I tre della P3 come tutti: la galera arriva prima, la giustizia, forse, dopo

di MARIANNA MASCIOLETTI

– “In prigione, in prigione
e non do spiegazione
In prigione, in prigione
e che ti serva da lezione

(E. Bennato, “In prigione, in prigione”)

Com’è noto, in agosto la politica italiana è solita concedersi qualche settimana di meritate, meritatissime ferie.
E quindi, direte voi? Cosa sarebbero queste demagogiche insinuazioni? Forse che mandare avanti il Paese col sudore della fronte, tra gli stenti e le fatiche, non… sì, sì, tutto giusto, tutto vero. Spada nel fodero, signori, per dirla alla D’Artagnan.

Fatto sta che, in agosto, temi fino a qualche giorno prima centrali per la vita democratica del Paese (o giù di lì) spariscono improvvisamente dalle cronache e dai principali telegiornali, sostituiti dai sempiterni servizi/articoli su creme solari, ombrelloni e cani abbandonati; i loro protagonisti seguono analoga sorte, abbandonati al proprio destino, qualunque esso sia, purché lontano dai riflettori, ché vorremo mica perderci la cellulite della nota presentatrice o le vicissitudini sportive del notissimo calciatore.

Questa sorte è toccata perfino, in parte, alla vicenda P3 – che pure, nelle calde giornate di luglio, aveva portato con sé strascichi non trascurabili, diciamo così – e ad alcuni dei suoi personaggi principali.

Arcangelo Martino, Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, i primi tre indagati nell’ambito P3, sono in regime di carcerazione preventiva dall’8 luglio scorso. Il 19 agosto Martino ha cominciato a parlare (o, come si dice in un gergo che forse un Di Pietro apprezzerebbe, a “cantare”) coi giudici, e qualche giorno dopo ha addirittura tentato il suicidio; sia le sue dichiarazioni che le sue condizioni, tuttavia, sono state ritenute dal GIP “insufficienti”  per concedergli gli arresti domiciliari, dunque l’imprenditore campano, ad oggi, resta in carcere insieme agli altri due.

Le indagini vanno avanti, coinvolgendo nomi noti e meno noti della politica nazionale; da queste pagine non vogliamo contestarne la liceità o l’opportunità, ma soltanto riflettere, ancora una volta, sull’utilizzo e sulla percezione, in Italia, dell’istituto della carcerazione preventiva.
Casi come questo, come quello di Silvio Scaglia, come quello di Stefano Gugliotta (e di più quello, emblematico, di Enzo Tortora) paiono dimostrare una tendenza della giustizia italiana riassumibile grosso modo così: prima ti incarcero, poi indago, e a questo punto ti conviene collaborare, che magari – ma non è detto – te la cavi con poco. La stessa tendenza dimostrano anche i numeri, che svelano come soltanto il 58% dei detenuti italiani sia in prigione in seguito ad una condanna definitiva; il restante 42% soggiorna nelle patrie galere a titolo precauzionale, il che significa che, nei fatti, nelle carceri italiane “abitano” quasi trentamila persone innocenti secondo legge, in attesa del giorno del giudizio, che, dati i tempi biblici della nostra giustizia, potrebbe anche coincidere col giorno del Giudizio più propriamente detto.

L’opinione pubblica, per la maggior parte, sembra soddisfatta così, e se qualche volta esce dall’indifferenza lo fa più che altro per reclamare “In galera!”, chiedendo a gran voce pene più severe, carcerazioni più lunghe, leggi più speciali, insomma tutto il tradizionale repertorio giustizialista. Sfugge, a chi da ogni parte politica invoca “severità” ed “intransigenza”, che di solito l’ “in galera” che si vede nei telegiornali non è quello della condanna definitiva di un colpevole, ma è quello della carcerazione preventiva di una persona che potrebbe essere tanto colpevole quanto innocente. Sfugge spesso, questo concetto, sfugge a molti, sebbene sia talmente semplice che perfino una rèproba finiana come chi scrive ci può arrivare, e particolarmente sembra sfuggire in una situazione come questa.

D’altra parte anche i perfetti garantisti del PdL, a parte qualche lodevole eccezione, non paiono interessatissimi alle sorti di questi tre signori, la cui colpevolezza ancora non è accertata, in galera da più di due mesi: non abbiamo avuto notizia (sarà colpa della stampa in mano ai comunisti?) di sit-in, manifestazioni, azioni clamorose, mobilitazioni nel segno dell’Amore per chiedere qualche spiegazione alla magistratura, organo con cui pure il PdL non va esattamente d’accordo.

