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Legge 194, la Puglia non è una regione per obiettori, anzi sì

– Può essere discriminatoria l’uguaglianza?
Fin dove la ricerca di comportamenti, pensieri e azioni uguali e neutrali può spingersi, prima di trasformarsi in egualitarismo?
Fino a che punto questi devono livellarsi per non offendere o danneggiare gli altri?

I costituzionalisti rispondono ritualmente che situazioni uguali vanno trattate allo stesso modo e situazioni diverse vanno trattate in modo diverso.
Facile a dirsi, più difficile a farsi.

Può allora capitare, come è capitato alla Giunta regionale della Puglia, di cadere nel fraintendimento tra il sacrosanto principio di uguaglianza e l’egualitarismo massimalista e velleitario, rendendosi così artefice di una seria discriminazione nei confronti di una categoria di medici e sanitari: gli obiettori di coscienza.

Nel mese di marzo, la Giunta regionale, infatti, deliberava l’esclusione dei sanitari obiettori di coscienza dai consultori previsti dalla legge sull’interruzione della gravidanza, ritenendo, come si legge nella sentenza del Tar Puglia che ha annullato la delibera, che «una presenza massiccia di obiettori […] possa determinare un’applicazione non corretta della legge n. 194/1978».

Ora, la legge prevede che i consultori siano la sede in cui la donna riceve assistenza psicologica, informazione, consulenza, accertamenti e visite ginecologiche. Non è lì, insomma, che si pratica l’interruzione della gravidanza, unico momento in cui il medico obiettore può far valere la propria coscienza sul dettato della legge, e dunque unico momento in cui può porsi il problema della presenza di soli obiettori tra il personale in servizio. La legge, infatti, legittima gli obiettori all’astensione dalle attività specifiche dirette a interrompere la gravidanza, mentre essi restano obbligati al dovere di fornire assistenza, informazione e consulenza prima della pratica abortiva. Momento, quest’ultimo – è bene rammentarlo – di enorme sconforto, sofferenza e solitudine per la donna.

Pertanto, nulla può legittimare sotto il profilo giuridico il timore che nei consultori non si possa adempiere compiutamente alla legge 194 se vi operino soltanto o in maggioranza medici obiettori, a meno di non ipotizzare – e non lo ipotizziamo – che per ragioni meramente ideologiche la regione Puglia intenda pensare ai consultori come luogo in cui si debba o si possa anche incoraggiare le donne ad abortire, piuttosto che luogo in cui fornire un qualificato servizio di sostegno psicologico, informativo e medico utile, se non addirittura necessario, perché la donna possa prendere una decisione non in solitudine o incoscienza.

Il punto dunque non è tanto se la regione Puglia abbia davvero voluto discriminare gli obiettori dai non obiettori all’interno delle strutture sanitarie, escludendo i primi dal servizio nei consultori. Il punto è che la delibera della Giunta ha immaginato un sistema in cui la diversità delle opinioni, esperienze e convinzioni debba cedere all’asettico appiattimento sull’altare dell’egualitarismo.

Un’ipotesi di reverse discrimination, di discriminazione al contrario in virtù della quale, nel timore della vittoria del “pensiero pro-life”, ancora rilevante in Italia rispetto al “pensiero abortista”, troppo sacrificato secondo i liberals dalla tradizione cattolica, si è tentato grossolanamente di censurare il primo, discriminando aprioristicamente i portatori di un pensiero rispetto all’altro dal diritto di operare e di esprimere le proprie idee anche sui luoghi di lavoro.
 

Il TAR Puglia, due giorni fa, ha annullato la delibera della Giunta, ribadendo così il diritto di ognuno a portare con sé, anche in ambito lavorativo, le proprie convinzioni morali e culturali, nel rispetto ovviamente dei doveri deontologici e professionali, oltre che dei doveri giuridici.


Autore: Serena Sileoni

Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e cultore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, svolge attività di ricerca nel settore del diritto costituzionale italiano e straniero. Giornalista, membro dell’Istituto per la Competitività e dell’Istituto Bruno Leoni, è responsabile editoriale della casa editrice Liberilibri.

7 Responses to “Legge 194, la Puglia non è una regione per obiettori, anzi sì”

  1. Carmelo Palma scrive:

    Il tema, in termini generali, è interessante. Però accanto alle distorsioni a valle, occorre guardare alla distorsione a monte, che è il principio dell’aborto “di stato”. Se l’interruzione di gravidanza non fosse “monopolio morale” delle strutture pubbliche e delle cliniche universitarie, e non fossero quelli pubblici gli unici consultori autorizzati a rilasciare la certificazione pre-aborto, non ci sarebbero soluzioni “sbagliate”, perché non ci sarebbe il problema.

  2. Serena Sileoni scrive:

    Carmelo, grazie per il commento: non avrei potuto trovare migliore conclusione all’articolo…

  3. Franco C. scrive:

    @Carmelo Palma. Non capisco dove si vuole andare a parare. “Certificazione pre-aborto” mi pare già un termine orribile, ma ammettiamolo per amor di discussione: e poi? Se ogni clinica, privata o no, può aprire il suo consultorio, qual è la differenza con le abortion clinics americane?
    Bisogna piuttosto notare che la delibera della giunta pugliese non solo viola il diritto degli obiettori a lavorare nei consultori, ma anche lo spirito stesso della 194 che vuole prevenire l’aborto (quando possibile) e non incoraggiarlo.

  4. Carmelo Palma scrive:

    @Franco. Tra vari modi di prevenire l’aborto, il meno efficace è l’obiezione di coscienza dei medici cattolici. Che va riconosciuta e rispettata in termini assoluti, secondo me, ma che cozza praticamente e logicamente con la logica “monopolista” dell’aborto di stato. Se non ci fosse il monopolio, anche qualora il 100% dei medici delle strutture pubbliche fosse obiettore, chi volesse abortire troverebbe alternative private.

  5. chivicapisce scrive:

    “pensiero abortista”????

    Questa fa il paio con la “Cultura della morte”….

  6. Franco C. scrive:

    @Carmelo. No, certo, l’obiezione di coscienza non ha il compito di prevenire l’aborto, ma solo quello di rispettare la coscienza di chi considera l’aborto inaccettabile. La seconda obiezione, mi sembra poi bizzarra: perché mai il 100% dei medici nelle strutture pubbliche dovrebbe essere obiettore? Non mi pare che sia mai capitato (per fare gli aborti basta una piccola percentuale di non-obiettori). La privatizzazione dell’aborto è compatibile con l’idea che questo che debba essere libero, non con quella che è solo un rimedio di ultima istanza, come da 194.

  7. Carmelo Palma scrive:

    In tutto in Sud gli obiettori sono sopra l’80% e chi non è obiettore fa quasi solo aborti e non parti, e così è incentivato, non moralmente ma praticamente, a diventare obiettore. Anche perchè chi fa per i 2/3 del tempo aborti ha meno possibilità di aggiornamento e di carriera. Tu pensi che la garanzia morale rispetto agli aborti sia quella dello Stato, io penso che basti e avanzi la deontologia medica, che non varia al variare del datore di lavoro, pubblico o privato che sia.

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