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Fini non è un apostata perchè Futuro e libertà completa la modernizzazione politica di An

– Facendo parte, da non molto, della “galassia Libertiamo”, voglio intervenire con alcune riflessioni sul dibattito relativo a Futuro e Libertà per l’Italia.

Del discorso di Fini a Mirabello ho colto soprattutto le analogie e le differenze con il Fini presidente di Alleanza Nazionale. Quando era il leader di An, ho ascoltato diversi suoi comizi. Uno, memorabile, in una piazza del Duomo gremita nel 1994, prima delle europee ma dopo le politiche, mentre i giovani del Fronte marciavano gridando “l’Italia onesta è in piazza con la destra”.

E’ cambiato, il Fini di Mirabello? Non come qualcuno vuole (far) credere, ma abbastanza da ritenere Fli cosa diversa da An. Nella visione di Fini restano centrali alcuni punti cardine della destra tradizionale (non liberale), come la famiglia in quanto fulcro della società e strumento essenziale di trasmissione dei valori, ma anche la nazione come valore “pieno”, cioè intesa come comunità di cittadini uniti dalla stessa “missione”, e altri aspetti su cui non mi dilungo.

Centrale a tal proposito mi è parso il richiamo al “funzionalismo” durkheimiano e parsonsiano per interpretare i rapporti tra lavoratori e imprenditori: un richiamo fortemente ancorato alla tradizione missina della co-gestione aziendale e, più in là nel tempo, al corporativismo del Ventennio.
La visione liberale su questo punto è diversa, perché il liberalismo (come il marxismo) è una teoria del conflitto, ammette dunque che lavoratori e imprenditori (nell’Ottocento si sarebbe detto capitalisti) abbiano interessi contrapposti il cui punto d’equilibrio è dato dal mercato. Ma al contrario del marxismo, il liberalismo non ritiene che il conflitto vada annullato, anzi lo considera in un certo senso il “sale” del sistema economico e sociale. Un conflitto funzionale al progresso, insomma.

Ma per altri versi Fini ha modificato la sua rotta, avvicinandosi a un linguaggio e a dei concetti propri della tradizione liberale, come sui temi (bio)etici,  sui diritti civili e sui processi migratori.

Ciò ha causato una rottura insanabile con gran parte degli ex missini, che su questi argomenti nicchiano, com’è ovvio che sia. Ma consente a Fini di portare a conclusione il percorso da lui stesso avviato nel 1994 a Fiuggi con la fondazione di Alleanza Nazionale, mai completamente compiutosi per le resistenze dell’ala missina più dura, nonostante fin dal principio fosse chiaro che la mission di An era diventare un (grande) partito dei moderati italiani, capace di raccogliere e superare l’eredità del Msi integrandosi in una destra moderna di stampo europeo.

Già nel 1996 qualcuno se n’era accorto e, alla Conferenza Programmatica di Verona, aveva (non provocatoriamente) proposto di togliere la Fiamma dal simbolo

Col passare degli anni, il mancato compimento di questo processo aveva cristallizzato Alleanza Nazionale  in un Msi più ampio di prima, e ciò è stato causa della perdita di consenso del partito, soprattutto al nord, e dell’adesione “riparatoria” al Pdl dopo il “Discorso del Predellino”.

In quest’ottica, Futuro e Libertà è leggibile come l’ultima e necessaria evoluzione di Alleanza Nazionale. Necessaria per le premesse-promesse che An s’era data nella fondazione, e non aveva potuto mantenere fino in fondo. Non è un caso che la parte più radicalmente missina di An (i “colonnelli”) non abbia voluto seguire Gianfranco Fini, mentre al contrario siano arrivate nuove energie da parte di ambienti mai stati missini, tra cui (ma non solo) l’on. Benedetto Della Vedova, presidente di Libertiamo.

Per uno come me, liberale avverso agli estremismi (anche a quelli liberali!), affascinato dalla “nuova destra europea”, antiproibizionista sulle droghe leggere, favorevole a una visione laica della società e attento osservatore dei processi migratori come un fenomeno da utilizzare e non di cui avere paura, Futuro e Libertà potrebbe dunque essere l’approdo più ovvio in quanto compimento ultimo di Alleanza Nazionale così come, a mio avviso, era stata promessa e doveva prima o poi diventare.

Di più: Futuro e Libertà spiega perché io e molti altri iscritti ad An nel 1996 trascorrevamo il tempo libero ai tavoli referendari dei Radicali a Milano, dove gli elettori di An venivano a firmare, escludendo soltanto due quesiti (la legalizzazione della marijuana e la liberalizzazione dell’aborto), a dimostrazione che su gran parte di quella piattaforma programmatica (che parlava di maggioritario secco, di no alla caccia, di responsabilità dei giudici, di liberalizzazioni economiche) la destra elettorale era già liberale.