Ma forse va bene così. Forse siamo noi che, come al solito, stiamo a cavillare, a pignoleggiare, a cercare il pelo nell’uovo, mentre le cose vanno esattamente come devono andare. Tanto, ammesso e non concesso che, come crediamo noi disfattisti, l’eccezione sia ormai la regola nell’amministrazione della giustizia in Italia, ci penserà la legge sulle intercettazioni (osate definirla perfettibile? Ah, traditori della patria!) a mettere a posto tutto.

La riforma della giustizia? Può aspettare. Fino a quando qualche entusiasta, tirando se del caso in ballo il processo breve, proclamerà, come di altre riforme in realtà appena abbozzate, la fatidica frase tipica del Governo del Fare: “L’abbiamo già fatta”.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

17 Responses to “I tre della P3 come tutti: la galera arriva prima, la giustizia, forse, dopo”

  1. giuseppe naimo scrive:

    In verità, accomunare in qualunque forma il nome di Enzo Tortora a Carboni mi pare di per sè oltraggioso. Nel caso di specie, inoltre, ancora non sono note le motivazioni dell’annullamento (con rinvio, peraltro) delle ordinanze cautelari, e quindi non è noto se si tratti di vizi formali o di rilievi sostanziali in punto di fondatezza della ipotesi accusatoria. Anche un “eccesso di garantismo” – che mi pare sia il sostrato dello scritto di Marianna – alle volte, può essere deleterio.

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Giuseppe, questa è un’opinione che rispetto (anche perché viene da una persona molto più esperta di me nel campo specifico), e che sicuramente è fondata, ma secondo me non cambia la visione d’insieme della situazione.

    Ciò che volevo fare, e che forse non mi è riuscito, anche accostando (in maniera, lo riconosco, sostanzialmente irriverente) casi molto diversi tra loro, era evidenziare come spesso in Italia si veda, sia da parte del mondo politico che da parte dell’opinione pubblica, la carcerazione preventiva “già” come una punizione, quando invece è una misura cautelare e come tale andrebbe “dosata”, diciamo.

    Queste spiegazioni, comunque, se pure serviranno a chiarire meglio il senso dell’articolo, non mi permettono di respingere l’accusa di “eccesso di garantismo”: è vero, sono garantista, e, vedendo come lo vedo il mondo della giustizia italiana dall’esterno, probabilmente lo sono troppo, anche in maniera deleteria.

    Continuo a considerarlo preferibile, però, rispetto al gridare “in galera!” sempre e comunque. [questa non vuole essere ASSOLUTAMENTE un’accusa a te, eh, sia chiaro, ho in mente tutt’altro]

  3. Luca Di Risio scrive:

    E’ incredibile come voi finiani ormai siete diventati dei fanatici ossessionati da Berlusconi!!! Qualsiasi tema affrontiate va a finire lì, si vede che vi sforzate, ma alla fine andate a parare a Berlusconi e al Pdl. Sembrate dei pazzi ossessionati. Davvero è disgustoso!!! Ora pure gli abusi della carcerazione preventiva da regime delle procure, quale effettivamente siamo, è riconducibile al Cavaliere Nero vero? Oltretutto iete largamente incoerenti – del resto il vostro Capo lo è profondamente quindi non vedo come voi adepti potreste sfuggire alla sua Regola – perché se è vero, come voi stesse ammettete, che la magistratura abusa largamente dello strumento straordinario della carcerazione preventiva, e peggio ancora che diffonde tramite il suo braccio armato mediatico la cultura del sospetto e del giudizio di piazza, e ancora che pratica una persecuzione politica, tramite mezzi giudiziari, al presidente del consiglio, se è vero tutto ciò si diceva, allora è palese come viviamo in un regime della magistratura e ad un suo colpo di stato. Perché essa vìola i fondamentali e universali principi della libertà individuale e della separazioni dei poteri. Cose gravissime, che porterebbero ad una chiamata alle armi di tutte le forze politiche democratiche e liberali, (tipo quella che si invoca contro Berlusconi da 16 anni)e di fronte alle quali tutto il resto passerebbe, non in secondo, in decimo piano. Ma per voi invece no, siamo sotto regime berlusconiano, Berlusconi (perseguitato giudiziariamente) è il desposta, il nuovo male assoluto, spodestando il fascismo lo era diventato dal 2003. Fate delle ottime introduzioni ai vostri pezzi per poi andare a parare sul fatto che la colpa è del Pdl, o perché fa o perché non fa! Semplicemente ridicolo! Oltre che falso! Ci si lamenta perfino che il Pdl non abbia organizzato una bella manifestazione di solidarietà agli accusati di far parte della P3, forse perché sarebbe piaciuto poterli accusare di essere dei delinquenti solidali? Vorrei chiedere all’autrice del pezzo come giudica a tal proposito le dichiarazioni di Granata sulla P3. Oppure come giudica la fede mistica più volte dichiarata, e anzi posta come una diversità antropologica fondativa, nella magistratura! No perché sono i magistrati che mettono in carcere preventivamente, non Berlusconi. Forse sfugge questo aspetto all’autrice del pezzo.

