è un impostore… membro dei Mujaheddin del popolo, un’organizzazione terroristica protetta da Israele e dai neo conservatori … “
    http://neo-machiavelli.ilcannocchiale.it/2010/10/23/sakineh_la_grande_verita_bufal.html

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