Tea Party da esportazione, che la Reazione cominci

– Su Il Foglio online, un intervento di Francesco Forte sul fenomeno dei Tea Parties. Che nascono, secondo l’ex ministro delle Finanze, non solo come reazione al keynesismo ma più in generale ai valori liberal e radical. E qui cominciano i problemi, oltre che le domande.

Scrive Forte, che premette di non essere un simpatizzante dei Tea Parties:

«L’etica della responsabilità dei Tea Party comporta invece che la base dell’economia sia costituita dalla parsimonia e dall’efficienza, e quindi dal lavoro e dal risparmio, che la moneta deve essere stabile e il bilancio in pareggio per tutelare il risparmio, che il big government non è la soluzione giusta, ma anche che la famiglia è la base della società, che l’aborto non è lecito, che è insensato il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ed altri principi che si collegano alla concezione della “right nation”, fra i quali il patriottismo e che gli altri immigrati regolari debbono meritarsi l’integrazione e quelli clandestini vanno espulsi»

A noi pare che in questa definizione di Tea Party come “reazione esistenziale” (e non solo economica) ad una visione del mondo liberal-keynesiana stia il punto della questione oltre che i limiti alla esportabilità del modello, a meno di profondi adattamenti a realtà culturali diverse.

Per quale motivo una persona favorevole al conservatorismo fiscale ed allo small government dovrebbe per ciò stesso essere “naturalmente” contraria all’aborto o al matrimonio omosessuale? Sarà che siamo di cultura non americana (men che meno della provincia americana), ma a noi questo legame proprio sfugge. Per non parlare della “meritevolezza” dell’integrazione degli immigrati: qui siamo perfettamente e banalmente in linea, ma siamo sicuri che il movimento dei Tea Parties sia così “aperto” all’integrazione degli “aliens“? E su cosa dovrebbe basarsi tale meritevolezza, sul pagare le tasse ed essere parte della società o su altri parametri più oscuri ed assai meno confessabili, legati magari al colore della pelle? Perché non dire che, se i valori dei Tea Parties sono questi, avremo una situazione di liberismo economico e coercizione sui diritti civili o comunque sugli stili di vita, in un asfissiante controllo sociale comunitarista che assai poco si concilia con il libertarismo?

Forte prosegue con altri riferimenti alla politica di casa nostra, non ultimo l’immancabile accenno a Gianfranco Fini, che avrebbe preferito “raccogliere consensi e simpatie a sinistra”. Non è chiaro in base a quali inferenze Forte postuli un simile concetto. Forse esso discende dal fatto che “non avrai altra destra all’infuori di Silvio”, e di conseguenza chiunque non obbedisca al Verbo diventa per ciò stesso “non-di-destra”, ergo “comunista”. Esiste una sola destra, quindi, di tipo reazionario?

Forte compie poi l’esame del sangue anche alla Lega Nord:

«Nel nostro paese evidentemente la Lega Nord non si identifica con questo modello, perché anche se non ama lo stato grosso, ama il governo locale importante e paterno e non è patriottica»

Sbagliato, la Lega ama il Big Government, almeno dove comanda, anche se bisogna ammettere che, dal versante dei valori sociali, il Carroccio fa molto Tea Party. Non ci resta che Silvio, dunque, prima del risveglio alla realtà? Forte non lo specifica, forse per un soprassalto di buon senso, ma si limita ad una prescrizione:

«Tuttavia all’interno del Popolo della libertà sarebbe sommamente utile una “fronda” con la grinta di una Sarah Palin, anche perché pure presso di noi ci sono troppi che “se la sono cercata”»

Criptico ma non troppo? E’ dunque Silvio la nostra Sarah? Può essere: come diceva Enzo Biagi, “Se Berlusconi avesse una puntina di tette, farebbe anche l’annunciatrice”. Noi non sappiamo se questo esperimento di esportazione dei Tea Party in Italia potrà mai riuscire; di certo, è molto difficile che riesca con questo mix di laissez faire economico e ferreo controllo sociale, dove peccato e reato coincidono strettamente. Ci basterebbe che gli elettori riuscissero a comprendere che sotto i governi Berlusconi l’incidenza della spesa pubblica sul Pil è comunque aumentata, inesorabilmente, e che il virtuoso e rigoroso “controllo dei conti pubblici” realizzato dal premier e dal suo ministro dell’Economia si è comunque tradotto in un aumento della pressione fiscale.

Un Tea Party all’italiana, insomma, di quelli che sarebbero piaciuti a Totò, mentre sorseggiava il caffé ne “I soliti ignoti“. E ora, che la Reazione cominci.