  4. Patrizia Franceschi scrive:

    Non credo proprio che la popolazione guardi tutto ciò senza dare importnza alla cosa. Io credo invece che la gente sia veramente stufa di questa così detta Giustizia che, scrive delle sentenza a volte assurde. Dopo tempi lunghisimi e con occhi strabici. Poi c’è questo modo di indagare, tirare fuori nomi tanto per fare grandi polveroni poi li mettano in galera prima di sapere se veramente sono colpevoli e buttano via la chiave. Credo che all’infuori dei soliti giustizialisti, gli altri si domandino da tanto tempo perchè ancora non si possa fare delle correzioni. Sappiamo anche la risposta, perchè per i giudici e i magistrati niente si può toccare se loro non vogliono!!

  5. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Luca Di Risio:
    Ecco. Ora l’estensore del commento precedente, quando si sarà asciugato la bava dalla bocca, mi deve spiegare dove ha letto il nome “Berlusconi” nel mio articolo. Per favore, davvero, ché se mi escono i “Berlusconi” a caso e contro la mia volontà devo cominciare a preoccuparmi.
    (BTW, visto che ci vengo tirata – sgraziatamente – per i capelli: chi è che ha governato l’Italia dal 2001 al 2006 e dal 2008 ad ora? Chi è che ha continuato a sbraitare contro la magistratura brutta e cattiva senza mai impostare una riforma della giustizia degna di questo nome? Dai, dai che ci si può arrivare, è una domanda facile: Ber… Berl… )

    @ Patrizia: il problema, secondo me, è la percezione della “galera” come qualcosa di unitario, quando invece quasi metà della popolazione carceraria italiana, in “galera”, ci sta SENZA una condanna definitiva.
    Ecco, sarà colpa dei tempi della giustizia, sarà colpa della magistratura, sarà colpa del primo che passa, ma secondo me la responsabilità (non la “colpa”) della situazione è da attribuire a chi questa giustizia non la riforma e non la vuole riformare.
    Ora, io da un governo tipo l’ultimo Prodi (2006/2008) non me la sarei aspettata nemmeno, una riforma radicale della giustizia, ma da un governo come questo, da un partito di maggioranza come il PdL sì, porca miseria, me l’aspetterei.
    (sul tema)

  6. Luca Di Risio scrive:

    Primo: mi par di aver letto una chiara lamentela a riguardo di una mancata manifestazione di solidarietà nei confronti di Carboni&Co. da parte del Pdl (che parla tanto-impressione mia). Beh chi è il presidente del Pdl? E ancora, non sono Fini e i finiani (come l’autrice si dichiara) a dire che Berlusconi è il padre padrone del Pdl? Onde per cui ora coerenza ragazzi, se si chiama in causa il Pdl si chiama in causa Berlusconi. Pregasi non fare la parte di chi lancia il sasso e nasconde la mano. Del resto il successivo commento dell’autrice rivela la cattiva fede: la responsabilità della condizione della giustizia è di colui che non è riuscito a riformarla, Berlusconi, e non dei magistrati e dei sodali che hanno remato contro per non farla riformare a priori, come ad esempio il nuovo Fini. Commento, peraltro, piuttosto inelegante, visto che forse proprio a causa della bava alla bocca attribuitami, l’autrice ha mancato di rispondere ai quesiti che le ho posto – cosa del resto piuttosto tipica dei cosiddetti finiani, ma spero finora la mia sia solo sfortuna. Inoltre, rammendo alla giovane autrice, che Berlusconi la riforma delle giustizia (oltre che della Costituzione) l’ha fatta nel 2005, ma il primo atto del successivo governo Prodi (formato con lo 0,06% di maggioranza alla camera) fu quello di sospenderla per poi di fatto abrogarla. Si invita ad informarsi su quale sia stato il ruolo dell’allora ministro degli Esteri in quella campagna elettorale persa per lo 0,06%. Magari qualcuno si fosse impegnato di più quella riforma sarebbe rimasta in piedi. Concludo con un ultimo quesito, dovuto alla curiosità, sperando che almeno questo possa trovare una risposta: ma perché voi finiani, Bocchino lo fa spesso, parlate sempre dei governi Berlusconi come di una cosa che non vi riguarda? Non c’era Fini nei governi Berlusconi? Dal 2001 al 2006 per caso Fini non ha fatto il vice presidente del consiglio e il ministro degli esteri? Ha fatto pure licenziare il ministro dell’economia che non gli piaceva. Cosa che con la nostra costituzione non è concessa manco al presidente del consiglio. Davvero non capisco, vorrei una spiegazione. Grazie.