“Ricordo poi un convengo, alla fine degli anni ’90, organizzato da un gruppo di liberali milanesi di An sul tema dell’immigrazione, in cui vennero proposte (forse per la prima volta in ambito An) alcune idee molto simili a quelle dell’attuale visione finiana.

Se dunque la destra elettorale poteva dirsi già sulla strada del liberalismo, era la destra dei dirigenti a “frenare”.
Quindi Futuro e Libertà mi appare il naturale e positivo compimento di ciò che An doveva e poteva essere, e non era stata fino in fondo.

Sul piano della strategia noi sappiamo che Fli vuole garantire la fiducia al governo fino alla naturale scadenza della legislatura, ma non sappiamo ancora che cosa accadrà dopo, e soprattutto che cosa accadrà nel frattempo per i rinnovi dei sindaci. Questa incognita, che ovviamente non dipende solo dalla volontà di Fli ma anche dagli atteggiamenti prima di Bossi e poi di Berlusconi, pesa non poco. Si pensi all’Udc in Lombardia: era già pronto l’accordo con Formigoni, ma il veto della Lega ha costretto l’Udc a presentarsi da sola. Analogo veto verrà posto su Fli? E’ probabile. In tal caso un elettore di destra farebbe molta fatica a pensare di votare per Fli e ancor più d’impegnarsi in una campagna elettorale “contro” il centrodestra. E’ pur vero però che distacchi di breve periodo possono essere addirittura utili a un rientro nel lungo periodo, e questo va valutato.

Infine va rilevato che nel calderone dei “nuovi simpatizzanti” di Gianfranco Fini si notano casi di violenza verbale assolutamente ingiustificabili, come quelli di quanti, per esempio su Facebook, lasciano commenti su Berlusconi più offensivi di quelli presenti sulle pagine a sostegno di Di Pietro & co., e questo non è accettabile. Il timore di essere confuso con chi ha preso a chiamare “Nano”, o peggio, il Cavaliere mi impone di essere timido, perché continuo comunque a ritenere questo governo il migliore possibile e Berlusconi un grande premier, che dovrebbe soltanto rilanciare davvero non dico il programma del 1994, ma almeno quello del 2008.

Ma la mia opinione resta, in fondo, quella che si desume dall’inizio. Al di là delle tattiche, del contesto politico, sul piano delle idee Futuro e Libertà appare una vera e propria speranza per la destra liberale italiana.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

8 Responses to “Fini non è un apostata perchè Futuro e libertà completa la modernizzazione politica di An”

  1. Disincantato scrive:

    “l’Italia onesta è in piazza con la destra” questo slogan e’ prematuro dirlo ma non so quanto si adatti al Fini del 2010.

    Fini di cose ne dice tante, dice tutto e il contrario di tutto, cosi’ qualcosa ci azzecca.

    In molti versi mi ricorda un altro personaggio noto della nostra storia, un certo General Badoglio, comunque sorprende come abbia un seguito dovuto solo alla retorica.

  2. Maralai scrive:

    avete causato una catastrofe politica, che vi ha avvolto come quel piromane che non conosceva l’insidiosità dell’incendio rimanendovi in mezzo al rogo, a tal punto che non riuscite neppure a fermarvi un momento, a riflettere; a riflettere almeno u pò.
    mario nanni

  3. marcello scrive:

    Il valore della famiglia o della religione come requisiti della destra, diventa preponderante dal fascismo, ma nell’800 la destra storica era liberale e teorizzava la separazione della chiesa dallo stato.
    Ritengo che anche nella destra liberale in alcuni casi ci sia, almeno formalmente, l’idea parsoniana della negazione del conflitto: i promotori del liberismo non sono apertamente contro i lavoratori subordinati, e fanno vedere, pur dando all’imprenditore una grossa libertà nell’iniziativa economica, che comunque quel sistema prima o poi porterà dei benefici anche alle classi inferiori.

    Fini, se ritiene di appoggiare questo governo, visto il polverone che ha sollevato sulla legalità, non dovrebbe essere aiutare il premier a difendersi dal processo, quindi spero che cambi idea sul lodo costituzionalizzato, e almeno che gli effetti su Berlusconi non si prolunghino anche quando la legislatura finisce (invece dovrebbe, almeno finito il mandato, come in altri stati, prima farsi processare).