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

9 Responses to “Tea Party da esportazione, che la Reazione cominci”

  1. bill scrive:

    Beh, l’incidenza della spesa pubblica sul pil è aumentata soprattutto perchè è calato il pil. Qui nuove tasse, per ora almeno, non ne hanno messe. Certo, il problema è che non sono state diminuite, e che bisogna rivitalizzare l’economia che , e da parecchio, ha una crescita lentissima. Ma se sento parlare in quel di Mirabello di “assise nazionale del lavoro”, ecco, sono certo che c’è chi riuscirebbe a farla andare anche peggio…
    Sui diritti civili, a mio avviso sono un problema di coscienza: si può essere libertari, e proprio per questo non essere favorevoli al matrimonio gay o, assai peggio, all’operato di strutture pubbliche che amorevolamente “consigliano” ad una puerpera indigente di abortire una figlia sanissima.

  2. Mario Seminerio scrive:

    Attenzione, Bill, a non cadere nei giochetti tremontiani, citandone i mantra. L’incidenza della spesa pubblica sul Pil è in aumento in tutto il decennio 2000, quindi la crisi non c’entra. Inoltre, in un sistema fiscale progressivo, quando il Pil cala, il gettito fiscale cala più che proporzionalmente, si chiamano stabilizzatori automatici. La verità è che la pressione fiscale complessiva doveva ridursi, in percentuale del Pil, ma così non è andata. Se poi si siano usate anticipazioni di entrate o rinvii di spesa (oltre allo scudo fiscale), è il classico gioco delle tre tavolette, come dimostrano gli ultimi dati sul gettito, pubblicati pochi giorni fa.
    L'”assise nazionale del lavoro” è concetto che mi dà l’orticaria, come ho scritto anche sul mio sito, ma manca il controfattuale: in che modo aumenterebbe la spesa, se l’evento non si è ancora realizzato?
    Ultimo punto: se sono libertario, mi spiega per quale motivo dovrei imporre ad altri la mia contrarietà alle situazioni che lei cita?

  3. Mauro scrive:

    Forse perché è molto più divertente fare i libertari in casa propria ed essere mazzuolatori in quella altrui.

  4. Franco C. scrive:

    Per quello che riguarda i diritti civili, io starei alla classica distinzione fra libertà negative (che non costano nulla ai cittadini) e quelle positive (che invece un costo ce l’hanno). I matrimoni gay sono uno di questi esempi: un conto è la libertà di unione e una interpretazione ragionevole dei diritti di una coppia, cose che possono (e dovrebbero) essere tranquillamente legalizzate. Un altro intendere il matrimonio come una sorta di unione astratta e ridefinibile a piacere. Con la conseguenza che prima o poi (più prima che poi) i cittadini saranno chiamati a pagare per le case popolari destinate alla coppie gay, per la pensione di reversibilità, eccetera. Credo che su questo punto si possa essere legittimamente in disaccordo senza passare per reazionari.
    Sull’aborto, poi, il tema è ancora più delicato. Troppo spesso si proclama un “diritto ad abortire” ancorando il discorso in uno spazio etico puramente astratto e privo di concreti riferimenti a un etica che non sia quella del “me a ogni costo”.
    In questo spazio svuotato artificialmente ci si dimentica che anche il feto ha una sua identità, a meno che non si pensi che l’atto di fuoriuscire dall’utero materno nei termini “ufficiali” non gli conferisca magicamente quella dignità umana che gli mancava fino al momento precedente.
    Personalmente credo che l’attuale legge italiana in merito sia abbastanza dignitosa, ma anche che ci sia un legittimo spazio per discuterla e migliorarla.
    Sarò anch’io un reazionario, ma se questo è esserlo, non ci posso far nulla.

  5. Marco Faraci scrive:

    @Franco C.
    Condivido in parte quello che dici, ma solo in parte.
    Infatti se gli omosessuali si sposassero in unioni omosessuali non costerebbero al welfare un solo euro in più di quanto consterebbero se si sposassero in unioni eterosessuali (es. un gay con una lesbica), cosa che è perfettamente un loro diritto.
    E inoltre non consideri che sposarsi non comporta solo costi per lo Sttao, ma più spesso risparmi, sia perché il matrimonio induce stabilità nella vita di una persona e pertanto è spesso correlato positivamente al suo rafforzamento economico, sia perché la solidarietà tra i due coniugi introduce un piccolo welfare privato che sgrava quello pubblico.

  6. Mario Seminerio scrive:

    Concordo totalmente con Marco, bisognerebbe guardare al saldo tra costi e benefici, non ostinarsi a vedere solo i costi. Vorrei solo aggiungere, per Franco C., che esistono numerose sfumature di grigio tra consentire e vietare determinate azioni. Consentire le unioni di fatto è cosa diversa che vietarle lanciando anatemi. Stesso discorso per l’aborto (safe and rare, come punto a cui tendere), è cosa ben diversa che vietarlo in toto, e fare la fortuna di mammane e medici obiettori in extramoenia. O no?