  7. Marianna Mascioletti scrive:

    Ah, vabbè, siamo a “Le parti c’est moi” riferito a Berlusconi, e alla (coerentissima) domanda su come mai Gianfranco Fini (di cui io, sia chiaro, non sono l’avvocato), quando era Ministro degli Esteri , non abbia fatto la riforma della Giustizia. Beh, non mi sembra che ci sia rimasto molto da argomentare.

    Chiederei cortesemente ai Circoli della Libertà di mandarmi qualcuno che non si incarti in questa maniera e non butti il nome di Berlusconi in mezzo a cose che non lo riguardano, così almeno si può discutere.

    (MODIFICO: Circoli della Libertà, Promotori della Libertà, Unici Depositari della Libertà®, non ricordo mai il nome esatto)

  8. giuseppe naimo scrive:

    Un solo rilievo al Sig. Di Risio (ma è il cantante, o solo omonimo?): nessuna riforma della giustizia venne fatta nel 2005, ma solo una riforma dell’ordinamento giudiziario. Quella della giustizia, la stiamo aspettando da oltre 16 anni, e, salve alcune norme di stretto interesse personale del premier, non mi pare vi sia interesse del pdl a mettere mano alla questione, sino a subire una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea in materia di responsabilità civile dei magistrati.

  9. Luca Di Risio scrive:

    @Naimo: certo ordinamento giudiziaro. Evidentemente però fu giudicata troppo ardita visto che il primo atto del governo Prodi fu quella di sospenderla. Credo se ne ricorderà. Almeno prevedeva la separazione delle funzioni, e fino a prova contraria è stata l’unica riforma fatta in questo campo. Ma si sa che nel nostro paese la colpa è di chi tenta non di chi non fa nulla. Crede che Fini, con la sua più volte ribadita fede mistica nella magistratura possa riformarla? No perché sembra che per lui non esista nemmeno questo problema. Poi, non so se lo sa, forse vive fuori dall’Italia, la magistratura è un potere molto forte, da vent’anni ha un ruolo primario in Italia: tangentopoli, processi di mafia, collaboratori di giustizia che godono del programma di protezione (soldi pubblici) per cimentarsi in attività illegali, pensi la magistratura ha il potere di rifiutare la nomina di gente come Falcone a procuratore capo, e super procuratore nazionale antimafia, fatti che portarono Falcone a dire che si è ammazzati quando si è lasciati soli. Insomma è un potere forte, che ha degli strumenti per ribellarsi alla sua riforma, tra i quali anche politici vecchi e nuovi supini.
    @Marianna Mascioletti: vedo con dispiacere che l’autrice si rifiuta di rispondere ai quesiti posti sulla violazione dei principi universali della magistratura e sulle dichiarazioni di Granata sulla P3 e di Fini sulla fede totale nella magistratura. E’ facile rifugiarsi nel pensare tutti i critici assoldati dai nemici. Mi spiace per lei ma sono solo un disoccupato precario della scuola, uno tra quei 200.000 che Fini vorrebbe assumere in toto, da buon liberale.

  10. Marianna Mascioletti scrive:

    Luca Di Risio continua ad attribuirmi, per malafede o per incapacità di comprendere il significato di un testo, parole che non ho scritto (“Assoldati”? “Nemici”? Siamo per caso in guerra? In tempo di pace, io non sono nemica di nessuno).