  4. Claudia Sterzi scrive:

    “Per uno come me, liberale avverso agli estremismi (anche a quelli liberali!), affascinato dalla “nuova destra europea”, antiproibizionista sulle droghe leggere … Futuro e Libertà potrebbe dunque essere l’approdo più ovvio”
    Non ho sentito Fini dire una sola parola sulla necessità di reimpostare la legislazione sulle droghe leggere in Italia. Da dove trai la speranza che FL rappresenti tale nuova destra europea?

  5. Antonstefano scrive:

    Massimiliano, anch’io ho sempre ritenuto che, a partire da Fiuggi, una destra autenticamente liberale avrebbe dovuto cercare di”perdere consensi facili” ma di guadagnare in idee, innovazione e modernità.
    Pur rispettando chi ha sempre difeso fortemente la propria identità, penso che una delle differenze tra una forza politica di ispirazione liberale e una no, sia anche la capacità di aprirsi al mondo e di saper recepire le domande che la società moderna quotidianamente ci pone, nel suo manifestarsi in termini sociali, culturali ed economici.
    Gli aggiornamenti da Fiuggi in poi, fino alla nascita di Futuro e Libertà, sono il percorso più ovvio compiuto da Fini e pochi altri verso il raggiungimento di un ambizioso traguardo: la nascita di una destra moderata e moderna.
    Elementi di questo nuovo approdo sono le rinnovate proposte in tema di diritti civili, quoziente familiare, questioni etiche e governo dei processi migratori. Quelli appena elencati sono gli unici temi davvero nuovi che erano stati posti all’attenzione di tutta l’area di centrodestra: in sostituzione delle solite e disarmanti cantilene che ascoltiamo dal 1994, da parte del leader e dei fedeli ossequianti, c’è stato qualcuno che ha osato tentare di arricchire il dibattito, dare nuova linfa e nuove idee a uno schieramento che sembrava immobile e oramai diventato “vecchio”, privo di coraggio e incapace di andare oltre il proprio elettorato di riferimento.
    Al di là dei risvolti partitici dell’estate, sulle cui motivazioni e retroscena non mi soffermo, appare chiaro come l’unica risposta sia stata quella di eliminare ogni possibilità di discussione, quasi impauriti dal confronto delle idee, che dovrebbe essere invece il momento più alto della vita di un partito.
    Se Futuro e Libertà riuscirà in qualche modo a porsi come nuovo strumento per un’iniezione di sano liberalismo alla propria area di riferimento, smussandone il lato populista e demagogico, chiunque si interessi della cosa pubblica dovrebbe gioirne.
    Attenzione, però, che per marcare una distanza politica e culturale, non si può acconsentire a tutto: non si può in tema di giustizia rispondere alle questioni politiche brandendo inchieste, avvisi di garanzia, condanne e semplici sospetti in puro stile Di Pietro, un altro dei peggiori populisti e demagoghi che calca la scena politica: on. Granata, questo con i principi liberali non c’entra proprio nulla!!

  6. Lontana scrive:

    Massimiliano mi fa tenerezza, non faro’ la dura con uno come lui..
    Ha mai letto i commenti su Generazione Italia? Una roba tale e quale a quelli che si leggono su Indymedia, sul blog di Travaglio..insomma violenti, rozzi e ignoranti. Se costoro sono il futuro, meglio andare a nascondersi.
    Destra europea..ma quale? Come viene formulata, questa ipotetica destra europea assomiglia alla troppo sinistra, ma allora? Cosa ce ne facciamo, noi elettori di destra?
    Un Partito Conservatore nordamericano, non ha paura di lavorare per liberalizzare, per favorire la famiglia, per contrastare tutte le droghe, per opporsi al multiculturalimo, per tagliare le tasse, per mettere leggi severe contro la criminalità, contro l’immigrazione selvaggia, insomma fa il suo lavoro di destra e per questo lo si vota, e si lascia ai Liberals il resto.
    Fini non si sa piu’ cosa pensi e cosa sostenga e certamente oggi non parla come un leader Conservatore.

  7. Massimiliano Melley scrive:

    @Lontana: li ho letti e li ho anche citati sul finire del pezzo, criticandoli. Prova a rileggere la parte finale:)
    (non so se ringraziarti per il sottile sarcasmo oppure no)

    @Claudia Sterzi: scusa, ma la mia frase che hai ripreso conteneva anche altri elementi. Non è soltanto dall’antiproibizionismo sulle droghe (che sia nella destra missina sia in quella liberale è sempre stato in minoranza) che si può valutare un percorso.

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