  7. Franco C. scrive:

    Ma il punto del mio intervento consisteva proprio nel sottolineare l’esistenza delle sfumature di grigio (e, perché no, anche di altri colori). E i vantaggi che sottolineate per le unioni gay derivano dall’aggiunta stabilità data a queste unioni da un riconoscimento legale che anch’io reputo necessario e doveroso.
    Però credo che questo riconoscimento debba essere “short of marriage”. Le unioni gay e le unioni di fatto sono una questione di libertà personale: vanno consentite, ma non vanno né ostacolate né incoraggiate con fondi pubblici.
    Il matrimonio è altro, almeno nei principi, e non va confuso con le libere unioni.
    Poi si può discutere e dissentire il da farsi, ma non cercare di trasformare surrettiziamente una questione di scelta politica in una questione di diritti violati.
    Il discorso del gay che sposa una lesbica giusto per sposarsi non mi convince. E’ come sposare un italiano/a solo per avere il permesso di soggiorno: appartiene al dominio dell’aggiramento della legge, non a quello della legge stessa.
    Infine, sull’aborto, anche qui ho detto in modo chiaro di considerare l’attuale legge dignitosa, ma il suo fine vorrebbe essere quello di permettere l’aborto faute de mieux, dove il meglio è comunque la nascita di un bambino, non di renderlo inodore, incolore e insapore, perché si tratta comunque (nel migliore dei casi) della soppressione di un futuro essere umano. Altrimenti detto, un conto è una legge che consente di abortire, ma impone alla donna che abortisce di prendere coscienza del fatto che il suo atto è comunque per lei una sconfitta personale – inevitabile, ma che comunque sconfitta rimane – un altro è farne un diritto individuale socialmente riconosciuto e “liberamente” esercitabile.
    Anche qui mammane e extramoenia appartengono ormai (fortunatamente) solo al malcostume, e invocarle serve solo a rendere la discussione più confusa. Salvo che nei confronti di chi vuol vietare l’aborto, che però non è il sottoscritto.

  8. bill scrive:

    @Mario: pur non essendo affatto d’accordo sulla nascita di FLI e sulle scelte dei finiani, certo non sono quello che dice che va tutto bene, madama la marchesa. Per cui sono il primo ad essere deluso dal mancato taglio delle tasse, e ancor più dalle dichiarazioni tremontiane che paiono procrastinarlo al tempo che verrà.
    Semplicemente, dubito assai che FLI ponga questo argomento frai suoi fini principali. Perchè? Perchè leggo i commenti dei simpatizzanti sui siti di fare Futuro e di Generazione Italia, e non vi trovo nulla di liberale, tutt’altro. Questo non vuole dire, ribadisco, non accorgersi della deriva statalista che nel PdL c’è. Ahimè, direi che tutti i partiti sono statalisti (FLI compreso).
    Su aborto, così come matrimoni gay, io penso che siano questioni di coscienza personale, per cui posso esprimere solo i dubbi che ho io, non pretendendo di convincere qualcuno su qualcosa, e tantomeno di imporre niente.
    Penso solamente che, per quanto riguarda l’aborto, il feto venga considerato alla pari di un ferro da stiro. La cosa non mi convince: l’aborto dovrebbe essere solo l’ultimissima opzione in casi di una certa gravità, tipo malattia della puerpera, e non una scelta fatta perchè ci si era magari dimenticate di prendere la pillola. Capisco bene che la mentalità abortista sia diffusa, e che un ritorno al tempo antico farebbe più danni che altro. Contesto la supeficialità che sta dietro ai discorsi pro-aborto, e a scambiare questo come un sacrosanto diritto della donna. Anche il nascituro ha dei diritti, secondo me anche superiori alle scelte di vita di un adulto. Dico questo da laico, non sono osservante nè devoto.
    Sui matrimoni gay, mi trovo d’accordo con quanto detto da Franco. Aggiungo pure una cosa: a mio avviso, l’unione fra persone omosessuali è più che legittima, e sicuramente certi diritti vanno tutelati. Ma non è la stessa cosa di una famiglia tradizionale (il che significa semplicemente che è diversa, non migliore o peggiore), e ho la sensazione che non tutto il mondo gay sia d’accordo sull’assimilazione completa fra le due cose.
    Viceversa, trovo inutili le coppie di fatto per gli etero: se non ritengono di sposarsi, perchè fare una cosa di serie B? Vadano da un notaio.
    Per visite in ospedale, assistenza, eredità, contratti, utenze etc etc basterebbe porre mano al codice civile.
    Detto questo, non criminalizzo nessuna idea e si può parlare di tutto.
    PS: per quanto riguarda i benefit statali (case popolari etc), io semplicemente non li darei nè alla famiglia gay nè a quella etero (un single cos’è, un appestato?). Stessa cosa per la riduzione delle aliquote: penso che il quoziente familiare sia una stupidaggine; si tagli e basta.. Al massimo, qualche agevolazione solo in presenza di figli e/o di redditi particolarmente bassi.

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