    Mi spiace, ma, non essendo in grado di sostenere un confronto impostato sull’insulto gratuito e sulla disonestà, ho imparato a tenermene alla larga.

  11. Matteo scrive:

    Ma come, non avevate riposto la Vs. fiducia nella magistratura, ora la criticate?

    CONTRORDINE FINIANI

  12. Luca Di Risio scrive:

    Per la cronaca, gli unici insulti qui li ha scritti lei (bava alla bocca etc etc). Prendo atto della volontà di non rispondere, tipica dei fanatici e degli ideologizzati.

  13. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Luca Di Risio: Le rammento rispettosamente che definire qualcuno “pazzo ossessionato” e “fanatico ossessionato” è qualcosa di simile, molto simile, diciamo uguale ad un insulto. Travisare sistematicamente le parole di qualcuno equivale ad insultare la sua intelligenza. Sono due atteggiamenti da cui, ripeto, ho imparato a tenermi alla larga.

    Mi auguro non insegni italiano, se non è neanche in grado di capire quando scrive un insulto. Le suggerirei, nelle prossime occasioni di confronto, di rammendare un minimo le sue sfilacciate argomentazioni. Passo e chiudo.

  14. Luca Di Risio scrive:

    Beh le sue, argomentazioni, sono invece inesistenti! Complimenti!

  15. Teleny scrive:

    Misura “cautelare”, già. A cautela di “chi”, però, la cara Marianna non ce lo dice.
    E nemmeno ci dice perchè, dunque, in alcuni casi, è necessaria questa “cautela” da quel “Chi” (non con un buffetto e a letto senza cena, ma con la carcerazione, pensate un po’).
    Non ce lo dice perchè altrimenti cadrebbe tutto il suo castello così aeriforme e, così presentato, soltanto ideologico e vaporoso.
    Da un certo punto di vista argomentare così fa figo, certo.
    Ma le ha già risposto adeguatamente il Sig. Giuseppe Naimo, stigmatizzando una certa confusione di base, quella che io ho definito aeriforme e ideologica.
    Dopodichè persino il Sig. Naimo ha lasciato la cara Marianna ai suoi ulteriori arzigogoli, più caratteriali che argomentativi del merito.
    Inoltre, riguardo alla “decisiva” domanda ” chi ha governato dal 2001 al 2006 e dal 2008 a oggi?”, si guardi in casa.
    Oppure dobbiamo ricordarle chi era al governo con Berlusconi? e chi ha fatto il PDL con lui? o chi ha governato con Berlusconi, che si è presentato alle elezioni con lui?
    Va bene avere la memoria corta, ma questa amnesia è una malattia!
    statemi bene.

  16. Marianna Mascioletti scrive:

    Teleny, argomentazioni aeriformi (che peraltro è una bella definizione :-) )? Va bene, non è che voglia convincere tutto il mondo a pensarla come la penso io, né mi illudo che a tutti possa piacere o sembrare approfondito-ben argomentato-“giusto” ciò che scrivo.

    Il consiglio, l’unico consiglio che da autrice dei miei articoli posso dare, è di non leggerli, la prossima volta.

    Dopodiché, continuo a ripetere, mi si trovi l’esatto punto dell’articolo in cui ho nominato Berlusconi, per favore, perché il suo nome non l’ho tirato fuori io.

  17. Teleny scrive:

    Cara Marianna,
    solo due cose.
    La prima è che se tu scrivessi solo per te stessa faresti prima a fare un diario di appunti personali, e non pubblicare in un luogo di discussione pubblica. Invitare a non leggere i tuoi articoli a chi non la pensa come te? Forse scrivi sul sito sbagliato, non si chiama “Libertiamo”? Mi pare un po’ avvilente dover precisare che se uno, giustamente, scrive quel che vuole, qualcun altro è libero di dissentire. O no?
    Invece no. Tu inviti chi non la pensa come te a non leggere i tuoi articoli. Davvero singolare, e paradossale. Cioè, come fa uno a non pensarla come te (o a condividere) se prima non legge?.
    Insomma, la pezza è peggiore del buco.
    La seconda cosa è che Berlusconi lo hai citato in una risposta, ed io con il mio commento ho espresso un parere su tutta la discussione. Però non hai risposto.
    Ma non fa niente, sopravviveremo.
    Ciao cara, baci e abbracci.
    Teleny

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